Le tensioni in Medio Oriente e i nuovi dazi USA dominano l’attenzione dei mercati: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

Wall Street subway station

I futures sui principali indici azionari statunitensi hanno registrato un rialzo venerdì, mentre gli investitori hanno valutato l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente insieme ai solidi risultati del settore tecnologico. I mercati hanno inoltre analizzato l’impatto dei nuovi dazi commerciali statunitensi e gli sviluppi legati all’intelligenza artificiale, con Intel che ha contribuito a sostenere il sentiment grazie a risultati superiori alle attese.

I futures recuperano dopo il calo della seduta precedente

Alle 03:34 ET (07:34 GMT), i futures sul Dow Jones guadagnavano 197 punti, pari allo 0,4%, mentre quelli sull’S&P 500 salivano dello 0,2% e quelli sul Nasdaq 100 dello 0,1%.

Il recupero è arrivato dopo la flessione di giovedì, quando il riaccendersi del conflitto in Medio Oriente aveva provocato un forte rialzo dei prezzi del petrolio. Le forze Houthi sostenute dall’Iran hanno rivendicato attacchi contro petroliere saudite nel Mar Rosso, mentre gli scontri militari tra Stati Uniti e Iran hanno continuato ad intensificarsi.

Il Brent ha superato brevemente i 100 dollari al barile, alimentando i timori che il rincaro dell’energia possa sostenere l’inflazione e ritardare eventuali tagli dei tassi d’interesse. Anche il rialzo dei rendimenti dei Treasury ha contribuito a mettere sotto pressione i mercati azionari.

“Il continuo aumento dei prezzi dell’energia sta iniziando a esercitare pressioni sui mercati finanziari nel loro complesso, non solo sul mercato obbligazionario. Sebbene le banche centrali continuino ad adottare un approccio misurato al nuovo rialzo dei prezzi energetici, permane un ampio margine affinché la volatilità dei mercati aumenti ulteriormente se il conflitto tra Stati Uniti e Iran dovesse continuare ad aggravarsi”, ha dichiarato Jonas Goltermann, Chief Markets Economist di Capital Economics.

Il conflitto prosegue nonostante i tentativi di tregua

L’esercito statunitense ha confermato di aver completato la tredicesima notte consecutiva di attacchi contro infrastrutture militari iraniane, colpendo depositi di droni e postazioni di sorveglianza costiera con l’obiettivo di ridurre la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

Secondo il New York Times, l’Iran ha respinto un’ulteriore proposta di cessate il fuoco trasmessa dall’Iraq per conto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Le autorità iraniane avrebbero affermato che “la posizione dell’America” continua a rappresentare un ostacolo.

Nel frattempo, il movimento Houthi dello Yemen ha dichiarato di aver di fatto chiuso lo stretto di Bab el-Mandeb dopo aver lanciato attacchi contro petroliere saudite. Le autorità saudite hanno confermato uno degli attacchi segnalati.

Sebbene successivamente il Brent abbia perso l’1,8%, attestandosi a 98,90 dollari al barile, le quotazioni restano ben al di sopra dei livelli registrati dopo il breve cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran annunciato a giugno.

Trump introduce nuove misure tariffarie

Anche la politica commerciale è rimasta al centro dell’attenzione dopo che il presidente Trump ha imposto nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti da 60 Paesi.

La Casa Bianca ha dichiarato che le misure sostituiscono il precedente dazio globale del 10% e mirano ai Paesi che non applicano adeguatamente i divieti sulle importazioni collegate al lavoro forzato.

Tra le economie interessate figurano anche il Canada e l’Unione Europea, nonostante entrambi dispongano di normative contro le importazioni derivanti dal lavoro forzato. Secondo il New York Times, i funzionari statunitensi ritengono che tali norme non vengano applicate con sufficiente efficacia.

Secondo indiscrezioni, l’amministrazione starebbe inoltre valutando ulteriori dazi destinati a contrastare quelle che definisce pratiche commerciali scorrette nel settore manifatturiero.

I risultati di Intel rafforzano l’ottimismo sull’intelligenza artificiale

Le azioni Intel (NASDAQ:INTC) sono salite nelle contrattazioni after-hours dopo che il produttore di semiconduttori ha pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle aspettative del mercato.

Le vendite sono aumentate del 25% rispetto all’anno precedente, superando nettamente le previsioni, mentre la società ha indicato ricavi per il terzo trimestre compresi tra 15,8 e 16,8 miliardi di dollari.

L’Amministratore Delegato Lip-Bu Tan ha attribuito questi risultati all’intelligenza artificiale, affermando che essa sta “guidando una domanda senza precedenti di capacità di calcolo”, aggiungendo che Intel si trova in una posizione favorevole per una “crescita sostenibile”.

Intel continua a essere considerata una delle principali beneficiarie del boom dell’intelligenza artificiale grazie alle proprie tecnologie avanzate e alla capacità produttiva di semiconduttori negli Stati Uniti, un settore ritenuto strategico anche dal governo americano.

Gli investitori attendono i dati PMI di luglio

L’attenzione si sposterà ora sulla pubblicazione degli indici preliminari PMI di luglio elaborati da S&P Global per gli Stati Uniti.

A giugno il PMI composito si era attestato a 52,2, sostenuto dalla forte attività del settore dei servizi legata ai Mondiali FIFA ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. Anche il comparto manifatturiero ha registrato il quarto mese consecutivo di espansione, grazie alle aziende che hanno incrementato le scorte per ridurre i rischi di approvvigionamento e contenere l’impatto dell’aumento dei costi provocato dal conflitto in Medio Oriente.

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