Il manifatturiero italiano mostra segnali di ripresa nonostante la contrazione

Il settore manifatturiero italiano ha iniziato il 2026 ancora in territorio di contrazione, ma con i primi segnali di stabilizzazione, secondo l’ultimo sondaggio HCOB PMI Manifatturiero Italia pubblicato lunedì.

L’indice PMI principale è salito leggermente a 48,1 a gennaio, rispetto a 47,9 di dicembre, rimanendo al di sotto della soglia di 50,0 che separa espansione e contrazione, ma indicando un lieve rallentamento del ritmo di flessione. L’attività ha continuato a ridursi, tuttavia il calo della produzione e dei nuovi ordini è risultato meno marcato rispetto al mese precedente.

L’occupazione è stata l’unica area in crescita, con le imprese manifatturiere che hanno aumentato il personale nel corso di gennaio, principalmente attraverso assunzioni a tempo indeterminato. Questo andamento è stato associato a un netto miglioramento della fiducia delle imprese, salita su uno dei livelli più elevati degli ultimi quattro anni e mezzo.

Le pressioni sui costi, invece, si sono intensificate in modo significativo. I prezzi degli input sono aumentati al ritmo più rapido degli ultimi oltre tre anni, spinti dall’aumento dei costi delle materie prime. Di conseguenza, i produttori hanno incrementato i propri prezzi di vendita per la seconda volta in tre mesi, anche se il ritmo complessivo dell’inflazione dei prezzi di vendita è rimasto contenuto.

Le condizioni della domanda restano deboli. I nuovi ordini sono diminuiti per il secondo mese consecutivo, seppur a un ritmo più lento rispetto a dicembre, mentre anche gli ordini dall’estero hanno continuato a calare in modo moderato. Gli intervistati hanno indicato la fragilità della domanda, le cancellazioni degli ordini e un contesto di mercato difficile come i principali fattori di pressione.

La produzione ha seguito un andamento analogo, registrando una contrazione per il secondo mese consecutivo ma a un passo più moderato. Alcune aziende hanno inoltre segnalato persistenti difficoltà nel reperire determinate materie prime.

L’attività di acquisto è diminuita ulteriormente, poiché i produttori si sono concentrati sulla riduzione delle scorte. Sia le giacenze di input sia quelle di prodotti finiti sono scese a gennaio, riflettendo acquisti rinviati, livelli produttivi più bassi, consegne più rapide e la volontà di smaltire le scorte esistenti.

Sul fronte più positivo, le tensioni nelle catene di approvvigionamento, presenti dalla metà del 2025, si sono attenuate nel corso del mese. I tempi di consegna degli input si sono accorciati, sostenuti da una maggiore stabilità a monte e da volumi di acquisto più contenuti.

Commentando i dati, Nils Müller, junior economist di Hamburg Commercial Bank, ha affermato che, sebbene il settore rimanga in contrazione, i dati di gennaio offrono “segnali preliminari che il comparto potrebbe avviarsi verso condizioni più solide”. Ha aggiunto che le aspettative delle imprese si sono rafforzate in modo significativo, sostenute dalle attese di una ripresa settoriale, da possibili tagli ai costi di finanziamento e dal lancio di nuovi prodotti.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *