I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve calo martedì dopo aver raggiunto nelle prime ore della seduta il livello più alto da oltre tre mesi, con alcuni investitori che hanno incassato i profitti in vista dei prossimi dati sull’inflazione statunitense e dell’atteso intervento del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh.
Alle 01:00 ET (05:00 GMT), XAU/USD perdeva lo 0,3% a 4.688,96 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro guadagnavano l’1,0% a 4.746,09 dollari. XAG/USD saliva dello 0,8% a 69,51 dollari l’oncia e XPT/USD avanzava dello 0,5% a 1.889,32 dollari. L’indice del dollaro statunitense rimaneva sostanzialmente invariato a 98,98.
I riacquisti del Tesoro mantengono alta l’attenzione su dollaro e conti pubblici
Nonostante il modesto arretramento di martedì, l’oro resta nettamente al di sopra dei livelli precedenti dopo un rally che lo ha portato ai massimi da oltre tre mesi.
L’ultima fase del rialzo è arrivata dopo i forti guadagni della scorsa settimana, quando il Tesoro statunitense ha annunciato l’intenzione di almeno raddoppiare gli acquisti di titoli di Stato a più lunga scadenza. La decisione ha riacceso i timori sulla politica fiscale americana, sul futuro potere d’acquisto del dollaro e sulla crescente domanda di strumenti alternativi di conservazione del valore.
L’intervento del Tesoro ha spinto al ribasso i rendimenti obbligazionari e indebolito il dollaro, rendendo l’oro denominato nella valuta statunitense meno costoso per gli acquirenti internazionali. La mossa ha inoltre sollevato interrogativi sulla sostenibilità delle finanze pubbliche americane e sul rischio che gli sforzi diretti a contenere i costi di finanziamento possano ridurre la fiducia nel dollaro.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato di essere pronto ad aumentare gli acquisti di titoli a lunga scadenza, anche se lunedì non ha fornito nuove indicazioni sull’imminenza di ulteriori interventi. Ha inoltre affermato che l’amministrazione presenterà presto un’iniziativa fiscale destinata ad affrontare gli elevati costi di finanziamento del governo.
Il cambiamento di politica ha riportato in primo piano il cosiddetto “debasement trade”, che ha contribuito al rialzo dell’oro di circa il 65% nel 2025.
Gli investitori che seguono questa strategia utilizzano sostanzialmente l’oro come protezione contro il rischio che politiche fiscali espansive e condizioni finanziarie più accomodanti possano ridurre nel tempo il potere d’acquisto del dollaro.
L’attenzione si sposta ora sui prossimi dati sull’inflazione statunitense e sul primo discorso di Warsh a Jackson Hole. Un’inflazione più debole potrebbe rafforzare le aspettative di una politica monetaria più accomodante della Federal Reserve, mentre un messaggio più restrittivo potrebbe mettere sotto pressione asset privi di rendimento come l’oro.
Sanzioni all’Iran e tensioni commerciali sostengono la domanda di diversificazione
Anche l’incertezza geopolitica e commerciale sta contribuendo alla domanda di diversificazione dei portafogli.
Washington ha minacciato sanzioni economiche contro i Paesi che continueranno a fare affari con l’Iran nell’ambito della strategia volta a isolare Teheran. Nel frattempo, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Canada si sono intensificate dopo il fallimento dei negoziati, con Washington che ha imposto dazi del 50% su alcuni prodotti canadesi e minacciato tariffe della stessa entità su automobili, camion e componenti automobilistici canadesi a partire da gennaio 2027.
Questi sviluppi stanno riportando l’attenzione sul tradizionale ruolo dell’oro come strumento di diversificazione, mentre gli investitori devono confrontarsi con incertezza fiscale, tensioni commerciali, rischi geopolitici e dubbi sulla futura direzione della politica monetaria.
Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha affermato che il recente andamento dei prezzi suggerisce con forza che l’oro abbia formato una base intorno al minimo di fine giugno, vicino a 3.942 dollari.
Secondo Sycamore, il rialzo iniziale di agosto era stato in parte alimentato dalle speranze di una svolta diplomatica in Medio Oriente, che avrebbe potuto ridurre i prezzi del petrolio e alleggerire la pressione sulle banche centrali affinché aumentassero i tassi d’interesse.
Questo scenario non si è concretizzato, ma l’oro ha continuato a salire grazie al ritorno del “debasement trade”, alimentato dall’intervento del Tesoro.
Sycamore ha osservato che l’oro ha ormai superato sia la resistenza della trendline intorno a 4.420 dollari sia la media mobile a 200 giorni, situata vicino a 4.515 dollari, rafforzando il quadro tecnico. Secondo l’analista, eventuali ribassi potrebbero attirare nuovi compratori mentre il mercato punta alla prossima importante area di resistenza compresa tra 4.900 e 5.000 dollari.

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