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  • Le borse europee chiudono in lieve calo in attesa della BCE, degli utili delle big tech USA e con il petrolio in rialzo: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee chiudono in lieve calo in attesa della BCE, degli utili delle big tech USA e con il petrolio in rialzo: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto la settimana in lieve ribasso, con gli investitori che hanno adottato un atteggiamento prudente in vista di una settimana ricca di appuntamenti, tra cui i risultati delle principali società tecnologiche statunitensi, la riunione della Banca Centrale Europea e importanti sviluppi politici nel Regno Unito.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha ceduto lo 0,2% nelle prime contrattazioni, proseguendo il clima di cautela seguito al forte calo registrato la scorsa settimana dai titoli tecnologici globali, mentre gli investitori rivalutavano le valutazioni legate all’intelligenza artificiale.

    A Londra il FTSE 100 ha perso lo 0,4%, mentre il DAX tedesco è sceso dello 0,2%. Anche l’IBEX 35 spagnolo ha registrato un calo dello 0,4%.

    Il sentiment di mercato è rimasto condizionato dal protrarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che continua ad alimentare le preoccupazioni per le forniture energetiche e per le prospettive economiche globali.

    Il Brent è salito di un ulteriore 2,2%, rafforzando i timori che un aumento prolungato dei prezzi dell’energia possa riaccendere le pressioni inflazionistiche nell’Eurozona.

    Il rialzo del petrolio aggiunge ulteriore incertezza in vista della riunione della BCE di giovedì. Sebbene il mercato si aspetti che il tasso di riferimento resti invariato al 2,25% dopo il rialzo di giugno, gli investitori cercheranno indicazioni sull’evoluzione della politica monetaria.

    Secondo numerosi analisti, il recente recupero dei prezzi di petrolio e gas potrebbe spingere la presidente della BCE Christine Lagarde a mantenere un tono prudente, lasciando aperta la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi se le pressioni inflazionistiche dovessero persistere.

    L’attenzione si concentra sui risultati delle big tech statunitensi

    Sebbene le borse europee abbiano una minore esposizione al settore tecnologico rispetto a Wall Street, molte aziende quotate dipendono dagli investimenti dei principali gruppi tecnologici americani.

    Gli investitori attendono i risultati trimestrali di Alphabet (NASDAQ:GOOG), Tesla (NASDAQ:TSLA) e Intel (NASDAQ:INTC), che offriranno indicazioni importanti sulla domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, semiconduttori e tecnologie aziendali.

    Le prospettive di queste società potrebbero inoltre influenzare il sentiment verso i gruppi europei attivi nei comparti dei semiconduttori, dell’ingegneria e della tecnologia industriale.

    I titoli energetici sovraperformano mentre le compagnie aeree arretrano

    Il rialzo del prezzo del greggio ha sostenuto il comparto energetico europeo, con Shell (LSE:SHEL), BP (LSE:BP.) e TotalEnergies (LSE:TTE) in rialzo di oltre l’1%.

    Le compagnie aeree hanno invece registrato perdite, penalizzate dalle prospettive di maggiori costi del carburante. Ryanair (LSE:0A2U) e Lufthansa (TG:LHA) hanno entrambe ceduto oltre il 2%.

    Tra i singoli titoli, Segro (LSE:SGRO) ha perso circa l’1,5% dopo aver respinto una proposta di acquisizione migliorata da parte di Prologis.

  • I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona salgono mentre il rialzo del petrolio rafforza le attese su una BCE più restrittiva

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona salgono mentre il rialzo del petrolio rafforza le attese su una BCE più restrittiva

    I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono aumentati lunedì, con il rialzo dei prezzi del petrolio e le rinnovate tensioni geopolitiche che hanno rafforzato le aspettative di una politica monetaria restrittiva da parte della Banca Centrale Europea (BCE) per un periodo più prolungato.

    I costi di finanziamento sono saliti lungo tutta la curva dei rendimenti, sia sulle scadenze brevi sia su quelle lunghe, proseguendo il trend osservato nelle ultime settimane mentre gli investitori rivalutavano le prospettive sull’inflazione.

