I future di Wall Street salgono mentre si intensifica il conflitto tra Stati Uniti e Iran; riflettori puntati sui conti di PepsiCo: Dow Jones, S&P, Nasdaq

New York Stock Exchange trading floor

I future sui principali indici di Wall Street hanno registrato un moderato rialzo giovedì, nonostante un nuovo scambio di attacchi militari tra Stati Uniti e Iran. Gli investitori si preparano inoltre alla pubblicazione dei risultati trimestrali di PepsiCo (NASDAQ:PEP), mentre continuano a monitorare l’evoluzione dei mercati energetici.

I prezzi del petrolio hanno registrato una lieve flessione, ma restano nettamente superiori ai livelli precedenti all’ultima escalation in Medio Oriente, alimentando le preoccupazioni per le forniture energetiche e l’inflazione.

I future recuperano dopo una seduta contrastata a Wall Street

Alle 02:53 ET (06:53 GMT), i future sul Dow Jones guadagnavano 82 punti (+0,2%), quelli sull’S&P 500 salivano di 21 punti (+0,3%) e i future sul Nasdaq 100 avanzavano di 149 punti (+0,5%).

Mercoledì gli indici statunitensi avevano chiuso in ordine sparso: il Dow Jones Industrial Average aveva perso l’1,1%, l’S&P 500 era sceso dello 0,3%, mentre il Nasdaq Composite aveva terminato la seduta con un rialzo dello 0,2%.

Il sentiment degli investitori è peggiorato dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo quadro sul cessate il fuoco con l’Iran era “finito”, riaccendendo i timori per una nuova impennata dei prezzi dell’energia e delle pressioni inflazionistiche.

A limitare le perdite è stato il comparto tecnologico. Nvidia ha registrato un rialzo dopo indiscrezioni secondo cui la Cina potrebbe autorizzare un accesso limitato al mercato interno per i chip H200 destinati all’intelligenza artificiale.

Gli operatori hanno inoltre analizzato i verbali della riunione di giugno della Federal Reserve. Secondo gli analisti di Vital Knowledge, il documento ha mostrato “un orientamento piuttosto accomodante sulle prospettive della politica monetaria”, pur mantenendo l’attenzione sui rischi inflazionistici legati ai prezzi dell’energia.

Nuovi attacchi aumentano l’incertezza

Le tensioni geopolitiche sono aumentate ulteriormente dopo un nuovo scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver colpito circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, depositi di missili e basi per droni. Washington sostiene che l’operazione fosse finalizzata a ridurre la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

L’Iran ha risposto con attacchi contro quelle che ha definito basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrain. I Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre avvertito che ulteriori attacchi contro installazioni americane nel Golfo seguiranno qualora Washington continui le operazioni militari.

Gli sviluppi degli ultimi giorni mettono ulteriormente in dubbio la tenuta dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto a giugno. I negoziati per un’intesa permanente restano bloccati dalle divergenze sul controllo dello Stretto di Hormuz, sul programma nucleare iraniano e sul conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano.

Di ritorno dal vertice NATO, Trump ha affermato che Teheran avrebbe ripreso i contatti, aggiungendo che l’Iran vuole “raggiungere un accordo a tutti i costi”. Da parte iraniana, tuttavia, non sono arrivati commenti su possibili nuovi negoziati.

Il petrolio resta su livelli elevati

Il Brent continua a essere scambiato poco sotto i 78 dollari al barile. Alle 03:42 ET il contratto perdeva l’1,0%, attestandosi a 77,26 dollari.

Le quotazioni restano comunque ben al di sopra dei circa 71 dollari registrati prima della ripresa delle ostilità, riflettendo i timori di nuove interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.

Prima dell’ultima escalation, il traffico delle petroliere aveva iniziato a normalizzarsi dopo il cessate il fuoco del 17 giugno, contribuendo al calo del greggio rispetto ai massimi superiori ai 110 dollari al barile raggiunti durante la fase iniziale del conflitto.

L’aumento dei prezzi dell’energia continua ad alimentare le preoccupazioni sull’inflazione e rafforza l’incertezza sulle prossime decisioni delle banche centrali, compresa la Federal Reserve.

Attesa per i risultati di PepsiCo

L’attenzione del mercato si sposta ora sui conti trimestrali di PepsiCo, attesi prima dell’apertura di Wall Street.

Ad aprile la società aveva confermato per la seconda volta nel 2026 gli obiettivi annuali, anche se il direttore finanziario Steve Schmitt aveva avvertito gli investitori che “il contesto macroeconomico è diventato più volatile e incerto a causa dei continui conflitti geopolitici”.

Il mercato continua a monitorare il possibile impatto dell’aumento dei costi energetici e delle materie prime sui produttori di beni di consumo. Schmitt non ha escluso aumenti di prezzo per compensare i maggiori costi, precisando tuttavia che rappresenterebbero l’ultima opzione.

Da inizio anno le azioni PepsiCo hanno guadagnato circa lo 0,2%.

Inflazione cinese: consumi più deboli, prezzi alla produzione in accelerazione

I dati pubblicati giovedì hanno evidenziato un quadro contrastante per l’economia cinese.

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato dell’1,0% su base annua a giugno, al di sotto dell’1,1% previsto e dell’1,2% registrato a maggio. Su base mensile i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,3%.

L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è invece cresciuto del 4,1% rispetto a un anno prima, in linea con le attese e al ritmo più sostenuto dal luglio 2022.

Secondo gli analisti, il calo dei prezzi in molti comparti industriali è stato compensato dall’aumento dei prezzi dell’elettronica, favorito dalla carenza di chip di memoria legata alla crescente domanda di applicazioni di intelligenza artificiale.

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