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  • Borsa di Milano apre in calo con l’attesa per la Fed; lusso sotto pressione, STM in rialzo

    Borsa di Milano apre in calo con l’attesa per la Fed; lusso sotto pressione, STM in rialzo

    La Borsa di Milano ha avviato la seduta in territorio negativo, con gli investitori sempre più concentrati sull’intenso flusso di risultati trimestrali in arrivo da Europa e Stati Uniti e sulla decisione di politica monetaria della Federal Reserve attesa in giornata.

    Il sentiment globale resta contrastato. In Asia, l’indice Nikkei di Tokyo ha chiuso leggermente in rialzo, sostenuto dai segnali positivi provenienti dal settore dei semiconduttori dopo che il produttore olandese di apparecchiature per chip ASML ha comunicato ordini superiori alle attese, spingendo al rialzo i titoli tecnologici.

    L’attenzione più avanti nella giornata è rivolta alla Federal Reserve, che dovrebbe lasciare i tassi invariati nell’intervallo 3,50%–3,75%. Sebbene la decisione sui tassi sia in larga parte già scontata, i mercati seguono con interesse gli sviluppi legati all’indipendenza dell’istituto e alle possibili novità sul successore di Jerome Powell, che potrebbero emergere nei prossimi giorni.

    Riflettori puntati anche su valute e materie prime. Il dollaro statunitense ha proseguito la sua fase di debolezza dopo che il presidente Donald Trump ha definito “eccellente” il livello attuale del biglietto verde. Il calo del dollaro ha spinto l’oro a un nuovo massimo storico, superando i 5.200 dollari l’oncia.

    In agenda anche i conti di Meta e Tesla, attesi dopo la chiusura dei mercati statunitensi.

    Intorno alle 9:30, il FTSE MIB segnava un calo dello 0,33%.

    STM (BIT:STM) si è distinta tra i migliori titoli, con un rialzo di circa il 4%. Il titolo ha beneficiato del miglioramento del sentiment sul settore dopo i risultati positivi del concorrente olandese, il maggiore fornitore mondiale di apparecature per la produzione di semiconduttori, che ha registrato ordini superiori alle attese grazie all’aumento degli investimenti nella capacità produttiva di chip per l’intelligenza artificiale.

    Di segno opposto l’andamento del settore del lusso, colpito duramente dagli effetti di trascinamento legati alle trimestrali. Il colosso francese LVMH (EU:MC) ha registrato un forte ribasso, perdendo circa il 6% dopo risultati del quarto trimestre inferiori alle aspettative, penalizzati da margini più deboli e da un tono prudente sui primi segnali di ripresa della domanda.

    In flessione anche i titoli del lusso italiani. Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) è stato il peggiore, in calo del 6% dopo aver perso fino all’8% nelle prime fasi di scambio. Il gruppo ha chiuso il quarto trimestre con ricavi pari a 282 milioni di euro, in linea con le stime ma in calo del 2% a cambi costanti. Moncler (BIT:MONC) ha ceduto il 3,5%, mentre Brunello Cucinelli (BIT:BC) ha lasciato sul terreno il 2,2%.

    Deboli anche le banche, con Unicredit (BIT:UCG) in ribasso dello 0,45% e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) in calo dello 0,75%.

    In controtendenza Interpump (BIT:IP), che ha messo a segno un rialzo del 4,6%, risultando il titolo migliore del listino milanese nelle prime battute di contrattazione.

  • I future indicano un avvio sostanzialmente piatto a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future indicano un avvio sostanzialmente piatto a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future azionari statunitensi indicano un’apertura sostanzialmente invariata lunedì, segnalando una mancanza di direzione chiara dopo l’andamento contrastato registrato nella seduta di venerdì.

    Gli operatori appaiono cauti in vista della decisione di politica monetaria della Federal Reserve attesa per mercoledì. Sebbene il mercato si aspetti ampiamente tassi invariati, l’attenzione sarà rivolta soprattutto al comunicato della banca centrale per eventuali indicazioni sull’evoluzione futura dei tassi.

    Nei prossimi giorni saranno seguiti con interesse anche i risultati di grandi società come Meta Platforms (NASDAQ:META), Microsoft (NASDAQ:MSFT), Tesla (NASDAQ:TSLA) e Apple (NASDAQ:AAPL).