    Il rendimento del Bund tedesco decennale, punto di riferimento dell’Eurozona, è salito intorno al 3,14%, rimanendo vicino ai massimi registrati dalla fine di maggio.

    Anche i titoli a breve termine hanno subito pressioni, con il rendimento del Bund tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi d’interesse, che è salito a circa il 2,79%, riflettendo la convinzione che il costo del denaro possa restare elevato più a lungo.

    L’aumento dei rendimenti arriva mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua ad alimentare i timori per le forniture energetiche globali. Il Brent ha guadagnato un ulteriore 2,2% lunedì, accrescendo il rischio che il rincaro dell’energia possa tradursi in una maggiore inflazione nell’Eurozona.

    Gli investitori ritengono che un aumento prolungato dei prezzi del petrolio possa rendere più difficile il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo della BCE, spingendo i mercati a ridimensionare le aspettative di un rapido allentamento della politica monetaria.

    L’attenzione è ora rivolta alla riunione della BCE di giovedì. Sebbene sia ampiamente previsto che il tasso sui depositi resti invariato al 2,25% dopo il rialzo di 25 punti base deciso a giugno, i mercati seguiranno con attenzione le dichiarazioni della presidente Christine Lagarde.

    Gli investitori si aspettano che la BCE ribadisca il proprio approccio basato sui dati economici, lasciando comunque aperta la possibilità di ulteriori interventi qualora le pressioni inflazionistiche, soprattutto quelle legate all’energia, dovessero intensificarsi.

  • I prezzi del gas europeo raggiungono i massimi da marzo per le tensioni nello Stretto di Hormuz

    I prezzi del gas europeo raggiungono i massimi da marzo per le tensioni nello Stretto di Hormuz

    I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa sono aumentati con forza lunedì, raggiungendo i livelli più alti dalla fine di marzo, mentre il riaccendersi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha alimentato i timori di possibili interruzioni delle forniture globali di gas naturale liquefatto (GNL).

    Il contratto olandese front-month, benchmark europeo del gas, è salito del 3,45% nelle contrattazioni di metà mattinata, mentre l’equivalente contratto britannico è avanzato del 3,52%, evidenziando la crescente preoccupazione dei mercati energetici.

    L’impennata dei prezzi è seguita alle notizie di una nave commerciale che ha preso fuoco dopo un attacco nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più importanti al mondo per il trasporto di energia.

    Circa un quinto delle spedizioni mondiali di GNL attraversa lo Stretto di Hormuz, principalmente dai principali esportatori del Golfo. Qualsiasi minaccia al traffico marittimo viene seguita con estrema attenzione dai mercati europei, sempre più dipendenti dalle importazioni di GNL.

    Dopo la forte riduzione delle forniture di gas russo tramite gasdotto negli ultimi anni, l’Europa ha aumentato la propria dipendenza dal GNL trasportato via mare per soddisfare il fabbisogno di riscaldamento domestico e sostenere la produzione industriale.

    Le nuove tensioni marittime sono arrivate mentre il prezzo globale del petrolio è aumentato del 2,2%, esercitando ulteriore pressione sui contratti del gas indicizzati al greggio.

    Sebbene le spedizioni di GNL continuino ad attraversare lo Stretto di Hormuz sotto rigide misure di sicurezza, gli operatori ritengono che il mercato stia incorporando un premio di rischio geopolitico sempre più elevato. Gli episodi di sicurezza hanno infatti fatto aumentare sensibilmente i premi assicurativi contro i rischi di guerra, contribuendo al rialzo dei prezzi del gas europeo.

  • Prysmian in rialzo dopo l’accordo a lungo termine da 5,5 miliardi di euro con Molex

    Prysmian in rialzo dopo l’accordo a lungo termine da 5,5 miliardi di euro con Molex

    Le azioni di Prysmian (BIT:PRY) hanno guadagnato il 2% dopo che la società ha annunciato un accordo di fornitura a lungo termine con Molex, controllata di Koch Inc., dal valore potenziale fino a 5,5 miliardi di euro.

