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  • Nexi punta a una crescita a metà cifra singola entro il 2028, lieve delusione nel quarto trimestre

    Nexi punta a una crescita a metà cifra singola entro il 2028, lieve delusione nel quarto trimestre

    Nexi S.p.A. (BIT:NEXI) ha dichiarato di aspettarsi un’accelerazione della crescita degli utili fino al 2028 dopo un anno di transizione previsto per il 2026, mentre il gruppo dei pagamenti introduce una nuova strategia di medio periodo.

    La società prevede di tornare entro il 2028 a una crescita annuale dei ricavi a metà cifra singola. Per il 2026, Nexi stima risultati complessivamente in linea con il 2025, anno in cui i ricavi sono aumentati del 2,1%, sostenuti dal recupero della divisione principale Merchant Solutions.

    Il gruppo prevede inoltre un miglioramento dei margini nell’arco del piano triennale, con un’espansione del margine EBITDA attesa entro la fine del periodo. Tuttavia, nel 2026 l’EBITDA dovrebbe restare sostanzialmente stabile, mentre l’azienda continuerà a investire in iniziative strategiche.

    Nexi prevede di generare circa 2,4 miliardi di euro di cassa in eccesso nel periodo del piano, inclusi circa 750 milioni di euro nel 2026 dopo aver considerato le spese strategiche e un livello di tassazione più elevato.

    Il gruppo ha inoltre pubblicato i risultati del quarto trimestre, segnalando che la performance è stata penalizzata dagli effetti ancora in corso delle operazioni di M&A sui portafogli merchant delle banche e dalle rinegoziazioni contrattuali. Sebbene l’impatto di questi fattori abbia raggiunto il picco nel quarto trimestre del 2025, Nexi ha affermato che continueranno a influenzare i risultati nel corso del 2026 prima di attenuarsi gradualmente.

    Nel trimestre i ricavi sono rimasti stabili a 942,5 milioni di euro, circa l’1% al di sotto delle stime di consenso secondo Jefferies, mentre i costi sono aumentati leggermente su base annua a 433,9 milioni di euro. Di conseguenza, l’EBITDA è sceso moderatamente a 508,6 milioni di euro, circa il 2% sotto il consenso.

    Gli analisti di Jefferies hanno commentato che si tratta di “risultati sostanzialmente in linea con gli obiettivi per il 2026 [che] potrebbero apparire più ambiziosi di quanto sembri a prima vista, considerando il recente andamento e la prevista riduzione di alcuni effetti temporanei.”

    “Poiché saranno necessari nuovi investimenti, attendiamo di saperne di più su questo aspetto e su come la crescita potrà essere riattivata senza rischiare ulteriori perdite di contratti,” hanno aggiunto.

    Nexi ha proposto un dividendo di 0,30 euro per azione e ha dichiarato di voler aumentare la distribuzione di almeno il 5% all’anno nei prossimi tre anni, con oltre 1,1 miliardi di euro destinati agli azionisti entro il 2028.

  • Campari supera le previsioni nel 2025 nonostante il rallentamento del settore spirits; il titolo vola

    Campari supera le previsioni nel 2025 nonostante il rallentamento del settore spirits; il titolo vola

    Davide Campari-Milano N.V. (BIT:CPR) ha registrato un rialzo di oltre il 6% giovedì dopo aver pubblicato risultati annuali superiori alle aspettative degli analisti, distinguendosi in un contesto di debolezza del settore che ha pesato su concorrenti come Diageo plc (LSE:DGE) e Pernod Ricard S.A. (EU:RI).

    Per l’esercizio chiuso il 31 dicembre 2025, Campari ha registrato una crescita organica delle vendite del 2,4% e un aumento organico dell’EBIT del 5,4%, superando le stime di consenso di Visible Alpha pari rispettivamente all’1,6% e all’1,9%. Le vendite nette hanno raggiunto 3,051 miliardi di euro, con un impatto negativo dei cambi pari al 3,0% che ha parzialmente attenuato la performance sottostante.

    Il consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo annuale di 0,100 euro per azione, in aumento rispetto agli 0,065 euro precedenti. Nel frattempo il rapporto debito netto/EBITDA è sceso a 2,5 volte dal picco di 3,6 volte registrato a settembre 2024, consentendo alla società di raggiungere l’obiettivo di leva finanziaria con un anno di anticipo.

    “Il forte slancio del business e la riduzione accelerata dell’indebitamento, ottenuta con un anno di anticipo rispetto al piano, ci hanno permesso di aumentare il dividendo per rafforzare ulteriormente i rendimenti per gli azionisti,” ha dichiarato l’amministratore delegato Simon Hunt.

