Blog

  • Borse europee caute mentre i negoziati USA-Iran restano in stallo: DAX, CAC, FTSE100

    Borse europee caute mentre i negoziati USA-Iran restano in stallo: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento incerto lunedì, mentre gli investitori valutavano la mancanza di progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, alimentando timori su un prolungamento delle interruzioni nelle principali rotte di approvvigionamento petrolifero.

    Alle 07:02 GMT, lo Stoxx Europe 600 era invariato, così come il FTSE 100. Il DAX tedesco guadagnava lo 0,3%, mentre il CAC 40 francese avanzava dello 0,2%.

    Nel fine settimana, Donald Trump ha annullato l’invio dei negoziatori in Pakistan per nuovi colloqui con l’Iran, dichiarando che Teheran può “chiamarmi” perché Washington detiene “tutte le carte.”

    L’impasse suggerisce il proseguimento delle restrizioni al traffico marittimo imposte da entrambe le parti nello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per circa un quinto del petrolio mondiale, nonostante una fragile tregua in vigore.

    Tuttavia, Axios ha riferito che l’Iran ha presentato una nuova proposta agli Stati Uniti per riaprire lo stretto, porre fine al conflitto e rinviare i negoziati sul nucleare.

    Tra i titoli, Nordex SE (TG:NDX1) è balzata di oltre il 9% nelle prime contrattazioni dopo aver pubblicato risultati trimestrali superiori alle attese.

    Anche Forvia (EU:FRVIA) ha annunciato la vendita della sua divisione interni ad Apollo per 1,82 miliardi di euro, con il titolo in rialzo di oltre il 3%.

  • Le azioni Leonardo salgono dopo il miglioramento del rating da parte di Moody’s

    Le azioni Leonardo salgono dopo il miglioramento del rating da parte di Moody’s

    Leonardo S.p.A. (BIT:LDO) ha registrato un rialzo di oltre l’1% lunedì, dopo che Moody’s ha aumentato il rating creditizio della società a ‘Baa2’, mantenendo al contempo un outlook positivo.

    La decisione riflette una valutazione più favorevole della solidità finanziaria del gruppo, con il passaggio dal precedente rating ‘Baa3’ che evidenzia una maggiore fiducia nel bilancio e nel profilo di credito complessivo.

    Leonardo opera nei settori aerospaziale, della difesa e della sicurezza, producendo elicotteri, aeromobili, sistemi elettronici e altre tecnologie per la difesa. Lo Stato italiano rimane un azionista rilevante attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

  • Intel pronta a guidare un rimbalzo iniziale a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Intel pronta a guidare un rimbalzo iniziale a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici statunitensi indicano un’apertura in rialzo venerdì, suggerendo un possibile recupero dei mercati dopo la debolezza della sessione precedente.

    Un forte balzo delle azioni di Intel Corp (NASDAQ:INTC) potrebbe sostenere gli acquisti iniziali, con il titolo in rialzo di oltre il 25% nel premarket.

    Il rally segue risultati del primo trimestre superiori alle attese e una previsione sui ricavi del secondo trimestre che ha superato le stime degli analisti.

    I titoli societari sostengono il sentiment

    Procter & Gamble (NYSE:PG) registra anch’essa un andamento positivo prima dell’apertura dopo aver pubblicato risultati del terzo trimestre fiscale migliori delle aspettative.

    Il sentiment degli investitori è inoltre supportato da un calo dei prezzi del petrolio, che stanno arretrando dopo i forti rialzi delle ultime sessioni.

    Secondo Reuters, il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi dovrebbe arrivare in Pakistan per colloqui con gli Stati Uniti, alimentando speranze di de-escalation.

    I prezzi del petrolio sono inoltre sotto pressione dopo che il presidente Donald Trump ha confermato un’estensione di tre settimane del cessate il fuoco tra Israele e Libano.

    La sessione precedente chiude in calo

    Dopo il rally di mercoledì, giovedì i mercati hanno registrato un calo generalizzato, con i principali indici in arretramento dai recenti massimi.