    L’intesa prevede un pagamento iniziale di 550 milioni di euro e una durata massima di dieci anni. In base al contratto, Prysmian fornirà cavi ottici destinati ai data center, sostenendo la crescente domanda di infrastrutture digitali ad alta velocità.

    L’accordo con Molex rientra in una più ampia serie di contratti e iniziative strategiche che Prysmian ha siglato con operatori hyperscale e fornitori di infrastrutture per data center. La società prevede che queste nuove intese genereranno oltre 10 miliardi di euro di valore incrementale cumulativo entro il 2035 rispetto ai livelli del 2025, rafforzando la propria strategia di crescita nel mercato in espansione dei data center.

  • Le azioni Maire salgono dopo che Tecnimont si aggiudica un progetto da 1,3 miliardi di euro in Argentina

    Le azioni Maire salgono dopo che Tecnimont si aggiudica un progetto da 1,3 miliardi di euro in Argentina

    Le azioni di Maire (BIT:MAIRE) hanno registrato un rialzo lunedì dopo che la controllata Tecnimont si è aggiudicata un contratto di ingegneria da 1,3 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) per la realizzazione di un grande impianto di fertilizzanti in Argentina.

    Secondo Maire, l’impianto diventerà il più grande complesso di produzione di urea dell’America Latina per capacità installata. Il completamento dei lavori è previsto in poco più di tre anni.

    Gli analisti di Equita hanno osservato che il nuovo contratto rappresenta circa il 14% degli ordini previsti dal gruppo di ingegneria italiano per il 2026. La società di intermediazione ha inoltre evidenziato che l’aggiudicazione conferma il solido slancio commerciale di Maire e costituisce un contributo significativo all’obiettivo del gruppo di raggiungere 9 miliardi di euro di nuovi ordini nell’esercizio in corso.

  • L’inflazione dell’Eurozona rallenta al 2,8% a giugno mentre le pressioni sui prezzi si attenuano

    L’inflazione dell’Eurozona rallenta al 2,8% a giugno mentre le pressioni sui prezzi si attenuano

    L’inflazione annuale nell’Eurozona è scesa al 2,8% nel mese di giugno dal 3,2% registrato a maggio, secondo i dati definitivi pubblicati venerdì da Eurostat.

    Il dato conferma la stima preliminare diffusa in precedenza ed è risultato inferiore alle aspettative degli economisti, che prevedevano un’inflazione del 3,0%. Su base mensile, i prezzi al consumo nei 21 Paesi dell’area dell’euro sono diminuiti dello 0,1%, in linea con la prima lettura.

    Il calo dei prezzi di energia e alimentari sostiene il rallentamento

    Con il dato di giugno, l’inflazione media del secondo trimestre si è attestata al 3,0%, al di sotto della previsione del 3,2% formulata dalla Banca Centrale Europea.

    Gli analisti di Capital Economics attribuiscono il rallentamento principalmente al calo dei prezzi dei carburanti, che ha ridotto l’inflazione energetica, mentre anche i prezzi degli alimentari hanno continuato a mostrare una dinamica più moderata.

    L’inflazione core è inoltre scesa al 2,4%, annullando l’aumento osservato a maggio, quando i servizi legati al turismo avevano registrato forti rincari. Il dato torna così sui livelli registrati a febbraio.

    Secondo Capital Economics, le compagnie aeree potrebbero aver assorbito gran parte dell’aumento dei costi del carburante per aerei causato dalle interruzioni delle forniture petrolifere legate al conflitto con l’Iran, limitando gli effetti sui prezzi al consumo.

    La BCE continua a monitorare i rischi inflazionistici

    Sebbene i prezzi dell’energia si siano moderati nel corso di giugno grazie anche a un fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, la recente ripresa delle ostilità ha riportato pressione sui prezzi del petrolio, alimentando nuove preoccupazioni per l’inflazione.

    Lo scorso mese la Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi d’interesse nel tentativo di contenere la crescita dei prezzi, avvertendo che il conflitto in Medio Oriente potrebbe continuare ad alimentare le pressioni inflazionistiche.

