Author: Fiona Craig

  • FinecoBank Targets Low Double-Digit EPS Growth Through 2029

    FinecoBank Targets Low Double-Digit EPS Growth Through 2029

    FinecoBank S.p.A. (BIT:FBK) on Wednesday outlined new financial targets, forecasting a low double-digit compound annual growth rate in earnings per share between 2025 and 2029, excluding the contribution from potential international expansion.

    The Italian banking group also expects total client numbers and net sales to grow at a similar pace over the same period. At the same time, it plans to keep its cost-to-income ratio below 30% while maintaining its current dividend distribution policy.

    The projected EPS growth rate is above market expectations, which currently anticipate around 9% annual growth during the period. FinecoBank said key drivers behind the plan include the increasing use of artificial intelligence, the continued expansion of exchange-traded fund offerings and the development of international operations.

    The bank confirmed it will maintain a dividend payout ratio between 70% and 80% throughout the strategy period. It also set a leverage ratio target above 4.5%.

    Operating expenses are expected to rise by roughly 6% year-on-year in 2026 before gradually slowing to about 4% annual growth by 2029. Additional costs related to strategic growth initiatives are estimated at about $10.8 million in 2026, declining to roughly $5.4 million per year between 2027 and 2029.

    FinecoBank also plans to allocate around $5.4 million in 2026 to support the initial setup of its international expansion strategy, with further annual spending of between $5.4 million and $10.8 million in the following years. These investments are already reflected in the EPS projections, while any revenue contribution from international markets has not yet been included.

    The company said it plans to begin expanding into additional markets using its scalable platform starting in late 2026 or early 2027.

  • Italgas presenta risultati 2025 solidi con EBITDA rettificato in crescita del 39%

    Italgas presenta risultati 2025 solidi con EBITDA rettificato in crescita del 39%

    Italgas SpA (BIT:IG) ha chiuso il 2025 con risultati in linea con la guidance, registrando un EBITDA rettificato di €1,883 miliardi, in aumento del 39,4% rispetto all’anno precedente, grazie anche all’integrazione dell’acquisizione di 2i Rete Gas.

    L’utile netto rettificato attribuibile al gruppo ha raggiunto €674,5 milioni, in crescita del 33,1% su base annua e leggermente superiore al consenso degli analisti pari a €670 milioni. I ricavi totali e altri proventi su base rettificata sono saliti del 39,7% a €2,484 miliardi rispetto al 2024.

    La performance è stata sostenuta soprattutto dal consolidamento di 2i Rete Gas a partire dal 1° aprile 2025, operazione che ha trasformato Italgas nel principale operatore europeo nella distribuzione del gas.

    L’indebitamento finanziario netto a fine anno si è attestato a €10,868 miliardi, leggermente al di sotto del consenso degli analisti pari a €10,922 miliardi. Il risultato ha beneficiato di un miglioramento del capitale circolante di circa €250 milioni nel quarto trimestre.

    Il flusso di cassa dalle attività operative ha raggiunto €1,625 miliardi, in aumento del 48% rispetto all’anno precedente. La società ha indicato che la generazione di cassa è stata sufficiente a finanziare sia il piano di investimenti sia la distribuzione dei dividendi.

    Il consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo di €0,432 per azione, soggetto all’approvazione dell’assemblea degli azionisti prevista per il 21 aprile 2026. La cedola proposta rappresenta un incremento del 13,3% rispetto al dividendo rettificato distribuito per il 2024. La società ha inoltre registrato €35 milioni di sinergie ed efficienze operative, pari a circa il 14% dell’obiettivo fissato per il 2031.

    Nel corso dell’anno Italgas ha investito €1,2036 miliardi in progetti tecnici, tra cui la realizzazione di circa 960 chilometri di nuove reti di distribuzione del gas in Italia e Grecia. Il gruppo ha inoltre avviato l’ammodernamento delle reti acquisite con l’operazione 2i Rete Gas, con particolare attenzione agli aggiornamenti digitali.

    “I risultati del 2025 descrivono un anno che segna uno storico passo avanti per il Gruppo Italgas”, ha dichiarato l’amministratore delegato Paolo Gallo. “La crescita ininterrotta dal ritorno in Borsa nel 2016 ha ulteriormente accelerato, grazie all’integrazione di 2i Rete Gas.”

  • MPS: Lovaglio escluso dalla shortlist per il nuovo Consiglio di Amministrazione

    MPS: Lovaglio escluso dalla shortlist per il nuovo Consiglio di Amministrazione

    L’amministratore delegato Luigi Lovaglio non farà parte della proposta di vertice per il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), secondo quanto riportato da Reuters. Il comitato nomine della banca avrebbe infatti escluso l’attuale CEO dalla shortlist dei candidati per il nuovo consiglio di amministrazione.

    La decisione sarebbe arrivata al termine di una lunga riunione conclusasi intorno alle 21 di ieri sera, dopo due giorni di discussioni particolarmente tese tra i vertici dell’istituto.

    La banca dovrebbe finalizzare oggi una lista di 20 candidati, con la presentazione prevista alle 17:30. La selezione sarà effettuata partendo da una prima rosa di 30 nomi predisposta dal consiglio uscente in vista del voto assembleare di aprile, lista nella quale figurava anche Lovaglio.

    Intanto a Piazza Affari il titolo Banca Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS) ha reagito negativamente alla notizia, aprendo la seduta in calo di oltre il 4% a €7,379. Anche Mediobanca (BIT:MB) ha registrato un ribasso marcato, perdendo il 4,40% a €16,25 nei primi minuti di contrattazione.

    Con Lovaglio escluso, MF riporta che il comitato potrebbe proporre due candidati alternativi per la carica di amministratore delegato. I nomi in circolazione sono Fabrizio Palermo, attuale CEO di Acea ed ex amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, e Carlo Vivaldi, già co-chief operating officer di UniCredit. Palermo sarebbe al momento considerato il favorito.

    Nella lista per il nuovo consiglio potrebbe inoltre figurare Corrado Passera, ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo e fondatore di Illimity, che potrebbe assumere il ruolo di presidente.

    Nonostante l’esclusione dalla shortlist, una ricandidatura dell’attuale CEO non può essere del tutto esclusa. Lovaglio potrebbe infatti presentare una propria lista facendo leva sull’imprenditore Giorgio Girondi, che dispone di circa il 5% dei diritti di voto. Potrebbe inoltre contare sul sostegno di alcuni rappresentanti legati ad Assogestioni e del gruppo Delfin.

    Secondo MF, un ruolo determinante nell’esclusione di Lovaglio sarebbe stato giocato dal socio forte Francesco Gaetano Caltagirone, che detiene circa l’11% del capitale della banca.

    I rapporti tra i due si sarebbero deteriorati da tempo, in parte a causa di divergenze sulla velocità dell’integrazione con Mediobanca (BIT:MB). Caltagirone sarebbe infatti favorevole al mantenimento di Mediobanca come società quotata e indipendente, con una partecipazione del 13,2% in Generali.

    Le tensioni sarebbero state ulteriormente aggravate da un’indagine su presunte ipotesi di collusione che coinvolgerebbe Lovaglio, lo stesso Caltagirone e Francesco Milleri, presidente di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Gli esposti presentati alla Procura di Milano sarebbero stati utilizzati anche nel dibattito sulla posizione dell’amministratore delegato uscente.

    Secondo fonti vicine al Ministero dell’Economia e delle Finanze, penalizzare il manager che ha contribuito al salvataggio della banca sarebbe difficile da giustificare. Nelle scorse settimane da Via XX Settembre sarebbe arrivato un chiaro segnale di sostegno a Lovaglio, che avrebbe ricevuto anche l’appoggio di Delfin, azionista con circa il 17,5% di MPS, anche se il ministero potrebbe non essere direttamente coinvolto nel processo di nomina.

  • Borsa di Milano stabile dopo il calo dei mercati mentre le tensioni in Medio Oriente pesano sul sentiment

    Borsa di Milano stabile dopo il calo dei mercati mentre le tensioni in Medio Oriente pesano sul sentiment

    Le azioni alla Borsa di Milano hanno mostrato movimenti cauti dopo il forte ribasso della sessione precedente, provocato dall’escalation delle tensioni legate all’Iran e dai timori che il conflitto possa estendersi in tutto il Medio Oriente.

    Gli operatori di mercato restano prudenti nonostante una certa stabilizzazione dei prezzi. Un trader ha osservato che parte dei movimenti è legata a operazioni di copertura, ma ha aggiunto che la volatilità continua a caratterizzare l’andamento dei mercati.

    Anche i mercati asiatici hanno registrato debolezza nelle prime ore della giornata, con la Borsa di Tokyo in calo e l’indice Nikkei in flessione del 3,61%.

    Sul fronte energetico, il Brent è salito del 2,8%, anche se i prezzi hanno ridotto i guadagni dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato garanzie assicurative per le navi che attraversano il Golfo e ha dichiarato che la Marina statunitense potrebbe scortare le petroliere nello Stretto di Hormuz.

    Intorno alle 10:05, l’indice FTSE MIB segnava un rialzo dello 0,11%. Dopo i forti ribassi delle ultime sedute, il principale indice delle blue chip milanesi risulta in calo dello 0,20% da inizio anno.

    Banche sotto pressione

    Il comparto bancario è stato tra i più penalizzati, con l’indice di settore in calo dello 0,4%.
    Le azioni UniCredit (BIT:UCG) sono rimaste sostanzialmente stabili, mentre Intesa Sanpaolo (BIT:ISP) ha perso lo 0,6%.

    Il titolo che ha pesato maggiormente sull’indice è stato Monte dei Paschi di Siena (BIT:BMPS), in calo del 4,5%. La flessione è stata attribuita a indiscrezioni secondo cui il comitato nomine non avrebbe inserito l’amministratore delegato Luigi Lovaglio nella shortlist per l’elezione del consiglio di amministrazione prevista oggi.

    Un trader ha riferito che il mercato ha reagito negativamente alla possibilità di una mancata riconferma di Lovaglio, che ha seguito l’intera operazione con Mediobanca (BIT:MB), il cui titolo ha perso il 3,86%. Le incertezze sulla governance hanno quindi innescato vendite sulle azioni della banca senese.

    Difesa in evidenza

    Nel settore della difesa, Leonardo (BIT:LDO) continua a distinguersi con un rialzo del 2,5%, mentre Fincantieri (BIT:FCT) guadagna lo 0,4%.

    Utility incerte con il rialzo dei prezzi energetici

    Andamento incerto anche per le utility, influenzate dal rialzo dei prezzi di gas ed elettricità. Enel (BIT:ENEL) è salita dell’1,2%, recuperando parzialmente le perdite recenti, mentre A2A (BIT:A2A) è rimasta quasi invariata.

    Italgas (BIT:IG) ha ceduto lo 0,4% dopo aver pubblicato i risultati del quarto trimestre 2025, giudicati dagli analisti di Equita “leggermente migliori delle attese a livello di EBITDA”.

    Il mercato resta inoltre in attesa dei risultati 2025 e dell’aggiornamento del piano strategico di Maire Tecnimont (BIT:MAIRE).

    Le azioni di Lottomatica Group (BIT:LTMC) sono salite del 4%, estendendo i guadagni della seduta precedente dopo la pubblicazione dei risultati societari.

  • L’escalation in Medio Oriente indica un nuovo sell-off a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    L’escalation in Medio Oriente indica un nuovo sell-off a Wall Street: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Futures

    I future sugli indici azionari statunitensi indicano un’apertura nettamente negativa per la seduta di martedì, facendo presagire una nuova ondata di vendite nelle prime ore di contrattazione, dopo che lunedì i mercati avevano recuperato da forti perdite iniziali chiudendo contrastati.

    Le preoccupazioni per l’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente stanno tornando in primo piano, soprattutto mentre i prezzi del petrolio continuano a salire. I future sul Brent hanno superato gli 80 dollari al barile, alimentando i timori che l’aumento dei costi energetici possa riaccendere le pressioni inflazionistiche.

    L’ultimo rialzo del greggio segue le notizie secondo cui l’Iran avrebbe chiuso lo Stretto di Hormuz in risposta agli attacchi di Stati Uniti e Israele, minacciando di aprire il fuoco contro qualsiasi nave tenti di attraversare questa rotta marittima strategica.

    Le forti perdite registrate sui mercati esteri stanno inoltre pesando sul sentiment e potrebbero riflettersi anche sulle contrattazioni a Wall Street. Con pochi dati macroeconomici statunitensi in calendario, volumi più contenuti potrebbero amplificare i movimenti dei prezzi e aumentare la volatilità.

    “Gli investitori al di là dell’Atlantico stanno iniziando a preoccuparsi maggiormente per la situazione in Medio Oriente”, ha dichiarato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell. “La sospensione della produzione di GNL in Qatar rappresenta un punto particolarmente sensibile e ha fatto impennare i prezzi del gas a livello globale.”

    Ha aggiunto: “Più a lungo i prezzi di petrolio e gas naturale rimarranno elevati, maggiore sarà il rischio di un impatto significativo sull’inflazione, il che potrebbe significare tassi di interesse più alti, un evento che in genere è negativo per i mercati azionari.”

    Lunedì le azioni avevano aperto in forte calo in risposta agli sviluppi in Medio Oriente, ma nel corso della seduta avevano progressivamente recuperato terreno. I principali indici si erano allontanati dai minimi intraday prima di chiudere la giornata sostanzialmente contrastati.

    Il Nasdaq, dopo essere sceso fino all’1,6%, ha chiuso in rialzo di 80,65 punti, pari allo 0,4%, a 22.748,86. L’S&P 500 è salito di 2,74 punti, meno dello 0,1%, a 6.881,62, mentre il Dow Jones Industrial Average ha perso 73,14 punti, pari allo 0,2%, a 48.904,78.

    Il recupero è stato favorito da acquisti opportunistici, con gli investitori che hanno approfittato del ribasso iniziale per entrare sul mercato a prezzi più bassi. Il Dow, in particolare, ha rimbalzato dopo aver toccato il livello intraday più basso degli ultimi due mesi.

    La debolezza iniziale era stata innescata dalla notizia che le forze statunitensi e israeliane avevano condotto attacchi coordinati nel fine settimana, che hanno causato la morte della Guida Suprema iraniana Ayatollah Ali Khamenei.

