Il petrolio crolla dopo lo stop all’attacco contro l’Iran e la ripresa dei negoziati

Oil barrels with chart

I prezzi del petrolio hanno registrato un forte ribasso lunedì, perdendo oltre il 6% durante la sessione asiatica dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la ripresa dei negoziati con l’Iran in seguito alla decisione di annullare un attacco militare precedentemente pianificato.

Alle 02:51 ET (06:51 GMT), i futures sul Brent con scadenza ottobre cedevano il 5,7% a 82,94 dollari al barile, mentre i futures sul WTI con consegna a settembre perdevano il 6,5% attestandosi a 79,16 dollari al barile.

Entrambi i contratti avevano già chiuso la scorsa settimana con ribassi superiori al 5%, ma su base mensile avevano comunque registrato un rialzo di oltre il 20% nel mese di luglio.

I progressi diplomatici pesano sul mercato energetico

Nella tarda serata di sabato, Trump ha annunciato di aver sospeso un massiccio attacco militare contro l’Iran dopo che Teheran e diversi Paesi del Medio Oriente avevano richiesto più tempo per portare avanti il dialogo diplomatico.

“This (deal) would include the Immediate, Complete, and Total OPENING OF THE HORMUZ STRAIT, and an end to Iran’s nuclear threat”, ha scritto Trump su Truth Social.

Il presidente ha comunque ribadito che gli Stati Uniti restano pronti a intervenire militarmente qualora la diplomazia non producesse risultati.

L’annuncio ha ridotto le preoccupazioni degli investitori riguardo a possibili interruzioni dell’offerta mondiale di petrolio, favorendo una forte ondata di vendite sul mercato energetico.

Le tensioni regionali avevano spinto il greggio sopra i 90 dollari

Nel corso della settimana precedente il petrolio aveva registrato un forte rialzo, alimentato dall’espansione del conflitto oltre l’area del Golfo Persico e dai timori di possibili danni alle infrastrutture energetiche e alle principali rotte marittime.

Gruppi sostenuti dall’Iran avevano lanciato attacchi con droni contro impianti petroliferi in Arabia Saudita, mentre altre offensive avevano colpito navi per il trasporto di gas naturale nel porto egiziano di Damietta e rotte commerciali sia nello Stretto di Hormuz sia nel Mar Rosso.

Queste tensioni avevano spinto temporaneamente il Brent oltre quota 90 dollari al barile.

L’aumento della produzione OPEC+ accelera il ribasso

A esercitare ulteriore pressione sulle quotazioni è stata anche la decisione dell’OPEC+ di aumentare le quote produttive di circa 188.000 barili al giorno a partire da settembre.

La misura completa il graduale ritiro di una parte dei tagli volontari alla produzione introdotti nel 2023.

I precedenti aumenti delle quote avevano avuto un impatto limitato a causa delle interruzioni dell’offerta provenienti da Iran, Russia e Kazakistan. L’ultima decisione indica tuttavia che il gruppo dei produttori ritiene che le condizioni del mercato consentano di proseguire con il ripristino della produzione grazie all’allentamento dei rischi geopolitici.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *