I prezzi del gas naturale europeo hanno registrato una lieve flessione giovedì, dopo che le previsioni di temperature più miti nell’Europa occidentale hanno ridotto le aspettative di domanda di riscaldamento nel breve periodo. Le continue interruzioni del traffico marittimo in Medio Oriente e i livelli relativamente bassi delle scorte hanno tuttavia limitato il ribasso.
Il contratto futures di riferimento sul gas naturale olandese con consegna nel mese successivo è sceso dell’1,8% a 85,50 euro per megawattora (MWh), rimanendo vicino ai livelli più elevati degli ultimi quattro anni dopo i consistenti rialzi registrati all’inizio di ottobre.
Il contratto britannico equivalente è stato scambiato intorno a 212 pence per therm, mostrando un andamento di consolidamento simile dopo i recenti aumenti.
Nonostante il modesto calo, i mercati europei del gas sono rimasti sensibili ai rischi per le forniture legati allo Stretto di Hormuz e alle preoccupazioni per la disponibilità di gas immagazzinato in vista dell’inverno.
Le previsioni di temperature miti riducono la domanda di riscaldamento
Gli aggiornamenti delle previsioni meteorologiche hanno indicato che le temperature nell’Europa occidentale potrebbero rimanere più miti del previsto nei prossimi giorni.
Questa prospettiva ha ridotto le aspettative di un aumento immediato della domanda di gas per il riscaldamento domestico e commerciale, attenuando parte della pressione sui prezzi all’ingrosso.
Le condizioni climatiche più favorevoli potrebbero inoltre consentire agli operatori energetici di limitare i prelievi dagli impianti di stoccaggio sotterraneo prima dell’arrivo delle temperature invernali più rigide.
Il cambiamento delle previsioni meteorologiche ha contribuito al ribasso dei futures olandesi, sebbene le quotazioni siano rimaste elevate rispetto ai periodi precedenti.
Gli operatori continuano a monitorare l’evoluzione del clima mentre l’Europa si avvicina alla stagione invernale, quando le variazioni di temperatura possono incidere significativamente sulla domanda di gas naturale.
Le interruzioni nello Stretto di Hormuz mantengono alta la pressione sul GNL
Le difficoltà del trasporto marittimo in Medio Oriente hanno continuato a influenzare i mercati europei del gas, in particolare quelli del gas naturale liquefatto (GNL).
Secondo Reuters, le forze iraniane hanno adottato nuove tattiche contro le navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, aumentando l’incertezza sul traffico marittimo nella regione.
Le interruzioni hanno interessato le spedizioni di GNL provenienti dal Golfo Persico, alimentando le preoccupazioni sui tempi di consegna e sulla disponibilità delle forniture per gli acquirenti internazionali.
Alcune navi sarebbero state costrette a percorrere rotte più lunghe intorno all’Africa, con conseguenti aumenti dei costi di trasporto e ritardi nelle consegne ai terminali europei di importazione del GNL.
Questi sviluppi hanno contribuito a mantenere elevati i prezzi, mentre gli acquirenti europei valutano il possibile impatto di restrizioni prolungate al traffico marittimo sulle forniture globali.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta un’importante via di transito per i prodotti energetici internazionali, pertanto eventuali interruzioni possono influenzare anche i mercati esterni al Medio Oriente.
Stoccaggi di gas dell’UE pieni per circa il 74%
Gli impianti sotterranei di stoccaggio del gas naturale dell’Unione Europea risultavano pieni per circa il 74%, secondo i dati riportati nell’aggiornamento di mercato di giovedì.
Il livello era inferiore alle medie stagionali storiche di metà ottobre, lasciando all’Europa una riserva più contenuta in vista della stagione invernale.
Scorte più basse aumentano l’importanza della continuità delle importazioni di GNL e delle forniture attraverso i gasdotti durante la crescita dei consumi.
Sebbene le temperature miti possano temporaneamente ridurre la domanda, interruzioni prolungate delle forniture o un periodo sostenuto di freddo potrebbero esercitare ulteriore pressione sugli stoccaggi.
La combinazione tra inventari relativamente bassi e incertezza sulle spedizioni di GNL ha contribuito a mantenere elevati i prezzi europei del gas, nonostante il recente calo.
I prezzi dell’energia restano un fattore di rischio per l’inflazione nell’Eurozona
La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha individuato nell’aumento dei costi energetici uno dei principali fattori alla base delle recenti pressioni inflazionistiche nell’Eurozona.
Il rialzo dei prezzi del gas naturale ha alimentato le preoccupazioni per le possibili conseguenze sulle bollette delle famiglie e sui costi operativi delle imprese.
Lagarde ha indicato che i prezzi dell’energia rappresentano il principale motore della recente accelerazione dell’inflazione, mentre le dinamiche dell’inflazione di fondo rimangono relativamente gestibili.
Questi sviluppi rappresentano una sfida per i responsabili della politica monetaria, impegnati a valutare le prospettive dell’inflazione e le future decisioni sui tassi di interesse.
Per i mercati europei del gas, le temperature più miti hanno temporaneamente attenuato i recenti aumenti dei prezzi. Tuttavia, i livelli degli stoccaggi e le continue difficoltà nel trasporto delle forniture energetiche dal Medio Oriente rimangono fattori importanti per l’andamento delle quotazioni in vista dell’inverno.

Leave a Reply