I prezzi del petrolio hanno registrato un forte ribasso lunedì dopo che i segnali di una possibile de-escalation tra Stati Uniti e Iran hanno spinto gli investitori a ridurre il premio per il rischio geopolitico accumulato nelle ultime settimane. La correzione ha cancellato gran parte dei guadagni della scorsa settimana, quando il Brent era arrivato a sfiorare i 100 dollari al barile.
Alle 06:11 GMT, i future sul Brent perdevano il 6% attestandosi a 90,93 dollari al barile, dopo essere scesi brevemente sotto quota 90 dollari. I future sul WTI statunitense cedevano invece il 6,1%, a 83,83 dollari al barile.
I progressi diplomatici pesano sulle quotazioni
La scorsa settimana il Brent aveva raggiunto quota 100 dollari al barile dopo che il conflitto si era esteso dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso, alimentando i timori per le esportazioni di greggio dal Medio Oriente.
Il sentiment è però migliorato dopo che Washington ha sospeso la propria campagna militare al termine di 13 notti consecutive di attacchi, concedendo maggiore spazio agli sforzi diplomatici.
La risposta di Teheran è arrivata rapidamente. Secondo Reuters, un funzionario iraniano ha dichiarato che l’Iran interromperà gli attacchi di rappresaglia a condizione che gli Stati Uniti mantengano la sospensione delle operazioni militari. Entrambe le parti hanno comunque ribadito di essere pronte a riprendere le ostilità qualora i negoziati non producessero risultati.
Anche le notizie secondo cui la Cina starebbe cercando di rilanciare i colloqui di pace tra Washington e Teheran hanno rafforzato l’ottimismo degli investitori.
Gli analisti di ING hanno affermato che il forte ribasso di lunedì dimostra quanto rapidamente il mercato reagisca a qualsiasi segnale di riduzione delle tensioni geopolitiche dopo quasi due settimane di conflitto.
La banca ha tuttavia osservato che, sebbene la pausa nei combattimenti rappresenti il segnale più concreto finora di un possibile miglioramento della situazione, resta ancora prematuro concludere che il conflitto sia entrato in una fase di stabilità duratura.
Le tensioni sul trasporto marittimo restano un rischio
Nonostante il calo dei prezzi, i rischi per l’offerta globale di petrolio non sono scomparsi.
Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto inferiore ai livelli abituali durante il fine settimana, mentre anche il transito nel Bab el-Mandeb ha rallentato dopo gli attacchi degli Houthi contro infrastrutture petrolifere saudite.
Secondo ANZ, il mercato è riuscito finora ad assorbire le interruzioni grazie al calo delle importazioni cinesi di greggio, al ricorso alle riserve strategiche e all’utilizzo di rotte di esportazione saudite alternative che evitano lo Stretto di Hormuz.
La banca ha però avvertito che questi fattori di sostegno stanno progressivamente esaurendosi, mentre diminuiscono le riserve strategiche, si riducono le scorte commerciali e permangono i rischi per il traffico marittimo nelle principali rotte energetiche.
Di conseguenza, i prezzi del petrolio potrebbero tornare a salire qualora le interruzioni dell’offerta nella regione dovessero intensificarsi.

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