    L’Iran ha risposto con attacchi di droni e missili contro diversi Paesi della regione, tra cui Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Oman e Qatar.

    Le tensioni sono ulteriormente aumentate dopo che Israele ha effettuato raid aerei contro obiettivi di Hezbollah a Beirut e in altre aree del Libano, in seguito al lancio di proiettili dal territorio libanese verso il nord di Israele.

    Parlando alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha indicato che il confronto con l’Iran potrebbe durare dalle quattro alle cinque settimane, ma ha sottolineato che gli Stati Uniti hanno la “capacità di andare molto oltre.”

    L’escalation militare ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio, aggravando le preoccupazioni già esistenti sull’inflazione.

    “Le scene in Medio Oriente hanno causato un diffuso nervosismo sui mercati finanziari”, ha affermato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell. “Gli attacchi statunitensi contro l’Iran hanno fatto impennare i prezzi del petrolio per il timore di interruzioni dell’offerta, aumentando i costi per imprese e consumatori.”

    Ha aggiunto: “Se i problemi dovessero persistere, il mercato inizierà a preoccuparsi per nuove pressioni inflazionistiche e ciò potrebbe ridurre le aspettative di tagli dei tassi di interesse nel breve termine.”

    Sul fronte economico, l’Institute for Supply Management ha riportato un lieve rallentamento della crescita del settore manifatturiero statunitense a febbraio. L’indice PMI manifatturiero ISM è sceso a 52,4 da 52,6 di gennaio, restando comunque sopra la soglia di 50 che indica espansione. Gli economisti avevano previsto un calo a 51,8.

    A livello settoriale, l’andamento è stato misto. I titoli del comparto networking hanno registrato un forte rialzo, portando l’indice NYSE Arca Networking a salire del 3,7% a un nuovo massimo storico di chiusura.

    Anche i produttori di energia hanno beneficiato dell’aumento del prezzo del greggio, con l’indice NYSE Arca Oil in progresso del 3,4%.

    I titoli del gas naturale, del software e delle società di intermediazione finanziaria hanno registrato solidi guadagni. Al contrario, le compagnie aeree sono crollate per il timore che il conflitto possa interrompere i viaggi globali. L’indice NYSE Arca Airline è sceso del 4,1% al livello di chiusura più basso degli ultimi due mesi.

    Debolezza significativa è stata osservata anche nel settore immobiliare residenziale, con l’indice Philadelphia Housing Sector in calo del 2,0%.

  • Le Borse europee crollano mentre l’escalation in Medio Oriente alimenta l’ansia dei mercati: DAX, CAC, FTSE100

    Le Borse europee crollano mentre l’escalation in Medio Oriente alimenta l’ansia dei mercati: DAX, CAC, FTSE100

    I mercati azionari europei sono scesi bruscamente martedì, registrando la peggior flessione su due giorni dallo scorso aprile, mentre l’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente ha spinto gli investitori verso asset più sicuri e aumentato la volatilità sui mercati finanziari.

    Il capo economista della Banca Centrale Europea, Philip Lane, ha avvertito che un conflitto prolungato nella regione, insieme a persistenti interruzioni delle forniture di petrolio e gas, potrebbe provocare un “forte aumento” dell’inflazione e un “brusco calo della produzione” nell’area euro, secondo quanto riportato in un’intervista al Financial Times.

    I mercati energetici hanno reagito con forza. I prezzi del gas naturale europeo sono balzati di oltre il 20% dopo la sospensione delle attività nel più grande impianto di esportazione di gas naturale liquefatto del Qatar, aggravando le preoccupazioni sull’offerta.

    Il nuovo rialzo dei prezzi di petrolio e gas ha riacceso i ricordi della crisi energetica del 2022, innescata dall’invasione russa dell’Ucraina, che aveva fatto impennare i costi dell’energia a livello globale e colpito in modo particolare l’Europa.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che le operazioni militari legate all’Iran potrebbero durare dalle quattro alle cinque settimane e ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno la “capacità di andare molto oltre”, aumentando i timori di un significativo ampliamento del conflitto nella regione.

    I principali indici europei hanno chiuso in netto ribasso. Il DAX tedesco ha perso il 3,5%, il CAC 40 francese è sceso del 2,9% e il FTSE 100 britannico ha ceduto il 2,6%.

    Sul fronte macroeconomico, i dati preliminari hanno mostrato che l’inflazione dell’area euro è accelerata inaspettatamente a febbraio, ancora prima dell’ultima escalation in Medio Oriente. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo è salito dell’1,9% su base annua, rispetto all’1,7% di gennaio e a fronte di attese per una lettura invariata all’1,7%. A dicembre l’aumento era stato del 2,0%.