    Gli investitori continuano inoltre a monitorare gli sviluppi geopolitici, dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato di imporre dazi del 100% sulle importazioni dal Canada in relazione a un potenziale accordo commerciale con la Cina. Il primo ministro canadese Mark Carney ha risposto affermando che il suo Paese non ha alcuna intenzione di perseguire un’intesa di questo tipo.

    Sul fronte politico interno, torna lo spettro di un nuovo shutdown del governo statunitense. Diversi senatori democratici hanno minacciato di votare contro una legge di spesa se includesse fondi per il Dipartimento della Sicurezza Interna, dopo che agenti federali per l’immigrazione hanno ucciso un cittadino statunitense a Minneapolis nel fine settimana.

    Dopo i forti rialzi delle due sedute precedenti, i mercati azionari USA hanno chiuso venerdì con un andamento misto. Il Dow Jones Industrial Average ha perso terreno, mentre il Nasdaq, a forte componente tecnologica, ha proseguito al rialzo per il terzo giorno consecutivo.

    A fine giornata, il Dow è sceso di 285,30 punti, pari allo 0,6%, a 49.098,71. L’S&P 500 è salito di 2,26 punti, meno di un decimo di punto percentuale, a 6.915,61, mentre il Nasdaq ha guadagnato 65,22 punti, ovvero lo 0,3%, a 23.501,24.

    Nel complesso della settimana accorciata dalle festività, tutti e tre i principali indici hanno chiuso in calo. Il Nasdaq ha perso lo 0,1%, mentre l’S&P 500 e il Dow sono scesi rispettivamente dello 0,4% e dello 0,5%.

    L’andamento contrastato di venerdì ha riflesso il mutare delle preoccupazioni geopolitiche. Le tensioni legate alla Groenlandia si sono attenuate, ma sono state sostituite da nuovi timori di un confronto tra Stati Uniti e Iran.

    Dopo aver escluso l’uso della forza per acquisire la Groenlandia e aver ridimensionato le minacce tariffarie contro l’Europa, Trump sembra aver spostato nuovamente l’attenzione sull’Iran. Parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One giovedì, ha affermato che una “armata” statunitense è diretta verso il Medio Oriente.

    “Stiamo osservando l’Iran”, ha detto Trump. “Sapete che abbiamo molte navi che si stanno dirigendo in quella direzione, per ogni evenienza. Abbiamo una grande flottiglia che va in quella direzione e vedremo cosa succede”.

    In precedenza, Trump aveva fatto marcia indietro rispetto alle minacce di azioni militari contro l’Iran legate alla repressione delle proteste nel Paese.

    Sul fronte macroeconomico, l’Università del Michigan ha diffuso dati che mostrano un miglioramento della fiducia dei consumatori a gennaio superiore alle attese. L’indice di fiducia è stato rivisto al rialzo a 56,4 da una lettura preliminare di 54,0, contro le attese che indicavano nessuna revisione. Il dato risulta inoltre nettamente superiore al livello di dicembre, pari a 52,9.

    A livello settoriale, i titoli software sono stati tra i migliori della giornata, spingendo il Dow Jones U.S. Software Index a un rialzo del 2,2%. Anche i titoli auriferi hanno mostrato forza, sostenuti da un nuovo balzo del prezzo dell’oro, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in crescita dell’1,5%.

    Di contro, i titoli dell’hardware informatico hanno registrato forti ribassi, trascinando il NYSE Arca Computer Hardware Index in calo del 2,9%. Debole anche il comparto bancario e immobiliare, con il KBW Bank Index in flessione del 2,2% e il Philadelphia Housing Sector Index in calo dell’1,6%.

  • Borse europee caute tra tensioni Iran-USA e attesa per la decisione della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee caute tra tensioni Iran-USA e attesa per la decisione della Fed: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno mostrato un andamento prudente lunedì, con gli investitori riluttanti ad assumere posizioni decise in un contesto di crescenti tensioni tra Iran e Stati Uniti e in vista della decisione di politica monetaria della Federal Reserve prevista più avanti nella settimana.