    L’EBIT rettificato ha raggiunto 637 milioni di euro con un margine del 20,9%, registrando un miglioramento organico di 60 punti base. Il flusso di cassa libero ricorrente è stato pari a 571 milioni di euro con un tasso di conversione del 73%. L’utile per azione diluito rettificato si è attestato a 0,32 euro, in crescita del 2,7%.

    Un forte quarto trimestre ha contribuito al superamento delle stime annuali, con vendite organiche in aumento del 4,7% e un EBIT organico in crescita del 24,3% nel periodo.

    Gli analisti di Morgan Stanley hanno alzato il prezzo obiettivo del titolo a 6,60 euro da 6,30 euro, definendo i risultati “una chiusura d’anno molto forte”, pur mantenendo una raccomandazione “equal-weight”. La banca ha tuttavia evidenziato alcune incertezze sulla sostenibilità dei fattori di crescita recenti, osservando che le spedizioni in Italia sono aumentate del 5% nel quarto trimestre mentre il sell-out nel canale on-trade è diminuito dell’1%.

    Per il 2026, Campari prevede una crescita organica dei ricavi a un ritmo simile. Tuttavia, la società ha segnalato un possibile impatto di circa 30 milioni di euro legato ai dazi statunitensi sull’intero anno e un effetto negativo sui ricavi di circa 70 milioni di euro derivante dalla cessione di marchi non core come Cinzano e Averna.

  • STMicroelectronics sale dopo i nuovi investimenti tecnologici annunciati dalla Cina

    STMicroelectronics sale dopo i nuovi investimenti tecnologici annunciati dalla Cina

    STMicroelectronics N.V. (BIT:STM) è tra i principali protagonisti della seduta odierna a Piazza Affari dopo che le decisioni del governo cinese di rafforzare gli investimenti nel settore tecnologico hanno sostenuto il comparto tech asiatico.

    Le azioni della società hanno guadagnato circa il 6% nella prima ora di contrattazioni, seconde solo a Davide Campari-Milano N.V., raggiungendo quota 29,52 euro e tornando sui livelli più alti dalla fine di febbraio.

    Dall’inizio di gennaio 2026 il titolo ha registrato un rialzo di circa il 25%, mentre la performance degli ultimi dodici mesi è pari a circa +28%.

    In occasione dell’apertura delle cosiddette “Due Sessioni”, il premier cinese Li Qiang ha annunciato un obiettivo di crescita del PIL per l’anno in corso compreso tra il 4,5% e il 5%, il livello più basso fissato dal 1991.

    Per sostenere questa traiettoria economica in un contesto caratterizzato da consumi deboli e tensioni commerciali, Pechino ha confermato un deficit di bilancio pari al 4% e ha delineato una strategia incentrata sui settori ad alta tecnologia, come intelligenza artificiale e semiconduttori, oltre al rafforzamento della difesa.

    Allo stesso tempo il governo ha introdotto nuove misure nel Piano d’Azione 2026 per attrarre investimenti esteri di qualità e stabilizzare il settore immobiliare, incoraggiando al contempo una maggiore collaborazione tra capitale privato e innovazione industriale.

    Nonostante l’obiettivo di crescita del PIL sia il più basso degli ultimi decenni, i mercati sembrano premiare la concretezza del sostegno al settore tecnologico.

    La Cina rappresenta circa il 15% dei ricavi complessivi di STMicroelectronics e l’impegno di Pechino nel sostenere i consumi interni e le infrastrutture digitali offre un segnale positivo a un settore dei semiconduttori che nel 2025 ha sofferto per un eccesso di offerta.

    Particolare attenzione è rivolta ai veicoli elettrici e ai chip: STM è infatti un partner chiave di aziende come Tesla Inc. e Geely Automobile Holdings. La decisione della Cina di accelerare l’adozione dei veicoli a nuova energia (NEV) sostiene direttamente la domanda di carburo di silicio (SiC), un segmento nel quale STM punta a mantenere la leadership globale.

    Anche gli investimenti locali e le joint venture restano centrali nella strategia del gruppo. Attraverso l’approccio “in Cina per la Cina”, come la joint venture con Sanan Optoelectronics per la produzione locale, STM può beneficiare dei sussidi del governo cinese riducendo al contempo i rischi legati alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

    Nel frattempo, STM ha annunciato oggi la nuova serie di microcontrollori STM32C5 di fascia entry-level, progettati per alimentare miliardi di dispositivi intelligenti utilizzati in fabbriche, abitazioni, città e infrastrutture.

