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  • Le borse europee salgono grazie agli utili societari, nonostante le tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee salgono grazie agli utili societari, nonostante le tensioni geopolitiche: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno chiuso la seduta di venerdì in rialzo, sostenuti da risultati societari complessivamente positivi e da dati macroeconomici resilienti, anche se il contesto geopolitico resta teso. Intorno alle 09:30 GMT, il DAX tedesco guadagnava circa l’1%, il CAC 40 francese lo 0,5% e il FTSE 100 britannico lo 0,2%.

    Segnali di graduale ripresa nell’eurozona

    I dati macro hanno indicato un miglioramento progressivo dell’economia dell’area euro. In Francia, il PIL è cresciuto moderatamente nel quarto trimestre del 2025, rallentando rispetto al forte rimbalzo estivo ma chiudendo l’anno con una performance superiore alle attese. La crescita trimestrale si è attestata allo 0,2%, in calo rispetto allo 0,5% del terzo trimestre, mentre sull’intero 2025 l’economia è cresciuta dello 0,9%, superando l’ipotesi dello 0,7% utilizzata nella pianificazione di bilancio del governo.

    In Germania, il mercato del lavoro ha mostrato segnali di debolezza, con il numero dei disoccupati invariato a gennaio. Su base destagionalizzata, i senza lavoro sono rimasti a 2,976 milioni, con il tasso di disoccupazione stabile al 6,3%. In questo contesto, la Banca Centrale Europea dovrebbe mantenere i tassi di interesse invariati nella riunione della prossima settimana, con l’inflazione vicina all’obiettivo e primi segnali di stabilizzazione economica.

    Attenzione su geopolitica e Federal Reserve

    Le tensioni geopolitiche restano elevate. Secondo indiscrezioni, la Casa Bianca starebbe valutando ulteriori azioni militari contro l’Iran, mentre una maggiore presenza navale statunitense viene dispiegata nella regione. Parallelamente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara lo stato di emergenza nazionale e apre la strada a possibili dazi sui beni provenienti da Paesi che commerciano petrolio con Cuba.

    Trump ha inoltre dichiarato che annuncerà a breve il nome del prossimo presidente della Federal Reserve, con i media che indicano l’ex governatore della Fed Kevin Warsh come principale candidato.

    Società in evidenza: Adidas, Swatch e CaixaBank

    Sul fronte societario, Adidas (BIT:1ADS) è stata sotto i riflettori dopo aver annunciato vendite record nel 2025 e un piano di buyback da 1 miliardo di euro. Swatch (TG:UHR) ha comunicato una crescita delle vendite del 4,7% a cambi costanti nel secondo semestre, pur segnalando un forte calo dell’utile annuale.

    Nel settore bancario, CaixaBank (TG:A2RZTQ) ha riportato un utile netto di 5,89 miliardi di euro nel 2025, in aumento dell’1,8%, con un ritorno sul capitale tangibile del 17,5%, una riduzione dei crediti deteriorati al minimo storico del 2,1% e un incremento del dividendo del 15%.

    Negli Stati Uniti, Apple (NASDAQ:AAPL) ha superato agevolmente le attese su utili e ricavi nel primo trimestre fiscale, registrando la migliore crescita trimestrale delle vendite di iPhone degli ultimi quattro anni.

    Petrolio e oro in calo dai massimi

    Le materie prime hanno ritracciato dai recenti massimi. I prezzi del petrolio sono scesi nella seduta di venerdì, pur restando avviati verso forti rialzi settimanali per il timore che un eventuale attacco statunitense all’Iran possa interrompere le forniture. Il Brent è sceso dello 0,8% a 69,03 dollari al barile, mentre il WTI ha perso lo 0,8% a 64,87 dollari. Su base settimanale, entrambi i contratti restano in rialzo di circa il 5% e si avviano a chiudere il primo mese positivo dopo sei mesi.