    Il sentiment è stato appesantito anche dalla rinnovata minaccia del presidente statunitense Donald Trump di imporre dazi del 100% sul Canada, dai timori di un possibile shutdown del governo USA e dalla cautela in vista dei risultati delle grandi società tecnologiche attesi nei prossimi giorni.

    In tarda mattinata, l’indice FTSE 100 del Regno Unito segnava un rialzo di circa lo 0,1%, mentre il DAX tedesco era in leggero calo e il CAC 40 francese perdeva circa lo 0,1%.

    Sul fronte societario, il fornitore tedesco per l’industria automobilistica e industriale Stabilus (TG:STM) ha registrato un forte rialzo dopo aver comunicato che il flusso di cassa del primo trimestre è più che triplicato, nonostante il calo dei ricavi.

    In forte progresso anche Fnac Darty (EU:FNAC), dopo che il retailer francese ha annunciato di aver ricevuto un’offerta di acquisizione da EP Group, il veicolo di investimento controllato da Daniel Kretinsky.

    Buona performance anche per la società immobiliare Aroundtown (TG:AT1), che ha annunciato un piano di riacquisto di azioni proprie fino a 250 milioni di euro nel corso dell’anno.

    Sul versante opposto, Danone (EU:BN) ha registrato un netto calo dopo aver comunicato il richiamo di specifici lotti di latte artificiale in alcuni mercati.

    In ribasso anche la compagnia aerea low-cost Ryanair Holdings (LSE:0A2U), dopo aver riportato un calo degli utili del terzo trimestre.

  • L’oro segna nuovi record sopra i 5.100 dollari l’oncia con la corsa ai beni rifugio

    L’oro segna nuovi record sopra i 5.100 dollari l’oncia con la corsa ai beni rifugio

    L’oro ha superato con decisione la soglia dei 5.100 dollari l’oncia lunedì, proseguendo il forte rally della scorsa settimana mentre gli investitori si sono riversati sul metallo prezioso in un contesto di crescente incertezza geopolitica.

    Il prezzo spot dell’oro è salito di quasi il 2,5% fino a un nuovo massimo storico di 5.111,11 dollari l’oncia alle 18:52 ET (00:52 GMT). Anche i futures sull’oro USA hanno registrato un balzo del 2,5%, toccando il record di 5.145,39 dollari l’oncia.

    La scorsa settimana il metallo giallo ha guadagnato oltre l’8%, aggiornando più volte i massimi storici, e dall’inizio dell’anno segna un rialzo vicino al 17%. La spinta arriva dalla combinazione di rischi geopolitici, aspettative di una politica monetaria statunitense più accomodante nel 2026 e acquisti costanti da parte delle banche centrali.

    Il rialzo ha coinvolto anche gli altri metalli preziosi. L’argento è balzato del 6% fino al record di 109,46 dollari l’oncia, mentre il platino è salito del 4% toccando un nuovo massimo a 2.910,67 dollari l’oncia.

    Geopolitica e minacce tariffarie sostengono l’oro

    Un fattore chiave del balzo dell’oro nel corso del mese è l’aumento delle tensioni tra gli Stati Uniti e alcuni alleati della NATO sulla Groenlandia, che ha contribuito a destabilizzare i mercati globali.

    La retorica del presidente Donald Trump sugli interessi strategici degli Stati Uniti nell’Artico ha messo sotto pressione le relazioni transatlantiche, alimentando timori di ricadute diplomatiche ed economiche più ampie.

    A rafforzare ulteriormente il quadro, Trump ha intensificato nel fine settimana le tensioni commerciali con il Canada, minacciando l’imposizione di un dazio del 100% sui beni canadesi qualora Ottawa procedesse con un accordo commerciale con la Cina. In un post sui social, Trump ha scritto che il Canada potrebbe diventare un “porto di smistamento” per le merci cinesi dirette negli Stati Uniti e ha avvertito che Pechino “si mangerebbe il Canada vivo” se l’intesa andasse in porto.

    Attesa per la decisione della Fed

    L’oro continua inoltre a beneficiare delle aspettative sulla politica monetaria statunitense. La Federal Reserve concluderà la sua riunione di politica monetaria mercoledì e i mercati si attendono in larga parte tassi invariati.

