Le quotazioni del petrolio hanno registrato un lieve calo giovedì, interrompendo una serie di tre sedute consecutive di rialzi, mentre il mercato continua a valutare le conseguenze del conflitto tra Stati Uniti e Iran sulle forniture energetiche globali e sul traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.
Alle 04:38 ET (08:38 GMT), il Brent con consegna a settembre perdeva lo 0,4% a 84,58 dollari al barile, mentre il WTI arretrava dello 0,1% a 79,56 dollari al barile.
Entrambi i benchmark erano saliti di quasi il 10% all’inizio della settimana, raggiungendo i massimi dell’ultimo mese dopo il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente.
Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione
Gli operatori continuano a monitorare la sicurezza dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
L’ultima fase di rialzi è stata innescata da una nuova serie di attacchi statunitensi contro obiettivi militari iraniani collegati agli attacchi contro il traffico commerciale marittimo.
Washington ha dichiarato che l’operazione mirava a ridurre la capacità dell’Iran di minacciare la navigazione nel Golfo.
Teheran ha risposto definendo il conflitto una “guerra esistenziale” con gli Stati Uniti e ha avvertito che le esportazioni energetiche della regione potrebbero subire ulteriori interruzioni se le ostilità dovessero proseguire.
Gli analisti vedono rischi prolungati per l’offerta
Il riaccendersi delle tensioni ha cancellato gran parte dell’ottimismo emerso dopo il temporaneo allentamento della crisi registrato il mese scorso.
“La preoccupazione è che nuove interruzioni dell’offerta di petrolio arrivino dopo il forte calo delle scorte registrato nel secondo trimestre, lasciando il mercato più vulnerabile”, hanno scritto gli analisti di ING.
“Inoltre, i rilasci delle riserve strategiche globali (SPR), che hanno sostenuto il mercato negli ultimi mesi, termineranno nelle prossime settimane”, hanno aggiunto.
Secondo gli analisti di Jefferies, l’attuale fase di escalation potrebbe protrarsi per diverse settimane anche senza trasformarsi in un conflitto su larga scala, mantenendo sotto pressione il traffico nello Stretto di Hormuz e sostenendo così i prezzi del greggio.
Le scorte USA sostengono il mercato
Ulteriore supporto è arrivato dai dati sulle scorte statunitensi.
L’Energy Information Administration ha comunicato che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 1,7 milioni di barili nella settimana conclusa il 10 luglio, in linea con le attese.
Le scorte di benzina sono diminuite di 1,5 milioni di barili grazie alla forte domanda estiva, mentre quelle di distillati sono aumentate inaspettatamente di 4,6 milioni di barili.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha inoltre evidenziato nel suo rapporto mensile che, sebbene il traffico nello Stretto di Hormuz si fosse parzialmente normalizzato a giugno, le nuove ostilità hanno aumentato l’incertezza e potrebbero rinviare il ritorno del mercato petrolifero a una situazione di surplus previsto per il 2027.

Leave a Reply