    Anche l’oro ha registrato una brusca correzione, allontanandosi dai massimi storici dopo le notizie sull’imminente annuncio del nuovo presidente della Fed. Kevin Warsh, considerato meno accomodante rispetto ad altri candidati, ha rafforzato il dollaro, penalizzando le materie prime denominate nella valuta statunitense. L’oro spot è sceso del 5,4% a 5.061,59 dollari l’oncia, mentre i futures di aprile hanno perso il 6,4% a 5.024,68 dollari. Nonostante il calo, il metallo prezioso resta in rialzo di oltre il 20% da inizio gennaio, avviandosi verso il sesto aumento mensile consecutivo e il miglior rialzo mensile dal 1982.

  • Safilo in rialzo dopo risultati del quarto trimestre superiori alle attese nonostante il calo dei ricavi

    Safilo in rialzo dopo risultati del quarto trimestre superiori alle attese nonostante il calo dei ricavi

    Le azioni Safilo Group (BIT:SFL) hanno registrato un forte rialzo dopo che il produttore di occhiali ha riportato una redditività del quarto trimestre 2025 superiore alle aspettative, pur in presenza di una flessione dei ricavi. L’EBITDA adjusted del trimestre è aumentato del 12,4% su base annua, raggiungendo 19,8 milioni di euro, ben al di sopra delle stime di mercato pari a circa 13,4 milioni di euro, grazie a un’attenta gestione dei costi e a un significativo miglioramento dei margini.

    Il margine lordo è cresciuto di 240 punti base, attestandosi al 61,9%, a dimostrazione del fatto che il gruppo è riuscito in larga parte a compensare l’impatto dei dazi attraverso aumenti selettivi dei prezzi e una progressiva riallocazione della produzione al di fuori della Cina. La sorpresa positiva sui risultati ha sostenuto il titolo, che in mattinata ha segnato un progresso di circa il 7,6%.

    I ricavi trimestrali si sono attestati a 225 milioni di euro, leggermente al di sotto delle attese degli analisti di 227,4 milioni di euro, con un rallentamento della crescita nella maggior parte delle aree geografiche. In Europa le vendite sono salite dello 0,7% dopo un terzo trimestre particolarmente brillante, il Nord America ha registrato una crescita dell’1,5%, mentre l’area Asia-Pacifico ha subito un calo a doppia cifra dopo la buona performance dei primi nove mesi dell’anno.

    Sull’intero esercizio 2025, Safilo ha riportato ricavi pari a 983,4 milioni di euro, in diminuzione dell’1% rispetto al 2024, mentre a cambi costanti le vendite sono cresciute dell’1,8%. L’EBITDA adjusted è aumentato del 12% a 104,2 milioni di euro, confermando i benefici derivanti dalla disciplina sui margini e dall’efficienza operativa. Il gruppo ha inoltre rafforzato la struttura finanziaria, riducendo il debito netto a 46 milioni di euro dagli 82,7 milioni di euro dell’anno precedente, nonostante investimenti per 25 milioni di euro nell’acquisizione di una partecipazione del 25% in Inspecs e 18 milioni di euro destinati al riacquisto di azioni proprie.

    Sul piano operativo, il marchio Smith è tornato a crescere nei canali retail fisici nel corso del quarto trimestre, mentre il portafoglio di marchi contemporary e lifestyle di Safilo ha continuato a rappresentare un importante motore di crescita, sostenendo il miglioramento complessivo della redditività del gruppo.

  • Recordati collabora con Moderna per lo sviluppo di una terapia per una rara malattia metabolica

    Recordati collabora con Moderna per lo sviluppo di una terapia per una rara malattia metabolica

    La casa farmaceutica italiana Recordati (BIT:REC) ha siglato una partnership strategica con Moderna per lo sviluppo e la commercializzazione di mRNA-3927, un trattamento sperimentale per l’acidemia propionica (PA). In base all’accordo, Recordati verserà a Moderna un pagamento iniziale di 50 milioni di dollari, con la possibilità di ulteriori 110 milioni di dollari legati a milestone di sviluppo e regolatorie nel breve termine, oltre a royalty progressive sulle future vendite del prodotto.

    La collaborazione mira a portare sul mercato quella che potrebbe diventare la prima terapia in grado di modificare il decorso della malattia, una patologia metabolica ereditaria rara che colpisce circa una persona ogni 100.000–150.000 a livello globale. L’acidemia propionica è associata a crisi metaboliche gravi e potenzialmente fatali, oltre a complicanze multisistemiche di lungo periodo. Il candidato mRNA-3927 è progettato per affrontare la causa alla base della patologia, ripristinando l’attività dell’enzima propionil-CoA carbossilasi, carente nei pazienti affetti.

    I dati clinici pivotal sono attesi entro la fine del 2026. Risultati intermedi pubblicati sulla rivista Nature hanno già mostrato segnali preliminari di miglioramento clinico, accompagnati da un profilo di tollerabilità favorevole e da un numero limitato di effetti collaterali tali da richiedere l’interruzione del trattamento. Recordati ha precisato di non attendersi un impatto significativo sull’EBITDA prima dell’eventuale lancio del farmaco.

    L’accordo combina le competenze di Moderna nella tecnologia mRNA con la consolidata infrastruttura commerciale globale di Recordati nel settore delle malattie rare e dei disturbi metabolici. L’arruolamento dei pazienti per lo studio registrativo è già stato completato, un elemento che potrebbe accelerare il percorso verso l’approvazione regolatoria e la successiva commercializzazione.

  • La Borsa di Milano apre in rialzo con le banche in evidenza; Avio e Safilo in forte progresso

    La Borsa di Milano apre in rialzo con le banche in evidenza; Avio e Safilo in forte progresso

    La Borsa di Milano ha avviato la seduta in territorio positivo, con Piazza Affari sostenuta soprattutto dalla buona intonazione dei titoli bancari e delle utility. L’attenzione degli investitori è rivolta anche al fronte macroeconomico, con la pubblicazione in giornata dei dati sul PIL italiano e dell’area euro. Negli Stati Uniti, i mercati attendono inoltre l’annuncio di Donald Trump sul successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, con le indiscrezioni che indicano l’ex governatore della Fed Kevin Warsh come possibile candidato dopo il suo recente incontro alla Casa Bianca. Intorno alle 9:25, l’indice FTSE MIB segnava un progresso dello 0,61%.

    Tra i singoli titoli, Pirelli (BIT:PIRC) cedeva l’1,1%, ritracciando parte dei guadagni della seduta precedente, alimentati dalle attese di una possibile soluzione alle preoccupazioni legate alla presenza cinese nell’azionariato. Debole anche il comparto della difesa, con Fincantieri (BIT:FCT) in calo dell’1,6% e Leonardo (BIT:LDO) in flessione dello 0,6%.

    Gli acquisti si sono concentrati sul settore bancario, con l’indice di comparto in rialzo di circa l’1%. A guidare i rialzi sono state le principali banche, UniCredit (+1,0%) e Intesa Sanpaolo (+1,3%), mentre Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) e la controllata Mediobanca (BIT:MB) avanzavano anch’esse di circa l’1%.

    Avio SpA (BIT:AVIO) si è messa in luce tra i migliori titoli della seduta, con un balzo di circa il 6% dopo l’annuncio dell’aumento delle stime su portafoglio ordini e ricavi netti per il 2025. In una nota, Jefferies ha definito l’aggiornamento della guidance “un segnale forte” mentre il gruppo entra in una fase di crescita sia nella propulsione spaziale sia in quella per la difesa. In forte rialzo anche Safilo Group (BIT:SFL), dopo aver comunicato una crescita dei ricavi del 6,8%, sostenuta dai risultati preliminari 2025 che indicano vendite per 983,4 milioni di euro, in aumento dell’1,8% a cambi costanti, dopo un quarto trimestre in lieve progresso.

    Nel comparto dei semiconduttori, STMicroelectronics (BIT:STM) è rimbalzata dell’1,35% dopo i risultati diffusi nella seduta precedente. Le utility hanno mostrato un andamento moderatamente positivo, con Terna (BIT:TRN) e Snam (BIT:SRG) entrambe in rialzo di circa lo 0,6%. Vendite invece sui titoli energetici, con Saipem (BIT:SPM) in calo dell’1,6% e ENI (BIT:ENI) in flessione dello 0,9%.

  • Avio alza le previsioni di ricavi 2025 grazie a una forte esecuzione di fine anno

    Avio alza le previsioni di ricavi 2025 grazie a una forte esecuzione di fine anno

    Avio SpA (BIT:AVIO) ha rivisto al rialzo le stime su ricavi e portafoglio ordini per l’intero esercizio 2025, citando un solido slancio commerciale nel quarto trimestre e un’esecuzione dei contratti più rapida del previsto. Il gruppo italiano attivo nella propulsione spaziale prevede ora che il portafoglio ordini raggiunga tra 2,1 e 2,2 miliardi di euro, rispetto alla precedente forchetta di 1,7–1,8 miliardi di euro, riflettendo una forte acquisizione di nuovi ordini e migliori tempistiche di consegna.

    I ricavi di gruppo sono ora attesi tra 510 e 540 milioni di euro, in aumento rispetto alla precedente guidance di 450–480 milioni di euro. Avio ha inoltre indicato che la posizione di cassa netta si sta avvicinando ai 600 milioni di euro, ben al di sopra delle attese di mercato di circa 524 milioni di euro, grazie alla robusta raccolta ordini e ai flussi di cassa registrati nel periodo. Restano invece invariati gli altri elementi della guidance, con EBITDA riportato stimato tra 27 e 33 milioni di euro, EBITDA adjusted tra 30 e 36 milioni di euro e utile netto tra 7 e 10 milioni di euro.

    Il management ha spiegato che il miglioramento delle prospettive riflette l’ingresso di Avio in una fase di crescita più marcata sia nel segmento della propulsione spaziale sia in quello della difesa. La scelta di non rivedere al rialzo le stime sugli utili, nonostante l’aumento dei ricavi attesi, è riconducibile alla natura di alcuni contratti di lungo periodo, che presentano ricavi elevati ma un riconoscimento iniziale dei margini contenuto, oltre a possibili costi upfront legati all’espansione pianificata negli Stati Uniti, che potrebbero ricadere sull’esercizio 2025.

  • Risultati solidi di Meta e guidance positiva favoriscono un avvio in rialzo a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Risultati solidi di Meta e guidance positiva favoriscono un avvio in rialzo a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sui principali indici azionari statunitensi indicavano un’apertura moderatamente positiva giovedì, dopo che i mercati avevano chiuso la seduta precedente sostanzialmente invariati.

    Il tono iniziale è stato sostenuto dalla reazione positiva ai conti di Meta Platforms (NASDAQ:META), con la casa madre di Facebook in rialzo del 9,2% nel pre-market. Il balzo è arrivato dopo risultati del quarto trimestre superiori alle attese e una guidance sui ricavi del primo trimestre migliore delle previsioni degli analisti.

    Anche altri grandi nomi del settore tecnologico hanno contribuito al clima costruttivo. Le azioni di IBM Corp. (NYSE:IBM) sono salite nettamente prima dell’apertura, dopo aver battuto le stime sia sul fatturato sia sugli utili del quarto trimestre. Anche Tesla (NASDAQ:TSLA) sembrava avviata a guadagni, dopo risultati trimestrali migliori delle attese.

    A limitare il potenziale rialzo dei mercati ha contribuito invece la debolezza di Microsoft (NASDAQ:MSFT), con il titolo in calo del 6,3% nel pre-market. La flessione è seguita a segnali di rallentamento della crescita del cloud nel secondo trimestre fiscale e a una guidance del margine operativo del terzo trimestre giudicata deludente.

    Nella seduta di mercoledì, i principali indici statunitensi non sono riusciti a mantenere i guadagni iniziali e hanno trascorso gran parte della giornata intorno alla parità, chiudendo infine in modo contrastato. L’S&P 500 ha ceduto 0,57 punti a 6.978,03, il Dow Jones è salito di 12,19 punti a 49.015,60 e il Nasdaq ha guadagnato 40,35 punti (+0,2%) a 23.857,45.

    La volatilità è proseguita dopo la decisione ampiamente attesa della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi di interesse. La banca centrale ha mantenuto il range obiettivo dei federal funds tra il 3,50% e il 3,75%, dopo tre tagli consecutivi da un quarto di punto.

