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  • Enel supera il target di utile netto 2025 mentre il titolo sale, nonostante la minore produzione rinnovabile

    Enel supera il target di utile netto 2025 mentre il titolo sale, nonostante la minore produzione rinnovabile

    Enel SpA (BIT:ENEL) ha comunicato che l’utile netto ordinario per il 2025 si è attestato leggermente al di sopra del limite superiore della guidance, raggiungendo €6,90 miliardi, sostenendo il titolo in Borsa venerdì in vista del Capital Markets Day previsto più avanti nel mese.

    Il gruppo con sede a Roma ha registrato un EBITDA annuo di €29,90 miliardi, sostanzialmente in linea con le attese del mercato. L’indebitamento finanziario netto è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente a €57,20 miliardi, pari a un rapporto debito netto/EBITDA di circa 2,5 volte, a conferma di una posizione finanziaria stabile.

    La produzione di energia elettrica è diminuita su base annua, con un calo del 3,2% a 200,34 terawattora rispetto ai 206,88 TWh del 2024. La produzione consolidata ha registrato una flessione analoga, in diminuzione del 3% a 186,10 TWh. Il calo è stato determinato principalmente dalla riduzione della produzione da fonti rinnovabili.

    La generazione da rinnovabili è scesa del 3,9% a 128,06 TWh, penalizzata soprattutto dal forte calo dell’idroelettrico, diminuito dell’8,4% a 58,94 TWh. In particolare, la produzione idroelettrica in Italia è calata del 13,1% a 16,06 TWh. Anche l’eolico ha registrato una flessione del 3,7% a 44,40 TWh, mentre il solare e le altre fonti rinnovabili hanno mostrato una dinamica opposta, crescendo dell’11,6% a 19,41 TWh.

    In controtendenza, la produzione nucleare è aumentata del 3,2% a 24,92 TWh, mentre la generazione termoelettrica è scesa del 3,7% a 33,11 TWh. La capacità installata a zero emissioni, comprendente rinnovabili e nucleare, è cresciuta del 3,8% a 65,19 gigawatt. La capacità installata complessiva è aumentata anch’essa del 3,8% a 86,99 GW, con la capacità rinnovabile in crescita del 4,1% a 61,86 GW e i sistemi di accumulo a batteria in forte espansione, +20,9% a 3,44 GW.

    Nel business della distribuzione, l’energia elettrica distribuita è aumentata dell’1,3% a 474,70 TWh, mentre i clienti di rete sono cresciuti dello 0,8% a 69,10 milioni. L’aumento in Spagna, con clienti in crescita dello 0,6% a 12,70 milioni, e in America Latina, in aumento dell’1,5% a 25,10 milioni, ha compensato la sostanziale stabilità in Italia.

    Le vendite retail di energia nei mercati liberalizzati europei sono diminuite del 9,8% a 120,40 TWh. In Italia i volumi sono scesi del 20,6% a 52,70 TWh, mentre la Spagna ha registrato un incremento dell’1% a 67,70 TWh. In America Latina, le vendite nei mercati liberalizzati sono calate dell’1,4% a 38,20 TWh. Anche le vendite di gas hanno mostrato debolezza, scendendo dell’11,8% a 5,80 miliardi di metri cubi.

    Nel corso dell’anno Enel ha aggiunto 3,36 GW di nuova capacità, in calo del 17,8% rispetto ai 4,09 GW installati nel 2024. L’Italia ha contribuito per 1,40 GW, includendo 798 MW di cicli combinati a gas e 589 MW di sistemi di accumulo a batteria. La Spagna ha aggiunto 1,17 GW, mentre l’America Latina ha contribuito con 787 MW.

  • Stellantis crolla del 22% dopo l’avvertimento su un impatto da €22 miliardi legato al reset della strategia EV

    Stellantis crolla del 22% dopo l’avvertimento su un impatto da €22 miliardi legato al reset della strategia EV

    Le azioni di Stellantis (BIT:STLAM) (NYSE:STLA) sono precipitate venerdì dopo che il costruttore automobilistico ha comunicato che prevede di contabilizzare circa €22,2 miliardi di oneri a seguito della riduzione della propria strategia sui veicoli elettrici, in risposta a una domanda più debole del previsto. Il titolo è arrivato a perdere oltre il 22% nelle contrattazioni a Milano.

