I prezzi all’ingrosso del gas naturale in Europa e nel Regno Unito sono diminuiti venerdì dopo diverse sedute di rialzo, mentre entrambi i benchmark rimanevano avviati verso il quinto aumento settimanale consecutivo in un contesto di preoccupazioni per le rotte di approvvigionamento in Medio Oriente.
Il contratto olandese front-month di riferimento è sceso del 2,5% a circa 77,60 euro per megawattora. Il calo è arrivato dopo cinque sedute consecutive di rialzi, con il contratto che giovedì aveva raggiunto 79,64 euro per MWh, il livello più alto dal 2023.
Il benchmark olandese registrava un rialzo settimanale del 12,1%.
Nel Regno Unito, l’equivalente contratto all’ingrosso NBP è sceso dell’1,5% a 195,00 pence per therm dopo aver precedentemente raggiunto circa 198 pence. Il benchmark britannico guadagnava il 12,6% nella settimana, segnando anch’esso il quinto incremento settimanale consecutivo.
Restano in primo piano i rischi per le rotte marittime in Medio Oriente
I mercati del gas naturale hanno continuato a valutare il potenziale impatto degli sviluppi militari in Medio Oriente sulle forniture energetiche globali.
Gli scontri militari tra le forze statunitensi e l’Iran hanno limitato il traffico delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% dei flussi globali di gas naturale liquefatto, provenienti principalmente dal Qatar.
La fonte ha inoltre citato attacchi statunitensi contro petroliere iraniane e un attacco missilistico iraniano contro una base statunitense in Giordania. Le forze Houthi allineate con l’Iran hanno preso il controllo del porto yemenita di Mocha, aumentando le preoccupazioni per il traffico marittimo nel Mar Rosso.
Il petrolio greggio è rimasto sopra i 108 dollari al barile. Secondo la fonte, le restrizioni nel Golfo Persico hanno aumentato la concorrenza tra acquirenti europei e asiatici per carichi alternativi di GNL provenienti dal bacino atlantico.
Stoccaggi europei di gas a circa il 67%
I dati di Gas Infrastructure Europe hanno mostrato che gli stoccaggi sotterranei europei di gas erano pieni per circa il 67% della capacità, al di sotto della media stagionale degli ultimi cinque anni.
La fonte ha attribuito il rallentamento del riempimento degli stoccaggi durante agosto e l’inizio di settembre alle ondate di caldo estive, alla manutenzione dei gasdotti norvegesi e a condizioni di mercato che hanno ridotto l’incentivo economico per le iniezioni di gas nel breve termine.
L’aumento dei prezzi dell’energia in Europa è stato inoltre citato in relazione alla decisione di politica monetaria presa giovedì dalla Banca centrale europea.
La BCE ha aumentato di 25 punti base il tasso sui depositi, portandolo al 2,50%, nel secondo rialzo dell’anno, citando rischi inflazionistici associati all’aumento dei costi energetici.

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