    Come nelle recenti riunioni, la decisione non è stata unanime: i governatori Stephen Miran e Christopher Waller hanno votato a favore di un ulteriore taglio di 25 punti base. La Fed ha spiegato che la scelta riflette l’elevata incertezza sulle prospettive economiche e ha ribadito l’attenzione ai rischi legati sia all’occupazione sia all’inflazione.

    “Pur non essendo una decisione unanime, sembra esserci una maggioranza chiara e coerente a favore di una pausa in questo ciclo di tagli dei tassi, una pausa che probabilmente continuerà finché il mercato del lavoro non mostrerà un ulteriore indebolimento”, ha dichiarato Mike Fratantoni, SVP e Chief Economist della Mortgage Bankers Association.

    Ha aggiunto: “Con l’inflazione ancora elevata, la maggioranza del FOMC non sembra avere fretta di effettuare ulteriori mosse sui tassi”.

    Secondo le aspettative di mercato tracciate da CME Group, gli investitori prevedono ora tassi fermi almeno fino a dopo le dimissioni del presidente della Fed Jerome Powell a maggio.

    Con la decisione sui tassi ormai scontata, l’attenzione si è spostata sui risultati delle big tech pubblicati dopo la chiusura. Nonostante l’andamento irregolare del mercato nel complesso, i titoli auriferi sono balzati grazie a un nuovo rally dell’oro, spingendo l’indice NYSE Arca Gold Bugs a un nuovo massimo storico di chiusura (+2,7%).

    Forte anche il comparto hardware, con l’indice NYSE Arca Computer Hardware in rialzo del 2,6% su nuovi massimi, sostenuto dal balzo del 19,1% di Seagate Technology dopo risultati trimestrali migliori delle attese.

    In rialzo anche i titoli dei semiconduttori e del networking, mentre i settori dei servizi petroliferi, farmaceutico e biotecnologico hanno mostrato debolezza.

  • Le borse europee salgono grazie a risultati societari incoraggianti: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee salgono grazie a risultati societari incoraggianti: DAX, CAC, FTSE100

    Le azioni europee hanno registrato un rialzo generalizzato giovedì, sostenute da una serie di risultati aziendali migliori delle attese che hanno contribuito a compensare le persistenti preoccupazioni legate alla debolezza del dollaro e alle crescenti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.

    Gli investitori hanno inoltre reagito alla decisione della Federal Reserve di mantenere invariati i tassi di interesse, oltre a una raffica di trimestrali del settore tecnologico statunitense pubblicate dopo la chiusura dei mercati di mercoledì.

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’area euro sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre il rafforzamento dell’euro alimenta il dibattito su possibili tagli dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

    L’indice paneuropeo Stoxx 600 è salito dello 0,7%, recuperando dopo il calo dello 0,8% della seduta precedente. Il FTSE 100 del Regno Unito ha guadagnato lo 0,9% e il CAC 40 francese è avanzato dello 0,8%, mentre il DAX tedesco ha mostrato un andamento opposto, scendendo dell’1,0%.

    A Londra, EasyJet (LSE:EZJ) ha registrato un forte rialzo dopo aver confermato la guidance per l’intero esercizio. Bene anche Antofagasta (LSE:ANTO), che è salita nonostante un calo relativamente contenuto dell’1,6% nella produzione di rame nel 2025.

    Nel comparto bancario, ING Groep (LSE:ING) ha guadagnato terreno dopo aver migliorato l’outlook per l’esercizio 2027, sostenuto da un aumento del 22% dell’utile netto del quarto trimestre e da una crescita dei ricavi del 7,2%.

    Nel settore tecnologico, STMicroelectronics (NYSE:STM) è balzata dopo aver previsto ricavi del primo trimestre leggermente superiori alle attese del mercato. Anche Remy Cointreau (EU:RCO) ha messo a segno un forte rialzo, grazie a vendite organiche del terzo trimestre superiori al consenso.

    Tra gli industriali, ABB (BIT:1ABB) è salita dopo aver chiuso l’anno con ordini in crescita e ricavi trimestrali record.