    Il gruppo ha spiegato che la maggior parte delle svalutazioni deriva da modifiche alla roadmap dei prodotti, che incorporano ipotesi significativamente più basse sulle vendite future di veicoli elettrici. A seguito del riposizionamento strategico, Stellantis si attende ora di registrare una perdita netta compresa tra €19 miliardi e €21 miliardi nella seconda metà del 2025 e ha confermato la sospensione del pagamento dei dividendi.

    «Stellantis ha annunciato oggi che, nell’ambito del reset del proprio business e in preparazione alla comunicazione del nuovo piano strategico prevista per maggio di quest’anno, ha condotto una valutazione approfondita della propria strategia e dei costi correlati necessari per allineare la Società alle preferenze reali dei clienti», ha dichiarato la società nel comunicato.
    «La Società ha adottato la stragrande maggioranza delle decisioni necessarie per correggere la rotta, in particolare per allineare i nostri piani di prodotto e il portafoglio alla domanda di mercato», ha aggiunto Stellantis.

    Il gruppo ha inoltre precisato che gli oneri includono circa €6,5 miliardi di uscite di cassa previste nei prossimi quattro anni. Stellantis ha confermato che pubblicherà i risultati definitivi del secondo semestre e dell’intero esercizio 2025 il 26 febbraio.

    Contestualmente, la società ha diffuso in anticipo alcuni dati preliminari del quarto trimestre e ha ribadito di attendersi una perdita netta sull’intero 2025. Questa prospettiva ha portato alla sospensione del dividendo per il 2026 e all’annuncio di un piano per raccogliere fino a €5 miliardi tramite l’emissione di obbligazioni ibride, a sostegno della struttura finanziaria.

    Guardando al futuro, Stellantis prevede per il 2026 una crescita dei ricavi a una cifra media percentuale, insieme a un miglioramento a una cifra bassa del margine operativo rettificato. Il management ha spiegato che la pausa sul dividendo e il nuovo finanziamento mirano a tutelare il bilancio, richiamando anche le iniziative di ristrutturazione avviate lo scorso anno come parte di un più ampio processo di rilancio.

    Commentando le novità, l’analista di Jefferies Philippe Houchois ha osservato che Stellantis ha «annunciato oneri di ristrutturazione significativamente più elevati» e ha evidenziato una «guidance 2026 poco definita».

    Il titolo resta sotto pressione da tempo: le azioni quotate a Milano sono scese di quasi il 25% nel 2025 dopo un calo del 40,5% l’anno precedente e risultano già in ribasso di oltre il 13% dall’inizio del 2026.

  • FinecoBank supera le attese nel 2025 e aumenta il dividendo

    FinecoBank supera le attese nel 2025 e aumenta il dividendo

    FinecoBank (BIT:FBK) ha chiuso il 2025 con un utile netto di €647 milioni, in lieve calo dello 0,8% su base annua ma circa l’1% sopra le attese del mercato, sostenuto da una buona tenuta dei ricavi e da un controllo dei costi più efficiente. La banca ha proposto un dividendo di €0,79 per azione, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente e superiore alla previsione di consenso di €0,76, mantenendo al contempo una solida posizione patrimoniale con un CET1 ratio pari al 23,3%, in diminuzione di 60 punti base rispetto al trimestre precedente.

    I ricavi totali sono rimasti sostanzialmente stabili a €1,32 miliardi, poiché il calo dell’11% del margine di interesse netto a €633 milioni è stato compensato dalla crescita del 13% dei ricavi non finanziari, saliti a €685 milioni. Le commissioni di investimento sono aumentate del 10% a €405 milioni, mentre i ricavi da brokerage hanno registrato un balzo del 23% a €240 milioni, riflettendo una maggiore attività e volumi della clientela.

    I costi operativi sono cresciuti del 7% a €356 milioni per effetto di nuove assunzioni e investimenti, ma si sono attestati comunque €2 milioni al di sotto delle attese. Il risultato operativo lordo ha raggiunto €960 milioni, in calo del 2,5% su base annua ma circa lo 0,7% sopra le previsioni, con un cost-to-income ratio al 27% rispetto al 25% del 2024.