    Sebbene gli indici abbiano recuperato parte delle perdite dopo un calo nel primo pomeriggio, hanno comunque chiuso in territorio negativo. Il Nasdaq ha perso 219,06 punti, pari allo 0,9%, a 24.438,50, lo S&P 500 è sceso di 29,50 punti, pari allo 0,4%, a 7.108,40 e il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 179,71 punti, pari allo 0,4%, a 49.310,32.

    Le prese di profitto hanno contribuito alla debolezza iniziale, dopo i guadagni registrati all’inizio della settimana.

    Pressioni su singoli titoli

    Un forte calo delle azioni di IBM (IBM) ha pesato sui mercati, con il titolo in ribasso dell’8,3% nonostante utili superiori alle attese ma senza un miglioramento della guidance annuale.

    Anche Honeywell (NASDAQ:HON) ha registrato vendite dopo aver riportato utili trimestrali migliori del previsto ma fornito una previsione più debole per il secondo trimestre.

    Al contrario, Texas Instruments (NASDAQ:TXN) è balzata del 19,4% grazie a risultati solidi e a una guidance positiva.

    La volatilità del petrolio pesa sui mercati

    I mercati hanno subito una nuova pressione nel pomeriggio a causa di un forte aumento dei prezzi del petrolio. Sebbene i futures sul greggio statunitense abbiano successivamente ridotto i guadagni, hanno comunque chiuso la giornata in rialzo di oltre il 3% dopo essere saliti di quasi il 6%.

    L’impennata è seguita a notizie diffuse da N12 secondo cui il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf si sarebbe dimesso dal team negoziale a causa di tensioni con le Guardie Rivoluzionarie.

    Le preoccupazioni per una nuova escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran hanno inoltre pesato sui mercati dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato di aver ordinato alla Marina di “sparare e uccidere qualsiasi imbarcazione” che stia posizionando mine nello Stretto di Hormuz.

    Trump ha inoltre affermato che l’Iran sta “avendo molte difficoltà a capire chi sia il suo leader”, facendo riferimento alle divisioni tra “falchi” e “moderati”.

    Queste dichiarazioni hanno aumentato l’incertezza sulle prospettive di nuovi colloqui di pace, con Trump che ha negato di essere “ansioso” di porre fine al conflitto.

    Performance settoriale mista

    I titoli software sono stati tra i più colpiti, con l’indice Dow Jones U.S. Software in calo del 5% dopo aver raggiunto il livello di chiusura più alto degli ultimi tre mesi nella sessione precedente.

    ServiceNow (NYSE:NOW) ha guidato i ribassi, crollando del 17,8% nonostante risultati superiori alle attese.

    Anche i titoli hardware hanno mostrato debolezza, con l’indice NYSE Arca Computer Hardware in calo del 2,9%.

    I settori dell’oro, delle biotecnologie e dei broker hanno anch’essi registrato perdite, mentre utilities e semiconduttori hanno mostrato performance positive durante la sessione.

  • Le borse europee in calo mentre lo stallo in Medio Oriente pesa sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee in calo mentre lo stallo in Medio Oriente pesa sul sentiment: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato un leggero calo venerdì, mentre gli investitori reagivano alla mancanza di progressi concreti tra Stati Uniti e Iran nel ridurre le tensioni in Medio Oriente.

    Lo Stretto di Hormuz è rimasto in gran parte chiuso, mantenendo elevati i prezzi del petrolio e alimentando i timori che il conflitto possa protrarsi più a lungo del previsto.

    Secondo un rapporto del Wall Street Journal, l’esercito statunitense potrebbe impiegare fino a sei anni per ricostituire le scorte di missili utilizzate durante il conflitto con l’Iran.

    Il CAC 40 ha perso lo 0,4%, mentre il FTSE 100 è sceso dello 0,3%. Al contrario, il DAX tedesco ha guadagnato lo 0,2%.

