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  • UniCredit balza del 4%: gli obiettivi di utile di lungo periodo superano le attese del mercato

    UniCredit balza del 4%: gli obiettivi di utile di lungo periodo superano le attese del mercato

    UniCredit SpA (BIT:UCG) ha guadagnato oltre il 4% lunedì dopo che la seconda banca italiana ha presentato obiettivi di profitto di lungo periodo superiori alle previsioni degli analisti. Il nuovo outlook ha spinto Goldman Sachs a osservare che la guidance implica revisioni al rialzo degli utili stimate tra la fascia media e alta delle singole cifre per il periodo 2028–2030.

    Nel quadro del nuovo piano strategico “UniCredit Unlimited”, l’istituto con sede a Milano punta a generare un utile netto di 13 miliardi di euro entro il 2028 e superiore a 15 miliardi di euro entro il 2030. A titolo di confronto, il consenso degli analisti si attesta rispettivamente a 11,9 miliardi e 13,2 miliardi di euro.

    Secondo Goldman Sachs, i nuovi target rappresentano un significativo superamento delle attese, con l’obiettivo di profitto per il 2030 superiore al consenso di oltre il 13%. La banca d’affari ha confermato la raccomandazione “buy” sul titolo.

    UniCredit ha inoltre comunicato risultati record per il 2025, con un utile netto pari a 10,6 miliardi di euro, in crescita del 14% su base annua e al ventesimo trimestre consecutivo in utile. Il ritorno sul capitale tangibile (RoTE) è salito al 19,2% sull’intero esercizio, rispetto al 17,7% del 2024.

    “UniCredit ha conseguito una crescita e una redditività record nel 2025”, ha dichiarato l’amministratore delegato Andrea Orcel. “Siamo fiduciosi di poter sostenere questa traiettoria nei prossimi cinque anni”.

    Nel quarto trimestre l’utile netto si è attestato a 1,83 miliardi di euro, in calo del 30% rispetto al trimestre precedente ma in aumento del 17% su base annua. Il confronto trimestrale è stato influenzato da componenti straordinarie, inclusi costi legati alla gestione del portafoglio strategico e alle attività di integrazione.

    Nel corso dell’intero esercizio, la banca ha assorbito oneri straordinari per 1,4 miliardi di euro, di cui circa 240 milioni relativi alla copertura del portafoglio strategico e 1,18 miliardi di costi di integrazione finalizzati alla riduzione della base costi futura.

    L’utile netto contabile per il 2025 ha raggiunto 10,92 miliardi di euro, in crescita del 12%. L’utile per azione è aumentato del 20% a 6,89 euro, mentre il valore contabile tangibile per azione è salito del 19% a 39,54 euro.

    I ricavi totali sono diminuiti dell’1,3% a 24,54 miliardi di euro, risentendo del contesto di tassi di interesse più bassi. Il margine di interesse è sceso del 4,3% a 13,73 miliardi di euro, ma si è attestato leggermente sopra le attese grazie a una gestione disciplinata della raccolta.

    In controtendenza, le commissioni e i proventi assicurativi netti sono cresciuti del 5,6% a 8,69 miliardi di euro, rappresentando circa il 35% dei ricavi complessivi. I ricavi da trading sono invece diminuiti del 32,6% a 1,13 miliardi di euro, mentre i dividendi incassati sono più che raddoppiati a 980 milioni di euro dopo il consolidamento delle partecipazioni in Commerzbank e Alpha Bank.

    I costi operativi sono rimasti sostanzialmente stabili a 9,44 miliardi di euro, nonostante l’espansione delle attività, portando il cost-income ratio al 38,5%. Gli accantonamenti su crediti si sono attestati a 662 milioni di euro, mantenendo il costo del rischio a un contenuto 15 punti base.

    La qualità dell’attivo si è confermata solida, con esposizioni deteriorate lorde pari a 12,08 miliardi di euro, equivalenti al 2,7% dei crediti totali e coperte al 44% da accantonamenti. La banca ha inoltre mantenuto overlay su crediti in bonis per 1,7 miliardi di euro, con un tasso di default dell’1,3%.

    A fine dicembre, il coefficiente CET1 di UniCredit si attestava al 14,7%, ben al di sopra del range obiettivo del 12,5%–13%, nonostante l’assorbimento di 9,5 miliardi di euro tra distribuzioni maturate e impatti regolamentari. Le attività ponderate per il rischio sono aumentate del 6,9% a 296,3 miliardi di euro, mentre la generazione organica di capitale ha raggiunto 382 punti base.

    Guardando avanti, il nuovo piano prevede un utile netto di circa 11 miliardi di euro nel 2026 e di 13 miliardi di euro entro il 2028, implicando un tasso di crescita annuo composto di circa il 7%. Il ritorno sul capitale tangibile è atteso superare il 23% entro il 2028, insieme a una crescita a doppia cifra dell’utile per azione e dei dividendi.

