Il prezzo dell’oro spot è rimasto sostanzialmente stabile durante le contrattazioni europee di mercoledì, mentre gli investitori cercavano di interpretare segnali contrastanti sul conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, mantenendo al contempo l’attenzione sulle interruzioni nei mercati energetici e sulla possibilità di una de-escalation delle ostilità.
Gli operatori di mercato attendono inoltre i dati sull’inflazione al consumo di febbraio negli Stati Uniti, che potrebbero offrire nuove indicazioni sulle prospettive della maggiore economia mondiale. Tuttavia, è improbabile che questi dati riflettano il recente aumento dei prezzi dell’energia legato al conflitto con l’Iran.
Il prezzo dell’oro spot era quasi invariato a 5.194,22 dollari l’oncia alle 08:17 ET (12:17 GMT), mentre i futures sull’oro sono scesi dello 0,8% a 5.202,10 dollari l’oncia. Il metallo prezioso ha registrato forti oscillazioni nelle ultime settimane, dopo essere sceso da un massimo record vicino a 5.600 dollari l’oncia raggiunto alla fine di gennaio.
L’incertezza sulla situazione in Iran ha contribuito alla volatilità dei mercati in questa settimana. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato lunedì sera che la guerra potrebbe concludersi presto, ma gli attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran sono proseguiti fino alle prime ore di mercoledì, segnando il dodicesimo giorno consecutivo di conflitto.
Gli investitori temono che un aumento dell’inflazione legato ai prezzi dell’energia possa spingere le banche centrali ad adottare una politica monetaria più restrittiva. Un simile scenario potrebbe rafforzare il dollaro statunitense, rendendo l’oro più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.
Attesa per i dati CPI negli Stati Uniti
I mercati attendono anche la pubblicazione dei dati sull’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti per il mese di febbraio, prevista nel corso della giornata di mercoledì, che potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulle tendenze inflazionistiche e sul futuro andamento dei tassi di interesse.
Gli economisti prevedono che l’inflazione complessiva CPI rimanga stabile al 2,4% su base annua, mentre l’inflazione core — che esclude alimentari ed energia — dovrebbe restare al 2,5%.
Sebbene il rapporto probabilmente preceda l’impatto del recente aumento dei prezzi energetici legato al conflitto con l’Iran, sarà comunque osservato attentamente per cogliere segnali sulla domanda dei consumatori e sulla salute complessiva dell’economia statunitense.
I dati sull’inflazione arrivano dopo la pubblicazione di un importante rapporto sull’occupazione relativo a febbraio, risultato molto più debole delle attese e che ha sollevato dubbi sul fatto che la crescita economica negli Stati Uniti possa rallentare.

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