    Non tutte le azioni hanno partecipato al rally. Hennes & Mauritz (BIT:1HMB) è scesa dopo aver segnalato vendite invernali deboli. Anche Deutsche Bank (TG:DBK) ha perso terreno, nonostante abbia registrato il miglior utile annuo dal 2007.

    Nel frattempo, SAP (TG:SAP) è crollata dopo aver mancato le stime sugli utili del quarto trimestre, mentre Nokia (NYSE:NOK) ha subito un calo dopo aver diffuso una guidance per il 2026 leggermente inferiore alle attese.

    Nel complesso, i risultati societari positivi hanno sostenuto i mercati europei, anche se le incertezze macroeconomiche e geopolitiche continuano a influenzare il sentiment degli investitori.

  • Il petrolio sale per il terzo giorno consecutivo tra timori di un attacco all’Iran

    Il petrolio sale per il terzo giorno consecutivo tra timori di un attacco all’Iran

    I prezzi del petrolio sono aumentati di circa l’1,5% giovedì, prolungando il rialzo per il terzo giorno consecutivo, mentre crescono le preoccupazioni che gli Stati Uniti possano lanciare un’azione militare contro l’Iran, con il rischio di interruzioni dell’offerta dal Medio Oriente.

    I futures sul Brent sono saliti di 94 centesimi, pari all’1,4%, a 69,34 dollari al barile alle 07:30 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha guadagnato 92 centesimi, o l’1,5%, a 64,13 dollari al barile. Entrambi i contratti sono in rialzo di circa il 5% da lunedì e si trovano ai livelli più alti dal 29 settembre.

    Il movimento riflette l’aumento della pressione del presidente statunitense Donald Trump sull’Iran affinché ponga fine al proprio programma nucleare, accompagnato da minacce di attacchi militari e dall’arrivo di un gruppo navale USA nella regione. L’Iran è il quarto produttore dell’OPEC, con una produzione di circa 3,2 milioni di barili al giorno, rendendo qualsiasi escalation un rischio rilevante per l’offerta globale.

    Trump starebbe valutando opzioni per colpire le forze di sicurezza e i leader iraniani nel tentativo di incoraggiare proteste e potenzialmente indebolire l’attuale regime, ha riportato Reuters giovedì citando fonti statunitensi a conoscenza delle discussioni.

    “Il principale motore dei prezzi del petrolio resta il premio per il rischio geopolitico legato all’Iran e al Medio Oriente, anche se le interruzioni non pianificate in Kazakistan e negli Stati Uniti (tempesta invernale Fern) hanno avuto un impatto temporaneo”, ha scritto in una email Suvro Sarkar, responsabile del team energia di DBS Bank.

    In Kazakistan, la produzione del gigantesco giacimento di Tengiz è in fase di riavvio graduale dopo che incendi elettrici avevano ridotto l’output la scorsa settimana, con il ritorno alla piena capacità previsto entro circa una settimana. Negli Stati Uniti, primo produttore mondiale di petrolio e maggiore esportatore di GNL, le compagnie stanno riattivando pozzi di greggio e gas dopo le interruzioni causate dal freddo intenso della tempesta invernale Fern nel fine settimana.

    I prezzi hanno ricevuto ulteriore sostegno da un calo inatteso delle scorte di greggio USA, che ha temporaneamente attenuato i timori di eccesso di offerta, secondo l’analista senior di Phillip Nova Priyanka Sachdeva. I dati dell’Energy Information Administration hanno mostrato che le scorte di greggio sono diminuite di 2,3 milioni di barili, a 423,8 milioni di barili, nella settimana conclusa il 23 gennaio, contro le attese di un aumento di 1,8 milioni di barili emerse da un sondaggio Reuters.

    Alcuni analisti vedono margini per ulteriori rialzi se le tensioni sull’Iran dovessero intensificarsi.

    “La possibilità di un attacco all’Iran ha aumentato il premio geopolitico del petrolio di circa 3-4 dollari al barile”, hanno scritto gli analisti di Citi in una nota di mercoledì. Hanno aggiunto che un’ulteriore escalation potrebbe spingere il Brent fino a 72 dollari al barile nei prossimi tre mesi.