    La banca ha confermato un payout ordinario dell’80%, suddiviso equamente tra dividendi in contanti e riacquisti di azioni proprie. Le distribuzioni complessive per il 2025, soggette alle approvazioni regolamentari e assembleari, sono stimate in 9,5 miliardi di euro, di cui 4,75 miliardi sotto forma di dividendi cash.

  • La Borsa di Milano apre in forte rialzo, trainata da UniCredit e STM; Stellantis stabile dopo il forte calo

    La Borsa di Milano apre in forte rialzo, trainata da UniCredit e STM; Stellantis stabile dopo il forte calo

    La Borsa di Milano ha iniziato la settimana con slancio positivo, sovraperformando gli altri mercati europei grazie soprattutto ai rialzi dei titoli a maggiore peso, in particolare UniCredit. Il clima favorevole è stato sostenuto anche dall’Asia, dove i mercati giapponesi hanno aggiornato i massimi storici dopo la vittoria elettorale del primo ministro Sanae Takaichi.

    L’attenzione degli investitori è ora rivolta anche al calendario macroeconomico statunitense. Mercoledì è atteso il rapporto sull’occupazione USA, rinviato la scorsa settimana a causa di un breve shutdown governativo e considerato cruciale per valutare la tenuta del mercato del lavoro dopo alcuni recenti segnali di rallentamento. Venerdì seguirà la pubblicazione dei dati sull’inflazione di gennaio (CPI), anch’essi posticipati.

    Intorno alle 9:35, il FTSE MIB segnava un rialzo dell’1,05%, risultando il miglior listino europeo della giornata. A confronto, l’Euro Stoxx 50 avanzava di circa lo 0,6%.

    UniCredit (BIT:UCG) è stato il titolo protagonista, in crescita del 4,6% e sui massimi da novembre 2009. Il movimento è seguito alla pubblicazione dei risultati 2025 e della guidance aggiornata, entrambe superiori alle attese. UniCredit ha chiuso il 2025 con utili pari a 10,6 miliardi di euro, in aumento del 13,6% su base annua, e punta a circa 11 miliardi di euro di profitto nel 2026. I risultati sono stati sostenuti anche dalle partecipazioni acquisite in altre banche nell’ambito della strategia di espansione guidata dall’amministratore delegato Andrea Orcel. Gli analisti di JPMorgan hanno osservato che le aspettative per il 2026 sono superiori al consenso di mercato di 10,6 miliardi di euro, citando “ricavi netti più elevati e costi in miglioramento.”

    Buona performance anche per il comparto bancario nel suo complesso, con l’indice di settore in rialzo del 2,4%. Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha guadagnato l’1,6%, mentre BPER Banca (BIT:BPE) è salita dell’1,3%, toccando nuovi massimi storici a 12,88 euro.

    Più debole invece Stellantis (BIT:STLAM), che fatica a rimbalzare e tratta sostanzialmente invariata dopo il crollo del 25% registrato venerdì. Il forte calo è seguito all’annuncio di circa 22,2 miliardi di euro di oneri legati alla decisione di ridimensionare le ambizioni nel settore dei veicoli elettrici. Jefferies ha ridotto il target price sul titolo a 10 euro da 13 euro. Equita ha commentato nel suo report giornaliero che “il peggio in termini di notizie è alle spalle, ma il free cash flow resta l’elemento più importante da monitorare con attenzione.”

    Forte rialzo per il settore dei semiconduttori, con STMicroelectronics (BIT:STM) in aumento di circa il 5% dopo l’annuncio dell’estensione della collaborazione strategica con Amazon Web Services. Le due società hanno comunicato un accordo commerciale pluriennale e da diversi miliardi di dollari per lo sviluppo di nuove infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni destinate a cloud per l’intelligenza artificiale e data center.

    Bene anche il comparto difesa, con Leonardo (BIT:LDO) e Fincantieri (BIT:FCT) in rialzo di oltre il 2,5%. In progresso anche Telecom Italia (BIT:TIT), che sale dell’1,7%, tornando sopra quota 0,60 euro e toccando i massimi da agosto 2018 intorno a 0,61 euro.

  • I future di Wall Street indicano un rimbalzo mentre gli investitori tornano alla caccia di occasioni dopo il sell-off tecnologico: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street indicano un rimbalzo mentre gli investitori tornano alla caccia di occasioni dopo il sell-off tecnologico: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sugli indici azionari statunitensi segnalano un’apertura in rialzo venerdì, suggerendo che i mercati potrebbero recuperare parte delle perdite accumulate dopo diverse sedute di forti ribassi.

    Gli investitori sembrano pronti a tornare sugli acquisti approfittando dei prezzi depressi, dopo la recente correzione guidata dal settore tecnologico che ha spinto il Nasdaq al livello di chiusura più basso degli ultimi oltre due mesi. Tuttavia, gli scambi potrebbero restare contenuti dopo che il Dipartimento del Lavoro ha rinviato a mercoledì prossimo la pubblicazione del suo atteso rapporto mensile sull’occupazione.