    Nel Regno Unito, i dati del British Retail Consortium hanno indicato che l’inflazione dei prezzi nei negozi si è attenuata all’1,1% a febbraio dall’1,5% del mese precedente, principalmente a causa del calo dei prezzi dei beni non alimentari. Gli economisti si aspettavano un incremento dell’1,4%.

    I titoli bancari hanno esteso le perdite della seduta precedente. Commerzbank (TG:CBK), Deutsche Bank (TG:DBK), BNP Paribas (EU:BNP) e Barclays (LSE:BARC) hanno registrato forti ribassi mentre gli investitori rivalutavano l’esposizione al rischio.

    Le azioni di International Workplace (LSE:IWG) sono anch’esse scese sensibilmente a Londra, nonostante il gruppo specializzato in spazi di lavoro flessibili abbia riportato utili 2025 sostanzialmente stabili e un lieve aumento dei ricavi.

    Il gruppo di ingegneria Smiths Group (LSE:SMIN) è arretrato dopo aver annunciato l’acquisizione di DRC Heat Transfer (DRC) per 164 milioni di sterline, un’operazione che sembra aver pesato sul sentiment degli investitori.

    Anche il gruppo di costruzioni Kier Group (LSE:KIE) ha registrato un calo, pur avendo pubblicato solidi risultati semestrali.

    La società francese aerospaziale e tecnologica Thales (EU:HO) ha inoltre perso terreno, nonostante abbia presentato risultati del quarto trimestre superiori alle attese del mercato.

  • Il petrolio estende il rally mentre aumentano i rischi sullo Stretto di Hormuz

    Il petrolio estende il rally mentre aumentano i rischi sullo Stretto di Hormuz

    I prezzi del greggio hanno continuato a salire con forza martedì, ampliando il robusto rialzo della seduta precedente, mentre l’escalation delle tensioni in Medio Oriente e le crescenti minacce alle rotte marittime attraverso lo Stretto di Hormuz hanno rafforzato i timori di interruzioni dell’offerta.

    Alle 03:25 ET (08:25 GMT), i futures sul Brent con scadenza maggio sono saliti del 3,7% a 80,58 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense ha guadagnato il 3,5% a 73,72 dollari al barile.

    Entrambi i benchmark avevano già chiuso lunedì in rialzo di oltre il 7% dopo essere balzati fino al 13%, raggiungendo i massimi degli ultimi dodici mesi.

    I timori di una chiusura di Hormuz sostengono i prezzi

    La regione è entrata in una delle fasi più instabili degli ultimi anni dopo l’attacco coordinato del fine settimana da parte di Stati Uniti e Israele che ha provocato la morte della Guida Suprema iraniana Ayatollah Ali Khamenei.

    Le preoccupazioni del mercato si sono intensificate dopo che Teheran ha minacciato di chiudere completamente lo Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo strategico che gestisce circa il 20% delle spedizioni globali di petrolio via mare.

    Funzionari iraniani hanno promesso di colpire qualsiasi nave tenti di attraversare lo stretto, aumentando il rischio di interruzioni alle esportazioni di greggio da parte dei principali produttori del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Iraq ed Emirati Arabi Uniti.

    Il rally del petrolio è stato alimentato dal timore che un confronto prolungato tra Stati Uniti, Israele e Iran possa destabilizzare l’intera regione del Golfo e coinvolgere altri attori, mettendo ulteriormente sotto pressione impianti produttivi e infrastrutture di esportazione.

    “Se da un lato vi sono preoccupazioni per i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, un rischio maggiore per il mercato sarebbe rappresentato da attacchi iraniani contro ulteriori infrastrutture energetiche nella regione. Ciò potrebbe portare a interruzioni più prolungate”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.

    “Anche se una chiusura totale e prolungata dello Stretto resta uno scenario estremo, anche solo un’interruzione parziale del traffico di petroliere restringe l’equilibrio del mercato e potrebbe spingere significativamente al rialzo i prezzi del greggio se protratta”, ha dichiarato Laurence Booth, Global Head of Markets di CMC Markets. “La continua escalation militare e i premi di rischio elevati nei mercati energetici probabilmente domineranno l’andamento dei prezzi finché non emergeranno segnali più chiari di de-escalation o rotte alternative di approvvigionamento.”

    Il Brent potrebbe superare i 100 dollari nello scenario peggiore – OCBC

    In uno scenario più grave che preveda un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, i prezzi del Brent potrebbero superare i 100 dollari al barile, hanno affermato gli analisti di OCBC Bank in una nota di ricerca pubblicata martedì, mentre l’escalation delle tensioni in Medio Oriente agita i mercati energetici.

    Il Brent ha brevemente toccato quota 82 dollari al barile lunedì in seguito alle interruzioni nel traffico marittimo.