    Guardando al 2026, FinecoBank prevede che tutte le aree di business contribuiscano alla crescita dei ricavi, supportate da un’accelerazione dei flussi netti e dall’acquisizione di nuovi clienti. La banca punta a un anno record per i ricavi da brokerage e a un cost-to-income ratio ampiamente inferiore al 30%, con ulteriori dettagli attesi in occasione del Capital Markets Day del 4 marzo.

    A seguito dei risultati, Kepler Cheuvreux ha confermato la raccomandazione Buy su FinecoBank, fissando un target price di €25,40, che implica un potenziale rialzo di circa il 15,6% rispetto al prezzo corrente di €21,97.

    Maggiori informazioni su FinecoBank

    FinecoBank è una banca diretta italiana che offre servizi di banking online, brokerage e investimento a clientela retail e private. Il gruppo combina una piattaforma digitale con un modello di ricavi diversificato tra margine di interesse, gestione del risparmio e brokerage, ed è riconosciuto per la forte solidità patrimoniale e l’elevata efficienza operativa.

  • Il petrolio scende di oltre l’1% mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran attenuano i timori sull’offerta

    Il petrolio scende di oltre l’1% mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran attenuano i timori sull’offerta

    I prezzi del petrolio sono scesi di oltre l’1% giovedì, pur restando vicini ai massimi degli ultimi mesi, dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato di avviare colloqui diplomatici in Oman venerdì, riducendo le preoccupazioni immediate su possibili interruzioni dell’offerta.

    I futures sul Brent sono scesi di 86 centesimi, pari all’1,2%, a 68,6 dollari al barile alle 10:36 GMT. Il greggio statunitense West Texas Intermediate è invece sceso di 82 centesimi, circa l’1,3%, a 64,32 dollari al barile.

    Nonostante il calo, il Brent rimane a soli 3 dollari dal massimo di cinque mesi raggiunto alla fine di gennaio, quando il mercato era stato sostenuto dai timori di possibili interruzioni dell’offerta.

    Secondo l’analista di UBS Giovanni Staunovo, il mercato petrolifero resta fortemente influenzato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con gli investitori che seguono attentamente i negoziati previsti in Oman.

    I colloqui arrivano mentre gli Stati Uniti rafforzano la propria presenza militare nella regione e diversi attori regionali cercano di evitare un’escalation che potrebbe trasformarsi in un conflitto più ampio.

    Circa il 20% del consumo mondiale di petrolio transita attraverso lo Stretto di Hormuz, tra Oman e Iran. Diversi importanti produttori OPEC, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, esportano la maggior parte del loro greggio attraverso questo passaggio, così come l’Iran.

    John Evans, analista di PVM Oil Associates, ha affermato che il mercato probabilmente rimarrà prudente in vista dell’incontro di venerdì, sostenuto dalla speranza di progressi diplomatici.

    “Tuttavia, non ci sarà alcuna vera tranquillità sui prezzi, perché basterà una dichiarazione inopportuna o un fallimento dei colloqui affinché il Brent torni rapidamente verso i 70 dollari al barile e verso i massimi dell’anno”, ha dichiarato.

    L’elevata volatilità ha spinto gli investitori a fissare i prezzi del petrolio quest’anno, con volumi record di contratti WTI Midland negoziati a Houston nel mese di gennaio, a causa delle preoccupazioni sui rischi di approvvigionamento in Medio Oriente e dell’aumento delle esportazioni venezuelane verso la costa del Golfo degli Stati Uniti.

    Gli analisti hanno inoltre evidenziato che il rafforzamento del dollaro statunitense e la volatilità dei metalli preziosi hanno esercitato ulteriori pressioni sulle materie prime e sul sentiment di rischio più ampio durante la seduta di giovedì.

  • L’argento crolla del 16% cancellando i recenti rialzi settimanali

    L’argento crolla del 16% cancellando i recenti rialzi settimanali

    I prezzi dell’argento sono scesi bruscamente durante le contrattazioni asiatiche di giovedì, guidando le perdite tra i metalli preziosi, mentre una nuova ondata di vendite ha cancellato gran parte del recente rimbalzo.

    L’argento spot è sceso fino al 16,7% a 73,5565 dollari l’oncia, riportandosi vicino ai minimi registrati durante il sell-off della scorsa settimana. I futures sull’argento con consegna a marzo sono scesi di oltre il 10% a 73,383 dollari l’oncia.