    Il potenziale di rialzo dei mercati potrebbe inoltre essere limitato dalle persistenti preoccupazioni legate agli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale, aggravate dal forte calo pre-market di Amazon (NASDAQ:AMZN). Il colosso dell’e-commerce perde circa l’8,5% prima dell’apertura, dopo aver pubblicato risultati del quarto trimestre leggermente inferiori alle attese e aver annunciato piani di spesa in conto capitale per il 2026 ben superiori alle previsioni degli analisti.

    “Tutti gli hyperscaler stanno competendo per vincere la corsa all’IA, il cui premio potrebbe essere significativo”, ha dichiarato Russ Mould, investment director di AJ Bell. “Tuttavia, agli investitori viene chiesto di accettare enormi quantità di liquidità che escono dalle casse per raggiungere questo obiettivo”.
    Ha aggiunto: “Con la direzione e la traiettoria dell’intelligenza artificiale ancora incerte, è comprensibile la preoccupazione che questo denaro possa essere sprecato”.

    La seduta di giovedì ha visto un sell-off generalizzato a Wall Street, proseguendo l’andamento contrastato di mercoledì. I titoli tecnologici sono stati i più colpiti, con il Nasdaq sceso al minimo di chiusura da oltre due mesi.

    Sebbene gli indici abbiano recuperato dai minimi intraday, hanno comunque chiuso nettamente in territorio negativo. Il Nasdaq è crollato di 363,99 punti, pari all’1,6%, a 22.540,59; l’S&P 500 ha perso 84,32 punti, o l’1,2%, a 6.798,40; mentre il Dow Jones Industrial Average è sceso di 592,58 punti, pari all’1,2%, a 48.908,72.

    La debolezza dei titoli tecnologici ha continuato a pesare sul sentiment, amplificata dal forte calo di Qualcomm (NASDAQ:QCOM). Il produttore di chip è scivolato dell’8,5% dopo aver superato le attese sugli utili del primo trimestre fiscale ma aver fornito una guidance deludente per il trimestre in corso.

    Nel frattempo, Alphabet (NASDAQ:GOOG), casa madre di Google, ha chiuso ben al di sopra dei minimi di seduta ma comunque in calo dello 0,5%. La società ha battuto le stime del quarto trimestre, ma ha scosso gli investitori segnalando un forte aumento della spesa in conto capitale previsto per il 2026.

    I titoli tecnologici hanno subito un deciso arretramento nelle ultime sedute, mentre gli investitori rivalutano le valutazioni e il ritorno a lungo termine degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

    Sul fronte macroeconomico, i nuovi dati del Dipartimento del Lavoro hanno mostrato un aumento molto più marcato del previsto delle nuove richieste di sussidio di disoccupazione nella settimana conclusa il 31 gennaio. Le richieste iniziali sono salite a 231.000, in aumento di 22.000 rispetto al livello non rivisto di 209.000 della settimana precedente, contro attese per un incremento a circa 212.000. Il dato ha raggiunto il livello più alto dall’inizio di dicembre.

    Un rapporto separato ha inoltre evidenziato che le offerte di lavoro negli Stati Uniti sono diminuite inaspettatamente a dicembre, toccando il livello più basso degli ultimi oltre cinque anni.

    A livello settoriale, i titoli auriferi hanno subito forti vendite insieme al calo del prezzo dell’oro, con l’indice NYSE Arca Gold Bugs in flessione del 6,3%. Anche i titoli software e hardware hanno registrato pesanti ribassi, trascinando l’indice Dow Jones U.S. Software a -5,1% e l’indice NYSE Arca Computer Hardware a -4,2%.

    Le società di servizi petroliferi hanno risentito del brusco calo del greggio, come dimostra la discesa del 3,1% dell’indice Philadelphia Oil Service. Anche finanziari, retail e farmaceutici hanno registrato cali significativi, con la maggior parte dei principali settori in territorio negativo a fine seduta.

  • I mercati europei rimbalzano, azioni in rialzo nonostante dati macro contrastanti: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati europei rimbalzano, azioni in rialzo nonostante dati macro contrastanti: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee hanno registrato un recupero venerdì, tornando in territorio positivo dopo aver chiuso la seduta precedente in prevalenza in calo.

    Il DAX tedesco è salito di circa lo 0,5%, mentre il FTSE 100 del Regno Unito ha guadagnato lo 0,2% e il CAC 40 francese è avanzato dello 0,1%, mentre gli investitori hanno valutato nuovi dati economici insieme a notizie societarie.

    Sul fronte macroeconomico, i dati di Destatis hanno mostrato che la produzione industriale tedesca è crollata dell’1,9% su base mensile a dicembre, dopo l’aumento dello 0,2% registrato a novembre. Il calo è stato nettamente più marcato rispetto alle attese, che indicavano una flessione limitata allo 0,2%. Su base annua, la produzione è diminuita dello 0,6%, invertendo il +0,5% del mese precedente.

