L’oro amplia le perdite mentre il rialzo del petrolio alimenta i timori sull’inflazione e sui tassi USA

Gold bar and coins

I prezzi dell’oro hanno proseguito il ribasso giovedì, con gli investitori che hanno dato maggiore peso ai rischi inflazionistici derivanti dall’aumento del prezzo del petrolio rispetto ai recenti dati positivi sull’inflazione statunitense. Lo scenario ha rafforzato le aspettative che la Federal Reserve manterrà un approccio prudente sulla politica monetaria.

Alle 04:42 ET (08:42 GMT), l’oro spot (XAU/USD) perdeva lo 0,7% a 4.032,37 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro cedevano lo 0,4% a 4.037,10 dollari. L’argento (XAG/USD) arretrava dell’1,48% a 56,92 dollari l’oncia e il platino (XPT/USD) perdeva l’1,11% a 1.659,20 dollari.

I dati sull’inflazione non bastano a sostenere il metallo prezioso

L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) degli Stati Uniti è diminuito inaspettatamente dello 0,3% a giugno, dopo i dati moderati sull’inflazione al consumo pubblicati all’inizio della settimana.

Questi dati hanno confermato il rallentamento delle pressioni inflazionistiche, riducendo le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.

Tuttavia, i mercati hanno guardato oltre questi dati, poiché la ripresa del conflitto in Medio Oriente ha sostenuto il prezzo del petrolio per la quarta seduta consecutiva.

Il rialzo dell’energia ha riacceso i timori che l’inflazione possa tornare ad accelerare, limitando la possibilità per la banca centrale americana di allentare la politica monetaria.

La Federal Reserve mantiene un approccio prudente

L’incertezza sull’andamento futuro dell’inflazione continua a pesare sulle quotazioni dell’oro.

In condizioni normali, un rallentamento dell’inflazione tenderebbe a indebolire il dollaro e a favorire il metallo prezioso. Tuttavia, il recente aumento del petrolio ha alimentato dubbi sulla sostenibilità del processo di disinflazione.

Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha ribadito che la banca centrale resta impegnata a riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%, affermando che i tassi saranno adeguati se le pressioni sui prezzi dovessero risultare più persistenti. Ha inoltre minimizzato il rischio che gli investimenti nell’intelligenza artificiale possano, da soli, alimentare un’inflazione più elevata.

Anche Lisa Cook ha dichiarato che sosterrebbe ulteriori interventi di politica monetaria se l’inflazione dovesse restare elevata, mentre John Williams ha affermato che gli attuali tassi sono “ben posizionati” per riportare l’inflazione verso il target.

Il petrolio continua a influenzare il mercato

Le tensioni geopolitiche restano uno dei principali fattori di supporto ai prezzi dell’energia.

Gli Stati Uniti hanno effettuato il quinto giorno consecutivo di attacchi contro obiettivi iraniani, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato che le operazioni continueranno fino a quando Teheran non interromperà gli attacchi contro il traffico commerciale e non riaprirà lo Stretto di Hormuz.

Brent e WTI hanno così esteso i recenti rialzi, mantenendo alta l’attenzione sui possibili rischi per le forniture globali.

Secondo ANZ, la questione principale è capire se la Federal Reserve considererà il recente aumento del petrolio come uno shock temporaneo dell’offerta oppure come un fattore destinato ad alimentare un’inflazione più ampia.

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