    Il calo improvviso si è verificato durante la sessione asiatica ed è stato accompagnato da un lieve rafforzamento del dollaro statunitense.

    “Anche se i prezzi dei metalli preziosi sono ora meno elevati dopo la correzione, la sensibilità al dollaro USA, alla rivalutazione dei rendimenti e all’incertezza sulla politica della Fed sotto una nuova leadership rimane elevata. Sebbene il posizionamento probabilmente si sia in parte riequilibrato, la fiducia potrebbe non essersi completamente ripristinata, indicando un possibile periodo di contrattazioni più volatili e bidirezionali”, ha dichiarato Christopher Wong, strategist FX di OCBC in un commento inviato via e-mail.

    Nonostante il forte ribasso, Wong ha descritto la recente debolezza dei metalli preziosi come “una fase di normalizzazione piuttosto che un’inversione di tendenza”, sottolineando che i fattori fondamentali restano solidi. Ha evidenziato la continua domanda delle banche centrali per l’oro e la domanda industriale per l’argento come elementi di sostegno.

    “Sebbene i flussi ad alta beta e guidati dal sentiment possano amplificare la volatilità nel breve termine, i fondamentali di medio periodo restano sostenuti dalla domanda legata al fotovoltaico solare, alla modernizzazione delle reti elettriche e ai processi di elettrificazione, che dovrebbero contribuire a limitare i ribassi una volta che posizionamento e sentiment si stabilizzeranno”, ha aggiunto Wong.

    Il rafforzamento del dollaro è stato uno dei principali fattori negativi per i metalli preziosi nell’ultima settimana, con la valuta che è rimbalzata dai minimi di quasi quattro anni. Il movimento è seguito alle aspettative secondo cui Kevin Warsh, nominato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump come prossimo presidente della Federal Reserve, potrebbe adottare una posizione meno accomodante rispetto alle attese del mercato.

    Questo cambiamento di prospettiva ha continuato a pesare sui prezzi dei metalli nelle ultime sedute.

    I mercati valutari restano inoltre orientati verso il dollaro in vista delle decisioni delle banche centrali europee e dei dati sui nonfarm payrolls statunitensi previsti la prossima settimana. I dati sull’occupazione, inizialmente previsti per venerdì, sono stati rinviati all’11 febbraio a causa dello shutdown parziale del governo statunitense all’inizio della settimana.

  • Bitcoin scende sotto i 71.000 dollari mentre la debolezza del settore tecnologico pesa sugli asset rischiosi

    Bitcoin scende sotto i 71.000 dollari mentre la debolezza del settore tecnologico pesa sugli asset rischiosi

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) è sceso bruscamente giovedì, avvicinandosi alla soglia dei 70.000 dollari, mentre la riduzione della liquidità di mercato e un ampio sell-off dei titoli tecnologici globali hanno esercitato nuove pressioni sugli asset più rischiosi.

    La principale criptovaluta perdeva il 7,6% a 70.427,1 dollari alle 00:28 ET (05:28 GMT), segnando il livello più basso da inizio novembre 2024. Durante la seduta, il bitcoin ha toccato un minimo intraday di 70.129,6 dollari.

    Bitcoin ha registrato ribassi in sette delle ultime otto sessioni di contrattazione e ha perso oltre il 40% rispetto al massimo storico di circa 126.000 dollari raggiunto in ottobre.

    Liquidità ridotta e calo dei titoli tecnologici alimentano il ribasso

    I dati di mercato indicano un netto indebolimento delle condizioni di liquidità, che ha amplificato la volatilità dei prezzi e accelerato le liquidazioni forzate dopo la rottura di livelli tecnici chiave.

    Il calo è seguito a una forte vendita dei titoli tecnologici globali, causata dalle preoccupazioni degli investitori per i costi e la velocità di espansione dell’intelligenza artificiale e per l’aumento degli investimenti delle grandi società tecnologiche.

    Le perdite nei titoli tecnologici statunitensi si sono estese ai mercati asiatici e alle criptovalute, che tendono a muoversi in linea con i titoli growth durante le fasi di volatilità.

    La pressione in vendita è aumentata a causa della chiusura di posizioni a leva, in particolare nei mercati dei derivati. Il calo del bitcoin sotto i 75.000 dollari ha attivato numerosi ordini stop-loss.