    In Francia, le statistiche dell’ufficio doganale hanno segnalato un ampliamento del deficit commerciale a fine anno. Il disavanzo del commercio estero è salito a 4,8 miliardi di euro a dicembre, rispetto ai 4,0 miliardi di novembre, superando le stime che indicavano un deficit di circa 4,1 miliardi di euro, a causa di una crescita delle importazioni superiore a quella delle esportazioni.

    Tra i singoli titoli, Vinci (EU:DG) ha messo a segno un forte rialzo dopo aver pubblicato risultati annuali superiori alle aspettative. Il gruppo ha riportato per il 2025 un utile netto attribuibile agli azionisti di 4,90 miliardi di euro, pari a 8,65 euro per azione, in aumento rispetto ai 4,86 miliardi di euro, o 8,43 euro per azione, dell’anno precedente.

    Al contrario, Metlen Energy & Metals (LSE:MTLN) è scivolata dopo aver avvertito che l’EBITDA del 2025 dovrebbe risultare circa il 25% inferiore rispetto agli obiettivi precedentemente comunicati, nonostante una performance definita solida nelle attività core del gruppo.

  • Il petrolio si avvia alla prima perdita settimanale in sette settimane mentre l’attenzione si sposta sui colloqui USA–Iran

    Il petrolio si avvia alla prima perdita settimanale in sette settimane mentre l’attenzione si sposta sui colloqui USA–Iran

    I prezzi del petrolio sono saliti di oltre l’1% venerdì, recuperando dopo le forti perdite del giorno precedente, ma restano avviati verso il primo calo settimanale in quasi due mesi, con le preoccupazioni sull’offerta in attenuazione e l’attenzione rivolta ai colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti più tardi in giornata.

    Alle 06:58 GMT, i future sul Brent guadagnavano 78 centesimi, pari all’1,2%, a 68,33 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense saliva di 80 centesimi, o dell’1,3%, a 64,09 dollari al barile.

    Nonostante il rimbalzo, il Brent è destinato a chiudere la settimana in calo di circa il 3,3%, arretrando di circa il 4,8% rispetto ai massimi di fine gennaio. Anche il WTI si avvia a una perdita settimanale di circa l’1,8% ed è in calo di circa il 3,4% rispetto al quasi massimo a sei mesi toccato il mese scorso, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva minacciato attacchi contro l’Iran.

    L’incertezza sull’agenda dei colloqui tra Iran e Stati Uniti in Oman ha mantenuto gli investitori prudenti, dato che al momento non c’è accordo sull’ambito delle discussioni. Teheran ha indicato di voler limitare i negoziati alle questioni nucleari, mentre Washington spinge per includere anche il programma missilistico balistico iraniano e il sostegno a gruppi armati nella regione.

    “Le due parti restano molto distanti, mantenendo elevate le tensioni”, ha scritto in una nota l’analista di ANZ Daniel Hynes. “Questo dovrebbe far sì che il premio per il rischio geopolitico resti presente”.

    Un’eventuale escalation tra i due Paesi potrebbe minacciare le forniture di petrolio, poiché circa un quinto del consumo globale passa attraverso lo Stretto di Hormuz, tra Oman e Iran. Grandi produttori come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq esportano la maggior parte del loro greggio attraverso lo stretto, così come l’Iran, membro dell’OPEC.

    Tuttavia, se i colloqui dovessero ridurre il rischio di conflitto, i prezzi potrebbero subire ulteriori pressioni. “Riteniamo che i timori geopolitici lasceranno spazio a fondamentali deboli”, hanno affermato in una nota gli analisti di Capital Economics, indicando la ripresa della produzione petrolifera del Kazakistan come un fattore che potrebbe spingere i prezzi verso i 50 dollari al barile entro la fine del 2026.

  • Oro e argento recuperano lievemente dopo una settimana turbolenta

    Oro e argento recuperano lievemente dopo una settimana turbolenta

    I prezzi di oro e argento hanno invertito la rotta durante le contrattazioni asiatiche di venerdì, attirando acquisti di occasione dopo una settimana estremamente volatile, caratterizzata da forti oscillazioni e perdite significative.

    L’argento ha continuato a sottoperformare ed è rimasto avviato verso un calo settimanale di circa il 14%, dopo aver in gran parte annullato un recente recupero. L’oro, pur diretto anch’esso verso una flessione settimanale, ha mostrato una tenuta relativa migliore, ma scambia ancora a circa 800 dollari l’oncia sotto i massimi storici toccati la scorsa settimana.

    Il parziale allentamento delle tensioni geopolitiche ha inoltre ridotto la domanda di beni rifugio, con segnali di distensione tra Iran e Stati Uniti in vista dei colloqui previsti in Oman più tardi nella giornata.

    Oro verso un lieve calo settimanale dopo il rimbalzo dai minimi di quasi un mese

    L’oro spot è sceso dello 0,9% a 4.825,31 dollari l’oncia alle 22:56 ET (03:56 GMT), mentre i future sull’oro con scadenza aprile hanno perso l’1% a 4.842,44 dollari l’oncia.