    Titoli in movimento

    Le azioni di Electrolux (LSE:0GQ1) sono crollate dopo che il gruppo ha riportato inaspettatamente una perdita nel primo trimestre, a causa dell’aumento dei costi legati ai dazi negli Stati Uniti.

    Anche Mondi (LSE:MNDI) ha registrato un calo dopo aver comunicato una forte contrazione degli utili trimestrali.

    Evotec (TG:EVT) ha perso terreno dopo le dimissioni del CFO Paul Hitchin per motivi personali.

    Sul fronte positivo, SAP (TG:SAP) è salita con decisione dopo aver superato le attese sugli utili del primo trimestre.

    Eni (BIT:ENI) è avanzata dopo aver annunciato un aumento di circa il 90% del piano di riacquisto di azioni per il 2026.

    Infine, J Sainsbury (LSE:SBRY) ha guadagnato terreno dopo aver lanciato un programma di buyback fino a 300 milioni di sterline.

  • Il petrolio sale tra timori di un’escalation in Medio Oriente

    Il petrolio sale tra timori di un’escalation in Medio Oriente

    I prezzi del petrolio sono aumentati venerdì a causa delle crescenti preoccupazioni per una possibile escalation militare in Medio Oriente, dopo che l’Iran ha diffuso immagini di commandos intenti ad abbordare una nave cargo nello Stretto di Hormuz e sono emerse notizie secondo cui le difese aeree di Teheran avrebbero ingaggiato “obiettivi ostili”.

    I futures sul Brent sono saliti di 99 centesimi, pari allo 0,94%, a 106,06 dollari al barile alle 04:10 GMT, mentre il West Texas Intermediate statunitense è avanzato di 71 centesimi, pari allo 0,73%, a 96,56 dollari.

    Nel corso della settimana, il Brent ha guadagnato il 17,13%, mentre il WTI è salito del 15,13%, segnando il secondo maggiore aumento settimanale dall’inizio del conflitto.

    La chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta dopo l’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ha interrotto circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto.

    Entrambi i benchmark avevano già registrato un aumento superiore al 3% giovedì, con un balzo di circa 5 dollari al barile dopo le notizie di sistemi di difesa aerea attivi sopra Teheran e di tensioni interne tra fazioni più radicali e moderate in Iran.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che l’Iran potrebbe aver aumentato il proprio arsenale “un po’” durante la tregua di due settimane, aggiungendo però che le forze statunitensi potrebbero eliminarlo in un solo giorno.

    Secondo Haitong Futures, l’attuale fase di cessate il fuoco appare sempre più come un periodo preparatorio a un nuovo conflitto. La società ha osservato che, se i colloqui tra Stati Uniti e Iran non produrranno progressi significativi entro la fine di aprile e i combattimenti riprenderanno, i prezzi del petrolio potrebbero raggiungere nuovi massimi annuali.

    Giovedì l’Iran ha diffuso un video che mostrerebbe commandos mentre abbordano una grande nave cargo dopo il fallimento dei negoziati di pace, sottolineando il controllo del Paese sullo Stretto di Hormuz, una rotta chiave attraverso cui transita circa il 20% del petrolio e del gas mondiale.

    Mentre investitori e governi cercano una soluzione duratura, Trump ha dichiarato di non voler fissare una “tempistica” per la fine del conflitto con l’Iran e di puntare a ottenere “un grande accordo”.

    “Non mettetemi fretta,” ha detto quando gli è stato chiesto quanto fosse disposto ad aspettare per un’intesa a lungo termine con Teheran.

    Gli analisti avvertono che interruzioni prolungate nello Stretto di Hormuz potrebbero spingere le scorte globali di greggio e prodotti raffinati al di sotto delle medie stagionali quinquennali entro la fine di maggio o l’inizio di giugno, reintroducendo un premio per il rischio di approvvigionamento nei prezzi del petrolio, secondo Mingyu Gao, responsabile della ricerca su energia e chimica presso China Futures.

