Il prezzo dell’oro sale mentre il calo del petrolio attenua parte dei timori sull’inflazione

Gold bars

Il prezzo dell’oro è salito martedì, mentre il calo delle quotazioni petrolifere ha ridotto parte delle preoccupazioni legate all’inflazione energetica e gli investitori hanno continuato a valutare le prospettive per i tassi di interesse statunitensi.

Alle 04:52 ET, l’oro spot guadagnava lo 0,3% a 4.151,89 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro salivano dello 0,5% a 4.179,15 dollari l’oncia.

I movimenti sono arrivati mentre i futures sul Brent sono scesi a 99,50 dollari al barile, in presenza di indicazioni di una ripresa delle esportazioni di petrolio dal Golfo e dell’impegno dei Paesi del G7 a utilizzare, se necessario, le riserve energetiche di emergenza.

Il calo dei prezzi dell’energia potrebbe ridurre una fonte di pressione inflazionistica, anche se l’effetto sulla futura politica monetaria dipenderà dal più ampio quadro economico e dall’andamento dell’inflazione.

Le esportazioni di petrolio dal Golfo recuperano durante settembre

Le esportazioni di petrolio dal Golfo hanno superato per 14 giorni durante settembre i livelli registrati prima dell’inizio della guerra con l’Iran, secondo i dati sul trasporto marittimo di Kpler citati da Reuters.

La media mobile a sette giorni delle esportazioni regionali di greggio si attestava a 18,3 milioni di barili al giorno il 30 settembre.

I dati hanno indicato che il greggio ha continuato a lasciare il Golfo nonostante i rischi per le petroliere e le altre navi commerciali. Secondo il materiale fornito, l’Iran ha in gran parte chiuso lo Stretto di Hormuz dopo l’inizio della guerra, incidendo su una via marittima attraverso la quale transitava in precedenza circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

Il conflitto ha interessato anche altre parti della regione, tra cui lo Yemen e lo Stretto di Bab el-Mandeb.

Parallelamente alla ripresa dei volumi delle esportazioni, i Paesi del G7 si sono impegnati a utilizzare le riserve energetiche di emergenza per affrontare eventuali interruzioni dell’approvvigionamento.

Le prospettive sui tassi statunitensi restano sotto osservazione

Gli investitori stanno inoltre valutando i recenti dati sull’occupazione statunitense, risultati inferiori alle attese, insieme al calo dei prezzi del petrolio per determinare le prospettive della politica monetaria della Federal Reserve.

Secondo il materiale fornito, la Federal Reserve dovrebbe lasciare invariati i tassi di interesse nella riunione di ottobre prima di aumentare il costo del denaro a dicembre. Queste aspettative rappresentano l’attuale valutazione del mercato e non decisioni future già confermate.

Questa settimana saranno pubblicati i verbali della riunione di settembre della Fed, durante la quale i responsabili della politica monetaria hanno aumentato i tassi di interesse per la prima volta in tre anni. Il documento potrebbe fornire ulteriori informazioni sulle discussioni della banca centrale.

Le aspettative sui tassi di interesse possono influenzare l’oro perché il metallo non genera interessi. Anche i rendimenti dei Treasury statunitensi sono diminuiti dopo una nuova fase di vendite sul mercato obbligazionario lunedì, mentre l’indice del dollaro statunitense ha registrato un lieve calo.

ANZ segnala minori aspettative per un rialzo dei tassi a ottobre

Gli analisti di ANZ hanno affermato che l’oro ha recuperato dopo il calo registrato la scorsa settimana, mentre gli investitori rivalutavano le pressioni fiscali e le prospettive per i tassi di interesse.

Gli analisti hanno inoltre indicato una riduzione delle aspettative per ulteriori aumenti dei tassi dopo i dati più deboli sull’occupazione statunitense.

Secondo ANZ, i mercati attribuivano una probabilità di circa il 20% a un aumento dei tassi a ottobre, rispetto a circa il 70% di una settimana prima.

Queste probabilità rappresentano aspettative di mercato citate da ANZ e non indicano una decisione confermata della Federal Reserve.

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