    Su base settimanale, l’oro spot registra un calo di circa lo 0,9%, dopo non essere riuscito a mantenere il livello dei 5.000 dollari l’oncia. Tuttavia, i prezzi restano ben al di sopra dei minimi di quasi un mese toccati all’inizio della settimana.

    “La correzione del mercato dell’oro è stata un po’ più contenuta grazie a una maggiore liquidità e a un posizionamento meno aggressivo da parte degli investitori”, hanno scritto gli analisti di ANZ in una nota.

    Argento verso una forte perdita settimanale mentre il rimbalzo perde slancio

    L’argento spot è salito del 2,8% a 72,9655 dollari l’oncia, mentre i future sull’argento sono scesi del 5,1% a 72,760 dollari l’oncia.

    I prezzi spot erano crollati fino al 16% nella seduta di giovedì, riuscendo poi a recuperare parte delle perdite entro la chiusura. Nonostante ciò, il metallo bianco è in calo di circa il 14% nella settimana, dopo un tracollo di quasi il 18% dai massimi record della scorsa settimana.

    “Continuiamo a ribadire che l’area 70–90 rappresenta ora una zona critica di stabilizzazione; un’incapacità prolungata di mantenersi sopra questo livello potrebbe aprire la strada a una correzione più profonda verso l’area 58/60 dollari”, hanno affermato gli analisti di OCBC in una nota.
    “Tuttavia, se i prezzi riuscissero a reggere in questa fascia, la spinta rialzista potrebbe ricostruirsi in una fase successiva”.

    Anche gli altri metalli preziosi sono rimasti sotto pressione: il platino spot è sceso dell’1,8% a 1.953,17 dollari l’oncia ed è in calo di quasi il 10% nella settimana, dopo una flessione di circa il 22% la settimana precedente.

    I mercati dei metalli sono sotto pressione da oltre una settimana, con le prime vendite innescate dalla nomina di Kevin Warsh da parte del presidente statunitense Donald Trump come futuro presidente della Federal Reserve al posto di Jerome Powell.

    Warsh è considerato meno accomodante, una percezione che ha favorito un rafforzamento del dollaro e penalizzato i metalli. Il biglietto verde è avviato verso la migliore performance settimanale da inizio ottobre, con dati deboli sul mercato del lavoro che non sono riusciti a frenare l’ascesa della valuta.

  • Bitcoin rimbalza dai minimi di 16 mesi ma resta avviato a un forte calo settimanale mentre il comparto crypto soffre

    Bitcoin rimbalza dai minimi di 16 mesi ma resta avviato a un forte calo settimanale mentre il comparto crypto soffre

    Bitcoin è risalito dai minimi di 16 mesi nelle contrattazioni asiatiche di venerdì, ma resta sulla traiettoria di una pesante perdita settimanale, mentre il clima di avversione al rischio—alimentato dall’incertezza sulla politica monetaria statunitense—continua a colpire i prezzi delle criptovalute.

    Il recupero non ha cambiato il quadro generale dopo che il principale detentore corporate Strategy Inc (NASDAQ:MSTR) ha comunicato giovedì una perdita del quarto trimestre molto più ampia, dovuta in gran parte al calo del valore delle sue partecipazioni in Bitcoin.

    Bitcoin era in rialzo di circa il 5% a 66.144,7 dollari alle 01:48 ET (06:48 GMT), dopo essere risalito da un minimo intraday di 60.187,0 dollari. Nonostante ciò, la principale criptovaluta ha ormai perso oltre il 50% rispetto al massimo storico di ottobre e ha cancellato tutti i guadagni successivi alla vittoria elettorale di Donald Trump a fine 2024.

    Bitcoin verso un calo settimanale del 16%, terza settimana negativa

    Malgrado il rimbalzo di venerdì, Bitcoin si avviava alla terza settimana consecutiva di ribassi, con una flessione prossima al 16% su base settimanale.

    Il mercato crypto è stato colpito da una più ampia fuga dagli asset rischiosi nelle ultime settimane, con vendite intensificatesi dopo la nomina di Kevin Warsh da parte di Trump come candidato alla presidenza della Federal Reserve. Warsh è considerato meno accomodante, avendo in passato criticato i programmi di acquisto di asset della Fed.

    Le aspettative di una Fed con un bilancio più snello hanno alimentato timori di condizioni monetarie più restrittive nel lungo periodo—uno scenario tipicamente sfavorevole per asset speculativi come le criptovalute. Gli investitori hanno quindi ridotto l’esposizione agli asset rischiosi su tutta la linea.

    Anche il prolungato calo dei titoli tecnologici statunitensi—con cui le crypto mostrano spesso una correlazione—ha contribuito ad aumentare la pressione sul settore.

    Strategy amplia drasticamente la perdita del Q4 con Bitcoin debole

    Strategy Inc (NASDAQ:MSTR) ha registrato una perdita di 12,4 miliardi di dollari nel quarto trimestre, contro i 670,8 milioni di dollari di perdita dell’anno precedente.

