Il petrolio si stabilizza dopo il forte calo settimanale mentre il mercato valuta gli sviluppi sullo Stretto di Hormuz

Oil pump and pipes

I prezzi del petrolio hanno registrato variazioni contenute giovedì, mantenendosi vicino ai recenti minimi mentre gli investitori valutavano i progressi verso una possibile ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz a fronte del perdurare delle tensioni geopolitiche e dell’inaspettato aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

Alle 02:55 ET (06:55 GMT), i future sul Brent con scadenza ottobre salivano dello 0,3% a 79,71 dollari al barile, mentre i future sul West Texas Intermediate (WTI) avanzavano dello 0,2% a 75,38 dollari.

Entrambi i contratti avevano chiuso la seduta di mercoledì praticamente invariati, ma restano avviati a registrare una perdita superiore al 10% nell’arco della settimana.

L’intesa sullo Stretto di Hormuz migliora il sentiment, ma restano molte incognite

Il clima di mercato è migliorato dopo che l’Iran ha annunciato di aver raggiunto un accordo con l’Oman sulle coordinate di una proposta di corridoio marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto.

Tuttavia, gli operatori mantengono un atteggiamento prudente, poiché l’accordo non equivale a una piena riapertura dello stretto. Restano infatti da definire questioni fondamentali come le tariffe di transito, le ispezioni alle navi e gli accordi sulla sicurezza.

Durante un comizio a Las Vegas, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington continua i colloqui con Teheran e che “vedremo cosa succederà” con il proseguimento dei negoziati.

L’Iran, tuttavia, ha smentito pubblicamente l’esistenza di negoziati di pace ufficiali con gli Stati Uniti.

Gli analisti di ING hanno affermato: “Il vero punto di svolta ora sarà l’evoluzione dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, perché progressi concreti sono indispensabili prima che i flussi energetici possano realisticamente tornare alla normalità.”

La prospettiva di un aumento del traffico delle petroliere attraverso Hormuz ha comunque attenuato parte dei timori relativi a prolungate interruzioni dell’offerta che avevano sostenuto il rialzo dei prezzi nelle ultime settimane.

Gli analisti ritengono però che il premio per il rischio geopolitico resti elevato, considerate le ripetute difficoltà nei negoziati e l’incertezza sulla piena attuazione di un eventuale accordo.

L’aumento delle scorte negli Stati Uniti limita il recupero del petrolio

A frenare ulteriormente il mercato sono arrivati anche i dati del governo statunitense, che hanno evidenziato un inatteso aumento delle scorte di greggio pari a circa 2,5 milioni di barili nella scorsa settimana, contro attese di un calo di circa 1,5 milioni di barili. Il dato suggerisce una domanda a breve termine meno robusta.

Le scorte di prodotti raffinati hanno invece continuato a diminuire, con le riserve di benzina in calo di 1,64 milioni di barili e quelle dei distillati in diminuzione di 3,47 milioni.

Nel frattempo, le tensioni geopolitiche restano elevate anche in altre aree. Gli attacchi degli Houthi alle navi nel Mar Rosso, le conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina sui traffici marittimi e le interruzioni lungo la principale rotta di esportazione del Kazakistan continuano a rappresentare un rischio per le forniture energetiche globali.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *