Le azioni europee verso la serie negativa più lunga dal 2025 con l’aumento dei rischi in Medio Oriente: DAX, CAC, FTSE100

Chart with red arrow going down breaking ice

Le azioni europee hanno registrato un nuovo calo martedì, spingendo i principali indici regionali verso i minimi delle ultime due settimane, mentre un netto deterioramento del conflitto in Medio Oriente ha aumentato l’avversione al rischio sui mercati globali.

L’indice paneuropeo Stoxx Europe 600 è sceso dello 0,2%, estendendo le perdite alla sesta seduta consecutiva e raggiungendo il livello più basso dal 5 agosto. Se l’indice dovesse mantenersi in territorio negativo fino alla chiusura, si tratterebbe della serie giornaliera di ribassi più lunga dal novembre 2025.

Il DAX tedesco ha perso lo 0,4%, mentre il CAC 40 francese e il FTSE 100 di Londra sono rimasti sostanzialmente invariati, con gli investitori impegnati a valutare le possibili conseguenze economiche e finanziarie di un’ulteriore escalation nella regione.

L’Iran adotta una posizione offensiva mentre Washington esclude una proroga del cessate il fuoco

Le preoccupazioni geopolitiche si sono intensificate martedì dopo che Reuters ha riferito che Teheran è passata a una postura militare completamente offensiva in seguito al fallimento degli sforzi diplomatici volti a raggiungere una soluzione duratura al conflitto.

Citando funzionari iraniani, Reuters ha riferito che Teheran ha abbandonato i precedenti vincoli difensivi dopo che Washington ha esplicitamente respinto una proroga dell’accordo temporaneo di cessate il fuoco scaduto questa settimana.

La rottura diplomatica arriva dopo mesi di crescenti tensioni marittime nel Golfo Persico e dopo le recenti minacce dell’amministrazione statunitense di intensificare le operazioni navali.

Il cambiamento della postura militare iraniana ha aumentato i timori di possibili attacchi contro infrastrutture energetiche strategiche e rotte marittime cruciali. Di conseguenza, gli investitori stanno incorporando un premio geopolitico maggiore mentre diminuiscono le aspettative di una soluzione negoziata.

Il Brent supera i 91 dollari e raggiunge i massimi di diverse settimane

L’escalation delle tensioni ha fornito ulteriore sostegno ai prezzi dell’energia, aumentando le preoccupazioni sui costi sostenuti dalle aziende europee.

I futures sul Brent sono saliti dello 0,8% a 91,49 dollari al barile, raggiungendo il livello più alto dal 30 luglio.

Un aumento prolungato dei prezzi del greggio potrebbe riaccendere le pressioni inflazionistiche legate ai costi lungo le catene di approvvigionamento europee, soprattutto per le aziende maggiormente esposte alle spese energetiche e di trasporto.

Gli investitori stanno inoltre valutando le possibili conseguenze di uno shock energetico prolungato sulla politica monetaria. Pressioni inflazionistiche persistenti potrebbero rendere più difficile per le banche centrali allentare la politica monetaria nel corso dell’autunno, anche in presenza di una crescita economica europea ancora fragile.

Il sostegno degli utili si indebolisce dopo una solida stagione delle trimestrali

Nel corso di giugno e luglio, le azioni europee hanno beneficiato di una robusta stagione dei risultati societari, che ha contribuito a spingere lo STOXX 600 verso livelli record.

I forti profitti delle banche, i margini resilienti delle società del lusso e i risultati superiori alle attese dei gruppi energetici hanno fornito agli investitori motivi specifici per acquistare durante le fasi di debolezza del mercato, nonostante le più ampie preoccupazioni sulla crescita economica.

Questo sostegno sta ora diminuendo con la conclusione della stagione dei risultati del secondo trimestre. Con meno aggiornamenti societari positivi a sostegno delle valutazioni, gli investitori stanno concentrando maggiormente l’attenzione sugli sviluppi macroeconomici e geopolitici.

Il mercato potrebbe risultare particolarmente vulnerabile agli shock esterni, considerando che il premio per il rischio azionario si trova vicino ai minimi degli ultimi 25 anni. Con la diminuzione dei catalizzatori legati agli utili, l’attenzione degli operatori è sempre più rivolta agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, ai prezzi dell’energia e alle prospettive della politica monetaria.

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