    Escludendo energia e alimentari non trasformati, l’inflazione armonizzata nell’Eurozona si è attestata al 2,1% su base annua e allo 0,2% rispetto al mese precedente.

  • L’oro recupera terreno ma resta avviato verso la peggior settimana da giugno

    L’oro recupera terreno ma resta avviato verso la peggior settimana da giugno

    I prezzi dell’oro hanno registrato un lieve rialzo venerdì grazie agli acquisti dopo il forte calo della seduta precedente. Nonostante il recupero, il metallo prezioso si avvia a chiudere la settimana con la peggiore performance dall’inizio di giugno, mentre l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran continua ad alimentare i timori sull’inflazione.

    Alle 03:12 ET (07:12 GMT), l’oro spot (XAU/USD) è salito dello 0,47% a 3.995,35 dollari l’oncia, mentre i future sull’oro hanno guadagnato lo 0,18% a 3.999,22 dollari. L’argento (XAG/USD) ha perso lo 0,18% a 55,43 dollari l’oncia e il platino (XPT/USD) è sceso del 2% a 1.589,57 dollari.

    L’oro si avvia verso il maggiore calo settimanale da inizio giugno

    Nonostante il rimbalzo di venerdì, il metallo giallo registra ancora una perdita di circa il 3% su base settimanale, con gli investitori che continuano a privilegiare il dollaro statunitense e gli strumenti finanziari che offrono rendimento.

    Le vendite si sono intensificate dopo i nuovi attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani di giovedì, avvenuti all’indomani del danneggiamento di una petroliera vicino al principale terminal di esportazione dell’Iran. L’inasprimento del conflitto ha mantenuto elevati i prezzi del petrolio, riaccendendo le preoccupazioni per una possibile ripresa dell’inflazione.

    Prezzi energetici più elevati potrebbero rendere più complesso il percorso della Federal Reserve, aumentando il rischio che l’inflazione rimanga al di sopra dell’obiettivo della banca centrale. Ciò potrebbe mantenere i tassi d’interesse su livelli elevati più a lungo, sostenendo il dollaro e i rendimenti obbligazionari a scapito di attività prive di rendimento come l’oro.

    Sebbene i dati statunitensi su inflazione al consumo e alla produzione abbiano mostrato un rallentamento delle pressioni sui prezzi, gli operatori ritengono che il recente rialzo del petrolio possa invertire il processo disinflazionistico.

    La Federal Reserve mantiene un approccio prudente

    I funzionari della Federal Reserve continuano a ribadire che i rischi inflazionistici rimangono presenti nonostante i segnali di moderazione dell’inflazione.

    Tony Sycamore, Senior Market Analyst di IG, ha affermato che l’assenza di un recupero più deciso dopo i dati CPI e PPI statunitensi inferiori alle attese “non rappresenta un segnale particolarmente incoraggiante” per le prospettive di breve termine dell’oro.

    Ha aggiunto: “Il ribasso registrato nella notte mette ora seriamente alla prova l’ipotesi che l’oro abbia trovato una base intorno al minimo di fine giugno di 3.942 dollari.”

    Secondo Sycamore, una rottura decisa al di sotto di tale livello potrebbe aprire la strada verso il minimo dell’ottobre 2025, in area 3.886 dollari, mentre un recupero sopra la resistenza posta intorno a 4.140 dollari migliorerebbe il quadro tecnico.

    “Per il momento il metallo inizia la giornata in una posizione delicata, risentendo della forza del dollaro e dei flussi verso gli asset considerati più sicuri”, ha aggiunto.

    Nelle ultime settimane l’oro ha oscillato intorno alla soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia, mentre i rappresentanti della Federal Reserve, tra cui Kevin Warsh, Christopher Waller e John Williams, hanno ribadito che l’inflazione resta troppo elevata per giustificare un allentamento della politica monetaria.

    La banca centrale continua a sottolineare che l’inflazione rimane superiore all’obiettivo del 2% e che saranno necessarie prove convincenti di un rallentamento duraturo delle pressioni sui prezzi prima di prendere in considerazione un taglio dei tassi.

