Il petrolio sale mentre aumentano le incertezze sul futuro dello Stretto di Hormuz

Oil refinery at night

I prezzi del petrolio hanno proseguito il rialzo venerdì, sostenuti dalle nuove incertezze sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. L’Iran, in collaborazione con l’Oman, ha avanzato proposte che prevedono restrizioni per le navi considerate ostili e pesanti sanzioni economiche per chi non rispetterà le nuove regole di transito.

Alle 06:34 GMT, i futures sul Brent salivano di 85 centesimi, pari all’1,03%, a 83,34 dollari al barile, mentre il WTI statunitense guadagnava 52 centesimi, pari allo 0,67%, a 77,81 dollari.

Le proposte dell’Iran riaccendono i timori sull’offerta

Giovedì il petrolio aveva già registrato un rialzo superiore ai 3 dollari al barile dopo le notizie secondo cui l’Iran starebbe valutando una legge per vietare il transito nello Stretto di Hormuz alle navi statunitensi e israeliane. Prima dell’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto attraversava questo passaggio strategico.

All’inizio della settimana i prezzi erano invece diminuiti grazie alle speranze di un accordo diplomatico, ma il Brent è tornato sopra gli 80 dollari dopo essere sceso sotto tale soglia per la prima volta dal 13 luglio. Nonostante il recupero, entrambi i benchmark sono ancora diretti verso una perdita settimanale di circa l’8%.

I mercati analizzano il piano iraniano

Secondo diversi analisti, gli sviluppi degli ultimi giorni confermano che le tensioni tra Iran e Stati Uniti sono tutt’altro che risolte.

L’agenzia iraniana Fars ha riferito che una commissione parlamentare sta esaminando una proposta di legge che vieterebbe il passaggio nello Stretto di Hormuz alle navi statunitensi, israeliane e ad altre imbarcazioni considerate ostili. Il progetto prevede inoltre multe fino al 20% del valore del carico per chi violerà le nuove disposizioni.

Lin Ye, Vice President of Commodities Markets – Oil di Rystad Energy, ha affermato che il mercato sta reagendo direttamente al piano iraniano per la gestione del traffico marittimo.

“Non si tratta di un mercato che sta scontando un cattivo accordo, ma della conferma che qualsiasi soluzione sarà un corridoio gestito e condizionato, non un ritorno alla normale circolazione”, ha dichiarato.

Secondo un alto funzionario iraniano, Teheran punta a introdurre commissioni comprese tra il 5% e il 7% del valore del carico, mentre l’Oman starebbe valutando un contributo vicino al 3%. Gli Stati Uniti continuano invece a opporsi a qualsiasi forma di tariffa.

Fonti del settore ritengono che un simile accordo sarebbe difficile da applicare a causa delle sanzioni statunitensi e delle limitazioni assicurative sui pagamenti.

Il mercato attende maggiori certezze

Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights, ha affermato che le notizie degli ultimi giorni hanno provocato una forte volatilità, ma ha sottolineato che il mercato resta privo di indicazioni chiare sui passaggi necessari per arrivare a un’intesa definitiva.

Nel frattempo, gli Houthi dello Yemen hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro “postazioni saudite” nelle aree di Marib e Hadramout.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di ritenere che il conflitto terminerà “presto”, anche se i mercati continuano a incorporare nei prezzi il rischio geopolitico.

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