I prezzi del petrolio sono saliti con decisione nelle contrattazioni asiatiche di martedì, con il Brent che si è mantenuto sopra la soglia dei 100 dollari al barile mentre i mercati continuavano a valutare i possibili rischi per l’offerta legati al conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran.
I principali benchmark del greggio hanno recuperato dopo il calo di circa il 5% registrato nella sessione precedente, in seguito alle notizie secondo cui alcune navi erano riuscite ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, il traffico attraverso questa rotta strategica rimane fortemente limitato e gli appelli degli Stati Uniti per ottenere supporto internazionale nel garantire la sicurezza della via marittima sono stati in gran parte respinti.
Alle 00:58 ET (04:58 GMT), i futures sul Brent erano in rialzo del 2,8% a 103,01 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense salivano del 2,6% a 95,54 dollari al barile.
Il conflitto con l’Iran continua mentre il traffico nello Stretto di Hormuz resta limitato
Le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran non mostravano segnali di allentamento martedì, mentre il conflitto entrava nella sua terza settimana.
L’Iran ha avvertito che potrebbe colpire industrie legate agli Stati Uniti in tutto il Medio Oriente dopo che Stati Uniti e Israele hanno lanciato la scorsa settimana attacchi contro l’isola di Kharg, un importante terminal di esportazione per il petrolio iraniano.
Durante la notte, Iran e Israele hanno scambiato ulteriori attacchi aerei, mentre droni e razzi sono stati lanciati anche verso l’ambasciata statunitense a Baghdad.
Nel fine settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invitato diversi paesi, tra cui la Cina, ad aiutare a ripristinare il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, l’appello ha ricevuto un sostegno limitato, con diversi alleati degli Stati Uniti che hanno dichiarato di non avere piani immediati per inviare navi nella regione.
Il controllo dello stretto è diventato una questione centrale nel conflitto, poiché circa un quinto della fornitura mondiale di petrolio transita attraverso questo passaggio stretto. L’Iran aveva di fatto bloccato la rotta all’inizio di questo mese.
Tuttavia, rapporti pubblicati lunedì indicavano che diverse petroliere di gas battenti bandiera indiana e pakistana erano riuscite ad attraversare la via marittima. L’Iran aveva precedentemente segnalato che avrebbe consentito il passaggio alle navi provenienti da alcuni paesi, prendendo di mira invece le imbarcazioni legate agli Stati Uniti e ai loro alleati.
I prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente dall’inizio del conflitto, sostenuti dai timori che le interruzioni dell’offerta possano durare a lungo. Molte grandi economie asiatiche dipendono fortemente dalle importazioni di greggio che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz.
L’impatto inflazionistico del conflitto è diventato inoltre una delle principali preoccupazioni per i mercati finanziari, poiché l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe spingere le principali banche centrali globali ad adottare politiche monetarie più restrittive.
Diverse importanti banche centrali, tra cui la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea e la Bank of Japan, terranno riunioni di politica monetaria nel corso di questa settimana.

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