  • Oro e argento ai massimi storici mentre le tensioni USA-Iran spingono la domanda di beni rifugio

    Oro e argento ai massimi storici mentre le tensioni USA-Iran spingono la domanda di beni rifugio

    I prezzi di oro e argento hanno raggiunto nuovi record giovedì, con l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran che ha rafforzato la domanda di asset considerati beni rifugio.

    L’oro è salito fino a un massimo storico vicino ai 5.600 dollari l’oncia, proseguendo il forte rialzo dopo le indiscrezioni secondo cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando una nuova azione militare contro l’Iran. Anche l’argento ha toccato livelli senza precedenti, superando quota 119 dollari l’oncia, sostenuto da flussi difensivi altrettanto robusti.

    Il rally dei metalli preziosi non mostra segnali di rallentamento in un contesto di crescenti rischi geopolitici globali, che ha spinto gli investitori verso asset fisici e rifugi sicuri. A sostenere i prezzi hanno contribuito anche la debolezza del dollaro e l’incertezza sulla politica statunitense, mentre anche il rame ha segnato nuovi massimi storici nel corso della seduta.

    L’oro spot è balzato di oltre il 2% fino a un record di 5.595,41 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro con consegna ad aprile hanno toccato un picco di 5.625,89 dollari. Pur ritracciando leggermente dai massimi, il metallo giallo si manteneva ben al di sopra dei 5.500 dollari alle 00:45 ET (05:45 GMT). L’argento spot è salito di oltre l’1% fino al massimo storico di 119,4280 dollari l’oncia.

    “L’oro non è più soltanto una copertura contro le crisi o l’inflazione; è sempre più visto come un asset neutrale e affidabile di conservazione del valore, che offre anche diversificazione in una gamma più ampia di scenari macroeconomici”, hanno scritto gli analisti di OCBC in una nota.
    “Questo aiuta a spiegare perché le correzioni tendono a essere contenute e ben supportate”, hanno aggiunto. OCBC ha recentemente rivisto al rialzo la previsione sul prezzo dell’oro per il 2026 a 5.600 dollari l’oncia.

    Trump valuta un attacco contro l’Iran – CNN

    Secondo quanto riportato da CNN nella serata di mercoledì, Trump starebbe considerando un “nuovo attacco di ampia portata” contro l’Iran dopo lo stallo dei negoziati sul programma nucleare e sulla produzione missilistica del Paese. La notizia arriva dopo il dispiegamento di diverse navi statunitensi in Medio Oriente e le precedenti minacce di azione militare, che Trump ha presentato come un possibile sostegno alle proteste diffuse in Iran.

    In precedenza, Trump aveva scritto sui social media invitando l’Iran a raggiungere un accordo “giusto ed equo” con Washington e a cessare le proprie attività nucleari. Ha inoltre avvertito che un eventuale prossimo attacco statunitense sarebbe molto più grave di quello condotto a metà del 2025, quando le forze USA colpirono i principali siti nucleari iraniani.

    Secondo CNN, l’amministrazione starebbe ora valutando raid aerei contro leader iraniani e funzionari della sicurezza ritenuti responsabili dell’uccisione di manifestanti, oltre a ulteriori attacchi contro infrastrutture nucleari. Qualsiasi escalation rischierebbe di far aumentare drasticamente le tensioni in Medio Oriente, con l’Iran che ha promesso una dura rappresaglia.

    Le tensioni geopolitiche legate alla politica estera statunitense sono state un importante fattore di sostegno per l’oro e per gli asset rifugio, soprattutto dopo l’incursione militare lanciata da Washington in Venezuela all’inizio del mese. Anche le richieste di Trump su Groenlandia hanno contribuito a questo clima, sebbene nelle ultime settimane il tono sia apparso più moderato.

    L’oro è rimasto sostanzialmente indifferente alla decisione della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi di interesse, come ampiamente previsto. La banca centrale ha inoltre presentato una valutazione positiva dell’economia statunitense, mentre il presidente Jerome Powell ha evitato di rispondere a domande sull’indipendenza della Fed nel contesto di un’indagine del Dipartimento di Giustizia.