    OCBC ha avvertito che una chiusura prolungata dello stretto potrebbe spingere i prezzi in territorio a tre cifre. Tuttavia, nello scenario base la banca non prevede un blocco esteso, citando la capacità produttiva inutilizzata dell’OPEC come cuscinetto in grado di limitare danni duraturi all’offerta.

    Gli Stati Uniti segnalano misure per attenuare i costi energetici

    Nonostante i movimenti bruschi, i mercati sembrano aver già incorporato un significativo premio per il rischio geopolitico prima degli attacchi e sembrano prezzare solo interruzioni temporanee dei flussi attraverso Hormuz, interruzioni che l’eccedenza di offerta prevista per quest’anno potrebbe assorbire.

    Il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha dichiarato che Washington annuncerà martedì misure volte ad attenuare l’aumento dei costi energetici, segnalando sforzi per limitare l’impatto economico.

    Ciononostante, il mercato del petrolio resta altamente sensibile agli sviluppi futuri e si prevede che la volatilità persista mentre gli operatori valutano i nuovi rischi geopolitici.

  • L’oro arretra mentre la forza del dollaro limita la domanda di beni rifugio tra le tensioni con l’Iran

    L’oro arretra mentre la forza del dollaro limita la domanda di beni rifugio tra le tensioni con l’Iran

    I prezzi dell’oro hanno registrato un calo martedì, annullando i guadagni iniziali a causa del rafforzamento del dollaro statunitense, che ha esercitato pressione sul metallo, mentre gli investitori valutavano l’escalation del conflitto in Medio Oriente e le preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta di petrolio.

    L’oro spot era in calo dello 0,4% a 5.303,12 dollari l’oncia alle 01:24 ET (06:24 GMT), dopo aver toccato un rialzo fino all’1% nelle prime fasi della seduta, raggiungendo 5.379,65 dollari l’oncia.

    I futures sull’oro statunitense risultavano sostanzialmente invariati a 5.316,06 dollari l’oncia.

    Il metallo prezioso aveva guadagnato l’1% nella sessione precedente.

    Le tensioni geopolitiche sostengono l’oro

    Il lingotto — tradizionalmente considerato un bene rifugio nei periodi di instabilità geopolitica — ha trovato supporto dopo un fine settimana caratterizzato da intense operazioni militari nell’Asia occidentale.

    Le forze statunitensi e israeliane hanno condotto attacchi su larga scala contro l’Iran che avrebbero provocato la morte della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei e di numerosi alti comandanti, spingendo Teheran a rispondere con lanci di missili in tutta la regione.

    Le violenze si sono estese oltre i confini iraniani, con operazioni israeliane in Libano in seguito agli attacchi di Hezbollah e segnalazioni di un episodio in cui le difese aeree kuwaitiane avrebbero abbattuto per errore aerei statunitensi.

    Il presidente Donald Trump ha dichiarato che le operazioni militari potrebbero proseguire per diverse settimane e ha riconosciuto l’incertezza all’interno della leadership iraniana dopo la morte di Khamenei, evidenziando il rischio di un’instabilità regionale prolungata.

    L’Iran ha inoltre minacciato di colpire qualsiasi nave che tenti di attraversare lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico fondamentale per il trasporto globale di petrolio. Questa minaccia ha aumentato i timori di interruzioni dell’offerta e rafforzato la domanda di beni rifugio come l’oro.

    La forza del dollaro limita i rialzi; argento e platino in calo

    I prezzi del greggio sono saliti bruscamente per i timori legati all’offerta, alimentando le aspettative di inflazione e sostenendo l’attrattiva dell’oro. Tuttavia, il potenziale di rialzo nel breve termine è stato contenuto dalla solidità del dollaro statunitense.

    L’indice del dollaro USA è salito dello 0,4% durante le contrattazioni asiatiche, dopo essere balzato dello 0,8% nella sessione precedente, raggiungendo il livello più alto dalla fine di gennaio. Un dollaro più forte tende a pesare sull’oro, poiché rende il metallo più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

    Anche altri metalli preziosi hanno invertito i guadagni iniziali e registrato forti ribassi. L’argento è sceso del 3% a 88,64 dollari l’oncia, mentre il platino ha perso il 4% a 2.224,06 dollari l’oncia.

    I futures di riferimento sul rame al London Metal Exchange sono rimasti pressoché invariati a 13.113,72 dollari la tonnellata, mentre i futures sul rame negli Stati Uniti sono scesi dello 0,4% a 5,94 dollari la libbra.

  • Bitcoin si stabilizza sotto i 68.000 dollari mentre le tensioni con l’Iran frenano l’appetito per il rischio

    Bitcoin si stabilizza sotto i 68.000 dollari mentre le tensioni con l’Iran frenano l’appetito per il rischio

    Bitcoin (COIN:BTCUSD) ha registrato un rialzo martedì, ma è rimasto al di sotto dei recenti massimi, mentre l’escalation delle tensioni legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran continua a limitare la propensione degli investitori verso asset più rischiosi.