    Secondo CoinGlass, nelle ultime 24 ore sono state liquidate posizioni in criptovalute per quasi 770 milioni di dollari.

    Anche fattori macroeconomici hanno contribuito al calo, con il rafforzamento del dollaro e l’aumento dei rendimenti obbligazionari globali, che hanno ridotto l’interesse per gli asset speculativi.

    Anche i beni rifugio tradizionali hanno subito pressioni. I prezzi dell’argento sono crollati di quasi il 17% durante le contrattazioni asiatiche, mentre anche l’oro è sceso.

    Il sentiment sul mercato crypto è peggiorato dopo settimane di volatilità e ripetuti tentativi falliti di recupero.

    Anche le altcoin in calo

    La maggior parte delle criptovalute alternative ha registrato ribassi.

    Ethereum, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, è scesa del 7,4% a 2.098,92 dollari. XRP, la terza, ha perso il 10% a 1,42 dollari.

    Solana ha ceduto il 6%, Cardano il 5% e Polygon il 3,2%.

    Tra i meme token, Dogecoin ha perso il 6% mentre il token $TRUMP è sceso del 3,5%.

  • Le spese per l’IA di Alphabet, i risultati di Amazon e le decisioni delle banche centrali guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Le spese per l’IA di Alphabet, i risultati di Amazon e le decisioni delle banche centrali guidano i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures azionari statunitensi indicavano un’apertura contrastata a Wall Street, mentre gli investitori valutavano i risultati delle principali società tecnologiche e la continua volatilità dei titoli software. Alphabet (NASDAQ:GOOG) è stata al centro dell’attenzione dopo aver segnalato un possibile forte aumento degli investimenti per sostenere l’espansione nell’intelligenza artificiale, mentre i mercati attendono anche i risultati del colosso dell’e-commerce Amazon (NASDAQ:AMZN), previsti dopo la chiusura. Nel frattempo, gli investitori monitorano le decisioni di politica monetaria in Europa, mentre i prezzi dei metalli preziosi sono in calo.

    Futures statunitensi contrastati

    Alle 02:44 ET, i futures sul Dow Jones Industrial Average erano in calo di 39 punti, pari allo 0,1%. I futures sull’S&P 500 erano in rialzo di 6 punti, pari allo 0,1%, mentre i futures sul Nasdaq 100 guadagnavano 65 punti, pari allo 0,3%.

    Gli indici principali di Wall Street hanno chiuso la seduta precedente con un andamento misto, mentre gli investitori cercavano segnali di stabilizzazione dopo il recente calo dei titoli software. Anche le società legate all’hardware per l’intelligenza artificiale hanno subito pressioni in vendita.

    Il settore tecnologico, tradizionalmente considerato uno dei principali beneficiari del boom dell’IA, è stato colpito dai timori che lo sviluppo rapido dell’intelligenza artificiale possa sconvolgere alcune attività del comparto. Entro martedì, un indice che monitora i titoli software aveva registrato la peggiore performance trimestrale rispetto all’S&P 500 dal 2002.

    Alphabet punta su investimenti aggressivi nell’IA

    Alphabet ha rafforzato la propria posizione nella corsa globale all’intelligenza artificiale dopo solidi risultati finanziari.

    In passato considerata in ritardo rispetto a OpenAI, sviluppatore di ChatGPT, Alphabet sembra ora iniziare a ottenere ritorni concreti dai suoi ingenti investimenti nell’IA.

    “Nel complesso, stiamo osservando che i nostri investimenti e le nostre infrastrutture nell’IA stanno trainando ricavi e crescita su tutti i fronti”, ha dichiarato il CEO Sundar Pichai.

    La piattaforma Gemini AI ha raggiunto 750 milioni di utenti attivi mensili nel trimestre di dicembre, avvicinandosi agli oltre 800 milioni di utenti comunicati da ChatGPT in ottobre.

    I dirigenti della società hanno indicato che le spese in conto capitale potrebbero raddoppiare fino a un intervallo compreso tra 175 e 185 miliardi di dollari per espandere data center e infrastrutture tecnologiche. Sebbene inizialmente gli investitori abbiano reagito con cautela, la forte crescita della divisione cloud ha contribuito a ridurre le preoccupazioni.