    Separatamente, Trump ha annunciato sui social media che Israele e Libano hanno concordato di estendere la tregua di tre settimane dopo colloqui ad alto livello alla Casa Bianca.

    “L’incontro è andato molto bene! Gli Stati Uniti lavoreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah,” ha scritto Trump su Truth Social. Hezbollah, il gruppo armato sostenuto dall’Iran e coinvolto nel conflitto con Israele, non era presente ai colloqui e sostiene di avere “il diritto di resistere” alle forze occupanti.

    Trump ha aggiunto di attendere con interesse di accogliere a breve il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun.

    Prima di questo annuncio, Israele aveva avvertito di essere pronto a riprendere gli attacchi contro l’Iran.

  • L’oro si avvia a una perdita settimanale mentre il dollaro si rafforza tra tensioni USA-Iran

    L’oro si avvia a una perdita settimanale mentre il dollaro si rafforza tra tensioni USA-Iran

    I prezzi dell’oro sono scesi venerdì e si avviano a chiudere la settimana con una perdita significativa, mentre l’aumento dell’incertezza legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran ha spinto gli investitori verso il dollaro.

    L’oro spot è sceso dello 0,5% a 4.672,22 dollari l’oncia alle 02:27 ET (06:27 GMT), mentre i futures sull’oro hanno perso lo 0,8% a 4.686,89 dollari l’oncia. Su base settimanale, i prezzi spot sono destinati a calare di circa il 3%, sotto pressione per il rafforzamento del dollaro, sostenuto dai timori legati all’impatto inflazionistico del conflitto con l’Iran.

    Il dollaro si avvia a registrare la sua migliore performance settimanale dall’inizio di marzo.

    Metalli preziosi sotto pressione

    Anche gli altri metalli preziosi hanno risentito della forza del dollaro. L’argento spot è sceso dell’1,2% a 74,483 dollari l’oncia ed è destinato a chiudere la settimana con una perdita di quasi l’8%.

    Il platino spot ha perso l’1% a 1.992,72 dollari l’oncia, portando il calo settimanale a circa il 5,4%.

    Sia l’argento che il platino avevano recentemente sovraperformato l’oro, risultando quindi più esposti a prese di profitto. I loro rialzi erano stati sostenuti dall’ottimismo sulla domanda industriale e dalle aspettative di un crescente deficit di offerta di argento nel 2026.

    Timori inflazionistici e prospettive sui tassi

    I mercati restano preoccupati che l’impatto inflazionistico del conflitto con l’Iran possa spingere le principali banche centrali globali ad adottare politiche più restrittive e ad aumentare i tassi di interesse, uno scenario che tende a penalizzare i metalli.

    Tassi più elevati riducono infatti l’attrattiva di asset non remunerativi come l’oro. Nel frattempo, i prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente questa settimana, alimentando i timori di inflazione legata all’energia.

    Tensioni geopolitiche persistenti

    Sebbene gli Stati Uniti abbiano esteso a tempo indeterminato un cessate il fuoco con l’Iran all’inizio della settimana, le tensioni tra i due Paesi restano elevate. L’Iran continua a limitare il passaggio nello Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti mantengono il blocco navale.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato giovedì di non avere fretta di raggiungere un accordo di pace con l’Iran e di aver ordinato alle forze armate di intervenire contro eventuali imbarcazioni iraniane che tentino di posare mine nello stretto.

    Separatamente, l’Iran ha diffuso immagini che, secondo quanto affermato, mostrerebbero le sue forze mentre abbordano una nave, sottolineando inoltre le capacità delle sue imbarcazioni veloci per operazioni nello Stretto di Hormuz, evidenziando i rischi persistenti per il trasporto marittimo globale e i mercati energetici.

