Le Borse europee sono rimaste deboli mercoledì, con gli investitori ancora cauti dopo un’ondata di vendite che ha coinvolto diverse classi di attività, spinto nettamente al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato e interrotto il precedente slancio positivo dei mercati azionari.
L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 è rimasto sostanzialmente invariato, mantenendosi vicino ai minimi delle ultime due settimane dopo aver registrato nella seduta precedente il peggior calo giornaliero in quasi un mese.
Anche i principali listini regionali hanno mostrato variazioni contenute. Il DAX tedesco ha perso lo 0,2%, mentre il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,2%. Il FTSE 100 di Londra e l’IBEX 35 spagnolo sono rimasti pressoché invariati.
Gli investitori stanno ancora valutando le conseguenze del ribasso di martedì, quando l’escalation delle tensioni nel Golfo Persico, l’aumento del prezzo del petrolio e i costi di finanziamento ai massimi pluriennali hanno provocato una rapida riduzione dell’esposizione agli asset rischiosi.
I rendimenti obbligazionari più elevati pesano sulle valutazioni azionarie
Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito al 3,22%, il livello più alto da maggio 2011, mentre quello del Treasury statunitense a 30 anni ha superato il 5,30%. Il forte aumento dei tassi privi di rischio sta facendo salire il tasso di sconto applicato alle azioni, aumentando la pressione sulle valutazioni.
Tassi di sconto più elevati tendono a penalizzare soprattutto i settori orientati alla crescita e più sensibili alla duration, come tecnologia, software e immobiliare, poiché riducono il valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi.
Allo stesso tempo, rendimenti più elevati sui titoli di Stato rendono il debito sovrano più competitivo rispetto alle azioni. Quando i rendimenti degli utili societari offrono un premio limitato rispetto ai titoli governativi a rischio relativamente basso, gli investitori hanno maggiori incentivi a trasferire capitale dalle azioni alle obbligazioni.
Le parole della BCE e il petrolio riaccendono le attese di un rialzo dei tassi
I timori per una politica monetaria più restrittiva sono aumentati dopo che martedì il capo economista della Banca Centrale Europea, Philip Lane, ha avvertito che l’inflazione dell’Eurozona, attualmente intorno al 3%, rimane “ben al di sopra” dell’obiettivo del 2% della BCE.
Sebbene l’inflazione sia scesa considerevolmente rispetto ai precedenti picchi a doppia cifra, Lane ha indicato che un livello vicino al 3% resta problematico per i responsabili della politica monetaria, soprattutto considerando il rischio che l’aumento dei prezzi dell’energia possa generare una seconda ondata di pressioni inflazionistiche.
I future sul Brent sono rimasti vicini ai massimi delle ultime tre settimane, intorno a $91,50 al barile, mentre il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz continua a subire forti disagi in seguito ai cambiamenti della situazione militare nel Golfo Persico.
La combinazione tra inflazione persistente e prezzi elevati delle materie prime ha portato a una significativa revisione delle aspettative sui tassi. I mercati monetari stanno ora quasi interamente scontando un aumento di 25 punti base da parte della BCE nella riunione di settembre, abbandonando le precedenti aspettative di una lunga pausa.
Lagarde e i verbali della Fed al centro dell’attenzione
L’attenzione si sposta ora sulle dichiarazioni della presidente della BCE Christine Lagarde, dalle quali gli investitori cercheranno indicazioni su come i responsabili della politica monetaria intendano affrontare la combinazione di inflazione persistente, maggiori costi energetici e indebolimento della crescita economica.
I mercati analizzeranno inoltre i verbali della riunione FOMC di luglio della Federal Reserve. Gli investitori obbligazionari e azionari cercheranno di capire quanto i funzionari della Fed fossero preoccupati per il rallentamento del mercato del lavoro prima del recente forte aumento dei costi di finanziamento a lungo termine.
I due appuntamenti potrebbero fornire indicazioni importanti ai mercati globali mentre gli investitori valutano se le nuove pressioni inflazionistiche costringeranno le banche centrali a mantenere una politica monetaria più restrittiva anche in presenza di crescenti ostacoli alla crescita economica.

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