    La principale criptovaluta per capitalizzazione resta inoltre confinata nell’intervallo di oscillazione che ha caratterizzato gran parte del mese di febbraio e continua a segnare un netto calo da inizio anno.

    Bitcoin è salito del 2,5% a 67.884,4 dollari alle 01:25 ET (06:25 GMT).

    Bitcoin bloccato nel range di febbraio sotto pressione geopolitica

    Il token ha seguito il rimbalzo di Wall Street di lunedì, raggiungendo un massimo intraday di 69.213,3 dollari.

    Tuttavia, non è riuscito ancora una volta a riconquistare la soglia dei 70.000 dollari — livello che fatica a superare stabilmente dalla fine di gennaio.

    Nell’ultimo mese, Bitcoin ha oscillato prevalentemente tra 60.000 e 70.000 dollari, poiché l’interesse per gli asset speculativi è stato frenato dall’aumento delle incertezze globali. Il mercato crypto in particolare è rimasto sotto pressione, con Bitcoin ancora in calo di oltre il 40% rispetto ai massimi storici raggiunti a ottobre.

    Il sentiment di rischio dovrebbe restare fragile finché continueranno le ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran. I leader dei tre Paesi hanno mostrato pochi segnali di distensione, mentre i media riportano che le operazioni militari in Medio Oriente proseguivano anche martedì.

    Bitcoin è attualmente in calo di circa il 22% nel 2026. I recenti acquisti da parte di Strategy, il maggiore detentore corporate della criptovaluta, hanno fornito un supporto limitato al sentiment complessivo del settore.

    Altcoin in moderato rialzo; focus sui dati macroeconomici

    Anche il resto del mercato delle criptovalute ha registrato progressi martedì, ma è rimasto al di sotto dei livelli toccati a inizio settimana.

    Oltre agli sviluppi geopolitici, l’attenzione degli operatori è rivolta ai prossimi dati economici statunitensi, in particolare al report sui nonfarm payrolls di febbraio.

    Il dato potrebbe influenzare le aspettative sul percorso dei tassi di interesse della Federal Reserve. Diversi esponenti della Fed sono inoltre attesi a parlare prima della pubblicazione del rapporto sul lavoro, prevista per venerdì.

    Le criptovalute sono sensibili ai cambiamenti nelle aspettative sui tassi, data la loro dipendenza dalle condizioni di liquidità e di credito, e potrebbero quindi reagire a eventuali modifiche nelle prospettive di politica monetaria.

    Ether, la seconda criptovaluta per capitalizzazione, è salita del 2,6% a 1.993,79 dollari, mentre XRP ha guadagnato lo 0,9% a 1,3621 dollari.

    Solana ha registrato un aumento del 2,9%, mentre Cardano è scesa dell’1,1%. BNB ha guadagnato il 2,5%.

    Tra i memecoin, Dogecoin ha perso lo 0,6%, mentre $TRUMP ha segnato un rialzo dell’1,5%.

  • I futures scendono e il petrolio sale con il conflitto in Iran – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures scendono e il petrolio sale con il conflitto in Iran – cosa muove i mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

    I futures sugli indici azionari statunitensi indicano un forte ribasso, anche dopo che Wall Street era riuscita a recuperare lunedì in seguito al riaccendersi delle ostilità con l’Iran. Il presidente Donald Trump ha lasciato intendere che la campagna congiunta di Stati Uniti e Israele potrebbe protrarsi per settimane, affermando che Washington farà “tutto il necessario”. Nel frattempo, i prezzi del petrolio continuano a salire per i timori di interruzioni dell’offerta attraverso lo strategico Stretto di Hormuz, mentre l’oro spot arretra con il rafforzamento del dollaro. Gli investitori attendono inoltre i risultati trimestrali di Target (NYSE:TGT).

    Futures verso un’apertura negativa

    I futures sui principali indici USA sono scesi bruscamente martedì mattina, segnalando un avvio debole dopo che i mercati si erano stabilizzati nella seduta precedente nonostante le tensioni geopolitiche.

    Alle 03:03 ET, i futures sul Dow perdevano 540 punti (-1,1%), quelli sull’S&P 500 cedevano 76 punti (-1,1%) e i futures sul Nasdaq 100 arretravano di 347 punti (-1,4%).

    Lunedì l’S&P 500 e il Nasdaq Composite avevano chiuso in rialzo, recuperando dalle forti perdite iniziali provocate dagli attacchi del weekend contro l’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, che secondo le notizie avrebbero causato la morte della storica guida iraniana Ayatollah Ali Khamenei. Il Dow Jones aveva limitato il calo allo 0,2%, recuperando gran parte delle perdite iniziali.