  • I mercati oscillano mentre il petrolio resta elevato e Intel balza: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I mercati oscillano mentre il petrolio resta elevato e Intel balza: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future legati ai principali indici statunitensi si sono mossi in modo contrastato venerdì, oscillando attorno alla parità, mentre i prezzi del petrolio sono rimasti sopra i 100 dollari al barile a causa delle continue interruzioni nello Stretto di Hormuz, nonostante una fragile tregua tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, le azioni di Intel (NASDAQ:INTC) sono balzate nelle contrattazioni after-hours dopo una previsione positiva del produttore di chip.

    Future senza direzione chiara

    I future azionari statunitensi hanno mostrato un andamento incerto in vista dell’ultima seduta della settimana, mentre si attenuavano le speranze di un accordo rapido tra Stati Uniti e Iran e persistevano le preoccupazioni per le forniture energetiche.

    Alle 03:21 ET, i future sul Dow Jones erano in calo di 58 punti, pari allo 0,1%, quelli sull’S&P 500 in rialzo di 10 punti, pari allo 0,1%, e i future sul Nasdaq 100 in aumento di 172 punti, pari allo 0,6%.

    Wall Street ha chiuso in ribasso giovedì, con il sentiment appesantito dal calo delle aspettative su un accordo duraturo tra Washington e Teheran che permetta la riapertura dello Stretto di Hormuz, una via cruciale per il petrolio rimasta in gran parte chiusa al traffico delle petroliere nelle ultime settimane.

    Nonostante ciò, il clima tra gli investitori è stato sostenuto da una stagione degli utili statunitensi complessivamente solida. Tra i protagonisti della seduta precedente, Texas Instruments, le cui azioni sono salite di oltre il 19% dopo risultati e guidance superiori alle attese, trainando anche il settore dei semiconduttori.

    La forte domanda di chip analogici per data center ha evidenziato il continuo aumento degli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, contribuendo a far superare ai mercati le preoccupazioni geopolitiche e a recuperare gran parte delle perdite legate al conflitto con l’Iran.

    Trump prolunga la tregua Israele-Libano

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato giovedì che la tregua tra Israele e Libano sarà estesa di tre settimane dopo colloqui con rappresentanti dei due Paesi.

    Tuttavia, l’assenza di esponenti di Hezbollah dai negoziati ha sollevato dubbi sulla durata dell’accordo. Scontri tra Israele e Hezbollah sono stati segnalati anche nelle ore precedenti all’annuncio.

    All’inizio della settimana, Trump aveva inoltre annunciato un cessate il fuoco a tempo indeterminato tra Stati Uniti e Iran, mantenendo però il blocco dei porti iraniani.

    La situazione resta incerta. L’Iran ha reagito alle misure statunitensi mostrando il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz — attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale — attaccando e sequestrando diverse navi. Gli Stati Uniti hanno a loro volta sequestrato imbarcazioni battenti bandiera iraniana e Trump ha dichiarato di aver ordinato alla Marina di “sparare e uccidere” le imbarcazioni iraniane che tentassero di posare mine nello stretto.

    È prevista per venerdì alle 8:00 ora della costa orientale una conferenza stampa del segretario alla Difesa Pete Hegseth e del generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti.

    Il petrolio resta sopra i 100 dollari

    Con pochi segnali di una riapertura imminente dello Stretto di Hormuz, i prezzi del petrolio sono tornati sopra i 100 dollari al barile, alimentando timori di inflazione e rallentamento della crescita globale.

    Alle 03:57 ET, il Brent era in rialzo dell’1,2% a 106,30 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense cresceva dell’1,0% a 96,77 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark restano ben al di sopra dei livelli pre-conflitto, alimentando i timori di uno shock energetico globale che potrebbe spingere le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse, con effetti a catena sui mercati finanziari.

    “Gli sviluppi futuri del conflitto in Medio Oriente restano poco chiari e ora sembra che le pressioni inflazionistiche si stiano ampliando”, hanno affermato gli analisti di ING.

    Il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha avvertito questa settimana che la prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta “la più grande minaccia alla sicurezza energetica della storia” e ha invitato i governi a trovare fonti energetiche alternative.

