Italia pronta a rivedere al ribasso le stime di crescita in attesa del verdetto Eurostat

L’Italia si prepara a ridurre le proprie previsioni di crescita economica, mentre le tensioni in Medio Oriente e l’aumento dei costi energetici pesano sulle prospettive, secondo fonti governative. L’evoluzione dei conti pubblici dipenderà inoltre dalla decisione di Eurostat sul deficit 2025.

Il governo guidato da Giorgia Meloni dovrebbe tagliare la stima di crescita del PIL per il 2026 a circa lo 0,5%-0,6%, rispetto all’attuale obiettivo dello 0,7%. Anche le previsioni per il 2027 potrebbero essere ridotte allo 0,6%-0,7%, dal precedente 0,8%.

Dopo un forte rimbalzo post-pandemico, sostenuto anche da incentivi edilizi pubblici, l’economia italiana è tornata a una crescita più modesta, collocandosi tra le più deboli dell’area euro.

Pressioni sul debito

Anche ipotizzando il raggiungimento delle nuove stime, l’Italia registrerebbe cinque anni consecutivi di crescita inferiore all’1% tra il 2023 e il 2027, nonostante i miliardi del PNRR.

La debolezza economica continua a pesare sui conti pubblici. Il International Monetary Fund ha recentemente previsto che l’Italia supererà la Grecia quest’anno per il rapporto debito/PIL più elevato dell’eurozona, con il 138,4% contro il 136,9%.

Il Consiglio dei Ministri è convocato a mezzogiorno per approvare il Documento di Finanza Pubblica (DFP), che aggiornerà le stime su crescita, debito e deficit. Si tratterà di proiezioni basate su uno scenario invariato, non di obiettivi ufficiali, a causa dell’elevata incertezza geopolitica legata al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Nonostante il rallentamento della crescita, l’Italia prevede un deficit pari a circa il 2,8% del PIL nel 2026 e al 2,6% nel 2027, in linea con i target fissati lo scorso autunno.

Attenzione alla procedura per deficit eccessivo

Prima della riunione del governo, Eurostat pubblicherà i dati sui deficit dei Paesi membri per il 2025. L’Italia spera in una revisione al ribasso al 3,0% rispetto al 3,1% stimato da Istat a marzo, ma alcune indiscrezioni indicano che il dato potrebbe essere confermato.

Un deficit al 3% consentirebbe all’Italia di uscire dalla Procedura per Disavanzo Eccessivo (EDP), a condizione che la European Commission ritenga sostenibile il miglioramento dei conti. L’uscita dall’EDP offrirebbe maggiore flessibilità nel caso in cui l’UE decidesse di allentare le regole fiscali per affrontare la crisi energetica.

Finora, la Commissione europea ha escluso il ritorno della “clausola di salvaguardia generale” utilizzata durante la pandemia. Di conseguenza, l’Italia ha segnalato la possibilità di ricorrere a una clausola di deroga nazionale, che consentirebbe di negoziare con Bruxelles obiettivi di deficit più elevati in risposta a circostanze eccezionali o a un aumento della spesa per la difesa.

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