    “[I] titoli hanno subito pressioni in apertura, ma i principali indici hanno messo a segno un rimbalzo impressionante dai minimi mentre gli investitori azionari statunitensi sono rimasti calmi di fronte agli eventi in Medio Oriente”, hanno scritto gli analisti di Vital Knowledge in una nota ai clienti.

    Hanno aggiunto che, sebbene Trump abbia suggerito che la campagna potrebbe durare tra quattro e cinque settimane e l’Iran abbia risposto con attacchi aerei nella regione, la “visione prevalente è che questo conflitto non degenererà in un pantano incontrollato”.

    Oltre all’Iran, i mercati stavano valutando anche il rimbalzo dei titoli tecnologici precedentemente penalizzati e dati che mostrano un forte aumento dei costi di produzione per le imprese manifatturiere statunitensi.

    L’attenzione resta sull’Iran

    Rimane incerto l’andamento del conflitto, con Trump che ha riconosciuto che la situazione potrebbe protrarsi oltre le previsioni iniziali.

    Nel suo primo intervento pubblico dall’inizio degli attacchi, Trump ha dichiarato: “Siamo già sostanzialmente in anticipo rispetto alle nostre proiezioni temporali”, ma ha sottolineato che “qualunque sia il tempo necessario, va bene”.

    “Faremo tutto il necessario”, ha detto Trump, aggiungendo poi sui social che gli Stati Uniti dispongono di una fornitura “praticamente illimitata” di alcuni tipi di armi.

    Secondo Reuters, l’offensiva congiunta avrebbe portato all’affondamento di almeno 10 navi da guerra iraniane e colpito oltre 1.000 obiettivi. L’esercito israeliano ha dichiarato di proseguire gli attacchi contro Iran e Libano e di aver ampliato le operazioni nel sud del Libano.

    Secondo i media, Teheran ha intensificato la risposta colpendo obiettivi nel Golfo, tra cui l’ambasciata statunitense in Arabia Saudita e l’aeroporto di Dubai, importante hub internazionale. I titoli legati a viaggi e hotel sono stati tra i più penalizzati lunedì.

    Amazon ha riferito che due sue strutture negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein sono state colpite da droni e risultano “gravemente danneggiate”.

    Il petrolio estende il rally

    I prezzi del greggio hanno continuato a salire, ampliando i forti guadagni della seduta precedente per le preoccupazioni su possibili interruzioni nello Stretto di Hormuz.

    Il Brent è balzato del 4,3% a 81,10 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è salito del 4% a 74,05 dollari.

    Entrambi avevano già chiuso lunedì in rialzo di oltre il 7% dopo aver toccato massimi annuali con un balzo fino al 13%.

    Le tensioni sono aumentate dopo che funzionari iraniani hanno minacciato di attaccare qualsiasi nave tenti di attraversare lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio.

    “Anche se una chiusura totale e prolungata dello Stretto resta uno scenario estremo, anche solo un’interruzione parziale del traffico di petroliere restringe l’equilibrio del mercato e potrebbe spingere significativamente al rialzo i prezzi del greggio se protratta. L’escalation militare e i premi di rischio elevati nei mercati energetici probabilmente continueranno a dominare i prezzi finché non emergeranno segnali chiari di de-escalation o rotte alternative di approvvigionamento”, ha dichiarato Laurence Booth di CMC Markets a Investing.com.

    Alcuni analisti ritengono che un aumento della produzione da parte dell’OPEC+ possa attenuare eventuali interruzioni rilevanti.

    Le preoccupazioni sull’offerta hanno pesato sui mercati asiatici, con ribassi in Corea del Sud, Tokyo e Taiwan. Anche le borse europee hanno chiuso in calo.

    L’oro arretra con il dollaro forte

    L’oro spot ha perso terreno dopo i guadagni iniziali, penalizzato dal rafforzamento del dollaro.

    Il prezzo spot era in calo dello 0,3% a 5.309,17 dollari l’oncia, dopo aver toccato un massimo intraday di 5.379,65 dollari. I futures sull’oro USA salivano dello 0,2% a 5.320,24 dollari.

    Il metallo prezioso tende a beneficiare delle tensioni geopolitiche, ma soffre quando il dollaro si rafforza.

    In arrivo i conti di Target

    Target pubblicherà i risultati trimestrali, offrendo indicazioni sulle abitudini di spesa dei consumatori statunitensi.

    Trump ha definito l’economia “in pieno boom”, ma un sondaggio Reuters/Ipsos ha mostrato che il 68% degli intervistati non condivide questa visione.

    La crescita USA ha rallentato nel quarto trimestre, in parte per uno shutdown governativo. Alcuni economisti prevedono un’espansione moderata nel 2026.

    In questo contesto, Target fatica ad attrarre consumatori attenti ai prezzi, a differenza di Walmart. L’utile è calato del 14% negli ultimi cinque anni.

    Alcuni grandi azionisti hanno iniziato a criticare apertamente le decisioni del management.