    Intel vola grazie alle prospettive legate all’AI

    Le azioni di Intel (NASDAQ:INTC) sono salite di oltre il 21% nelle contrattazioni after-hours dopo che il gruppo ha previsto un forte aumento dei ricavi trainato dalla domanda dei data center legati all’intelligenza artificiale.

    Sebbene Intel sia stata considerata finora meno centrale nel boom dell’AI, i suoi processori stanno guadagnando terreno grazie alla crescente richiesta di potenza di calcolo per sistemi autonomi avanzati.

    L’azienda ha inoltre beneficiato di una partecipazione del 10% da parte dell’amministrazione Trump e dell’ingresso come partner strategico insieme a Tesla e SpaceX in un progetto per la produzione di chip in Texas.

    Intel ha alzato la previsione di fatturato per il trimestre in corso a un intervallo tra 13,8 e 14,8 miliardi di dollari, ben al di sopra delle attese del mercato. L’amministratore delegato Lip-Bu Tan ha dichiarato che lo sviluppo di soluzioni AI più vicine agli utenti finali sta “aumentando in modo significativo la domanda per le CPU di Intel e per le sue soluzioni avanzate di wafer e packaging”.

    Attenzione ai dati sulla fiducia dei consumatori

    Sul fronte macroeconomico, gli investitori attendono la lettura finale dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan per aprile.

    Una stima preliminare ha mostrato un calo a un minimo storico di 47,6, in discesa rispetto al 53,3 di marzo e ben al di sotto delle previsioni.

    L’indagine ha evidenziato un peggioramento diffuso tra diverse fasce della popolazione, anche se i dati sono stati raccolti prima dell’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Secondo Joanne Hsu, direttrice dell’indagine, molti consumatori hanno attribuito il conflitto con l’Iran a “cambiamenti sfavorevoli nell’economia”.

  • Le borse europee in calo tra tensioni USA-Iran: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee in calo tra tensioni USA-Iran: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in ribasso venerdì, mentre si attenuano le speranze di una rapida soluzione del conflitto con l’Iran e persistono le preoccupazioni per possibili interruzioni nelle forniture di petrolio.

    Alle 07:04 GMT, lo Stoxx Europe 600 perdeva lo 0,4%. Il DAX tedesco scendeva dello 0,1%, il CAC 40 francese dello 0,4% e il FTSE 100 britannico dello 0,4%.

    Tregue fragili e tensioni in aumento

    Donald Trump ha annunciato giovedì una proroga di tre settimane della tregua tra Israele e Libano dopo un incontro con rappresentanti dei due Paesi. Tuttavia, l’assenza di Hezbollah dai negoziati solleva dubbi sulla tenuta dell’accordo.

    All’inizio della settimana, Trump aveva anche annunciato un cessate il fuoco a tempo indeterminato tra Stati Uniti e Iran, mantenendo però il blocco dei porti iraniani.

    L’incertezza resta elevata. Teheran ha reagito mostrando il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz—passaggio chiave per circa un quinto del petrolio mondiale—attaccando diverse navi. Gli Stati Uniti hanno sequestrato imbarcazioni battenti bandiera iraniana e Trump ha dichiarato di aver ordinato alla Marina di “sparare e uccidere” le imbarcazioni iraniane che tentassero di posare mine nello stretto.

    Petrolio sopra i 100 dollari

    In assenza di segnali su una riapertura imminente dello stretto, i prezzi del petrolio sono tornati sopra i 100 dollari al barile, alimentando i timori di un aumento dell’inflazione e di un rallentamento della crescita globale.

    Attenzione ai risultati societari

    Oltre agli sviluppi geopolitici, gli investitori stanno seguendo anche la stagione delle trimestrali in Europa.

    Le azioni di SAP (TG:SAP) sono salite di oltre il 5% dopo che il gruppo ha riportato un aumento del 17% dell’utile nel primo trimestre, superiore alle attese, grazie soprattutto alla forza del business cloud.

