Prezzi dell’oro in rialzo grazie al calo dei rendimenti dei Treasury USA e all’indebolimento del dollaro

Small gold nugget

I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve aumento venerdì 16 ottobre 2026, dopo aver raggiunto il massimo delle ultime due settimane nella seduta precedente, mentre il calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi e l’indebolimento del dollaro hanno sostenuto la domanda di metalli preziosi in un contesto di preoccupazioni sugli investimenti nell’intelligenza artificiale e di volatilità dei mercati finanziari.

Alle 00:49 ET (04:49 GMT), l’oro spot è salito dello 0,1% a 4.174,76 dollari l’oncia, mentre i futures statunitensi sull’oro hanno guadagnato lo 0,6% a 4.195,87 dollari.

Anche gli altri metalli preziosi hanno registrato aumenti. L’argento è avanzato dello 0,6% a 57,7855 dollari l’oncia, il platino è cresciuto dello 0,6% a 1.640,78 dollari e il palladio ha guadagnato lo 0,9% a 1.143,00 dollari.

L’indice del dollaro statunitense è sceso dello 0,2% a 101,9, fornendo ulteriore sostegno alle materie prime denominate nella valuta americana.

L’oro recupera mentre gli investitori si spostano verso i titoli di Stato

L’oro aveva guadagnato l’1,6% durante la seduta di giovedì, registrando il maggiore incremento giornaliero da oltre due settimane.

Il rialzo è seguito a una fase di pressioni di vendita sui mercati azionari globali, in particolare sulle società tecnologiche legate all’intelligenza artificiale.

Le preoccupazioni riguardo alla portata degli investimenti nelle infrastrutture AI e ai possibili ritorni economici di tali spese hanno contribuito a ridurre la propensione al rischio degli investitori.

Con l’indebolimento dei mercati azionari, gli investitori hanno aumentato le allocazioni verso i titoli di Stato, spingendo al ribasso i rendimenti dei Treasury statunitensi.

I rendimenti sono diminuiti fino a 12-15 punti base sulle diverse scadenze del debito pubblico americano.

La riduzione dei rendimenti ha sostenuto i prezzi dell’oro, poiché il metallo non genera interessi e può diventare relativamente più interessante quando diminuiscono i rendimenti dei titoli che offrono un reddito.

Sebbene le pressioni sui mercati azionari abbiano mostrato segnali di attenuazione venerdì, il recente calo dei rendimenti obbligazionari ha continuato a influenzare le contrattazioni sui metalli preziosi.

Il dollaro più debole offre ulteriore sostegno all’oro

L’indice del dollaro statunitense ha perso lo 0,2%, attestandosi a 101,9 nelle prime contrattazioni di venerdì.

Un dollaro più debole può sostenere la domanda di oro rendendo il metallo meno costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

Il movimento valutario ha coinciso con rialzi di diversi metalli preziosi, tra cui argento, platino e palladio.

L’oro spot è stato scambiato a 4.174,76 dollari l’oncia, mentre i futures statunitensi hanno raggiunto 4.195,87 dollari.

L’argento è salito a 57,7855 dollari l’oncia, il platino è avanzato a 1.640,78 dollari e il palladio è aumentato a 1.143,00 dollari.

L’aumento generalizzato dei metalli preziosi si è verificato nonostante la persistente incertezza sulla politica monetaria statunitense e sui costi di finanziamento.

L’oro rimane sotto i livelli precedenti al conflitto tra Stati Uniti e Iran

Nonostante il recente recupero, l’oro rimaneva circa il 20% al di sotto del valore precedente allo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Iran alla fine di febbraio, secondo il resoconto di mercato fornito.

La flessione si è verificata durante un periodo di costi di finanziamento elevati, che hanno pesato sull’attrattiva relativa delle attività prive di rendimento.

Tassi d’interesse più alti possono aumentare il costo opportunità di detenere oro rispetto a obbligazioni e altri strumenti finanziari che generano reddito.

La recente diminuzione dei rendimenti dei Treasury ha offerto un certo sostegno, senza tuttavia annullare il calo più ampio del metallo.

Anche l’incertezza geopolitica e gli sviluppi dei mercati energetici rimangono rilevanti per le aspettative sull’inflazione e le prospettive della politica monetaria.

I recenti movimenti dell’oro riflettono quindi influenze contrastanti provenienti dalla volatilità finanziaria, dai tassi d’interesse e dalle oscillazioni valutarie.

I dati sull’inflazione USA aumentano le aspettative di un rialzo dei tassi della Fed

I recenti dati economici statunitensi hanno aumentato l’incertezza riguardo alla prossima decisione sui tassi d’interesse della Federal Reserve.

L’indice dei prezzi al consumo di settembre, pubblicato mercoledì, ha superato le aspettative del mercato, indicando pressioni inflazionistiche più forti di quanto previsto dagli analisti.

I dati sui prezzi alla produzione e sulle vendite al dettaglio pubblicati giovedì hanno fornito ulteriori informazioni sull’inflazione e sulle condizioni dei consumi.

Dopo queste pubblicazioni, gli operatori di mercato hanno aumentato le aspettative di un possibile rialzo dei tassi d’interesse della Federal Reserve in ottobre.

La prospettiva di tassi più elevati rimane un potenziale fattore di pressione sui prezzi dell’oro, poiché una politica monetaria più restrittiva può sostenere i rendimenti obbligazionari e aumentare il costo opportunità di detenere il metallo.

Gli investitori continuano pertanto a monitorare gli indicatori economici e le comunicazioni della banca centrale per ottenere ulteriori indicazioni sulla direzione dei tassi d’interesse statunitensi.

Attesa per il discorso del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh

L’attenzione si concentra ora sull’intervento previsto del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh durante una riunione del Fondo Monetario Internazionale a Bangkok.

Warsh dovrebbe parlare venerdì alle 10:30 ora locale, con gli investitori alla ricerca di indicazioni sulle prospettive della politica monetaria della banca centrale.

Le sue dichiarazioni potrebbero fornire ulteriori informazioni su come i responsabili della politica monetaria stanno valutando l’inflazione, l’attività economica e la possibilità di nuove modifiche dei tassi d’interesse.

L’intervento segue dati sull’inflazione statunitense superiori alle attese e un aumento delle aspettative di mercato riguardo a un rialzo dei tassi in ottobre.

Per gli investitori in oro, la direzione della politica monetaria della Federal Reserve rimane un elemento importante, poiché le variazioni dei tassi d’interesse possono influenzare sia i rendimenti dei Treasury sia il dollaro statunitense.

Mercati dei metalli preziosi tra rendimenti in calo e rischi sui tassi d’interesse

Il recente recupero dell’oro è stato sostenuto dalla diminuzione dei rendimenti dei Treasury statunitensi, dall’indebolimento del dollaro e dall’aumento della domanda di titoli di Stato durante una fase di volatilità dei mercati azionari.

L’oro spot è salito a 4.174,76 dollari l’oncia nelle prime contrattazioni di venerdì, dopo un incremento dell’1,6% nella seduta precedente.

Tuttavia, il metallo rimane sotto pressione a causa dei costi di finanziamento elevati e delle aspettative secondo cui la Federal Reserve potrebbe aumentare i tassi d’interesse.

Gli investitori continueranno a valutare i dati economici statunitensi, i movimenti dei rendimenti dei Treasury e le comunicazioni della banca centrale per individuare indicazioni sulla direzione a breve termine dei prezzi dei metalli preziosi.

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