L’oro rimbalza dopo il forte calo mentre le tensioni con l’Iran rilanciano la domanda di beni rifugio

I prezzi dell’oro sono saliti nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, recuperando parte delle pesanti perdite registrate nella sessione precedente, mentre gli investitori hanno rivalutato la domanda di beni rifugio in un contesto di escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e di forte rafforzamento del dollaro statunitense.

L’oro spot è salito dell’1,2% a 5.150,63 dollari l’oncia alle 01:45 ET (06:45 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti sono aumentati dello 0,8% a 5.166,40 dollari.

Il metallo prezioso era sceso del 4,5% martedì, sotto pressione a causa del rafforzamento del dollaro e dell’aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi.

Dollaro più forte limita i guadagni dell’oro

L’indice del dollaro statunitense è rimasto sostanzialmente invariato dopo essere salito di quasi l’1,5% nelle due sessioni precedenti, raggiungendo durante la notte il livello più alto delle ultime sei settimane, sostenuto dalla domanda di beni rifugio e dalla riduzione delle aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nei prossimi mesi.

Un dollaro più forte tende a pesare sull’oro, rendendolo più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute e riducendo quindi la domanda internazionale.

Allo stesso tempo, le persistenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno contribuito a sostenere i prezzi del metallo prezioso. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran si è intensificato dopo attacchi coordinati degli Stati Uniti contro obiettivi collegati a Teheran, che hanno provocato minacce di ritorsione da parte delle autorità iraniane, aumentando i timori di una più ampia instabilità regionale.

Gli investitori sono sempre più preoccupati che lo scontro possa interrompere le forniture energetiche e coinvolgere altre potenze regionali.

L’aumento del petrolio complica le prospettive delle banche centrali

I prezzi del petrolio sono rimasti elevati mentre i mercati valutano il rischio di interruzioni dell’offerta, in particolare lungo le principali rotte marittime nel Golfo. L’aumento dei prezzi del greggio ha rafforzato i timori inflazionistici, complicando le prospettive per le banche centrali a livello globale.

Gli analisti hanno affermato che il metallo prezioso si trova attualmente tra forze contrastanti: da un lato i flussi verso beni rifugio alimentati dall’incertezza geopolitica, dall’altro le pressioni macroeconomiche legate alla forza del dollaro e ai rendimenti obbligazionari elevati.

Tra gli altri metalli preziosi, i prezzi dell’argento sono saliti del 3% a 84,44 dollari l’oncia dopo essere scesi di oltre l’8% nella sessione precedente.

Il platino è aumentato del 2,8% a 2.148,50 dollari l’oncia dopo un crollo di circa il 10% martedì.

I futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange sono saliti dello 0,8% a 13.049,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti hanno guadagnato l’1,1% a 5,89 dollari per libbra.

In Cina, i dati ufficiali del PMI hanno mostrato che l’attività manifatturiera rimane in territorio di contrazione, mentre le indagini del settore privato di RatingDog PMI hanno segnalato un’espansione superiore alle attese, evidenziando segnali contrastanti sull’andamento dell’economia del Paese.

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