    Platino tonico, rame ai massimi

    La forza dell’oro si è estesa anche agli altri metalli, favorita dalla debolezza del dollaro e dalla ricerca di beni rifugio fisici. Il platino spot è salito del 2,6% a 2.775,73 dollari l’oncia, restando vicino ai massimi recenti e non lontano dai record toccati all’inizio del mese, dopo aver seguito l’oro nel rally di fine 2025.

    Anche il rame ha partecipato al rialzo, con i futures di riferimento sul London Metal Exchange in crescita di oltre il 6% fino a un record di 14.123,95 dollari la tonnellata. Il metallo rosso ha beneficiato anche delle notizie su un possibile ulteriore sostegno politico al settore immobiliare cinese, un’importante fonte di domanda in quello che è il principale Paese importatore di rame al mondo.

  • Il rame tocca nuovi massimi tra tensioni geopolitiche e dollaro debole

    Il rame tocca nuovi massimi tra tensioni geopolitiche e dollaro debole

    Il prezzo del rame ha raggiunto livelli record giovedì, guidando un ampio rialzo dei metalli industriali, mentre gli investitori hanno aumentato l’esposizione agli asset fisici in un contesto di crescenti rischi geopolitici e di persistente debolezza del dollaro statunitense.

    Il contratto sul rame più scambiato alla Shanghai Futures Exchange ha chiuso la sessione diurna in rialzo del 6,71% a 109.110 yuan (15.708,77 dollari) per tonnellata metrica. Nel corso della seduta, i prezzi sono balzati fino all’8,53%, toccando un massimo storico di 110.970 yuan per tonnellata. Sul London Metal Exchange, il contratto benchmark a tre mesi sul rame ha mostrato analoga forza, salendo del 6,32% a 13.913,50 dollari la tonnellata alle 07:00 GMT, dopo aver segnato un picco record di 14.125 dollari con un rialzo intraday del 7,94%.

    Da inizio anno, il rame a Shanghai registra un progresso di circa il 9%, mentre il benchmark LME guadagna oltre l’11%, proseguendo il forte rally avviato nel 2025. Quel movimento era stato alimentato da preoccupazioni sul fronte dell’offerta legate a interruzioni nelle miniere e a dislocazioni regionali, aggravate dalle minacce di dazi statunitensi.

    Secondo gli operatori di mercato, il rame sta beneficiando di una rotazione dagli investimenti in oro e argento, dopo i forti rialzi registrati dai metalli preziosi. Il balzo di giovedì è arrivato infatti dopo che oro e argento avevano toccato nuovi record, spinti dalla ricerca di beni rifugio in un contesto di tensioni geopolitiche, in seguito alle minacce del presidente USA Donald Trump di possibili attacchi contro l’Iran in assenza di un accordo sul nucleare.

    Il dollaro statunitense si è stabilizzato dopo che la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interesse mercoledì, ma è rimasto vicino ai minimi recenti. La debolezza del biglietto verde ha sostenuto le materie prime denominate in dollari, rendendole più convenienti per gli investitori che operano in altre valute e favorendo così la domanda.

    La forza del rame si è manifestata nonostante una domanda spot debole in Cina, il maggiore consumatore mondiale. Il premio Yangshan sul rame, indicatore della domanda cinese di rame importato, è sceso mercoledì a 20 dollari la tonnellata, il livello più basso da luglio 2024.

    Nel resto del comparto, l’alluminio ha mantenuto un tono sostenuto. Il contratto più attivo a Shanghai ha chiuso in rialzo del 2,92% a 25.590 yuan la tonnellata, mentre il benchmark LME è salito dell’1,30% a 3.299,50 dollari.

    Tra gli altri metalli di base sullo SHFE, lo zinco è avanzato del 2,91%, il piombo dell’1,09%, il nichel dell’1,79% e lo stagno dello 0,28%. Sul LME, lo zinco ha guadagnato il 2,91%, il piombo l’1,44%, il nichel il 2,49% e lo stagno l’1,07%.