    Attesi i risultati di Amazon

    L’attenzione degli investitori si sposta ora su Amazon, che ha anch’essa posto l’intelligenza artificiale al centro della propria strategia.

    Amazon Web Services resta un pilastro dei ricavi, ma i progressi nell’IA sono diventati un fattore chiave per il sentiment degli investitori. Alcuni analisti considerano Amazon in ritardo rispetto ai concorrenti.

    Per il trimestre natalizio, AWS dovrebbe registrare un aumento del 21% delle vendite nette. I ricavi complessivi sono stimati a 211,49 miliardi di dollari, mentre l’utile per azione è previsto a 1,96 dollari.

    BCE e BOE sotto osservazione

    La BCE dovrebbe mantenere i tassi invariati al 2%, ma il rallentamento dell’inflazione potrebbe preoccupare i decisori.

    Secondo economisti di Deutsche Bank, i rischi rimangono orientati verso “un ulteriore allentamento dato il previsto mancato raggiungimento dell’obiettivo di inflazione”.

    Hanno aggiunto che il rafforzamento dell’euro rappresenta un rischio, anche se la necessità di ulteriori tagli “non è stata ancora dimostrata”.

    Anche la Bank of England dovrebbe mantenere il tasso al 3,75%.

    Metalli preziosi in calo

    L’oro è sceso dopo aver annullato i guadagni precedenti, mentre l’argento è crollato.

    “Anche se i prezzi dei metalli preziosi sono ora meno elevati dopo la correzione, la sensibilità al dollaro, alla rivalutazione dei rendimenti e all’incertezza sulla politica della Fed sotto la nuova leadership rimane elevata. Sebbene il posizionamento probabilmente si sia in parte riequilibrato, la fiducia potrebbe non essersi completamente ripristinata, indicando un possibile periodo di contrattazioni più volatili e bidirezionali”, ha affermato Christopher Wong, strategist FX di OCBC.

  • Le Borse europee contrastate mentre prosegue la stagione delle trimestrali in attesa delle decisioni di BCE e BOE: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee contrastate mentre prosegue la stagione delle trimestrali in attesa delle decisioni di BCE e BOE: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno mostrato un andamento contrastato giovedì, mentre gli investitori valutavano il calo registrato a Wall Street nella notte e una nuova ondata di risultati societari, con l’attenzione rivolta alle imminenti decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea e della Bank of England.

    Alle 08:05 GMT, il DAX tedesco ha perso lo 0,2% e il FTSE 100 britannico è sceso dello 0,4%, mentre il CAC 40 francese ha guadagnato lo 0,6%.

    I risultati societari dominano l’attenzione dei mercati

    Il sentiment globale degli investitori è stato penalizzato dalle crescenti preoccupazioni legate ai costi dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale, che hanno contribuito al forte ribasso dei titoli tecnologici statunitensi nella notte e alle perdite dei principali listini asiatici nella giornata.

    Alphabet ha indicato mercoledì sera che la spesa in conto capitale potrebbe raddoppiare quest’anno, segnando un ulteriore aumento degli investimenti della casa madre di Google per superare i limiti della capacità di calcolo e rafforzare la propria posizione nella competizione sull’IA.

    Nel frattempo, gli investitori europei hanno continuato ad analizzare i risultati trimestrali di diverse grandi società della regione.

    Il colosso energetico Shell (LSE:SHEL) ha riportato utili rettificati pari a 3,26 miliardi di dollari nel quarto trimestre, in calo rispetto ai 3,7 miliardi di dollari registrati un anno prima e segnando il livello trimestrale più basso degli ultimi cinque anni.

    Il gruppo danese del trasporto marittimo Maersk (TG:DP4A) ha comunicato un utile operativo del quarto trimestre in linea con le attese, ma ha avvertito che il calo dei noli, insieme alle persistenti difficoltà del settore, potrebbe pesare sugli utili nel 2026.

    BNP Paribas (EU:BNP) ha rivisto al rialzo i propri obiettivi di redditività per il 2028 dopo che l’utile del quarto trimestre è cresciuto del 28%, con la maggiore banca francese che prevede che i tagli strutturali dei costi e un contesto favorevole dei tassi d’interesse possano accelerare la crescita futura degli utili.

    Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (LSE:BVA) ha registrato un utile netto di 2,53 miliardi di euro nel quarto trimestre, in aumento del 4% rispetto ai 2,43 miliardi di euro dell’anno precedente, sostenuto dalla crescita dei prestiti in Spagna e Messico che ha compensato l’aumento degli accantonamenti sui crediti.

    Siemens Healthineers (TG:SIE) ha pubblicato solidi risultati del primo trimestre, con la forte domanda di sistemi di imaging e apparecchiature per terapie oncologiche che ha compensato la debolezza della divisione diagnostica e l’impatto negativo delle valute.

    Decisioni di BCE e BOE sotto osservazione

    Al di fuori del settore societario, gli ordini industriali tedeschi sono aumentati del 7,8% a dicembre rispetto al mese precedente, superando nettamente le attese di un calo del 2,2%.

    La Banca Centrale Europea dovrebbe mantenere i tassi di interesse invariati al 2% nel corso della giornata, segnando la quinta riunione consecutiva senza modifiche. Tuttavia, il forte rallentamento dell’inflazione nell’area euro a gennaio potrebbe creare nuove preoccupazioni per i decisori politici.

    Dati recenti hanno mostrato che l’inflazione dei prezzi al consumo nell’area euro è scesa all’1,7% su base annua a gennaio, rispetto all’1,9% di dicembre.

    Anche la Bank of England dovrebbe mantenere il tasso di riferimento fermo al 3,75% nel corso della giornata, con gli analisti che segnalano persistenti pressioni inflazionistiche nonostante segnali di indebolimento del mercato del lavoro.

    Il petrolio cala dopo i colloqui tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio sono scesi nettamente giovedì dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato di tenere colloqui diplomatici in Oman venerdì, riducendo i timori di un’escalation militare che potrebbe interrompere le forniture energetiche dalla regione.

    I futures sul Brent con consegna ad aprile sono scesi dell’1,5% a 68,39 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso l’1,6% a 64,10 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark erano saliti di circa il 3% mercoledì a causa dei timori che i negoziati tra Stati Uniti e Iran potessero fallire.

    Nonostante i colloqui programmati, permangono incertezze, con il timore che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump possa comunque attuare le minacce precedentemente espresse di colpire l’Iran, quarto maggiore produttore dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, con il rischio di destabilizzare ulteriormente la regione.

  • BPER Banca supera le attese sugli utili del Q4 grazie alla solidità dei ricavi core e al controllo dei costi, nonostante il dividendo inferiore alle previsioni

    BPER Banca supera le attese sugli utili del Q4 grazie alla solidità dei ricavi core e al controllo dei costi, nonostante il dividendo inferiore alle previsioni

    BPER Banca (BIT:BPE) ha registrato un utile netto di 340 milioni di euro nel quarto trimestre, superando del 32% le previsioni degli analisti, grazie alla solida performance dei ricavi core e a una gestione più efficiente dei costi. I risultati hanno sostenuto il titolo, che giovedì è salito di oltre il 2%.

    L’istituto con sede a Modena ha annunciato un dividendo di 0,65 euro per azione, corrispondente a un payout del 75%. Tuttavia, il dato è risultato inferiore di circa il 7% rispetto alle aspettative di mercato, con gli analisti di Morgan Stanley che prevedevano un payout vicino all’80% per il periodo.

    La performance superiore alle attese è stata trainata dal margine di interesse, pari a 1,11 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto al trimestre precedente e superiore del 2,7% alle stime di consenso. Escludendo una voce straordinaria di 13 milioni di euro nel margine di interesse, l’utile core ante accantonamenti ha superato del 9,5% le previsioni di Morgan Stanley.

    I costi operativi si sono attestati a 878 milioni di euro, risultando inferiori del 13,7% rispetto alle attese degli analisti, principalmente grazie alla riduzione dei costi del personale. Le commissioni nette hanno raggiunto 696 milioni di euro, in aumento del 7,7% su base trimestrale e superiori del 2,7% alle previsioni.

    Il costo del rischio della banca si è attestato a 26 punti base, nettamente al di sotto dei 42 punti base stimati dal consenso, sostenuto in parte da riprese di valore nette presso la controllata BPSO.