    Basati sul processo produttivo proprietario a 40 nm e sul core Arm Cortex-M33, come spiegato nel comunicato della società, questi microcontrollori offrono prestazioni superiori rispetto agli attuali chip entry-level. Dispongono fino a 1 MB di memoria Flash, funzionalità avanzate di sicurezza (SESIP3 e PSA Level 3), protezione contro manomissioni e attacchi informatici e un ecosistema STM32Cube migliorato per accelerare lo sviluppo.

    Sono ideali per applicazioni come termostati intelligenti, serrature elettroniche, sensori industriali, attuatori robotici e dispositivi indossabili. La produzione è già iniziata con prezzi a partire da 0,64 dollari per ordini di 10.000 unità e sono già disponibili le schede di valutazione, conclude la nota del gruppo.

  • Snam supera la guidance 2025 e presenta un piano da 14 miliardi di euro di investimenti entro il 2030

    Snam supera la guidance 2025 e presenta un piano da 14 miliardi di euro di investimenti entro il 2030

    Snam S.p.A. (BIT:SRG) ha presentato il proprio piano strategico al 2030, che prevede investimenti per 14 miliardi di euro, dopo aver chiuso il 2025 con risultati superiori alla guidance fornita dalla società.

    L’utile netto rettificato, al netto delle componenti straordinarie, ha raggiunto 1,42 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 10,3% rispetto al 2024. I ricavi totali sono aumentati dell’8,9% su base annua a 3,89 miliardi di euro, principalmente grazie all’aumento dei ricavi regolati derivanti dalle attività infrastrutturali del gas.

    L’EBITDA rettificato del 2025 si è attestato a 2,97 miliardi di euro, in aumento del 7,8% rispetto all’anno precedente, ha dichiarato la società che gestisce la rete italiana dei gasdotti. L’EBITDA rettificato è previsto raggiungere circa 3,1 miliardi di euro nel 2026, con una crescita di circa il 6% rispetto al valore normalizzato del 2025, sostenuto dall’espansione della RAB e dal consolidamento di OLT. Entro il 2030 l’EBITDA rettificato è atteso a circa 3,8 miliardi di euro, escludendo il business del biometano.

    Per quanto riguarda la remunerazione degli azionisti, il Consiglio di Amministrazione proporrà all’assemblea la distribuzione di un dividendo finale di 0,1813 euro per azione. Il dividendo complessivo relativo all’esercizio 2025 sarà quindi pari a 0,3021 euro per azione, di cui 0,1208 euro già distribuiti a gennaio come acconto.

    Il dividendo proposto, sottolinea la società, è in crescita del 4% rispetto al 2024 ed è in linea con la politica dei dividendi annunciata al mercato.

    Nel dettaglio del piano strategico, gli investimenti – in aumento del 10% rispetto al piano precedente – si concentreranno su tre direttrici principali: crescita industriale, gestione attiva del portafoglio partecipazioni e programma di rotazione degli asset.

    Dei 14 miliardi previsti, 9,2 miliardi saranno destinati ai progetti nel settore del trasporto del gas, rispetto agli 8,14 miliardi del piano precedente. Circa 2,1 miliardi saranno destinati all’ammodernamento degli impianti di stoccaggio del gas, mentre 1 miliardo sarà investito nell’espansione del terminale di rigassificazione di Panigaglia e nel consolidamento di OLT. Al progetto Ravenna CCS, che prevede lo sviluppo della rete di trasporto della CO₂, saranno destinati 800 milioni di euro.

    Ulteriori risorse includono 240 milioni di euro per progetti di efficienza energetica, 140 milioni per lo sviluppo del biometano e 200 milioni per avviare la realizzazione della rete infrastrutturale dell’idrogeno. Infine, 1 miliardo di euro sarà dedicato all’innovazione tecnologica digitale ed energetica.

    La RAB tariffaria è prevista raggiungere 28,8 miliardi di euro nel 2026, portando l’utile netto rettificato oltre 1,45 miliardi di euro, mentre l’indebitamento netto dovrebbe attestarsi intorno ai 19 miliardi.

    Entro il 2030 la RAB tariffaria dovrebbe salire a circa 34,5 miliardi di euro, con una crescita media annua del 5,7% lungo l’intero periodo del piano. L’utile netto rettificato è atteso a circa 1,70 miliardi di euro, con una crescita media annua del 4,5%.

