Il petrolio cala leggermente ma resta sopra i 110 dollari mentre persistono le tensioni a Hormuz

I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve calo martedì dopo il forte rialzo della sessione precedente, mentre i mercati bilanciano i crescenti rischi geopolitici nel Golfo con gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere aperte le rotte di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Alle 05:21 ET (09:21 GMT), il Brent crude era in calo dell’1,1% a 113,16 dollari al barile, mentre il greggio West Texas Intermediate statunitense scendeva dell’1,9% a 104,37 dollari al barile.

I rialzi guidati dall’escalation del conflitto

Nella sessione precedente, il Brent era salito di oltre il 4%, mentre il WTI aveva guadagnato circa il 6%, spinto dall’intensificarsi degli scontri tra Stati Uniti e Iran, che hanno colpito infrastrutture energetiche e navi in transito nello stretto.

Stanno emergendo segnali che indicano un possibile allentamento del controllo iraniano sulla via marittima. Il gruppo di spedizioni A.P. Moller-Maersk A/S ha riferito che una nave trasportatrice di veicoli battente bandiera statunitense, operata da una sua controllata, è riuscita a lasciare il Golfo attraverso lo stretto con il supporto militare americano.

Sentiment fragile dopo nuovi scontri

Nonostante ciò, il sentiment del mercato resta fragile dopo nuovi scontri militari lunedì, quando forze statunitensi e iraniane hanno lanciato nuovi attacchi nel Golfo nel tentativo di affermare il controllo su questa rotta strategica.

L’escalation ha destabilizzato una tregua già precaria e ha alimentato timori di interruzioni prolungate dell’offerta globale di petrolio. Le tensioni sono aumentate ulteriormente dopo presunti attacchi iraniani a infrastrutture negli Emirati Arabi Uniti, tra cui un terminal petrolifero a Fujairah.

“Una nuova escalation delle tensioni nel Golfo Persico ha spinto al rialzo i prezzi di petrolio e gas, poiché il mercato ricalibra ancora una volta la durata delle interruzioni dell’offerta dalla regione”, hanno dichiarato gli analisti di ING in una nota.

Sforzi diplomatici e intervento degli Stati Uniti

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato lunedì che un’azione militare non porterà a una soluzione della crisi nello Stretto di Hormuz, ma ha anche affermato che i colloqui in Pakistan stanno facendo progressi.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente annunciato un’iniziativa chiamata “Progetto Libertà”, volta ad assistere le navi bloccate nel Golfo tramite l’uso della forza militare.

L’operazione mira a guidare le navi commerciali lungo rotte più sicure e a ripristinare parzialmente i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, un passaggio da cui transita circa un quinto dell’offerta mondiale di greggio. I prezzi del petrolio sono aumentati sensibilmente dall’inizio del conflitto a febbraio, alimentando timori di uno shock inflazionistico a livello globale.

“Qualsiasi sollievo derivante dal passaggio delle navi bloccate attraverso lo stretto sarà temporaneo, con pochissime navi in ingresso nel Golfo Persico”, hanno aggiunto gli analisti di ING.

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