I prezzi dell’oro sono rimasti sotto pressione martedì e si avviano a registrare il calo trimestrale più marcato degli ultimi oltre dieci anni, mentre le persistenti preoccupazioni sull’inflazione e le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi continuano a penalizzare il metallo prezioso.
L’oro spot è salito dello 0,1% a 4.197,54 dollari l’oncia alle 05:48 ET (09:48 GMT), mentre i futures sull’oro hanno ceduto lo 0,2% a 4.033,05 dollari l’oncia. Il prezzo spot ha perso oltre l’11% nel mese di giugno, avviandosi verso il quarto ribasso mensile consecutivo.
Gli analisti si interrogano sulla fine della fase ribassista
“La domanda che i trader devono porsi ora è se l’oro abbia ormai toccato il minimo, dopo il ribasso durato cinque mesi dai massimi storici raggiunti alla fine di gennaio, oppure se abbia ancora spazio per scendere”, ha scritto David Morrison, Senior Market Analyst di Trade Nation.
Inflazione e tassi continuano a frenare il metallo prezioso
La combinazione tra prezzi dell’energia elevati e le perturbazioni legate agli investimenti nell’intelligenza artificiale ha rafforzato le aspettative di un’inflazione persistente, aumentando la probabilità che la Federal Reserve effettui un nuovo rialzo dei tassi nel corso dell’anno.
Tassi d’interesse più elevati tendono infatti a ridurre l’attrattiva degli asset che non offrono rendimento, come l’oro.
Sebbene il prezzo del petrolio sia tornato su livelli simili a quelli precedenti al recente conflitto dopo l’accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran, l’incertezza in Medio Oriente resta elevata. Le tensioni sono riemerse durante il fine settimana e il Pakistan ha confermato che nei prossimi giorni sono previsti in Qatar colloqui tecnici tra rappresentanti statunitensi e iraniani.
Dollaro più forte, ulteriore pressione sull’oro
Il metallo prezioso risente anche del rafforzamento del dollaro statunitense, mentre cresce la convinzione che la Federal Reserve possa aumentare i tassi almeno un’altra volta quest’anno.
Nel meeting di giugno la banca centrale ha mantenuto un tono restrittivo, con diversi esponenti che hanno lasciato intendere la possibilità di un ulteriore intervento sui tassi.
OCBC taglia le previsioni su oro e argento
Gli analisti di OCBC hanno rivisto al ribasso le proprie stime sui prezzi di oro e argento, indicando come principali fattori i tassi d’interesse più elevati e un contesto macroeconomico meno favorevole.
La banca di Singapore ha ridotto la previsione sul prezzo dell’oro a fine 2026 a 4.360 dollari l’oncia dai precedenti 5.100 dollari, mentre quella sull’argento è stata abbassata da 89,50 dollari a 67 dollari l’oncia.
Gli analisti hanno comunque precisato che il taglio delle stime riflette un contesto macroeconomico più difficile nel breve periodo e non un cambiamento della visione di lungo termine sui metalli preziosi.

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