  • Il petrolio resta stabile ma si avvia a registrare un forte rialzo settimanale mentre cresce il conflitto tra Stati Uniti e Iran

    Il petrolio resta stabile ma si avvia a registrare un forte rialzo settimanale mentre cresce il conflitto tra Stati Uniti e Iran

    I prezzi del petrolio hanno registrato lievi rialzi venerdì e si preparano a chiudere la settimana con forti guadagni, mentre l’intensificarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran continua ad alimentare i timori di possibili interruzioni delle forniture dal Medio Oriente.

    Alle 04:10 ET (08:10 GMT), il Brent è salito dello 0,2% a 84,38 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense ha guadagnato lo 0,6% a 78,71 dollari al barile.

    Pur in un contesto di scambi relativamente contenuti, entrambi i benchmark si avviano a chiudere la settimana con un rialzo superiore al 10%, sostenuti dal crescente premio al rischio geopolitico derivante dall’ultima escalation militare.

    Tamas Varga, analista di PVM Oil Associates, ha dichiarato: “Al momento manca un reale senso di urgenza nei mercati petroliferi.”

    Ha poi aggiunto: “Si sono verificati sviluppi molto significativi che, in qualsiasi altro momento degli ultimi mesi, avrebbero probabilmente spinto il prezzo del greggio verso la tripla cifra.”

    Nelle prime ore di venerdì, le forze armate iraniane hanno annunciato una nuova serie di attacchi contro strutture statunitensi in Medio Oriente, incluso quello che hanno definito il primo attacco diretto contro obiettivi in Siria.

    L’azione è arrivata dopo la sesta notte consecutiva di operazioni militari statunitensi contro obiettivi iraniani, che Washington ha descritto come finalizzate a ridurre le capacità militari di Teheran.

    L’Iran ha più volte minacciato il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e carburanti.

    I dati più recenti mostrano un nuovo rallentamento del traffico navale nello stretto dopo il ripristino del blocco navale statunitense nei confronti dei porti iraniani.

    Gli operatori stanno valutando il rischio di interruzioni prolungate dell’offerta, considerando allo stesso tempo la possibilità che altri produttori possano compensare eventuali carenze.

    Resta alta anche l’attenzione sugli sviluppi diplomatici. Secondo diverse indiscrezioni, Qatar, Egitto e Pakistan continuano a promuovere iniziative di mediazione nonostante l’apparente fallimento del cessate il fuoco raggiunto nel mese di giugno.

    Sul fronte dei fondamentali, i dati sulle scorte statunitensi pubblicati questa settimana hanno indicato un mercato del greggio più ristretto.

    L’Energy Information Administration (EIA) ha comunicato che le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono diminuite di 1,7 milioni di barili nella settimana conclusa il 10 luglio, attestandosi a 409,7 milioni di barili. Anche le scorte di benzina sono diminuite di 1,5 milioni di barili.

    In precedenza, l’American Petroleum Institute (API) aveva segnalato una riduzione di circa 564.000 barili delle scorte di greggio nello stesso periodo, un calo inferiore alle attese degli analisti.

  • I future di Wall Street scendono mentre le previsioni di Netflix deludono e aumentano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future di Wall Street scendono mentre le previsioni di Netflix deludono e aumentano le tensioni in Medio Oriente: Dow Jones, S&P, Nasdaq

    I future sui principali indici azionari statunitensi hanno aperto in ribasso venerdì, con gli investitori ancora preoccupati per le prospettive degli investimenti nell’intelligenza artificiale e per il nuovo deterioramento della situazione geopolitica tra Stati Uniti e Iran.

    Alle 02:57 ET (06:57 GMT), i future sul Dow Jones perdevano 336 punti, pari allo 0,6%, quelli sull’S&P 500 cedevano 66 punti, ovvero lo 0,9%, mentre i future sul Nasdaq 100 arretravano di 488 punti, pari all’1,7%.

    Il movimento segue la seduta negativa di giovedì, quando il Dow Jones Industrial Average ha perso lo 0,2%, l’S&P 500 lo 0,5% e il Nasdaq Composite l’1,47%.

