I prezzi dell’oro sono diminuiti martedì, mentre il dollaro statunitense si rafforzava e gli investitori valutavano la possibilità di ulteriori aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve dopo il rialzo della settimana precedente.
Alle 04:43 ET (08:43 GMT), l’oro spot perdeva lo 0,5% a 4.320,19 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro scendevano dello 0,7% a 4.355,90 dollari l’oncia.
L’apprezzamento del dollaro ha esercitato pressioni sul metallo prezioso, mentre l’evoluzione delle aspettative sull’inflazione e sulla politica monetaria è rimasta al centro dell’attenzione dei mercati.
Il dollaro più forte pesa sulle quotazioni dell’oro
L’indice del dollaro statunitense, che misura il valore della valuta rispetto a un paniere delle principali divise, è salito leggermente a 100,50.
Un dollaro più forte rende generalmente l’oro più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute, con possibili ripercussioni sulla domanda.
Inoltre, quando i tassi di interesse aumentano, l’oro deve competere con attività finanziarie che offrono un rendimento, poiché non genera interessi.
Gli investitori stanno quindi monitorando se la Federal Reserve proseguirà la stretta monetaria dopo l’aumento dei tassi della settimana scorsa.
Petrolio e sviluppi in Medio Oriente sotto osservazione
Il forte calo dei prezzi del petrolio nelle ultime sedute ha contribuito ad attenuare alcune preoccupazioni sull’inflazione, limitando le pressioni ribassiste sull’oro.
Successivamente, tuttavia, il greggio ha recuperato terreno, con i futures sul Brent tornati sopra i 100 dollari al barile.
Gli investitori seguono gli sviluppi relativi a possibili colloqui tra Stati Uniti e Iran durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in programma questa settimana a New York.
Le tensioni regionali rimangono elevate, mentre i militanti Houthi sostenuti dall’Iran e le forze appoggiate dall’Arabia Saudita combattono per il controllo di aree strategiche dello Yemen, compresi territori che dominano lo stretto di Bab el-Mandeb.
Questa via marittima rappresenta un’importante rotta per le spedizioni di petrolio saudita e ulteriori interruzioni potrebbero influenzare le forniture energetiche e le aspettative sull’inflazione.
Gli investitori rivalutano il ritmo dei rialzi della Fed
Il recente calo dei prezzi del petrolio ha spinto alcuni investitori a riconsiderare la rapidità con cui la Federal Reserve potrebbe dover aumentare i tassi di interesse.
Gli analisti di Deutsche Bank hanno dichiarato in una nota:
“Per il momento, tuttavia, la dinamica è più positiva e, con il nuovo attenuarsi dei timori sull’inflazione, gli investitori hanno ridimensionato la probabilità di rapidi rialzi dei tassi, anche se per il prossimo mese il mercato continua a scontare numerosi aumenti.”
La Fed ha indicato che potrebbero essere necessari ulteriori aumenti dei tassi prima della fine dell’anno per contrastare le pressioni inflazionistiche legate ai prezzi dell’energia.
Le aspettative di una stretta monetaria prolungata possono pesare sull’oro, poiché tassi più elevati aumentano il costo opportunità di detenere un’attività che non paga interessi.
Attenzione alle dichiarazioni dei funzionari della Fed
Gli investitori attendono nuovi interventi dei rappresentanti della Federal Reserve questa settimana per ottenere indicazioni sulle prossime decisioni di politica monetaria.
Il presidente della Fed di St. Louis, Alberto Musalem, ha dichiarato lunedì a Reuters che la banca centrale potrebbe dover aumentare rapidamente i tassi per evitare che l’inflazione rimanga sensibilmente al di sopra dell’obiettivo del 2%.
Le sue parole hanno riportato l’attenzione sulla possibilità di un’ulteriore stretta dopo il rialzo della settimana scorsa.
Con l’indice del dollaro a 100,50 e l’incertezza sull’andamento dell’inflazione e dei tassi di interesse, l’oro è rimasto sotto pressione nelle prime contrattazioni di martedì.

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