I mercati obbligazionari europei chiudono una settimana volatile con rendimenti in aumento
I rendimenti dei titoli di Stato europei hanno registrato un rialzo venerdì, concludendo una settimana caratterizzata da forti oscillazioni dovute all’evoluzione delle tensioni geopolitiche, alle aspettative sulle banche centrali e all’andamento dei mercati energetici.
Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni, riferimento per l’Eurozona, è salito al 2,95%, recuperando dai minimi degli ultimi due mesi toccati nei giorni precedenti, mentre gli investitori rivalutavano i rischi geopolitici e le prospettive inflazionistiche.
I dubbi sull’accordo tra Stati Uniti e Iran sostengono il petrolio
Il sentiment di mercato è cambiato dopo che il vicepresidente statunitense JD Vance ha annullato una visita programmata in Svizzera, dove erano previsti colloqui con rappresentanti iraniani per avviare l’attuazione dell’accordo in 14 punti recentemente annunciato tra Washington e Teheran.
L’episodio ha alimentato interrogativi sulla tenuta dell’intesa e ha favorito un recupero delle quotazioni del greggio, con il petrolio in rialzo di circa l’1% a causa delle rinnovate incertezze geopolitiche.
La sorpresa della Federal Reserve continua a influenzare i mercati
La volatilità della settimana è stata alimentata anche dagli sviluppi negli Stati Uniti, dove la maggioranza dei membri della Federal Reserve ha sorpreso i mercati indicando la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi entro la fine dell’anno.
Il tono più restrittivo ha costretto gli investitori a rivedere rapidamente le proprie previsioni, arrivando a scontare una probabilità dell’80% di un rialzo dei tassi entro ottobre. Un netto cambio di scenario rispetto all’inizio della settimana, quando l’accordo tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz avevano sostenuto il mercato obbligazionario.
Il calo del petrolio aveva favorito i bond nella prima parte della settimana
Durante il picco delle tensioni in Medio Oriente, il forte aumento dei prezzi energetici aveva spinto i rendimenti ai massimi di diversi mesi, alimentando timori di un’accelerazione dell’inflazione e di una possibile risposta restrittiva da parte della Banca Centrale Europea.
Successivamente, il calo di circa il 10% del prezzo del petrolio ha contribuito a ridurre tali preoccupazioni, consentendo agli investitori di rivedere al ribasso le aspettative inflazionistiche e favorendo un recupero del mercato obbligazionario europeo.
L’attenzione resta puntata sulla BCE
Il rendimento del titolo tedesco a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi della BCE, è salito al 2,628%.
A rafforzare il dibattito è intervenuto anche il capo economista della BCE, Philip Lane, che ha dichiarato come l’economia dell’Eurozona sembri in grado di sostenere un contesto di tassi d’interesse più elevati, suggerendo che l’istituto centrale potrebbe mantenere un approccio prudente prima di allentare la politica monetaria.

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