    Secondo gli analisti di Vital Knowledge, le preoccupazioni legate al settore dell’intelligenza artificiale continuano a rappresentare il principale fattore di pressione sui mercati, superando persino le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. I titoli tecnologici, in particolare i produttori di chip di memoria, sono rimasti tra i più penalizzati.

    Gli analisti di Vital Knowledge hanno dichiarato: “L’elenco delle preoccupazioni suonerà familiare a chiunque segua questo settore: l’assenza di flussi di cassa liberi per hyperscaler e neocloud, costi che sembrano crescere più rapidamente dei ricavi, la dipendenza dai mercati dei capitali […] per finanziare gli investimenti […], l’enorme flusso di emissioni di debito e capitale che sta investendo i mercati, il peggioramento delle prospettive finanziarie e fondamentali dei laboratori di frontiera […], e i dubbi su un possibile eccesso di capacità nei data center.”

    Netflix in calo dopo previsioni inferiori alle attese

    Le azioni Netflix (NASDAQ:NFLX) hanno perso oltre l’8% nelle contrattazioni after-hours dopo che la società ha pubblicato una guidance per il terzo trimestre inferiore alle aspettative del mercato, alimentando nuovi dubbi sul ritmo della crescita.

    Netflix prevede un utile per azione di 0,82 dollari nel terzo trimestre, al di sotto del consenso di 0,84 dollari. I ricavi sono attesi a 12,86 miliardi di dollari, contro una stima media degli analisti pari a 13,0 miliardi.

    Nella lettera agli azionisti, la società ha affermato che la propria performance finanziaria “rimane solida”, aggiungendo di essere “sulla buona strada per raggiungere i nostri obiettivi per l’anno.”

    L’azienda ha inoltre annunciato che, a partire da gennaio 2027, pubblicherà i dati sulle ore di visualizzazione una sola volta all’anno anziché due, concentrando maggiormente l’attenzione degli investitori su ricavi e utile operativo. Netflix ha interrotto la pubblicazione dei dati trimestrali sugli abbonati nel 2025.

    In arrivo una nuova serie di trimestrali

    Gli investitori attendono ora un nuovo gruppo di risultati societari prima dell’apertura di Wall Street.

    The Travelers Companies (NYSE:TRV), Truist Financial Corporation (NYSE:TFC), Fifth Third Bancorp (NASDAQ:FITB) e Regions Financial Corporation (NYSE:RF) pubblicheranno i rispettivi risultati trimestrali.

    Gli operatori continuano a valutare come le grandi aziende stiano affrontando le incertezze legate agli investimenti nell’intelligenza artificiale, all’aumento dei prezzi dell’energia e ai rischi sulle forniture derivanti dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.

    Vital Knowledge ha osservato che “i commenti macroeconomici dei management sono stati nel complesso rassicuranti.”

    Anche i più recenti dati economici statunitensi hanno sostenuto il sentiment: le vendite al dettaglio core sono rimaste solide, le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione sono diminuite, l’attività manifatturiera è migliorata nel nord-est degli Stati Uniti e sia l’inflazione al consumo sia quella alla produzione hanno sorpreso al ribasso.

    Stati Uniti e Iran proseguono gli attacchi reciproci

    Le tensioni militari sono aumentate ulteriormente venerdì dopo che l’Iran ha lanciato nuovi attacchi contro installazioni statunitensi in Medio Oriente, in risposta ai bombardamenti americani contro obiettivi militari iraniani.

    Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato di aver concluso la sesta notte consecutiva di operazioni contro l’Iran, precisando che gli attacchi miravano a ridurre le capacità militari iraniane e a “ritenere l’Iran responsabile” degli attacchi contro il traffico commerciale marittimo.

    I media iraniani hanno riferito che gli ultimi raid statunitensi hanno colpito anche infrastrutture civili, tra cui cinque ponti e una stazione ferroviaria.

    Il conflitto continua ad alimentare l’incertezza sullo Stretto di Hormuz, dove il traffico delle petroliere è stato nuovamente compromesso nonostante le speranze che il cessate il fuoco delle scorse settimane potesse favorire una normalizzazione della situazione.