    La politica dei dividendi prevede inoltre una crescita del dividendo per azione del 4% annuo fino al 2030, con un payout massimo dell’80%.

    “Partiamo da basi solide, come dimostrano gli ottimi risultati del 2025, sostenuti da ricavi regolati robusti e da una posizione finanziaria netta migliore rispetto alla guidance annunciata. Queste solide fondamenta sosterranno il nostro percorso verso una vera integrazione energetica,” ha commentato l’amministratore delegato Agostino Scornajenchi nella nota. Il manager presenterà oggi il piano alla comunità finanziaria presso la nuova sede di Snam a Milano.

  • Le azioni Amplifon crollano dopo risultati del quarto trimestre sotto le attese e ritiro della guidance quantitativa per il 2026

    Le azioni Amplifon crollano dopo risultati del quarto trimestre sotto le attese e ritiro della guidance quantitativa per il 2026

    Amplifon S.p.A. (BIT:AMP) hanno registrato un forte ribasso dopo che il gruppo specializzato nelle soluzioni per l’udito ha pubblicato risultati del quarto trimestre inferiori alle aspettative del mercato e ha deciso di non fornire indicazioni quantitative per il 2026.

    La società ha riportato ricavi nel quarto trimestre pari a 651,9 milioni di euro, circa il 2,3% al di sotto del consenso degli analisti. L’EBITDA rettificato si è attestato a 145,5 milioni di euro, circa il 6% sotto le attese, mentre l’utile netto rettificato è stato di 49,5 milioni di euro, mancando le previsioni di circa il 7%.

    Il margine EBITDA rettificato si è fermato al 22,3%, inferiore al circa 23,1% previsto dagli analisti.

    Il titolo è sceso del 13,5% nelle contrattazioni di Milano alle 09:38 GMT.

    Dal punto di vista geografico, la regione Europa, Medio Oriente e Africa ha registrato una crescita organica dello 0,4%, ben al di sotto del circa 2,2% previsto dal mercato. Nelle Americhe la crescita organica è stata dello 0,9%, rispetto alle aspettative di circa il 3,7%. L’area Asia-Pacifico ha invece leggermente superato le stime con una crescita organica dello 0,8%.

    Hassan Al-Wakeel di Barclays ha dichiarato che i risultati indicano “una chiusura d’anno più debole.”

    “Nel complesso, sebbene le aspettative fossero già basse, i risultati pubblicati oggi restano comunque inferiori alle attese, soprattutto in Europa, dove gli investitori speravano in un’inversione più significativa, oltre che sul fronte della redditività,” ha scritto.

    Guardando al futuro, Amplifon ha dichiarato che non fornirà più una guidance quantitativa per il 2026 e prevede invece “un solido miglioramento progressivo” della crescita organica insieme a un aumento significativo dei margini.

    Separatamente, David Adlington di JPMorgan ha affermato che i risultati del quarto trimestre di Amplifon “completano un anno deludente.”

    “Sebbene il titolo appaia a buon mercato, vediamo rischi di ribasso per le stime di consenso,” ha detto, aggiungendo di aspettarsi un calo del titolo di una percentuale a una cifra media nel breve periodo.

  • Crypto card ed exchange di Bybit EU premiati a Crypto Expo Europe 2026

    Crypto card ed exchange di Bybit EU premiati a Crypto Expo Europe 2026

    Vienna, Austria, 4 Marzo 2026, Chainwire

    Bybit EU, provider con sede a Vienna autorizzato ai sensi del regolamento UE sui mercati di crypto-asset (MiCAR), è stato premiato alla Crypto Expo Europe 2026, tenutasi a Bucarest, in Romania, aggiudicandosi i riconoscimenti di Miglior carta crypto e Miglior exchange di criptovalute. I premi sono stati assegnati in base al voto degli utenti.

    Il riconoscimento riflette il forte coinvolgimento degli utenti nell’ecosistema di prodotti di Bybit EU e la continua espansione dei suoi servizi in tutto lo Spazio Economico Europeo.

    Il premio per la Miglior carta crypto evidenzia il successo globale della Bybit Card, con oltre 3 milioni di utenti in tutto il mondo. La Bybit Card consente agli utenti di spendere asset digitali senza soluzione di continuità per gli acquisti quotidiani ovunque sia accettata Mastercard, collegando le reti di pagamento crypto e tradizionali.

    Il premio come Miglior exchange di criptovalute sottolinea le prestazioni e l’affidabilità della piattaforma di trading di Bybit EU, la quale offre trading spot, funzionalità di prodotto integrate e un’esperienza utente semplificata progettata sia per i nuovi utenti che per coloro che hanno già esperienza nel mercato degli asset digitali.

    Georg Harer, co-CEO di Bybit EU, afferma: “Il riconoscimento ottenuto grazie al voto degli utenti riflette il valore che questi ultimi attribuiscono ai nostri prodotti. Il nostro obiettivo è fornire strumenti affidabili e ad alte prestazioni che rendono gli asset digitali pratici e accessibili, operando nel rispetto del quadro normativo europeo”.

    Bybit EU continua ad ampliare la propria suite di prodotti in tutto lo Spazio Economico Europeo, ponendo l’accento su usabilità, sicurezza e resilienza a lungo termine della piattaforma.

    Informazioni su Bybit EU

    Bybit EU GmbH è un provider di servizi crypto (CASP) austriaco autorizzato ai sensi del regolamento sui mercati delle criptovalute (MiCAR) in Austria. Bybit EU serve clienti in tutto lo Spazio Economico Europeo (SEE), ad eccezione di Malta, tramite la piattaforma bybit.eu.

    Bybit EU GmbH è autorizzata a offrire i seguenti servizi:

    • custodia e amministrazione di crypto-asset per conto dei clienti;
    • scambio di crypto-asset con fondi;
    • scambio di crypto-asset con altri crypto-asset;
    • collocamento di crypto-asset;
    • servizi di trasferimento di crypto-asset per conto dei clienti.

    Bybit EU GmbH non è né gestore di piattaforme di trading di crypto-asset né fornisce consulenza in materia di investimenti.

    www.bybit.eu 

    Dichiarazione di non responsabilità: il presente comunicato stampa è fornito a solo scopo informativo e non costituisce un consiglio di investimento né un’offerta di acquisto o vendita di asset digitali. I prodotti e i servizi qui menzionati sono soggetti alle leggi e alle normative vigenti nelle giurisdizioni pertinenti e potrebbero non essere disponibili in alcune regioni.

    Contatti
    EU PR Lead
    Marc Rognon
    [email protected]

  • Il calo del petrolio potrebbe sostenere un rimbalzo iniziale di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    Il calo del petrolio potrebbe sostenere un rimbalzo iniziale di Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I futures sui principali indici azionari statunitensi indicano un’apertura in rialzo mercoledì, suggerendo che le azioni potrebbero recuperare terreno dopo aver chiuso la sessione precedente nettamente in calo, nonostante un rimbalzo dai minimi intraday.

    Gli investitori potrebbero cercare di approfittare delle valutazioni più basse dopo la forte vendita iniziale di martedì, che ha portato i principali indici ai livelli più bassi degli ultimi tre mesi.

    Il sentiment positivo iniziale potrebbe essere sostenuto anche da un arretramento dei prezzi del petrolio greggio, che stanno correggendo dopo aver recentemente raggiunto i livelli più alti da giugno.

    Il calo del petrolio è seguito all’annuncio del presidente Donald Trump di aver incaricato la U.S. Development Finance Corporation di fornire assicurazioni contro il rischio politico e garanzie per proteggere le rotte commerciali marittime in Medio Oriente.

    Trump ha inoltre dichiarato che la Marina degli Stati Uniti scorterà le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz se necessario, promettendo il “free flow of energy to the world”.

    Queste misure hanno contribuito ad attenuare i timori di possibili interruzioni delle forniture energetiche globali derivanti dal conflitto in corso iniziato dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran.

    I futures sono rimasti in territorio positivo anche dopo la pubblicazione di un rapporto della società di elaborazione delle buste paga ADP, che ha mostrato come l’occupazione nel settore privato negli Stati Uniti sia aumentata più del previsto nel mese di febbraio.

    Martedì, dopo un nuovo sell-off all’inizio della seduta, le azioni hanno tentato ancora una volta un recupero, ma con meno successo rispetto a lunedì, chiudendo comunque la giornata nettamente in calo.

    Sebbene i principali indici abbiano recuperato dai minimi della giornata, sono rimasti chiaramente in territorio negativo.

    Il Dow Jones Industrial Average ha perso 403,51 punti, pari allo 0,8%, chiudendo a 48.502,27 dopo essere sceso in precedenza di oltre 1.200 punti al livello intraday più basso degli ultimi quasi tre mesi.

    Il Nasdaq Composite è sceso di 232,17 punti, pari all’1,0%, a 22.516,69, mentre l’S&P 500 ha perso 64,99 punti, pari allo 0,9%, chiudendo a 6.816,63. Durante la seduta gli indici erano arrivati a perdere fino al 2,7% e al 2,5%, toccando minimi di tre mesi.

    Il forte calo iniziale di Wall Street è stato in gran parte causato dalle preoccupazioni legate all’escalation del conflitto in Medio Oriente.

    Con il conflitto entrato nel quarto giorno, il presidente Donald Trump ha suggerito che i combattimenti potrebbero durare dalle quattro alle cinque settimane, ma potrebbero anche “go far longer than that”.

    Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha fornito pochi dettagli sulla durata dell’operazione contro l’Iran, affermando però che non sarà “endless” e definendo il conflitto un’opportunità “generational” per rimodellare il Medio Oriente.

    I prezzi del petrolio hanno continuato a salire in risposta al conflitto, alimentando i timori che l’aumento dei costi energetici possa riaccendere l’inflazione.

    Il prolungato rialzo del greggio è arrivato dopo le notizie secondo cui l’Iran avrebbe chiuso lo Stretto di Hormuz in risposta agli attacchi statunitensi e israeliani e minacciato di colpire qualsiasi nave che tentasse di attraversare questa strategica via marittima.

    Le preoccupazioni sull’offerta si sono ulteriormente intensificate dopo gli attacchi a diverse raffinerie di petrolio, tra cui l’impianto di Saudi Aramco a Ras Tanura.

    “Quanto più a lungo i prezzi di petrolio e gas naturale rimarranno elevati, tanto maggiore sarà il rischio di un impatto significativo sull’inflazione che potrebbe portare a tassi di interesse più alti, un evento che è tipicamente negativo per i mercati azionari”, ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati presso AJ Bell.

    Nonostante il tentativo di recupero dei mercati più ampi, i titoli legati all’oro hanno continuato a registrare una forte debolezza a causa di un brusco calo del prezzo del metallo prezioso.

    L’indice NYSE Arca Gold Bugs è crollato dell’8,0%, estendendo la correzione rispetto al record di chiusura raggiunto venerdì scorso.

    Anche i titoli dei semiconduttori sono rimasti sotto forte pressione, come evidenziato dal calo del 4,6% dell’indice Philadelphia Semiconductor.

    Anche i titoli dell’acciaio, dell’hardware informatico, delle reti e dei servizi petroliferi hanno registrato perdite significative, mentre i titoli software hanno mostrato un andamento opposto rispetto alla tendenza negativa generale.

  • Le borse europee si stabilizzano mentre gli Stati Uniti intervengono per proteggere le spedizioni petrolifere nel Golfo: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee si stabilizzano mentre gli Stati Uniti intervengono per proteggere le spedizioni petrolifere nel Golfo: DAX, CAC, FTSE100

    Le borse europee si sono stabilizzate mercoledì dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato che la Marina americana potrebbe scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di proteggere le rotte commerciali marittime nel Golfo e alleviare le pressioni derivanti dal rapido aumento dei prezzi globali dell’energia.

    Anche la U.S. Development Finance Corporation (DFC) ha confermato di essere pronta a fornire assicurazioni contro il rischio politico e garanzie per le spedizioni energetiche che transitano attraverso la regione del Golfo.

    I mercati energetici restano sotto forte pressione. I prezzi del carbone termico in Europa sono saliti ai livelli più alti da ottobre 2023, mentre i prezzi del gas scambiato in Europa sono aumentati dell’11% durante la sessione. Il Brent ha superato gli 83 dollari al barile dopo che l’Iran ha interrotto il traffico attraverso una rotta chiave per le spedizioni petrolifere in Medio Oriente.

    Sul fronte macroeconomico, l’indice HCOB PMI dei servizi dell’Eurozona è salito da 51,6 a gennaio a 51,9 a febbraio, raggiungendo il livello più alto degli ultimi due mesi e risultando in linea con le aspettative del mercato.

    I principali indici europei hanno registrato rialzi: il DAX tedesco è salito dell’1,7%, il CAC 40 francese ha guadagnato l’1,2% e il FTSE 100 britannico è avanzato dello 0,8%.

    Tra i singoli titoli, il produttore olandese di apparecchiature per semiconduttori ASM International (EU:ASM) ha registrato un forte rialzo dopo aver migliorato le previsioni per il 2026 e annunciato un programma di riacquisto di azioni da 150 milioni di euro per il periodo 2026-2027, a seguito di un utile netto del quarto trimestre 2025 superiore alle attese.