  • Stellantis punta sui marchi principali nella nuova strategia di Filosa

    Stellantis punta sui marchi principali nella nuova strategia di Filosa

    Stellantis (BIT:STLAM) si prepara a concentrare la maggior parte degli investimenti futuri sui suoi marchi chiave—Jeep, Ram, Peugeot e Fiat—nell’ambito di una revisione strategica guidata dall’amministratore delegato Antonio Filosa, secondo fonti vicine al dossier. Il piano, atteso per maggio, prevede un “incremento significativo” delle risorse destinate a questi brand.

    Il gruppo, quarto costruttore automobilistico mondiale per vendite, presenterà la propria strategia a lungo termine a Detroit, con un focus sulle attività più redditizie e a maggiore presenza internazionale.

    Ruolo più mirato per i marchi secondari

    Gli altri marchi del portafoglio Stellantis—tra cui Citroën, Opel e Alfa Romeo—riceveranno investimenti più selettivi. Secondo le fonti, questi brand utilizzeranno sempre più piattaforme e tecnologie sviluppate dai marchi principali per realizzare nuovi modelli.

    I marchi a minor volume, che in passato beneficiavano di una distribuzione più equilibrata delle risorse, saranno invece orientati verso ruoli regionali o nazionali, concentrandosi sui mercati dove sono già forti o dove presentano potenziale di crescita.

    Pressioni competitive e revisione strategica

    Stellantis sta cercando di recuperare quote di mercato negli Stati Uniti e in Europa, mentre affronta la crescente concorrenza dei produttori cinesi sia in Europa sia nei mercati emergenti. A febbraio, il gruppo ha registrato una svalutazione di 22,2 miliardi di euro ridimensionando i propri piani sull’elettrico.

    La nuova strategia avrebbe il sostegno dei principali azionisti, tra cui Exor.

    Un portavoce dell’azienda ha ribadito che il portafoglio marchi rappresenta un punto di forza, sottolineando la combinazione tra presenza globale e radicamento locale, senza commentare direttamente la riorganizzazione.

    Valutazione in calo e dibattito tra investitori

    Le difficoltà operative hanno portato la capitalizzazione di mercato di Stellantis a circa 21 miliardi di euro, un livello simile a quello della startup elettrica Rivian e inferiore a metà di quello di Volkswagen.

    Alcuni investitori e analisti ritengono che il gruppo dovrebbe valutare la chiusura di alcuni marchi sovrapposti, soprattutto in Europa, per ridurre i costi e migliorare l’efficienza. Tra i nomi citati figurano Lancia, DS, Citroën e Opel.

    Tuttavia, secondo diverse fonti, Filosa non sarebbe favorevole a questa opzione, ritenendo che tali marchi possano ancora avere valore in specifici mercati.

    “Alcuni di questi marchi potrebbero rivelarsi utili per il gruppo in futuro, qualora le condizioni di mercato dovessero evolvere,” ha dichiarato Marco Santino, aggiungendo che una volta chiuso un marchio è “molto difficile riportarlo in vita”.

    Focus sui marchi più rilevanti

    La strategia di Filosa prevede quindi di concentrare gli investimenti su Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, considerati i marchi che “contano davvero” per volumi e redditività, secondo una fonte.

    Si tratta di un cambio di approccio rispetto alla gestione del precedente amministratore delegato Carlos Tavares, che aveva sostenuto una distribuzione più uniforme degli investimenti.

    Nel nuovo modello, marchi come Citroën, Opel e Alfa Romeo saranno utilizzati in modo più tattico nei diversi mercati, sfruttando piattaforme condivise ma mantenendo una propria identità attraverso design e caratteristiche distintive, anche tramite eventuali operazioni di rebranding locale.

    Strategia flessibile senza chiusure immediate

    Secondo indiscrezioni, Stellantis starebbe valutando collaborazioni, tra cui quella con Leapmotor, per sviluppare nuovi modelli, dimostrando come i marchi regionali possano condividere tecnologia mantenendo un’identità autonoma.