    I prezzi del petrolio sono saliti, con il Brent in rialzo dello 0,7% a 84,81 dollari al barile e il WTI in aumento dell’1,0% a 79,76 dollari.

    SpaceX rinvia il test di Starship dopo un problema ai motori

    SpaceX (NASDAQ:SPCX) ha interrotto il test di lancio della navicella Starship in Texas pochi istanti prima del decollo, dopo che alcuni dei 33 motori non si sono avviati correttamente.

    I motori si sono accesi ma la procedura è stata interrotta quasi immediatamente. Reuters ha riportato l’accaduto, mentre Elon Musk ha dichiarato sui social media che un nuovo tentativo potrebbe avvenire già la prossima settimana, senza precisare quanti motori abbiano avuto problemi.

  • Le Borse europee arretrano mentre le tensioni in Medio Oriente compensano il buon avvio della stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee arretrano mentre le tensioni in Medio Oriente compensano il buon avvio della stagione delle trimestrali: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei hanno aperto in ribasso venerdì, con l’intensificarsi delle tensioni militari in Medio Oriente che ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio e riacceso i timori sull’inflazione. Tuttavia, il buon inizio della stagione delle trimestrali del secondo trimestre ha contribuito a contenere le perdite, lasciando gli indici principali in territorio positivo su base settimanale.

    L’indice paneuropeo STOXX 600 ha ceduto lo 0,6% nelle prime contrattazioni, pur mantenendosi avviato verso un progresso settimanale di circa lo 0,4%. I solidi risultati societari, in particolare quelli dei principali gruppi bancari, hanno sostenuto il sentiment degli investitori e limitato il calo dei mercati.

    Il clima di mercato è stato messo sotto pressione dopo il sesto giorno consecutivo di scambi di attacchi militari tra Stati Uniti e Iran. L’escalation ha provocato un forte rialzo del prezzo del greggio, alimentando i timori che un’inflazione energetica persistente possa rallentare il processo di disinflazione globale e complicare le future decisioni di politica monetaria delle principali banche centrali.

    Nonostante il contesto geopolitico, i mercati europei hanno mostrato una maggiore tenuta rispetto a quelli asiatici, dove i titoli tecnologici hanno guidato una correzione molto più marcata. La minore esposizione dell’Europa ai colossi tecnologici ha contribuito a limitare le perdite.

    Nel comparto dei semiconduttori, STMicroelectronics (BIT:STMMI) ha perso il 5%, mentre ASML (EU:ASML) è scesa del 3,5%.

    Gli investitori hanno continuato a concentrarsi sui risultati societari incoraggianti e sui segnali di rallentamento dell’inflazione negli Stati Uniti emersi all’inizio della settimana, elementi che hanno attenuato le preoccupazioni per un ulteriore rialzo dei tassi d’interesse nonostante il peggioramento del quadro geopolitico.

    L’attenzione dei mercati si sposta ora sulla riunione di politica monetaria della Banca Centrale Europea prevista per la prossima settimana.

    La maggior parte degli economisti prevede che la BCE manterrà invariato il tasso sui depositi. Tuttavia, il recente aumento del prezzo del petrolio ha spinto i mercati monetari a rafforzare le aspettative di un possibile rialzo dei tassi in una fase successiva qualora le pressioni inflazionistiche dovessero persistere.

    La banca centrale dovrà trovare un equilibrio tra il rallentamento della crescita economica nell’Eurozona e il rischio che il rincaro dell’energia alimenti una nuova ondata inflazionistica.

    Tra i principali listini europei, il FTSE 100 di Londra ha perso lo 0,3%, pur restando avviato verso un guadagno settimanale. Il CAC 40 di Parigi ha ceduto lo 0,6%, il DAX di Francoforte lo 0,5%, mentre il FTSE MIB di Milano è arretrato dell’1% e l’IBEX 35 di Madrid dello 0,3% in un contesto di generale riduzione dell’esposizione al rischio.

    Tra i singoli titoli, Danske Bank (TG:DSN) ha perso il 2,5% dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali.