La Borsa di Milano ha aperto la seduta di lunedì in forte ribasso, in linea con le altre piazze europee, mentre gli investitori reagivano ai nuovi timori di un possibile aggravamento del conflitto in Medio Oriente.
A pesare sul sentiment dei mercati è anche l’ultimatum di 48 ore lanciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’Iran — in scadenza questa notte alle 00:45 ora italiana — con cui Washington chiede a Teheran di riaprire lo Stretto di Hormuz o affrontare attacchi contro gli impianti di produzione di elettricità del Paese.
L’Iran ha risposto avvertendo che chiuderebbe “completamente” lo Stretto di Hormuz e potrebbe prendere di mira le infrastrutture energetiche e idriche dei Paesi vicini.
Con il conflitto entrato nella sua quarta settimana, il rischio di un ulteriore shock energetico ha avuto un impatto immediato sui prezzi del petrolio. Secondo un trader, le quotazioni hanno ora superato importanti livelli tecnici di resistenza che avevano finora limitato il rialzo.
Intorno alle 9:40, l’indice FTSE MIB perdeva l’1,95%, dopo aver chiuso la scorsa settimana con un calo complessivo dell’1,9%.
In un contesto di vendite diffuse in tutti i settori, spicca il rialzo di Telecom Italia (BIT:TIT), che guadagna circa il 4,2% dopo aver toccato un picco vicino all’8%. Il movimento segue l’offerta pubblica di acquisto da 10,8 miliardi di euro lanciata da Poste Italiane (BIT:PST), le cui azioni, al contrario, perdono circa il 7% in Borsa.
DiaSorin (BIT:DIA) crolla del 17,6% dopo che i risultati del quarto trimestre e le prospettive future sono risultati inferiori alle aspettative degli analisti. La società di intermediazione Equita ha tagliato il rating del titolo a “hold” da “buy”.
Anche il settore bancario è sotto pressione, con l’indice di comparto in calo di oltre il 2%. Le vendite non risparmiano nemmeno i titoli della difesa, con Leonardo (BIT:LDO) in calo del 3,2% e Fincantieri (BIT:FCT) in ribasso del 2,8%.

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