    Anche Dassault Aviation (EU:AM) in Francia ha guadagnato terreno dopo aver riportato vendite per il 2025 superiori alle previsioni.

    Al contrario, il costruttore britannico Vistry Group (LSE:VTY) è sceso bruscamente dopo aver annunciato che il presidente esecutivo Greg Fitzgerald lascerà il ruolo entro il prossimo anno.

    Anche la società di ingegneria Weir Group (LSE:WEIR) ha registrato un calo dopo aver riportato utili annuali inferiori rispetto all’anno precedente.

    Nel frattempo, il gruppo farmaceutico e di protezione delle colture Bayer (TG:BAYN) è sceso dopo aver registrato una perdita più ampia nel quarto trimestre, legata ai costi delle cause legali relative al diserbante Roundup.

    Anche il produttore di articoli sportivi Adidas (TG:ADS) ha registrato un calo dopo aver annunciato modifiche al proprio consiglio di sorveglianza.

  • Il petrolio balza mentre il conflitto in Medio Oriente alimenta i timori sull’offerta; Goldman migliora le previsioni

    Il petrolio balza mentre il conflitto in Medio Oriente alimenta i timori sull’offerta; Goldman migliora le previsioni

    I prezzi del petrolio sono saliti con forza mercoledì, estendendo i forti guadagni delle due sessioni precedenti, mentre l’escalation del conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran ha accresciuto i timori di interruzioni nelle forniture globali di greggio.

    Alle 03:40 ET (08:40 GMT), i futures sul Brent con scadenza a maggio erano in rialzo del 3,5% a 84,25 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate statunitense salivano del 3,4% a 77,10 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark avevano già registrato un balzo di quasi il 5% martedì, dopo un aumento di circa il 7% all’inizio della settimana. I prezzi del Brent hanno così raggiunto il livello più alto da luglio 2024.

    I trader si concentrano sui rischi per l’offerta

    La crisi in Medio Oriente, iniziata nel fine settimana dopo attacchi coordinati delle forze statunitensi e israeliane contro obiettivi militari iraniani che hanno ucciso la Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei, ha continuato a intensificarsi mercoledì. L’ammiraglio statunitense Brad Cooper, comandante delle forze americane nella regione, ha dichiarato che più di 2.000 obiettivi iraniani sono stati colpiti.

    L’Iran ha risposto con attacchi missilistici e con droni contro Paesi arabi vicini che ospitano basi militari statunitensi. Teheran ha inoltre lanciato avvertimenti agli operatori della navigazione globale e preso di mira le petroliere che transitano nello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo che gestisce circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio.

    La minaccia al traffico nello Stretto di Hormuz — una rotta cruciale per le esportazioni di greggio di grandi produttori come Arabia Saudita, Iraq ed Emirati Arabi Uniti — ha aggiunto un significativo premio di rischio geopolitico ai prezzi del petrolio.

    “La disruption dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto sta iniziando ad avere effetti anche più a monte lungo la catena di approvvigionamento,” hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    Hanno inoltre citato notizie secondo cui l’Iraq avrebbe iniziato a ridurre la produzione nel giacimento di Rumaila, il più grande del Paese, e a West Qurna 2, con circa 1,2 milioni di barili al giorno che sarebbero stati messi offline.

    Goldman alza le previsioni sul petrolio per il 2026

    Goldman Sachs ha aumentato mercoledì le sue previsioni sul prezzo medio del petrolio per il secondo trimestre del 2026, alzando la stima per il Brent di 10 dollari a 76 dollari al barile e quella per il WTI di 9 dollari a 71 dollari.

    Secondo la banca, queste proiezioni presuppongono che i flussi ridotti di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz provocheranno forti cali delle scorte nei Paesi dell’OCSE e della produzione petrolifera del Medio Oriente nel mese di marzo.

    Goldman ha affermato che i rischi per le sue previsioni restano orientati al rialzo, citando la possibilità di interruzioni più lunghe delle esportazioni attraverso lo Stretto e potenziali danni alle infrastrutture di produzione.

    “Se i volumi attraverso Hormuz dovessero rimanere stabili per altre cinque settimane, i prezzi del Brent potrebbero raggiungere i 100 dollari, un livello associato a una maggiore distruzione della domanda per evitare che le scorte scendano a livelli criticamente bassi,” ha affermato la banca in una nota.