    Sebbene una pausa sia già ampiamente scontata, gli investitori analizzeranno con attenzione il comunicato della Fed e le dichiarazioni del presidente Jerome Powell per ottenere indicazioni sui tempi e sull’entità di possibili tagli dei tassi più avanti nell’anno. Tassi di interesse più bassi tendono a favorire l’oro, riducendo il costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento.

    “Sia i dati sia la solida difesa dell’indipendenza delle banche centrali da parte del presidente Powell indicano poche probabilità di un taglio dei tassi della Fed il 28 gennaio”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    “L’attenzione sarà rivolta alla nomina imminente del nuovo presidente della Fed da parte del presidente Trump, ai prossimi dati macroeconomici e alla capacità di questa figura di convincere il resto del comitato a procedere con ulteriori tagli”, hanno aggiunto.

  • Prezzi del petrolio stabili mentre i mercati bilanciano rischi geopolitici e prospettive sull’offerta

    Prezzi del petrolio stabili mentre i mercati bilanciano rischi geopolitici e prospettive sull’offerta

    I prezzi del petrolio sono rimasti sostanzialmente invariati lunedì, mantenendo i recenti rialzi mentre gli operatori valutavano l’aumento delle tensioni geopolitiche a fronte delle persistenti preoccupazioni per un possibile surplus di offerta, in attesa anche delle indicazioni della Federal Reserve nel corso della settimana.

    Alle 22:18 ET (03:18 GMT), i future sul Brent con scadenza marzo scendevano dello 0,1% a 65,84 dollari al barile, mentre il WTI statunitense perdeva anch’esso lo 0,1% a 61,03 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark avevano guadagnato oltre il 2% venerdì, sostenuti da un aumento dei premi per il rischio geopolitico.

    Le tensioni geopolitiche sostengono i prezzi

    Il sentiment di mercato resta fragile dopo che gli Stati Uniti hanno segnalato un irrigidimento della postura militare. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che un’”armata” di forze navali statunitensi — incluso un gruppo da battaglia con portaerei — è diretta verso il Medio Oriente, in un contesto di crescenti tensioni con l’Iran. Un eventuale conflitto che coinvolga Teheran alimenta i timori di interruzioni nelle spedizioni di greggio da una delle principali aree produttive mondiali.

    I mercati petroliferi hanno inoltre risentito delle recenti tensioni geopolitiche legate alla Groenlandia, che hanno contribuito ad aumentare la volatilità sui mercati finanziari globali.

    Sul fronte dell’offerta, parte delle pressioni al ribasso si è attenuata dopo il ritorno a pieno regime della principale rotta di esportazione del greggio kazako. Il Caspian Pipeline Consortium ha comunicato che il terminale sul Mar Nero è tornato operativo dopo il completamento delle riparazioni a un punto di ormeggio, consentendo la ripresa delle esportazioni a livelli normali.

    Timori di eccesso di offerta e attesa per la Fed

    Nonostante il supporto nel breve periodo fornito dal contesto geopolitico, gli investitori restano cauti sulle prospettive di medio termine. Persistono i timori che il mercato petrolifero possa trovarsi in surplus più avanti nell’anno, qualora la crescita della produzione superi quella della domanda, soprattutto con l’offerta dei produttori non OPEC che continua a mostrarsi resiliente.

    L’attenzione si sposta ora sulla riunione di politica monetaria della Federal Reserve prevista questa settimana, con i mercati che si attendono in larga parte tassi invariati. Gli investitori analizzeranno attentamente le indicazioni della Fed per cogliere segnali sui tempi di eventuali tagli dei tassi più avanti nell’anno, dato che le aspettative sui tassi possono influenzare la domanda di petrolio attraverso l’impatto sulla crescita economica e sul dollaro statunitense.

  • Future poco mossi mentre i mercati guardano alla Fed, agli utili e alle nuove minacce tariffarie di Trump: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    Future poco mossi mentre i mercati guardano alla Fed, agli utili e alle nuove minacce tariffarie di Trump: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street

    I future azionari statunitensi hanno avviato la settimana in tono cauto, con gli investitori concentrati sulla decisione sui tassi della Federal Reserve e su una fitta agenda di risultati societari. I mercati stanno inoltre valutando la rinnovata retorica tariffaria del presidente Donald Trump e seguono gli sviluppi legati alle proteste a Minneapolis. Intanto, l’oro ha toccato un nuovo massimo storico.

    Future poco mossi

    I future USA si sono mantenuti appena sotto la parità lunedì, mentre i trader si preparavano a una settimana ricca di eventi, tra cui la decisione della Fed e numerose trimestrali.

    Alle 03:00 ET, i future sul Dow Jones erano invariati, quelli sull’S&P 500 cedevano 4 punti (-0,1%) e i future sul Nasdaq 100 scendevano di 30 punti (-0,1%).

    Venerdì Wall Street ha chiuso in modo contrastato, ma tutti e tre i principali indici — Dow Jones Industrial Average, S&P 500 e Nasdaq Composite — hanno terminato la settimana in calo.

    Il sentiment è stato appesantito dal tono prudente espresso dal produttore di chip Intel (NASDAQ:INTC), sostenuto anche dal colosso dell’AI Nvidia (NASDAQ:NVDA) e dal governo statunitense. Gli investitori continuano a interrogarsi sulla capacità delle aziende esposte all’intelligenza artificiale di trasformare gli ingenti investimenti in ritorni finanziari concreti.

    Rimane tuttavia la speranza che le tensioni geopolitiche, che hanno pesato sui mercati la scorsa settimana, possano attenuarsi. Gli operatori hanno inoltre analizzato dati che indicano un’economia statunitense ancora solida, sebbene trainata soprattutto da famiglie ad alto reddito e grandi imprese.

    Attesa per la Fed e speculazioni sul dopo Powell

    L’attenzione si sposta ora sulla riunione di due giorni della Federal Reserve, che si concluderà mercoledì con l’annuncio sui tassi.

    La banca centrale è ampiamente attesa mantenere i tassi invariati tra il 3,5% e il 3,75%, dopo una serie di tagli effettuati a fine anno per sostenere un mercato del lavoro in rallentamento. Nonostante le ripetute pressioni di Trump per riduzioni più aggressive, gli analisti citano crescita robusta, disoccupazione contenuta e mercati azionari elevati come motivi per una pausa.

    Sotto i riflettori anche lo scontro pubblico tra Trump e il presidente della Fed Jerome Powell, che ha alimentato timori sull’indipendenza della banca centrale. All’inizio del mese, Powell ha dichiarato che il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine penale nei suoi confronti, definendola politicamente motivata.

    Powell dovrebbe lasciare la presidenza della Fed a maggio, anche se non è chiaro se resterà nel board. Trump ha lasciato intendere di avere già un candidato preferito, con i mercati delle previsioni che indicano sempre più il dirigente di BlackRock Rick Rider davanti all’ex governatore della Fed Kevin Warsh.

    “L’attenzione sarà sulla nomina imminente del nuovo presidente della Fed da parte del presidente Trump, sui prossimi dati e sulla capacità di questa figura di convincere il resto del comitato a procedere con ulteriori tagli”, hanno scritto gli analisti di ING.

    Trump rilancia la minaccia di dazi contro il Canada

    Quando una minaccia commerciale si affievolisce, ne emerge un’altra. Nel fine settimana Trump ha avvertito che imporrà dazi del 100% al Canada se Ottawa dovesse siglare un accordo commerciale con la Cina.

    Il presidente ha preso di mira il primo ministro canadese Mark Carney, che ha recentemente visitato la Cina e a Davos ha sostenuto che i Paesi più piccoli devono contrastare le pressioni economiche delle grandi potenze.

    “La Cina si mangerà il Canada vivo, lo divorerà completamente, distruggendo le sue imprese, il tessuto sociale e lo stile di vita”, ha scritto Trump, aggiungendo che “tutti i beni e i prodotti canadesi che entreranno negli Stati Uniti” sarebbero soggetti a un dazio del 100% in caso di accordo.

    Carney ha risposto che il Canada “non ha alcuna intenzione” di perseguire un accordo di libero scambio con la Cina, sottolineando che Ottawa rispetterà gli impegni presi nell’accordo esistente con Stati Uniti e Messico.

    “Non riteniamo che gli investitori debbano preoccuparsi troppo della reale attuazione di un dazio del 100% sul Canada, ma il fatto che Trump continui a lanciare minacce impulsive sta gradualmente minando il sentiment”, hanno commentato gli analisti di Vital Knowledge.

    Rischio shutdown torna sul tavolo dopo i disordini a Minneapolis

    I timori di un nuovo shutdown del governo statunitense sono riemersi dopo un’altra vittima a Minneapolis, dove i manifestanti si sono scontrati con le autorità federali per l’immigrazione.

    Secondo il Wall Street Journal, molti senatori democratici, inizialmente disposti a evitare uno shutdown dopo la chiusura record di 43 giorni dello scorso anno, stanno ora assumendo una linea più dura dopo l’uccisione di un uomo da parte di un agente della Border Patrol.

    Diversi democratici hanno dichiarato che non sosterranno il finanziamento delle agenzie che supervisionano la Border Patrol e l’ICE, chiedendo maggiore controllo sulle loro pratiche. I repubblicani mantengono la maggioranza al Senato, ma non sufficiente per approvare la maggior parte delle leggi senza appoggio bipartisan.

    L’oro continua la sua corsa

    L’oro ha superato quota 5.100 dollari l’oncia lunedì, proseguendo il forte rally della scorsa settimana mentre gli investitori si rifugiano nel bene rifugio in un contesto geopolitico incerto.

    Il metallo giallo è salito di oltre l’8% la scorsa settimana, aggiornando più volte i massimi storici, ed è in rialzo di quasi il 17% dall’inizio dell’anno. Il movimento è sostenuto dai rischi geopolitici, dalle attese di una politica monetaria USA più accomodante nel 2026 e dagli acquisti costanti delle banche centrali.

    Anche altri metalli preziosi, in particolare argento e platino, hanno toccato nuovi record storici.

  • Le azioni DiaSorin calano dopo l’annuncio dell’uscita del CFO Pedron verso Nexi

    Le azioni DiaSorin calano dopo l’annuncio dell’uscita del CFO Pedron verso Nexi

    Le azioni di DiaSorin (BIT:DIA) hanno registrato un calo del 2,3% dopo che il gruppo ha annunciato che il Chief Financial Officer Piergiorgio Pedron lascerà la società con effetto dal 31 marzo 2026 per assumere l’incarico di CFO presso la società dei pagamenti Nexi.

    DiaSorin ha indicato Alberto Donati come successore di Pedron, con il passaggio di consegne previsto per il 1° aprile 2026. Donati vanta oltre 14 anni di esperienza all’interno del gruppo e ricopre attualmente il ruolo di Group Controller, oltre a quello di CFO di Luminex, società entrata nel perimetro di DiaSorin con l’acquisizione del 2021.

    La nomina avviene mentre DiaSorin intensifica il focus sulla crescita del business della diagnostica molecolare. Nel corso della sua carriera, Donati ha ricoperto ruoli di responsabilità finanziaria nelle attività del gruppo in Cina e in Australia, oltre ad aver seguito l’integrazione di Luminex dopo l’acquisizione.

    Gli analisti di Morgan Stanley hanno commentato la scelta affermando:
    “Riteniamo che la nomina del signor Donati sia coerente con l’ambizione di rendere il business Luminex/Molecular uno dei principali motori degli obiettivi di crescita di medio termine di DiaSorin, in particolare per l’esecuzione dei lanci molecolari in corso come LiaisonPlex e Liaison NES.”

    La reazione del mercato indica che gli investitori stanno metabolizzando il cambiamento nella leadership finanziaria della società di diagnostica, che negli ultimi anni ha lavorato per ampliare il proprio portafoglio di test molecolari dopo l’integrazione di Luminex.

  • Intesa Sanpaolo smentisce le indiscrezioni su una quota Generali legata a Caltagirone

    Intesa Sanpaolo smentisce le indiscrezioni su una quota Generali legata a Caltagirone

    Le voci su Assicurazioni Generali (BIT:G) sono state nettamente ridimensionate dopo le prese di posizione sia di Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) sia del gruppo Caltagirone (BIT:CALT), in seguito a notizie di stampa che ipotizzavano una possibile operazione sulle azioni del Leone di Trieste.

    Le indiscrezioni sono partite dal sito Lo Spiffero, secondo cui un consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, riunitosi in una non meglio precisata domenica, avrebbe approvato l’acquisto della partecipazione del gruppo Caltagirone in Generali. Ricostruzione che è stata rapidamente smentita.

