L’oro sale leggermente in attesa della decisione della Fed grazie al dollaro più debole

Gold bar and coins

I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve rialzo mercoledì, sostenuti dall’indebolimento del dollaro statunitense in vista della decisione della Federal Reserve sui tassi d’interesse, mentre il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente e il rialzo del petrolio hanno mantenuto alta l’attenzione sui rischi inflazionistici.

L’oro spot (XAU/USD) è salito dello 0,3% a 4.038,71 dollari l’oncia alle 04:52 ET (08:52 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti hanno ceduto lo 0,03% a 4.037,65 dollari.

Il metallo prezioso aveva perso oltre l’1% nella seduta precedente a causa del rafforzamento del dollaro.

I mercati attendono la decisione della Federal Reserve

L’indice del dollaro statunitense è sceso dello 0,1%, pur rimanendo vicino ai massimi dell’ultimo mese, rendendo l’oro più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

La Federal Reserve dovrebbe lasciare invariati i tassi d’interesse al termine della riunione di politica monetaria.

Secondo il FedWatch Tool del CME Group, i mercati attribuiscono una probabilità del 68% a tassi invariati e del 32% a un rialzo di 25 punti base. Gli operatori valutano inoltre una probabilità di circa il 77% di un aumento dei tassi nella riunione di settembre.

Tassi d’interesse elevati tendono generalmente a ridurre l’attrattiva dell’oro, che non offre rendimenti.

Tornano le tensioni in Medio Oriente

Gli investitori hanno seguito con attenzione il nuovo deterioramento della situazione in Medio Oriente dopo che l’esercito statunitense ha annunciato di aver intercettato diversi missili balistici iraniani diretti contro le proprie forze nella regione.

Successivamente, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito una base aerea statunitense e una struttura del Comando Centrale degli Stati Uniti in Giordania, alimentando i timori che la recente pausa diplomatica possa essere di breve durata.

Nel frattempo, le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) irachene, vicine all’Iran, hanno affermato che Stati Uniti e Arabia Saudita hanno condotto attacchi aerei contro diverse loro basi.

L’Arabia Saudita ha inoltre riferito di aver intercettato droni lanciati dal territorio iracheno contro infrastrutture petrolifere, attribuendo la responsabilità a milizie sostenute dall’Iran.

La ripresa degli scontri ha posto fine a una pausa di quattro giorni nelle ostilità dirette tra Washington e Teheran, aumentando il rischio di una nuova escalation.

Il petrolio è salito di oltre il 4% dopo gli ultimi sviluppi.

Gli analisti di ING hanno dichiarato: “L’aumento dei prezzi del petrolio in seguito alla nuova escalation in Medio Oriente peserà sull’oro nelle contrattazioni mattutine, riaccendendo le preoccupazioni per l’inflazione.”

In arrivo importanti dati economici statunitensi

Oltre alla decisione della Fed, gli investitori attendono i dati sull’indice PCE e il rapporto sull’occupazione di luglio, che potrebbero influenzare le aspettative sulla politica monetaria.

Tra gli altri metalli preziosi, l’argento è salito dell’1,4% a 57,94 dollari l’oncia, mentre il platino è sceso dello 0,5% a 1.598,30 dollari.

I futures sul rame al London Metal Exchange hanno perso lo 0,4% a 13.638 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense sono rimasti pressoché invariati a 6,275 dollari per libbra.

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