    BPER ha riportato un coefficiente Common Equity Tier 1 pari al 14,8%, in linea con le aspettative del mercato ma inferiore di 30 punti base rispetto alla stima di Morgan Stanley. Il dato è sceso di 30 punti base rispetto al trimestre precedente. Le attività ponderate per il rischio sono diminuite del 3% su base trimestrale, pari a una riduzione di 2,3 miliardi di euro, principalmente per il calo del rischio di credito.

    I prestiti alla clientela sono cresciuti del 2,2% rispetto al trimestre precedente su base consolidata, mentre i depositi della clientela sono aumentati del 2,3%. Il portafoglio titoli della banca è cresciuto dell’1,7%. Morgan Stanley ha sottolineato che la crescita dei prestiti è stata “ben superiore al sistema” bancario italiano.

    La qualità degli attivi è migliorata nel trimestre, con lo stock di esposizioni deteriorate lorde in calo di circa il 7% su base trimestrale, mentre i prestiti performing sono cresciuti di circa il 2,4%. Il rapporto NPE lordo è diminuito di 20 punti base, attestandosi al 2,1%. La copertura degli NPE è aumentata di 280 punti base, raggiungendo il 52,8%, mentre la copertura dei crediti performing, pari a 64 punti base, è diminuita di 5 punti base.

    La banca ha registrato un’aliquota fiscale del 25% nel trimestre, mentre le altre voci di ricavo sono risultate circa il doppio rispetto alle stime di consenso degli analisti.

  • La Borsa di Milano apre poco mossa in attesa della BCE; salgono BPER e OVS, in calo i titoli petroliferi

    La Borsa di Milano apre poco mossa in attesa della BCE; salgono BPER e OVS, in calo i titoli petroliferi

    Le contrattazioni a Piazza Affari hanno aperto la seduta con movimenti limitati, in linea con il tono prudente registrato sugli altri mercati europei, mentre gli investitori attendono le decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea.

    L’attenzione resta rivolta anche ai dati macroeconomici statunitensi, con la pubblicazione delle nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione prevista per le 14:30. I mercati monitorano inoltre il calendario dei dati sul lavoro dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato ieri una legge di spesa federale, ponendo fine allo shutdown parziale che aveva ritardato la diffusione di importanti statistiche occupazionali. Rimane tuttavia incerta la data di pubblicazione del report sui nonfarm payrolls, inizialmente previsto per domani.

    Intorno alle 9:40, l’indice FTSE MIB risultava sostanzialmente invariato.

    I titoli bancari restano sotto osservazione con l’avanzare della stagione delle trimestrali. BPER (BIT:BPE) ha guidato i rialzi del comparto, salendo del 3% dopo aver annunciato un utile netto consolidato di 2,1 miliardi di euro per il 2025 e ricavi core pari a 6,2 miliardi di euro. Secondo Equita, i risultati dell’istituto hanno superato le attese in tutte le principali divisioni operative.

    In rialzo anche Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO), che ha guadagnato l’1,84% avvicinandosi ai massimi storici. Mediobanca (BIT:MB) si è mantenuta stabile dopo il rally di ieri, alimentato dalle indiscrezioni su un possibile delisting del titolo dalla Borsa di Milano. La controllante MPS (BIT:BMPS) ha invece registrato un progresso dell’1,65%. Tra i principali istituti italiani, Unicredit (BIT:UCG) è salita dello 0,3%, mentre Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) ha ceduto lo 0,13%.

    I titoli energetici hanno risentito del calo dei prezzi del petrolio, con Saipem (BIT:SPM) in flessione dell’1% ed ENI (BIT:ENI) in ribasso dello 0,72%.

    Recuperano invece i produttori di cemento dopo le perdite della seduta precedente: Cementir Holding (BIT:CEM) è salita del 2,5% e Buzzi (BIT:BZU) ha guadagnato l’1,6%.

    Sotto i riflettori anche Aeffe (BIT:AEF), in rialzo di oltre il 4% dopo indiscrezioni di stampa secondo cui Invitalia potrebbe essere valutata come possibile azionista e partner finanziario per il gruppo in difficoltà.

    In progresso anche OVS (BIT:OVS), che ha guadagnato oltre il 3% dopo aver pubblicato risultati preliminari 2025 leggermente superiori alle attese sull’EBITDA e nettamente migliori rispetto alle previsioni sul free cash flow, secondo quanto evidenziato dalle analisi di Equita.