    Un portavoce di Intesa Sanpaolo ha ribadito nel fine settimana che il consiglio in calendario il 1° febbraio sarà dedicato esclusivamente all’esame del bilancio e del piano industriale 2026-2029, respingendo “qualsiasi altra insinuazione come infondata”.

    Anche il gruppo Caltagirone, che detiene il 6,2% di Generali, ha definito la notizia “priva di fondamento”, sottolineando che non c’è stato “alcun contatto con Intesa su questo tema”.

    Nonostante le smentite ufficiali, Lo Spiffero ha insistito, scrivendo:
    “Mentre le dichiarazioni ufficiali negano persino l’esistenza di contatti, fonti milanesi e romane, diverse ma convergenti, confermano che un dialogo tra Messina e Caltagirone esiste. Non un caffè casuale, non un saluto di cortesia, ma una discussione sul dossier Generali all’interno del più ampio terremoto MPS-Mediobanca”.

    Il sito ha collegato il presunto confronto al più ampio dossier relativo all’aggregazione tra Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca. Nell’ambito di questo processo, Siena dovrà presentare entro marzo il piano industriale alla Banca centrale europea, chiarendo se Mediobanca resterà indipendente e quotata o verrà completamente integrata, con un’eventuale uscita dalla Borsa.

    In caso di integrazione totale, la partecipazione di circa il 13% che Mediobanca detiene in Generali finirebbe sotto il controllo diretto di Monte dei Paschi, diventando una leva strategica o una pedina negoziale. Questo scenario viene indicato come possibile fonte di attrito tra l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio — favorevole a una lettura più “finanziaria” degli asset di Generali — e Francesco Gaetano Caltagirone, che ha costruito una parte rilevante della propria influenza proprio intorno a Monte dei Paschi.

    Sul fondo pesa anche la situazione a Siena, dove il rinvio al 28 gennaio del regolamento per il rinnovo del consiglio di amministrazione ha aggiunto ulteriore incertezza, tra tensioni sulla composizione delle liste e l’ombra dell’inchiesta milanese.

    A Piazza Affari, intanto, il titolo Intesa Sanpaolo ha avviato la settimana a 5,84 euro, in rialzo dello 0,8%, riducendo il calo da inizio anno a circa il 2%.

    La scorsa settimana UBS ha alzato i target price su diverse banche italiane, portando quello di Intesa Sanpaolo da 6,15 a 6,45 euro, di BPER da 11,8 a 13,1 euro e di Banco BPM da 12,5 a 12,8 euro. La raccomandazione resta buy sui primi due titoli e neutral su Banco BPM.
    “Il quadro è solido, ma serve una scintilla di crescita per ridurre il gap di valutazione con la Spagna”, hanno sintetizzato gli analisti, ricordando che lo scorso anno le banche italiane hanno sottoperformato quelle spagnole in Borsa, invertendo la tendenza vista nel 2023-2024.

    Intesa Sanpaolo continua comunque a presentare un profilo valutativo favorevole, con un consenso degli analisti orientato in prevalenza al positivo. Secondo i dati di Investing.com, 16 analisti su 19 raccomandano l’acquisto del titolo, con una sola indicazione hold e due sell. Il target price medio a 12 mesi è pari a circa 5,68 euro, con stime comprese tra 5,30 e 6,40 euro.

    Un quadro simile emerge anche da Valueinvesting.io, che segnala una raccomandazione media “Buy” sulla base di 27 analisti e un prezzo obiettivo medio a 12 mesi di 5,44 euro, incorporando un potenziale upside di circa il 7,5% rispetto alle quotazioni attuali.

  • Borse europee caute in avvio, attesa per la Fed e raffica di trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee caute in avvio, attesa per la Fed e raffica di trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno iniziato la settimana con un tono prudente lunedì, con gli investitori restii a prendere posizioni decise a fronte delle persistenti incertezze geopolitiche, dell’imminente decisione di politica monetaria della Federal Reserve e di un calendario fitto di risultati societari.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco guadagnava lo 0,1%, il FTSE 100 britannico saliva dello 0,2%, mentre il CAC 40 francese perdeva lo 0,1%.

