Il metallo prezioso arretra nonostante l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente
I prezzi dell’oro hanno proseguito il loro calo nelle contrattazioni asiatiche di venerdì e si avviano a chiudere la terza settimana consecutiva in territorio negativo, mentre gli investitori si concentrano sull’orientamento più restrittivo della Federal Reserve e sulla forza del dollaro statunitense piuttosto che sui progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran.
L’oro spot è sceso dell’1,8% a 4.134,86 dollari l’oncia alle 06:40 GMT, mentre i futures sull’oro con scadenza ad agosto hanno perso il 2,2%, attestandosi a 4.152,25 dollari l’oncia.
Il metallo prezioso si avvia a registrare una perdita settimanale di circa il 2%, cancellando parte dei guadagni accumulati all’inizio della settimana quando l’ottimismo per l’accordo tra Washington e Teheran aveva sostenuto la domanda di beni rifugio.
Le aspettative sui tassi della Fed pesano sul metallo giallo
Il sentiment sul mercato dell’oro si è deteriorato dopo l’ultima riunione della Federal Reserve, che ha rafforzato le aspettative di tassi d’interesse elevati per un periodo più lungo.
Pur lasciando invariato il costo del denaro, nove dei diciannove membri del comitato monetario hanno indicato di attendersi almeno un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.
Le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh sono state interpretate come particolarmente aggressive, contribuendo a spingere al rialzo i rendimenti dei Treasury e a rafforzare il dollaro ai livelli più elevati da oltre un anno.
L’indice del dollaro statunitense è rimasto vicino ai massimi recenti dopo il balzo dello 0,8% registrato giovedì, che lo ha portato ai livelli più alti dal maggio 2025.
Un dollaro più forte rende l’oro più costoso per gli acquirenti internazionali, mentre tassi più elevati aumentano il costo opportunità di detenere asset privi di rendimento come il metallo prezioso.
I mercati dei futures attribuiscono ora una probabilità superiore all’80% a un nuovo rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.
I dubbi sui colloqui con l’Iran aumentano l’incertezza
Ulteriore pressione sull’oro è arrivata dopo che la Svizzera ha confermato che i colloqui previsti per finalizzare un accordo definitivo sul conflitto in Medio Oriente non si terranno venerdì.
Secondo alcune indiscrezioni, il vicepresidente statunitense J.D. Vance avrebbe sospeso i negoziati previsti a Ginevra, alimentando dubbi sulla solidità dell’accordo provvisorio annunciato di recente.
L’intesa era considerata un passaggio importante verso la riapertura dello Stretto di Hormuz, fattore che aveva contribuito alla forte discesa dei prezzi del petrolio registrata nei giorni precedenti.
Il recupero del greggio nella seduta di venerdì ha riacceso alcune preoccupazioni inflazionistiche, influenzando ulteriormente il mercato dei metalli preziosi.
In calo anche argento, platino e rame
La debolezza si è estesa anche agli altri metalli.
L’argento ha perso il 2,5% a 64,09 dollari l’oncia, mentre il platino è sceso dell’1,4% a 1.674,51 dollari l’oncia.
Sul fronte dei metalli industriali, i futures sul rame quotati al London Metal Exchange hanno ceduto lo 0,9% a 13.582,33 dollari per tonnellata. I futures statunitensi sul rame hanno registrato un ribasso dell’1% a 6,30 dollari per libbra.

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