I prezzi del petrolio sono scesi giovedì, mentre gli investitori valutano prospettive più deboli per la domanda globale e un forte aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti, a fronte dei persistenti rischi sull’offerta legati allo Stretto di Hormuz e ad altre interruzioni. I futures sul Brent sono diminuiti di 91 centesimi, pari all’1%, a 88,07 dollari al barile alle 08:00 GMT, riducendo i guadagni accumulati nelle sei sedute precedenti. Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha perso 96 centesimi, o l’1,2%, scendendo a 82,31 dollari al barile dopo cinque sedute consecutive in rialzo.
L’aumento delle scorte USA pesa sui prezzi
Il forte incremento delle scorte statunitensi ha contribuito a mantenere il greggio sotto quota 90 dollari al barile, mentre le revisioni al ribasso delle previsioni sulla domanda da parte dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e dell’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno aggiunto ulteriore pressione.
L’analista di PVM John Evans ha indicato che la combinazione tra l’aumento delle scorte negli Stati Uniti e le stime più deboli sulla domanda sta limitando il potenziale rialzista del mercato.
I dati pubblicati mercoledì dall’Energy Information Administration hanno mostrato che le scorte commerciali di greggio negli Stati Uniti hanno registrato il maggiore aumento settimanale dal gennaio 2023, mentre le esportazioni sono diminuite sensibilmente.
Le scorte sono salite di 17,4 milioni di barili a 424,4 milioni nella settimana terminata il 7 agosto, raggiungendo il livello più alto dal 5 giugno. Il dato è risultato nettamente superiore alle aspettative di un sondaggio Reuters, che prevedeva una diminuzione di 1,4 milioni di barili.
OPEC e IEA riducono le stime sulla domanda di petrolio
Anche le prospettive sui consumi sono diventate meno favorevoli per il mercato del greggio dopo che importanti organizzazioni energetiche hanno rivisto al ribasso le proprie previsioni.
L’OPEC ha ridotto la stima sulla crescita della domanda mondiale di petrolio nel 2026 a 580.000 barili al giorno nel suo ultimo rapporto mensile sul mercato petrolifero.
L’IEA ha invece dichiarato di aspettarsi una contrazione dei consumi pari a 1,6 milioni di barili al giorno quest’anno, rispetto al calo di 1 milione di barili al giorno previsto in precedenza.
Secondo l’agenzia, i prezzi elevati e le restrizioni all’offerta legate alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran stanno frenando la domanda.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz sostengono il mercato
Nonostante il quadro più debole della domanda, i rischi sull’offerta in Medio Oriente continuano a fornire un certo sostegno ai prezzi del greggio.
Una fonte iraniana di alto livello ha dichiarato mercoledì che non sono stati compiuti progressi nei colloqui per rilanciare un accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran raggiunto a giugno, né per definire un calendario per la sua attuazione.
Anche il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto contenuto. Escludendo le navi portacontainer, i passaggi sono scesi a cinque mercoledì, il livello più basso delle ultime tre settimane, secondo i dati di Kpler.
La mancanza di progressi verso la riapertura di questa importante rotta energetica continua quindi ad alimentare i timori sulle forniture.
Le interruzioni nel Mar Nero aumentano i rischi sull’offerta
I mercati petroliferi stanno inoltre monitorando gli sviluppi tra Russia e Ucraina, dove gli attacchi minacciano infrastrutture energetiche e di trasporto.
La Russia ha colpito durante la notte l’area portuale di Izmail, nella regione meridionale ucraina di Odesa, mentre un attacco separato con droni ha provocato un incendio in una zona industriale di Salavat, nella repubblica russa del Bashkortostan.
Salavat ospita una grande raffineria di petrolio, aggiungendo un’ulteriore fonte di incertezza per mercati energetici già alle prese con flussi di approvvigionamento limitati dal Medio Oriente.
La combinazione tra aspettative di consumo più deboli e aumento delle scorte statunitensi sta quindi esercitando pressione sul petrolio, anche se le continue interruzioni geopolitiche limitano l’entità delle perdite.

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