I prezzi del petrolio si stabilizzano mentre gli investitori monitorano le prospettive di un accordo sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran

I prezzi del petrolio hanno mostrato variazioni contenute venerdì, anche se entrambi i principali benchmark del greggio restano avviati verso le maggiori perdite settimanali dall’inizio di aprile, mentre crescono le aspettative che i progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran possano contribuire ad alleviare le preoccupazioni legate alle forniture energetiche.

Alle 08:10 GMT, i futures sul Brent con scadenza luglio erano in calo di 34 centesimi, pari allo 0,3%, a 94,05 dollari al barile. Il West Texas Intermediate statunitense si manteneva sostanzialmente invariato a 88,89 dollari al barile, dopo che entrambi i contratti avevano perso oltre l’1% nelle prime fasi della seduta.

La recente correzione è stata significativa. Il Brent si avvia a registrare una flessione settimanale di circa il 9%, la più ampia dalla settimana conclusasi il 6 aprile. Il WTI è invece diretto verso una perdita di quasi l’8%, che rappresenterebbe il maggiore ribasso settimanale dalla settimana terminata il 13 aprile.

I mercati restano concentrati sugli sviluppi diplomatici

L’attenzione degli operatori del settore energetico rimane focalizzata sui negoziati tra Washington e Teheran, nonostante le continue interruzioni dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz e il calo delle scorte globali.

“Sebbene i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz rimangano limitati e le scorte petrolifere continuino a diminuire, l’attenzione del mercato resta concentrata sulla possibilità di un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran”, ha dichiarato Giovanni Staunovo, analista di UBS.

Secondo fonti citate da Reuters, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto giovedì un accordo preliminare per estendere il cessate il fuoco e rimuovere le restrizioni che gravano sul traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, la proposta non ha ancora ricevuto l’approvazione del presidente statunitense Donald Trump, mentre i media statali iraniani hanno affermato che non è stato ancora raggiunto alcun accordo definitivo.

Lo Stretto di Hormuz resta al centro delle prospettive del mercato petrolifero

I prezzi del greggio hanno registrato una forte volatilità nelle ultime sedute, con Brent e WTI che hanno oscillato fino a 6 dollari al barile in risposta alle notizie contrastanti sull’evoluzione del conflitto con l’Iran e sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.

Questa via marittima strategica movimentava in precedenza circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto, rendendola uno dei corridoi più importanti per il commercio energetico globale.

Sebbene le discussioni sulla riapertura dello stretto abbiano migliorato il sentiment del mercato, il traffico marittimo rimane ancora ben al di sotto dei livelli registrati prima dell’inizio del conflitto.

Gli analisti di ING hanno sottolineato che una completa riapertura della rotta fornirebbe un sostegno immediato alle catene globali di approvvigionamento energetico, anche se la velocità e l’entità dell’eventuale ripresa restano ancora incerte.

Gli effetti delle interruzioni si sono fatti sentire anche nei paesi importatori. Il Giappone, uno dei maggiori acquirenti mondiali di greggio mediorientale, ha registrato il mese scorso un calo del 66% delle importazioni di petrolio rispetto ad aprile dell’anno precedente.

Le scorte statunitensi diminuiscono mentre migliora la domanda

Nel frattempo, i più recenti dati sulle scorte pubblicati dalla U.S. Energy Information Administration hanno evidenziato segnali di rafforzamento della domanda interna.

Secondo le statistiche diffuse giovedì, le scorte statunitensi di petrolio greggio, benzina e distillati sono diminuite durante la settimana precedente grazie all’aumento dell’attività delle raffinerie e della domanda da parte dei consumatori.

Anche le esportazioni hanno registrato una flessione nello stesso periodo, diminuendo di 1,16 milioni di barili al giorno fino a 4,4 milioni di barili giornalieri.

La combinazione di scorte in calo e delle persistenti incertezze sulle rotte energetiche del Medio Oriente continua a fornire un sostegno di fondo ai prezzi del petrolio, nonostante il mercato stia progressivamente incorporando nelle quotazioni la possibilità di una svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran.

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