I prezzi del petrolio sono aumentati martedì dopo quattro sedute consecutive di ribassi, mentre gli investitori valutavano la possibilità di nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran e gli sviluppi relativi alle forniture di greggio dall’Arabia Saudita e dalla Libia.
Alle 04:18 ET (08:18 GMT), i futures sul Brent con scadenza a novembre guadagnavano l’1,3% a 101,59 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense salivano dello 0,7% a 96,45 dollari al barile.
Il recupero ha seguito il forte calo di lunedì, quando il Brent aveva perso il 3,4% e il WTI il 4,5%. Entrambi i riferimenti avevano registrato i prezzi di chiusura più bassi dal 9 settembre.
Le tensioni in Medio Oriente sostengono i prezzi del greggio
Il mercato petrolifero ha recuperato parte delle perdite della seduta precedente, mentre gli investitori continuavano a valutare i rischi di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche in Medio Oriente.
Gli analisti di ING hanno dichiarato in una nota:
“Questa mattina i prezzi del greggio sono risaliti, recuperando parte delle perdite di ieri, mentre le persistenti tensioni in Medio Oriente hanno continuato a sostenere i premi di rischio.”
Il presidente statunitense Donald Trump si è detto disponibile a incontrare il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, atteso questa settimana a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Secondo alcune indiscrezioni, anche l’Iran avrebbe comunicato attraverso intermediari le condizioni per riprendere i negoziati.
Questi sviluppi hanno aperto alla possibilità di nuovi contatti diplomatici, anche se il resoconto fornito non conferma alcun incontro o accordo.
La prospettiva di colloqui si inserisce in un contesto di persistente incertezza sulla produzione e sul trasporto del petrolio nella regione.
Aumentano le spedizioni saudite attraverso Hormuz
Alcune preoccupazioni sulle forniture petrolifere regionali si sono attenuate dopo le notizie di un aumento delle spedizioni di greggio saudita attraverso lo Stretto di Hormuz.
Secondo quanto riportato, l’Arabia Saudita ha incrementato i volumi trasportati attraverso questa via marittima dopo le interruzioni che hanno interessato il suo principale oleodotto est-ovest.
I dati satellitari citati da Reuters mostrano che, nei sei giorni precedenti, i flussi di greggio saudita attraverso Hormuz hanno raggiunto una media di circa 2,9 milioni di barili al giorno, in forte aumento rispetto ad agosto.
I maggiori volumi indicano che l’Arabia Saudita è riuscita a ripristinare parte della propria capacità di esportazione attraverso soluzioni alternative.
Tuttavia, le spedizioni rimangono esposte al rischio di nuove interruzioni mentre il conflitto regionale prosegue.
I combattimenti in Yemen alimentano i timori sui trasporti marittimi
Il conflitto in Yemen ha aggiunto incertezza alle prospettive del trasporto petrolifero.
Le forze Houthi allineate all’Iran hanno combattuto contro gruppi sostenuti dall’Arabia Saudita per il controllo di aree strategiche, compresi territori che dominano lo stretto di Bab el-Mandeb.
Questa stretta via marittima collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta una rotta importante per il commercio internazionale.
L’Arabia Saudita ha utilizzato il passaggio per raggiungere i mercati petroliferi mondiali dopo le gravi restrizioni al traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.
Un’ulteriore intensificazione dei combattimenti nei pressi di Bab el-Mandeb potrebbe complicare le esportazioni e aumentare i rischi legati al trasporto.
Produzione in calo in Libia dopo il blocco di un oleodotto
Preoccupazioni sulle forniture sono emerse anche in Libia, dove la produzione del giacimento petrolifero di Sharara è diminuita a seguito del blocco di un oleodotto.
Secondo gli analisti di ING, la produzione è scesa a circa 127.000 barili al giorno rispetto ai precedenti 340.000 barili al giorno.
La riduzione è stata provocata dall’azione di un gruppo armato che ha bloccato l’oleodotto che collega Sharara al terminale di esportazione di Zawiya.
L’interruzione ha ridotto la produzione di uno dei principali giacimenti libici, aumentando l’incertezza sulla disponibilità di greggio.
Il resoconto fornito non specifica la durata prevista del blocco né i tempi necessari per ripristinare la produzione.
La Russia valuta una proroga delle restrizioni alle esportazioni di diesel
Anche il mercato del diesel è rimasto sotto pressione, dopo le notizie secondo cui la Russia potrebbe prolungare le restrizioni alle esportazioni.
Bloomberg News ha riferito che Mosca potrebbe estendere il divieto che riguarda la maggior parte delle esportazioni di diesel, mentre gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche limitano le attività di raffinazione.
Secondo il resoconto fornito, i prezzi del diesel hanno raggiunto livelli record negli Stati Uniti e in Europa, in un contesto di restrizioni alle esportazioni da parte di importanti fornitori, tra cui Russia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Ulteriori limitazioni alle esportazioni russe potrebbero prolungare le pressioni sulle forniture internazionali di diesel.
Le interruzioni delle raffinerie, le restrizioni commerciali e i conflitti regionali continuano a influenzare la disponibilità e i prezzi dei carburanti raffinati.

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