Il gas europeo arretra dai massimi di cinque mesi con le prese di profitto

Gas tap

I prezzi del gas naturale europeo sono scesi mercoledì, con gli operatori che hanno realizzato profitti dopo cinque sedute consecutive di rialzi che avevano portato i contratti all’ingrosso ai livelli più elevati da marzo 2026.

I future olandesi front-month di riferimento hanno perso terreno rispetto ai massimi di diversi mesi dopo aver raggiunto nuovi picchi intraday, mentre anche gli equivalenti contratti britannici sul gas all’ingrosso sono arretrati dai massimi di cinque mesi. La correzione è arrivata dopo una forte rivalutazione del mercato energetico europeo, alimentata soprattutto dall’aumento dei rischi geopolitici in Medio Oriente.

Nonostante il recente calo, gli operatori rimangono prudenti sulle possibilità di una discesa più significativa, poiché le interruzioni delle forniture nel Golfo Persico continuano a limitare il potenziale ribassista dei prezzi europei del gas.

Le interruzioni nello Stretto di Hormuz mantengono elevati i rischi sulle forniture

La recente corsa verso i massimi di marzo ha accelerato dopo il fallimento dei negoziati diplomatici tra Washington e Teheran. Successivamente, l’Iran è passato a una postura militare definita “pienamente offensiva”, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un intervento militare in risposta alle interferenze con il traffico marittimo.

Le interruzioni nello Stretto di Hormuz sono diventate una delle principali preoccupazioni per il mercato globale del gas. Questa via marittima strategica gestiva in precedenza circa un quinto delle spedizioni mondiali di gas naturale liquefatto.

Le difficoltà di transito hanno bloccato le metaniere qatariote e intensificato la competizione per le forniture disponibili. Di conseguenza, le utility europee sono state costrette a presentare offerte più aggressive per i carichi spot non ancora contrattualizzati in un mercato globale del GNL già caratterizzato da disponibilità limitata.

I livelli degli stoccaggi europei aumentano i timori sull’offerta

L’Europa deve inoltre affrontare una significativa sfida sul fronte degli stoccaggi con l’avvicinarsi della stagione autunnale del riscaldamento.

I dati di Gas Infrastructure Europe mostrano che gli impianti di stoccaggio sotterraneo nell’Unione Europea si trovano appena sopra il 60% della capacità operativa. L’elevata domanda di raffrescamento durante l’ondata di caldo estiva, insieme ai ritardi nelle consegne di GNL, ha rallentato il ritmo di ricostituzione delle scorte.

La struttura del mercato dei future rappresenta un ulteriore ostacolo. La curva forward del gas europeo rimane in forte backwardation, una situazione in cui le forniture per consegna immediata vengono negoziate con un premio significativo rispetto ai contratti con scadenze più lontane.

Questo riduce l’incentivo economico per gli operatori ad acquistare costoso gas spot da immettere negli stoccaggi. Si crea così un potenziale circolo vizioso in cui le deboli iniezioni lasciano l’Europa con riserve relativamente limitate in vista della stagione invernale.

Gli operatori seguono i flussi marittimi di GNL

Con pochi dati economici regionali di rilievo in grado di fornire una direzione al mercato, gli operatori energetici europei stanno concentrando l’attenzione sui movimenti fisici delle navi nel Golfo Persico e sull’andamento più ampio dei mercati finanziari e delle materie prime.

Il ribasso di mercoledì sembra quindi rappresentare una pausa dopo la rapida recente avanzata piuttosto che un miglioramento sostanziale del quadro dell’offerta. Gli sviluppi nello Stretto di Hormuz, la disponibilità di carichi di GNL e il ritmo delle iniezioni negli stoccaggi europei resteranno probabilmente tra i principali fattori per i prezzi del gas all’ingrosso nel breve termine.

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