    Detto questo, “il vento favorevole derivante dall’interruzione dell’offerta potrebbe rapidamente trasformarsi in un vento contrario dovuto alla distruzione della domanda. Un conflitto prolungato e prezzi sostenuti potrebbero alimentare un’inflazione guidata dal petrolio e amplificare i rischi economici legati alla rinnovata incertezza sui dazi. Questa combinazione potrebbe pesare sui consumi e, alla fine, esercitare pressioni al ribasso sui prezzi del petrolio,” ha dichiarato Nikos Tzabouras, Senior Market Analyst presso Tradu.com.

    Trump segnala sostegno al traffico di petroliere attraverso Hormuz

    Gli operatori di mercato stanno anche osservando i commenti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha indicato che la Marina statunitense potrebbe scortare le navi commerciali se necessario e ha promesso il sostegno del governo per garantire il passaggio sicuro.

    “La promessa di tali garanzie arriva mentre gli assicuratori stanno cancellando le coperture di rischio guerra per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz,” hanno scritto gli analisti di ING.

    “È una notizia positiva, ma chiaramente non accadrà da un giorno all’altro,” hanno aggiunto.

    Sebbene l’escalation militare abbia sostenuto i prezzi del petrolio, i segnali di sforzi internazionali per proteggere le rotte marittime potrebbero limitare ulteriori rialzi nel breve termine.

  • L’oro rimbalza dopo il forte calo mentre le tensioni con l’Iran rilanciano la domanda di beni rifugio

    L’oro rimbalza dopo il forte calo mentre le tensioni con l’Iran rilanciano la domanda di beni rifugio

    I prezzi dell’oro sono saliti nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, recuperando parte delle pesanti perdite registrate nella sessione precedente, mentre gli investitori hanno rivalutato la domanda di beni rifugio in un contesto di escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e di forte rafforzamento del dollaro statunitense.

    L’oro spot è salito dell’1,2% a 5.150,63 dollari l’oncia alle 01:45 ET (06:45 GMT), mentre i futures sull’oro negli Stati Uniti sono aumentati dello 0,8% a 5.166,40 dollari.

    Il metallo prezioso era sceso del 4,5% martedì, sotto pressione a causa del rafforzamento del dollaro e dell’aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi.

    Dollaro più forte limita i guadagni dell’oro

    L’indice del dollaro statunitense è rimasto sostanzialmente invariato dopo essere salito di quasi l’1,5% nelle due sessioni precedenti, raggiungendo durante la notte il livello più alto delle ultime sei settimane, sostenuto dalla domanda di beni rifugio e dalla riduzione delle aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nei prossimi mesi.

    Un dollaro più forte tende a pesare sull’oro, rendendolo più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute e riducendo quindi la domanda internazionale.

    Allo stesso tempo, le persistenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno contribuito a sostenere i prezzi del metallo prezioso. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran si è intensificato dopo attacchi coordinati degli Stati Uniti contro obiettivi collegati a Teheran, che hanno provocato minacce di ritorsione da parte delle autorità iraniane, aumentando i timori di una più ampia instabilità regionale.

    Gli investitori sono sempre più preoccupati che lo scontro possa interrompere le forniture energetiche e coinvolgere altre potenze regionali.

    L’aumento del petrolio complica le prospettive delle banche centrali

    I prezzi del petrolio sono rimasti elevati mentre i mercati valutano il rischio di interruzioni dell’offerta, in particolare lungo le principali rotte marittime nel Golfo. L’aumento dei prezzi del greggio ha rafforzato i timori inflazionistici, complicando le prospettive per le banche centrali a livello globale.

    Gli analisti hanno affermato che il metallo prezioso si trova attualmente tra forze contrastanti: da un lato i flussi verso beni rifugio alimentati dall’incertezza geopolitica, dall’altro le pressioni macroeconomiche legate alla forza del dollaro e ai rendimenti obbligazionari elevati.

    Tra gli altri metalli preziosi, i prezzi dell’argento sono saliti del 3% a 84,44 dollari l’oncia dopo essere scesi di oltre l’8% nella sessione precedente.

    Il platino è aumentato del 2,8% a 2.148,50 dollari l’oncia dopo un crollo di circa il 10% martedì.

    I futures sul rame di riferimento al London Metal Exchange sono saliti dello 0,8% a 13.049,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti hanno guadagnato l’1,1% a 5,89 dollari per libbra.

    In Cina, i dati ufficiali del PMI hanno mostrato che l’attività manifatturiera rimane in territorio di contrazione, mentre le indagini del settore privato di RatingDog PMI hanno segnalato un’espansione superiore alle attese, evidenziando segnali contrastanti sull’andamento dell’economia del Paese.