    Il risultato riflette soprattutto la persistente debolezza dei prezzi di Bitcoin da ottobre in poi. La criptovaluta ha faticato a recuperare slancio dopo il brusco sell-off di fine ottobre, che ha scosso i mercati.

    Al 1° febbraio, Strategy deteneva 713.502 Bitcoin a un costo medio complessivo di 54,26 miliardi di dollari, pari a 76.052 dollari per Bitcoin. Con i prezzi ora al di sotto di tale media, sono aumentate le preoccupazioni che la società possa essere costretta a vendere parte delle proprie riserve per far fronte agli obblighi di debito.

    Guidata dal noto sostenitore di Bitcoin Michael Saylor, Strategy ha finanziato gli acquisti attraverso una combinazione di debito e nuove emissioni azionarie.

    Prezzi crypto oggi: anche le altcoin verso forti perdite settimanali

    Le altre criptovalute hanno seguito Bitcoin al rialzo venerdì, ma restavano comunque appesantite da pesanti perdite settimanali.

    Ether, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, è salito di quasi il 5% a 1.916,62 dollari, ma resta in calo di circa il 22% sulla settimana. XRP e BNB sono avanzati rispettivamente del 7% e del 3% nella giornata, ma entrambi segnano ribassi settimanali intorno al 20%.

    Solana si avvia a una perdita settimanale di circa il 24%, mentre Cardano è in calo di circa il 13,5%. Tra le memecoin, Dogecoin perde circa il 13% nella settimana, mentre $TRUMP arretra di circa il 23%.

  • Capex di Amazon, reset di Stellantis, crollo di Bitcoin – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    Capex di Amazon, reset di Stellantis, crollo di Bitcoin – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I future azionari statunitensi hanno registrato un lieve calo venerdì, mentre la debolezza dei titoli tecnologici è proseguita. Il colosso dell’e-commerce Amazon (NASDAQ:AMZN) ha annunciato un forte aumento degli investimenti in conto capitale, mentre il costruttore automobilistico Stellantis (NYSE:STLA) ha segnalato un importante cambio di strategia allontanandosi dai veicoli elettrici. Bitcoin (COIN:BTCUSD) ha continuato a scendere e i mercati petroliferi restano in attesa dell’esito dei colloqui tra Stati Uniti e Iran.

    Amazon pianifica un forte aumento della spesa in conto capitale

    Amazon (NASDAQ:AMZN) è stata tra le ultime big tech a pubblicare i risultati trimestrali dopo la chiusura di Wall Street di giovedì, allineandosi ai concorrenti nell’annunciare un significativo rafforzamento degli investimenti nelle infrastrutture di intelligenza artificiale.

    L’amministratore delegato Andy Jassy ha dichiarato che Amazon intende investire 200 miliardi di dollari per potenziare le proprie attività nell’AI nel 2026, pari a un aumento di oltre il 50% della spesa in conto capitale già quest’anno. L’entità dell’investimento ha però preoccupato gli investitori, facendo scendere il titolo nelle contrattazioni after-hours.

    L’annuncio conferma che i grandi gruppi tecnologici non hanno intenzione di rallentare gli investimenti nell’AI. I quattro principali hyperscaler – Amazon, Microsoft, Google e Meta – sono ora attesi spendere complessivamente oltre 630 miliardi di dollari quest’anno.

    Guardando ai numeri, Amazon ha registrato nel quarto trimestre 2025 un utile per azione di 1,95 dollari su ricavi pari a 213,39 miliardi di dollari, in crescita del 13,6% su base annua, mancando di un centesimo le attese sugli utili. I ricavi di Amazon Web Services sono saliti a 35,6 miliardi di dollari nel trimestre di dicembre, con una crescita del 24%, la più forte degli ultimi 13 trimestri.

    Pur rappresentando solo il 15–20% dei ricavi complessivi, AWS genera oltre il 60% dell’utile operativo del gruppo.
    “Amazon ha mostrato un quadro leggermente misto, con una solida crescita complessiva dei ricavi e un forte contributo del cloud, la cui tanto attesa riaccelerazione sta guadagnando slancio”, ha commentato Sky Canaves, principal analyst di Emarketer.

    I future USA scendono mentre Wall Street guarda a una settimana negativa

    I future su Wall Street erano in calo nelle prime ore di venerdì, proseguendo le recenti flessioni mentre il crollo di Amazon si aggiungeva alle vendite sul settore tecnologico. Alle 03:35 ET, i future sull’S&P 500 scendevano dello 0,2%, quelli sul Nasdaq 100 dello 0,4% e i future sul Dow dello 0,1%.

    Giovedì gli indici principali hanno chiuso in forte ribasso: il Nasdaq Composite ha perso l’1,6%, l’S&P 500 l’1,2% e il Dow Jones Industrial Average oltre 500 punti. Il Nasdaq è avviato verso la peggiore settimana da inizio aprile, con un calo di circa il 4%, mentre l’S&P 500 ha perso circa il 2%. Il Dow è sostanzialmente invariato.

