L’oro sale grazie alle tensioni in Medio Oriente in attesa dei dati sul lavoro USA

Gold bars

I prezzi dell’oro hanno registrato un nuovo rialzo venerdì, proseguendo il recupero della seduta precedente, mentre gli investitori valutano l’escalation delle tensioni nello Stretto di Hormuz e attendono il rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti per ottenere indicazioni sulla prossima mossa della Federal Reserve.

Alle 01:04 ET (05:04 GMT), l’oro spot (XAU/USD) guadagnava lo 0,6% a 4.264,22 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro salivano dello 0,6% a 4.323,07 dollari. L’argento (XAG/USD) avanzava dell’1,2% a 62,26 dollari l’oncia e il platino (XPT/USD) cresceva dello 0,6% a 1.740,05 dollari.

Lo Stretto di Hormuz mantiene alta l’attenzione su inflazione e Fed

I media iraniani hanno riferito che Teheran avrebbe colpito quelli definiti “obiettivi ostili” nello Stretto di Hormuz e sarebbe intenzionata a vietare il transito alle navi statunitensi e israeliane.

Le notizie sono arrivate dopo che funzionari iraniani avevano dichiarato che l’accordo con l’Oman per la riapertura delle rotte marittime era ormai nelle fasi finali.

Nel frattempo, il movimento Houthi dello Yemen ha rivendicato un importante attacco contro le forze sostenute dall’Arabia Saudita, alimentando i timori di un ulteriore allargamento del conflitto.

Nonostante le nuove tensioni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di ritenere che la guerra finirà “molto presto” e ha sostenuto che gli Stati Uniti mantengono il controllo dello Stretto di Hormuz.

Giovedì il prezzo dell’oro aveva superato brevemente i 4.300 dollari grazie all’ottimismo su un possibile accordo per la riapertura della navigazione, ma il rialzo si è poi ridimensionato quando il riaccendersi delle tensioni ha riportato al centro dell’attenzione il rischio di un aumento dell’inflazione legato ai prezzi dell’energia.

I mercati attribuiscono attualmente una probabilità di circa il 60% a un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre, dopo che il Financial Times ha riferito che il presidente della Fed Kevin Warsh sarebbe disposto ad aumentare il costo del denaro se l’inflazione dovesse rimanere elevata.

L’indice del dollaro USA è rimasto intorno a quota 100, senza offrire particolari indicazioni ai mercati dei metalli preziosi.

Dati sul lavoro e domanda cinese sotto osservazione

L’attenzione degli investitori si sposta ora sul rapporto statunitense sui nuovi occupati non agricoli.

Il presidente della Federal Reserve di St. Louis, Alberto Musalem, ha affermato che i responsabili della politica monetaria non possono permettersi di tollerare un’inflazione persistentemente elevata nella speranza che una maggiore produttività riduca le pressioni sui prezzi.

Nel frattempo, la domanda proveniente dalla Cina continua a sostenere il mercato. Gli ETF cinesi collegati all’oro hanno registrato 14 sedute consecutive di afflussi, contribuendo a mantenere i prezzi su livelli elevati.

Tony Sycamore, Senior Market Analyst di IG, ritiene che il recente movimento dei prezzi indichi la formazione di un supporto intorno ai minimi di fine giugno, a circa 3.942 dollari.

Secondo l’analista, il mantenimento dei prezzi sopra tale livello potrebbe favorire un rialzo verso la media mobile a 200 giorni, situata intorno a 4.489 dollari, mentre un superamento stabile di quella soglia potrebbe aprire la strada a un ritorno verso i 5.000 dollari.

Sycamore ha aggiunto che il rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti sarà probabilmente decisivo per stabilire se l’attuale rialzo potrà trasformarsi in un trend più duraturo.

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