    Un dirigente del gruppo ha sottolineato che il successo della strategia dipenderà più dall’utilizzo efficace dei marchi nei vari mercati che da una riduzione del loro numero.

    Stellantis punta da tempo a razionalizzare le proprie piattaforme su un numero limitato di architetture multi-energia, capaci di supportare motorizzazioni elettriche, ibride e tradizionali. Tuttavia, questo approccio era stato progettato per una transizione all’elettrico più rapida di quanto effettivamente avvenuto.

    Nel lungo periodo, secondo gli analisti, non si può escludere una razionalizzazione del portafoglio, anche se storicamente i costruttori evitano queste decisioni finché possibile.

    “Nel breve termine, i dirigenti Stellantis devono concentrarsi sui marchi che contano,” ha affermato Larry Dominique.
    “Ad un certo punto Stellantis potrebbe dover dismettere alcuni marchi. Ma dovrà prendere questa decisione in base alle prospettive future dei marchi principali,” ha aggiunto.

  • Piazza Affari apre in calo tra incertezze geopolitiche

    Piazza Affari apre in calo tra incertezze geopolitiche

    Il FTSE MIB ha avviato la seduta in ribasso, con gli investitori prudenti nell’ultima giornata della settimana a causa delle tensioni in Medio Oriente.

    I mercati restano sospesi tra le speranze di una possibile fine imminente del conflitto con l’Iran e il timore che la crisi possa invece protrarsi. Nel frattempo, i prezzi del petrolio continuano a mantenersi sopra i 100 dollari al barile, aumentando la pressione sui listini. Inoltre, l’avvio della stagione delle trimestrali inizia a influenzare i movimenti dei singoli titoli.

    Intorno alle 9:40, il FTSE MIB perdeva circa lo 0,8%.

    Energia e industriali contrastati, continua il rally di STM

    Eni SpA (BIT:ENI) è salita di circa lo 0,7%, sostenuta dall’annuncio di un forte aumento del programma di buyback, nonostante risultati trimestrali inferiori alle attese. In rialzo anche Saipem (BIT:SPM), che continua a beneficiare del buon andamento seguito alla pubblicazione dei conti nei giorni precedenti.

    Prosegue il trend positivo di STMicroelectronics (BIT:STMMI), in crescita di oltre l’1,5% dopo il forte balzo della seduta precedente. Il titolo è sostenuto da risultati e guidance superiori alle aspettative e si porta sui massimi da marzo 2024, superando quota 44 euro.

    Banche sotto pressione

    Il comparto bancario è in calo, con l’indice settoriale in flessione di circa l’1%. UniCredit (BIT:UCG) e Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) cedono circa l’1%, mentre Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) perde circa l’1,2% e Mediobanca (BIT:MB) circa l’1,1%.

    In controtendenza Banco BPM (BIT:BAMI), che guadagna circa lo 0,5%. Secondo indiscrezioni, l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, starebbe valutando la vendita della quota in Generali per finanziare una possibile acquisizione di Banco BPM, ipotesi poi smentita da un portavoce della banca.

    Difesa e lusso in ribasso

    Vendite marcate nel settore difesa, con Leonardo (BIT:LDO) in calo di circa il 3% e Fincantieri (BIT:FCT) in ribasso di circa il 2,5%.

    Debole anche il comparto del lusso, penalizzato dalla volatilità legata al contesto geopolitico. Moncler (BIT:MONC) perde circa l’1,9%, Brunello Cucinelli (BIT:BC) l’1,45% e Salvatore Ferragamo (BIT:SFER) lo 0,8%.

    Infine, Aeffe (BIT:AEF) registra un calo più marcato, intorno al -4,9%, dopo la pubblicazione dei risultati che evidenziano un patrimonio netto negativo pari a 1,91 milioni di euro, inferiore ai limiti minimi previsti dal Codice Civile italiano.