Prezzi dell’Oro in Rialzo mentre il Petrolio Continua a Scendere
Le quotazioni dell’oro hanno registrato un moderato rialzo martedì, mentre gli investitori valutavano gli effetti dell’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran e seguivano una settimana ricca di decisioni da parte delle principali banche centrali.
Alle 10:21 GMT, l’oro spot guadagnava lo 0,9% a 4.345,72 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro avanzavano dello 0,3% a 4.366,25 dollari l’oncia.
Il metallo prezioso ha proseguito il recupero dopo il balzo superiore al 2% registrato lunedì in seguito all’annuncio di un’intesa preliminare tra Washington e Teheran finalizzata a porre fine al conflitto e a riaprire lo Stretto di Hormuz.
Il Calo del Petrolio Riduce i Timori Inflazionistici
Le aspettative di una graduale ripresa dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz hanno continuato a esercitare pressione sui prezzi del greggio.
La discesa del petrolio ha contribuito ad attenuare i timori di una nuova accelerazione dell’inflazione che potrebbe costringere le banche centrali a ulteriori rialzi dei tassi di interesse.
L’oro, che non offre rendimenti periodici, tende infatti a essere meno attraente in un contesto caratterizzato da tassi più elevati.
Dollaro Più Debole a Sostegno del Metallo Prezioso
Il miglioramento del sentiment di mercato ha inoltre ridotto la domanda di dollari come bene rifugio.
Durante il conflitto in Medio Oriente, il biglietto verde aveva beneficiato dei flussi difensivi e della convinzione che gli Stati Uniti, essendo un importante esportatore di energia, fossero relativamente protetti da uno shock petrolifero.
Martedì l’indice del dollaro, che misura la valuta statunitense rispetto a un paniere di valute concorrenti, si è indebolito leggermente.
Gli analisti di ING ritengono tuttavia che i fattori fondamentali a sostegno del dollaro restino solidi.
“I primi 36 ore di contrattazioni dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran indicano un dollaro strutturalmente più forte rispetto a poche settimane fa. Quasi tutte le perdite registrate nel fine settimana sono già state recuperate nonostante il forte calo del petrolio, segnalando che i mercati valutari stanno spostando l’attenzione dal greggio alle banche centrali”, hanno scritto gli analisti di ING.
Tutti gli Occhi sulla Federal Reserve
L’attenzione degli investitori si sta concentrando sempre più sulla riunione della Federal Reserve prevista per mercoledì.
Sebbene il consenso preveda tassi invariati, i mercati seguiranno con attenzione le dichiarazioni del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, durante la sua prima conferenza stampa dopo una decisione di politica monetaria.
Secondo ING, la riunione della banca centrale statunitense è “fermamente al centro dell’attenzione”.
Le Decisioni delle Banche Centrali Globali Restano Sotto Osservazione
I mercati stanno seguendo anche gli sviluppi provenienti da altre importanti banche centrali.
La Bank of Japan ha aumentato il tasso d’interesse di riferimento di 25 punti base all’1,0%, il livello più alto degli ultimi 31 anni, nel tentativo di contenere l’inflazione e proseguire il percorso di normalizzazione monetaria.
La Reserve Bank of Australia, invece, ha lasciato invariato il tasso ufficiale al 4,35%, dopo tre aumenti consecutivi.

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