Eni (BIT:ENI) ed Enel (BIT:ENEL) saranno interessate da una nuova misura del governo italiano che impone ad alcuni grandi gruppi energetici di versare anticipi sulle ritenute fiscali relative ai dividendi.
Il governo ha approvato un decreto rivolto ai grandi gruppi energetici italiani con ricavi consolidati superiori a €20 miliardi. La misura introduce un anticipo sulle ritenute e sulle imposte sostitutive relative ai dividendi deliberati in un esercizio ma distribuiti nell’esercizio successivo.
Entro il 30 novembre, le società interessate dovranno versare un importo pari al 39% delle ritenute e delle imposte sostitutive che sarebbero state dovute se il dividendo fosse stato distribuito nello stesso esercizio. Il calcolo terrà conto del regime fiscale applicabile ai singoli beneficiari.
Il governo stima un anticipo di €130 milioni
Secondo la relazione tecnica del governo, l’ammontare complessivo dei dividendi interessati dalla misura sarebbe pari a circa €1,7 miliardi.
Sulla base di un’aliquota fiscale media del 19,7% e di un anticipo del 39%, il governo stima un versamento anticipato di circa €130 milioni.
Equita ritiene che l’impatto della misura sia “molto limitato”, pur precisando che “il perimetro di applicazione resta da chiarire (rispetto alla relazione tecnica del ministero)”.
Gli analisti hanno inoltre osservato: “Una lettura della disposizione porterebbe, infatti, a considerare un ammontare di dividendi superiore a 1,7 miliardi”.
Equita considera la misura uno sfasamento temporale e non una tassa aggiuntiva
Analizzando il possibile effetto finanziario, Equita ha dichiarato:
“In ogni caso, anche ipotizzando un’aliquota nominale del 26% (rispetto alla media del 19,7% ipotizzata nella relazione tecnica) e un anticipo del 39% calcolato sull’intero flusso dei dividendi, l’impatto appare comunque trascurabile, considerando che la misura non rappresenta un’imposta aggiuntiva, ma piuttosto uno sfasamento temporale nei pagamenti fiscali, per i quali le società agiscono come sostituti d’imposta, recuperando l’imposta al momento del pagamento del dividendo con un credito equivalente.”
Equita considera quindi la misura principalmente come una differenza temporale nei flussi di cassa, piuttosto che come un ulteriore onere fiscale.
Per Eni Equita stima un impatto di circa €100 milioni
Per Eni, Equita stima che “l’impatto previsto sarebbe di circa €100 milioni”.
Il dividendo 2026 già approvato da Eni ammonta a €3,1 miliardi. Applicando un’aliquota nominale del 26%, le relative ritenute ammonterebbero a circa €800 milioni.
Il dividendo sarà tuttavia distribuito in quattro tranche, due nella seconda metà del 2026 e altre due nella prima metà del 2027. Secondo l’interpretazione del decreto fornita da Equita, soltanto le ritenute relative ai pagamenti del primo semestre 2027 sarebbero soggette all’anticipo.
Gli analisti hanno inoltre rilevato che la quota del dividendo destinata al Ministero dell’Economia e delle Finanze e a CDP non è soggetta a ritenuta, riducendo ulteriormente l’importo interessato.
Equita ha affermato: “Un effetto di questa entità, se trattato come componente del capitale circolante netto, difficilmente avrebbe un impatto sull’obiettivo di CFFO adjusted 2026 di €15 miliardi.”
Equita conferma la raccomandazione buy su Eni
Equita ha inoltre evidenziato l’andamento delle materie prime rispetto alle ipotesi utilizzate da Eni, affermando: “Lo scenario delle commodity si sta inoltre dimostrando più favorevole rispetto alle ipotesi della guidance, offrendo a Eni un margine sufficiente per assorbire qualsiasi anticipo.”
La SIM ha confermato la raccomandazione buy su Eni con un prezzo obiettivo di €28. Secondo il materiale fornito, venerdì mattina il titolo era quotato a €23, in rialzo dell’1,30%.
Per Enel stimato un anticipo di cassa di quasi €180 milioni
Per Enel, Equita stima che la misura potrebbe comportare un anticipo di cassa di quasi €180 milioni.
Il calcolo ipotizza un acconto sul dividendo di €2,3 miliardi approvato a novembre e successivamente pagato a gennaio, escludendo la quota attribuibile al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Equita ha confrontato l’anticipo stimato con i €63 miliardi di debito di Enel, osservando inoltre che la differenza temporale nei flussi di cassa avrebbe una durata di circa due mesi.
Commentando le possibili implicazioni nel lungo periodo, gli analisti hanno aggiunto: “riteniamo che, anche se la misura dovesse essere consolidata nel tempo, l’impatto sulla gestione del capitale circolante sarebbe limitato, considerando il breve sfasamento temporale e l’entità degli anticipi.”

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