    Sono attesi altri risultati societari venerdì, tra cui Under Armour (NYSE:UAA), Biogen (NASDAQ:BIIB), AutoNation (NYSE:AN) e Philip Morris (NYSE:PM). Il rapporto ufficiale sull’occupazione USA, inizialmente previsto per venerdì, è stato rinviato alla prossima settimana dopo la risoluzione dello shutdown federale.

    Separatamente, un report di Challenger, Gray & Christmas ha mostrato che i licenziamenti annunciati dai datori di lavoro statunitensi sono saliti a gennaio al livello più alto per il mese degli ultimi 17 anni.

    Stellantis registra un maxi-onere nel “cambio strategico”

    Stellantis (NYSE:STLA) ha annunciato un onere di circa 22 miliardi di euro (26,5 miliardi di dollari) legato alla revisione dei piani sui veicoli elettrici, che porterà a una perdita preliminare compresa tra 19 e 21 miliardi di euro nella seconda metà del 2025.

    Il gruppo ha spiegato che la maggior parte delle svalutazioni deriva da modifiche alla roadmap dei prodotti, basate su ipotesi molto più basse sulla domanda di EV.
    “Gli oneri annunciati oggi riflettono in gran parte il costo di aver sovrastimato il ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle reali esigenze, possibilità e desideri di molti acquirenti di auto”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa.

    Il gruppo franco-italiano ha definito la mossa un “cambio strategico”, mentre si adatta a costi elevati e a vendite di veicoli elettrici inferiori alle attese. Stellantis, insieme ad altri grandi produttori europei come Volkswagen, ha anche chiesto sussidi per sostenere la produzione automobilistica nell’UE.

    Bitcoin verso una forte perdita settimanale

    Bitcoin ha continuato a indebolirsi venerdì, avviandosi verso una pesante perdita settimanale mentre la fiducia negli asset rischiosi resta fragile. La criptovaluta è scesa di oltre il 9% a circa 64.730 dollari, dopo aver toccato in precedenza un minimo di 16 mesi vicino a 60.100 dollari.

    Bitcoin è diretto verso la terza settimana consecutiva di ribassi ed è in calo di oltre il 20% su base settimanale. Ha inoltre perso più della metà del valore rispetto al massimo storico di ottobre, cancellando tutti i guadagni successivi alla vittoria elettorale di Donald Trump a fine 2024.

    Il mercato crypto è stato colpito da una più ampia fuga dagli asset speculativi, intensificatasi dopo la nomina di Kevin Warsh da parte di Trump come possibile futuro presidente della Federal Reserve. Warsh in passato si è opposto ai programmi di acquisto di asset della Fed, e l’ipotesi di un bilancio più snello pesa sugli asset rischiosi.

    Ad aggravare il quadro, il principale detentore corporate Strategy (NASDAQ:MSTR) ha riportato giovedì una perdita trimestrale molto più ampia, soprattutto a causa del calo del valore delle sue riserve in Bitcoin.

    Petrolio in rialzo, ma settimana negativa in vista dei colloqui

    I prezzi del petrolio sono saliti venerdì, ma restano avviati verso il primo calo settimanale in quasi due mesi, mentre gli investitori attendono l’esito dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Il Brent è salito dell’1,3% a 68,38 dollari al barile, mentre il WTI ha guadagnato l’1,4% a 64,19 dollari.

    Nonostante il rimbalzo, il Brent è destinato a chiudere la settimana in calo del 3,3% e il WTI dell’1,8%, con i colloqui in programma in Oman sullo sfondo di crescenti tensioni in Medio Oriente. I mercati sperano che il dialogo possa ridurre le tensioni e il rischio di un conflitto più ampio, portando alla rimozione di parte del premio di rischio geopolitico.

    Tuttavia, permangono divergenze sul perimetro dei colloqui: l’Iran ha respinto le richieste statunitensi di includere il proprio arsenale missilistico, affermando che le discussioni saranno limitate al dossier nucleare. L’Iran è un importante produttore di petrolio e si trova vicino allo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di greggio.

  • Le borse europee scivolano leggermente con i risultati al centro; Stellantis penalizzata dal cambio di strategia: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee scivolano leggermente con i risultati al centro; Stellantis penalizzata dal cambio di strategia: DAX, CAC, FTSE100

    Le principali borse europee hanno mostrato andamenti perlopiù negativi venerdì, mentre gli investitori continuavano a valutare una serie di risultati societari in una settimana intensa, segnata anche dalle decisioni delle principali banche centrali. In mattinata, il DAX tedesco guadagnava lo 0,3%, il CAC 40 francese cedeva lo 0,3% e il FTSE 100 britannico arretrava dello 0,2%.

