I mercati europei aprono in calo mentre i metalli preziosi scendono e gli investitori si preparano a una settimana ricca di eventi: DAX, CAC, FTSE100

Le borse europee hanno avviato la settimana in territorio negativo lunedì, con il sentiment degli investitori indebolito dal proseguimento del sell-off nei metalli preziosi, all’inizio di una settimana densa di risultati societari, decisioni delle banche centrali e dati macroeconomici.

Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco perdeva lo 0,4%, il CAC 40 francese scendeva dello 0,5% e il FTSE 100 britannico arretrava dello 0,6%.

Il crollo dei metalli preziosi pesa sul sentiment

Il clima di mercato è stato ulteriormente appesantito dal nuovo indebolimento di oro e argento, che hanno esteso le perdite dopo il forte ribasso di venerdì. La flessione è seguita alla nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve statunitense, un evento che ha rafforzato il dollaro e spinto gli investitori a prendere profitto dopo un rally che aveva portato i metalli preziosi su massimi storici solo pochi giorni prima.

L’oro spot è sceso di poco meno del 6% a 4.597 dollari l’oncia lunedì, dopo essere crollato di quasi il 10% venerdì, segnando il peggior ribasso giornaliero dal 1983. Anche l’argento è rimasto sotto forte pressione, dopo il tonfo del 30% di venerdì — la peggior seduta dal marzo 1980 — successivo a un’impennata alimentata dalla domanda di beni rifugio e da flussi speculativi.

A rafforzare le preoccupazioni, il CME ha annunciato un aumento dei requisiti di margine su diversi contratti sui metalli a partire dalla chiusura dei mercati di lunedì, suggerendo che alcuni operatori potrebbero avere difficoltà a soddisfare le margin call e potrebbero essere costretti a liquidare asset più liquidi.

Intesa Sanpaolo e risultati sotto i riflettori

L’attenzione si è poi spostata sui conti societari, con un’altra settimana intensa di pubblicazioni in arrivo. Circa il 30% della capitalizzazione dell’indice EuroSTOXX è atteso alla prova dei risultati nei prossimi giorni.

In apertura di settimana, Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) ha comunicato un aumento del 7,6% dell’utile netto 2025 a 9,3 miliardi di euro e ha annunciato un piano di distribuzione di 8,8 miliardi di euro agli azionisti tra dividendi e buyback, consolidando la sua posizione tra le banche più redditizie d’Europa.

La banca svizzera Julius Baer (TG:JGE) ha registrato un utile netto 2025 di 764 milioni di franchi svizzeri, in calo del 25% su base annua ma leggermente superiore alle attese di consenso pari a 679 milioni.

Negli Stati Uniti, l’attenzione è rivolta ai risultati di Alphabet (NASDAQ:GOOGL) e Amazon (NASDAQ:AMZN). Il sentiment sui titoli legati all’intelligenza artificiale si è raffreddato dopo che Microsoft (NASDAQ:MSFT) ha segnalato un aumento dei costi legati agli ingenti investimenti in AI, sollevando dubbi sui ritorni nel breve periodo.

Dati macro e banche centrali al centro dell’attenzione

Sul fronte macroeconomico, i dati diffusi in precedenza hanno mostrato che le vendite al dettaglio in Germania sono cresciute dello 0,1% a dicembre su base mensile, migliorando rispetto al calo dello 0,5% registrato nel mese precedente.

Nel corso della giornata sono attesi i dati PMI manifatturieri di gennaio per l’area euro, che dovrebbero mostrare un lieve miglioramento pur restando in area di contrazione. I dati pubblicati sabato hanno invece indicato che il PMI manifatturiero ufficiale della Cina è sceso ulteriormente sotto la soglia di 50 a gennaio, segnalando una contrazione dell’attività industriale e una persistente debolezza della domanda interna.

Sia la Banca Centrale Europea sia la Bank of England terranno questa settimana le rispettive riunioni di politica monetaria, e in entrambi i casi i mercati si attendono tassi di interesse invariati.

Il petrolio scende mentre si attenua il rischio geopolitico

I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente lunedì, dopo che si sono ridotte le preoccupazioni per un possibile attacco degli Stati Uniti all’Iran. Il presidente statunitense Donald Trump ha infatti affermato che il produttore mediorientale di greggio sta “trattando seriamente” con Washington.

I future sul Brent sono scesi del 4,8% a 65,97 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso il 5% a 61,91 dollari. I prezzi del greggio erano saliti con forza la scorsa settimana, quando i mercati avevano incorporato un maggiore rischio di interruzioni dell’offerta dopo le ripetute minacce di Trump di un’azione militare contro l’Iran legate ai negoziati sul nucleare e alle proteste interne in corso. Tali rischi sembrano ora attenuarsi alla luce dei commenti rilasciati nel fine settimana.

Nel frattempo, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e i suoi alleati, noti come OPEC+, hanno deciso di lasciare invariati i livelli di produzione durante la riunione del fine settimana, in linea con le attese del mercato.

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