I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente durante gli scambi asiatici di lunedì, perdendo oltre il 3%, dopo che le notizie su contatti tra Stati Uniti e Iran hanno ridotto parte del premio per il rischio geopolitico incorporato nel greggio. Al ribasso hanno contribuito anche prese di profitto dopo il recente rally.
Il calo è seguito alla riunione del fine settimana dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e dei suoi alleati (OPEC+), che ha deciso di lasciare invariati i livelli di produzione, in linea con le attese del mercato.
I future sul Brent con consegna ad aprile sono scesi del 3,3% a 67,07 dollari al barile alle 20:31 ET (01:31 GMT).
I prezzi del greggio avevano raggiunto quasi i massimi degli ultimi sei mesi la scorsa settimana, alimentati dai timori di un’escalation militare degli Stati Uniti contro l’Iran e dalle condizioni di freddo estremo in Nord America, considerate un fattore di possibile interruzione dell’offerta. Lunedì, tuttavia, parte di questi guadagni è stata annullata con gli investitori intenti a incassare i profitti.
A esercitare ulteriore pressione è stato anche il rimbalzo del dollaro statunitense dai minimi degli ultimi quattro anni. Il biglietto verde si è rafforzato dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nominato Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve, rendendo le materie prime denominate in dollari, come il petrolio, più costose per gli acquirenti che operano in altre valute.
Trump dice che l’Iran sta “parlando seriamente” con Washington
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato nel fine settimana che l’Iran sta “parlando seriamente” con la sua amministrazione, aprendo alla possibilità di una de-escalation delle tensioni tra i due Paesi.
Le dichiarazioni di Trump sono arrivate poco dopo che funzionari iraniani avevano affermato di essere al lavoro per organizzare negoziati con gli Stati Uniti.
Trump aveva più volte minacciato un’azione militare contro l’Iran in relazione al dossier nucleare e alle proteste in corso nel Paese, oltre ad aver disposto il dispiegamento di una flotta navale in Medio Oriente. Queste mosse avevano alimentato i timori di nuovi attacchi statunitensi contro Teheran, aumentando il rischio di instabilità geopolitica nella regione e di interruzioni nella produzione di petrolio.
Di conseguenza, i prezzi del greggio erano saliti rapidamente, con i mercati che avevano incorporato un premio per il rischio più elevato. Le tensioni geopolitiche, insieme alle recenti interruzioni legate al meteo negli Stati Uniti, avevano aiutato il petrolio a superare le preoccupazioni per una domanda globale debole e per un potenziale eccesso di offerta nel 2026. Più di recente, anche una significativa interruzione della produzione in Kazakistan aveva sostenuto i prezzi.
OPEC+ mantiene invariata la produzione
L’OPEC+ ha confermato domenica che manterrà invariata la produzione di petrolio per il mese di marzo, ribadendo la decisione di sospendere ulteriori aumenti dell’offerta nonostante il recente rialzo dei prezzi.
Il cartello aveva aumentato la produzione di circa 2,9 milioni di barili al giorno nel corso del 2025, ma a novembre ha annunciato una pausa a tempo indeterminato su nuovi incrementi. I prezzi del petrolio sono scesi di circa il 20% nell’ultimo anno.
Il gruppo non ha fornito indicazioni prospettiche sulla politica produttiva futura, probabilmente a causa dell’elevata incertezza legata al contesto economico globale e alle tensioni geopolitiche.

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