    Tensioni tra Stati Uniti e Canada ancora elevate

    Sebbene le recenti preoccupazioni legate alla posizione del presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia e al rischio di una guerra commerciale transatlantica sembrino essersi attenuate, le tensioni geopolitiche restano sotto i riflettori.

    Nel fine settimana, Trump ha avvertito che gli Stati Uniti imporrebbero un dazio del 100% al Canada qualora Ottawa firmasse un accordo commerciale con la Cina. Il primo ministro canadese Mark Carney ha risposto affermando che il Canada non ha intenzione di perseguire un accordo di libero scambio con Pechino, ma lo scambio di dichiarazioni ha messo in evidenza le frizioni ancora latenti tra i due Paesi confinanti.

    L’indice Ifo tedesco passa in secondo piano rispetto alla Fed

    Il principale dato macroeconomico europeo di lunedì è l’indice Ifo sul clima economico in Germania, atteso in miglioramento e indicativo di una maggiore fiducia delle imprese nella prima economia dell’area euro.

    Tuttavia, l’attenzione dei mercati è concentrata soprattutto sulla riunione di due giorni della Federal Reserve, che si concluderà mercoledì. Gli investitori si aspettano in larga parte che i tassi di interesse restino invariati dopo tre tagli consecutivi e analizzeranno con attenzione il comunicato della Fed e le dichiarazioni del presidente Jerome Powell per cogliere indicazioni sulla futura traiettoria dei tassi.

    Focus societario: Ryanair e S4 Capital

    Sul fronte aziendale, Ryanair (LSE:0A2U) ha dichiarato di attendersi un utile netto annuale superiore di circa un terzo rispetto all’anno precedente, sostenuto da una crescita delle tariffe più forte del previsto. Le tariffe medie dovrebbero aumentare oltre il +7% annuo stimato a novembre.

    Tuttavia, l’utile del terzo trimestre è risultato nettamente inferiore rispetto a un anno fa, penalizzato principalmente da un onere di 85 milioni di euro legato a una sanzione inflitta dall’autorità garante della concorrenza italiana.

    Nel frattempo, il gruppo di pubblicità digitale S4 Capital (LSE:SFOR) ha comunicato che i risultati di trading per l’intero 2025 hanno superato sia le indicazioni riviste fornite a novembre sia le attuali aspettative di mercato.

    A Wall Street si preannuncia una settimana intensa, con oltre 90 società dell’S&P 500 pronte a pubblicare i conti trimestrali, tra cui Apple, Meta Platforms e Microsoft. Finora, il 76% delle aziende che hanno già comunicato i risultati ha battuto le stime, secondo i dati di FactSet.

    Prezzi del petrolio in consolidamento dopo il rally

    I prezzi del petrolio hanno registrato un lieve calo lunedì, consolidando i recenti rialzi alimentati dalle rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran e dalle rigide condizioni invernali in diverse aree degli Stati Uniti.

    Il Brent è sceso dello 0,2% a 64,92 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha ceduto lo 0,2% a 60,93 dollari. Entrambi i benchmark avevano guadagnato il 2,7% la scorsa settimana, chiudendo venerdì sui livelli più alti dal 14 gennaio.

    Giovedì, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno un’“armada” diretta verso l’Iran, uno dei maggiori produttori di greggio del Medio Oriente, con un gruppo d’attacco di portaerei e altre risorse militari attese nella regione nei prossimi giorni.

    Separatamente, negli Stati Uniti, le tempeste invernali hanno ridotto la produzione di petrolio e gas naturale e fatto impennare i prezzi spot dell’energia elettrica.

  • Terna avvia il collocamento di un bond non callable con scadenza fino a sei anni

    Terna avvia il collocamento di un bond non callable con scadenza fino a sei anni

    Terna (BIT:TRN) ha avviato il collocamento di una nuova emissione obbligazionaria non callable con una durata fino a sei anni. Le prime indicazioni di mercato suggeriscono un rendimento intorno al 4,5%, secondo fonti finanziarie.

    L’operazione è coordinata da un ampio sindacato bancario che include Banca Akros, BNP Paribas, Bank of America, CaixaBank, Citi, Crédit Agricole, Goldman Sachs, IMI–Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Santander, SMBC, Société Générale e UniCredit.