L’oro estende il rialzo per la terza sessione consecutiva grazie alle speranze di un accordo con l’Iran e alla debolezza del dollaro

I prezzi dell’oro sono saliti per la terza seduta consecutiva giovedì, sostenuti dalle crescenti aspettative di un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, mentre il calo del dollaro statunitense ha ulteriormente favorito la domanda per il metallo prezioso.

L’oro spot è salito dell’1% a 4.736,61 dollari l’oncia alle 02:55 ET (06:55 GMT). I futures sull’oro statunitense con scadenza giugno sono avanzati dell’1,1% a 4.746,86 dollari.

Il metallo prezioso aveva già registrato un rialzo superiore al 3% mercoledì, segnando il maggiore guadagno giornaliero dalla fine di marzo, dopo il forte calo dei prezzi del petrolio dovuto alle speranze di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente.

Il calo del petrolio e i progressi diplomatici sostengono il metallo prezioso

Il sentiment degli investitori è migliorato dopo che Axios ha riferito che la Casa Bianca sarebbe vicina a raggiungere un accordo con l’Iran su un memorandum d’intesa finalizzato a porre fine al conflitto.

L’Iran ha dichiarato di stare esaminando la proposta, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha affermato di ritenere che Teheran sia interessata a un accordo.

I prezzi del petrolio erano crollati di oltre il 7% mercoledì in seguito alle notizie di progressi nei negoziati, anche se il mercato del greggio si è stabilizzato giovedì mentre gli investitori attendono ulteriori sviluppi sui colloqui.

La prospettiva di prezzi energetici più bassi ha contribuito ad attenuare i timori di uno shock inflazionistico prolungato, spingendo al ribasso i rendimenti dei Treasury statunitensi e il dollaro, e aumentando allo stesso tempo la domanda per asset privi di rendimento come l’oro.

“Il potenziale allentamento dei prezzi energetici offre alla Fed maggiore margine per tagliare i tassi, il che è positivo per l’oro”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

I mercati attendono i dati sull’occupazione negli Stati Uniti

L’indice del dollaro statunitense ha perso lo 0,1% durante le contrattazioni asiatiche dopo essere sceso dello 0,4% nella notte, avvicinandosi ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto.

L’attenzione degli investitori è ora rivolta al report sui non-farm payrolls statunitensi in uscita venerdì, che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulle future decisioni della Federal Reserve in materia di tassi di interesse, dopo che recenti commenti di funzionari Fed hanno evidenziato il rischio che il conflitto in Medio Oriente possa alimentare l’inflazione e interrompere le catene di approvvigionamento.

In rialzo anche argento e platino

Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è salito dell’1,9% a 78,79 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato lo 0,4% a 2.072,55 dollari l’oncia.

Nel frattempo, i futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange sono rimasti sostanzialmente invariati a 13.391,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense hanno mostrato variazioni limitate a 6,20 dollari per libbra.

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