    La stagione delle trimestrali ha continuato a guidare i movimenti di mercato. Le azioni di Stellantis (BIT:STLAM) sono scese bruscamente dopo che il gruppo automobilistico ha annunciato oneri per circa €22,2 miliardi legati a una revisione della strategia sui veicoli elettrici, in risposta a una domanda più debole. La società ha spiegato che gran parte delle svalutazioni deriva da modifiche alla roadmap dei prodotti, basate su ipotesi significativamente più basse sulle vendite di EV. Dopo il reset strategico, Stellantis prevede una perdita netta compresa tra €19 e €21 miliardi nella seconda metà del 2025 e ha confermato la sospensione del dividendo.

    Nel comparto bancario, Société Générale (EU:GLE) ha rivisto al rialzo il proprio obiettivo di redditività per l’anno, dopo aver riportato un quarto trimestre più solido del previsto, sostenuto da ricavi più elevati e costi in calo. In Italia, la utility Enel (BIT:ENEL) ha confermato che l’utile netto ordinario 2025 si è attestato leggermente sopra il limite superiore della guidance a €6,90 miliardi, in vista del Capital Markets Day previsto più avanti nel mese.

    Tra gli altri titoli in evidenza, il produttore di farmaci per la perdita di peso Novo Nordisk (NYSE:NVO) è salito dopo che la Food and Drug Administration statunitense ha minacciato interventi contro “farmaci copia illegali”. Nel settore minerario, Rio Tinto (LSE:RIO) e Glencore (LSE:GLEN) hanno confermato di aver interrotto le trattative per una possibile megafusione.

    Sul fronte macroeconomico, i dati hanno evidenziato la fragilità della ripresa tedesca: le esportazioni sono aumentate del 4,0% su base mensile a dicembre, ben oltre le attese, mentre la produzione industriale è scesa dell’1,9%. Nel Regno Unito, i prezzi delle case sono saliti dello 0,7% a gennaio e risultano superiori dell’1,0% rispetto a un anno fa, secondo Halifax.

    Le banche centrali restano sotto osservazione dopo che sia la BCE sia la Bank of England hanno mantenuto invariati i tassi di interesse giovedì.

    Nel comparto delle materie prime, il petrolio è rimbalzato venerdì ma resta avviato verso il primo calo settimanale in quasi due mesi. Il Brent è salito dell’1,3% a $68,43 al barile, mentre il WTI ha guadagnato l’1,4% a $64,20. Nonostante il recupero, i prezzi restano sotto pressione mentre i mercati valutano l’esito dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, con parte del premio di rischio geopolitico che è stato rimosso dai prezzi del greggio.

  • Il settore delle costruzioni in Italia resta in contrazione all’inizio del 2026

    Il settore delle costruzioni in Italia resta in contrazione all’inizio del 2026

    Il settore delle costruzioni in Italia ha avviato il 2026 sotto pressione, con un calo dell’attività e dei nuovi ordini al ritmo più marcato da agosto 2025, secondo gli ultimi dati dell’indice PMI HCOB Italia per le costruzioni.

    L’indice PMI principale è sceso a 47,7 a gennaio da 47,9 di dicembre, segnando il terzo mese consecutivo di contrazione. Valori inferiori a 50 indicano una riduzione dell’attività complessiva.

    L’edilizia residenziale ha registrato un forte rallentamento, confermandosi per il terzo mese consecutivo il comparto più debole. Anche l’attività nel settore degli edifici commerciali è diminuita, seppur in misura contenuta, mentre l’ingegneria civile è stata l’unica area a mostrare un lieve miglioramento.

    I nuovi ordini sono diminuiti al ritmo più sostenuto degli ultimi cinque mesi, con le imprese che hanno indicato l’elevata incertezza come fattore penalizzante per la domanda di lavori edilizi. Di conseguenza, le aziende hanno ridotto gli acquisti per adeguarsi ai minori volumi di lavoro.

    Nonostante il quadro complessivamente negativo, l’occupazione nel settore delle costruzioni è aumentata per il diciassettesimo mese consecutivo. Il ritmo di creazione di posti di lavoro ha raggiunto il livello più elevato da giugno 2025, con una preferenza delle imprese per l’assunzione di personale a tempo indeterminato rispetto al ricorso ai subappaltatori.

    Le pressioni sui costi si sono intensificate, con i prezzi dei fattori produttivi in aumento al ritmo più rapido degli ultimi otto mesi. A incidere sono stati l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, oltre agli effetti del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere. Tuttavia, l’inflazione complessiva è rimasta al di sotto della media di lungo periodo.

    La fiducia delle imprese è rimasta positiva, ma in calo rispetto ai mesi precedenti. Circa il 25% delle aziende si è detto ottimista sull’anno a venire, mentre il 20% ha espresso un giudizio negativo. La scadenza imminente del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stata indicata come una delle principali fonti di incertezza per l’intero settore.

    “Le condizioni meteorologiche avverse hanno limitato la capacità delle imprese di lavorare nei cantieri e hanno contribuito al calo dell’attività, mentre i partecipanti all’indagine hanno osservato che l’aumento dell’incertezza continua a raffreddare l’interesse dei clienti per nuovi lavori”, ha dichiarato Nils Müller, Junior Economist di Hamburg Commercial Bank.