I prezzi dell’oro hanno registrato un moderato rialzo durante le contrattazioni asiatiche di venerdì, mentre gli investitori analizzavano le notizie che indicano possibili progressi verso un’estensione del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, con le persistenti preoccupazioni sull’inflazione che continuano a influenzare il sentiment sui mercati delle materie prime.
L’oro spot è salito dello 0,4% a 4.514,27 dollari l’oncia alle 02:40 ET (06:40 GMT), mentre i futures sull’oro statunitense hanno guadagnato lo 0,3% attestandosi a 4.543,75 dollari l’oncia.
Il metallo prezioso era sceso al livello più basso degli ultimi due mesi nella seduta precedente, prima di invertire la rotta e chiudere in rialzo dello 0,8% dopo le notizie secondo cui Washington e Teheran potrebbero riprendere i negoziati diplomatici.
Nonostante il recupero, l’oro resta avviato a concludere la settimana sostanzialmente invariato dopo un periodo di elevata volatilità alimentato dai continui sviluppi della situazione in Medio Oriente.
Le speranze di una tregua sostengono il sentiment di mercato
La fiducia degli investitori è migliorata dopo le indiscrezioni secondo cui funzionari statunitensi e iraniani avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per prolungare il cessate il fuoco di 60 giorni e riaprire le rotte commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.
Tuttavia, l’accordo proposto necessita ancora dell’approvazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e della conferma da parte delle autorità iraniane prima di poter entrare in vigore.
La prospettiva di un progresso diplomatico ha attenuato parte delle preoccupazioni geopolitiche che hanno dominato i mercati nelle ultime settimane. Tradizionalmente, i periodi di forte tensione internazionale tendono ad aumentare la domanda di beni rifugio come l’oro.
Nell’attuale contesto, tuttavia, gli investitori devono anche fare i conti con il rischio che i maggiori prezzi del petrolio e dell’energia causati dal conflitto in Medio Oriente possano alimentare pressioni inflazionistiche più ampie, complicando le prospettive per la politica monetaria.
I timori sull’inflazione limitano il potenziale rialzista dell’oro
Sebbene l’incertezza geopolitica rappresenti normalmente un fattore di sostegno per il metallo prezioso, le aspettative di un’inflazione persistente hanno alimentato i timori che la Federal Reserve possa essere costretta a mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo.
“I mercati restano cauti sulla tenuta dei progressi diplomatici, mentre le preoccupazioni per i maggiori prezzi dell’energia continuano ad alimentare i rischi inflazionistici. Questo potrebbe rafforzare le aspettative che i tassi di interesse rimangano elevati più a lungo, un fattore negativo per gli asset che non generano rendimento come l’oro”, hanno scritto gli analisti di ING in una nota.
I nuovi dati economici pubblicati giovedì hanno rafforzato queste preoccupazioni. L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) degli Stati Uniti, il parametro inflazionistico preferito dalla Federal Reserve, è aumentato del 3,8% su base annua ad aprile, registrando il ritmo di crescita più rapido degli ultimi tre anni circa.
Il dato, superiore alle attese, ha consolidato le aspettative del mercato secondo cui la banca centrale manterrà il costo del denaro su livelli elevati ancora per buona parte del prossimo anno.
Sebbene i rendimenti dei Treasury abbiano registrato un lieve calo dopo la pubblicazione dei dati, sono rimasti vicini ai massimi di diversi mesi, limitando il potenziale di ulteriori rialzi per l’oro.
In calo gli altri metalli preziosi e il rame
Nel resto del comparto dei metalli preziosi, l’argento ha ceduto lo 0,2% a 75,52 dollari l’oncia, mentre anche il platino ha registrato una flessione dello 0,2% a 1.920,30 dollari l’oncia.
Pressioni ribassiste si sono estese anche ai metalli industriali. I futures di riferimento sul rame quotati al London Metal Exchange sono scesi dello 0,5% a 13.661,33 dollari per tonnellata, mentre i futures sul rame statunitense hanno perso lo 0,4% attestandosi a 6,40 dollari per libbra.
L’andamento riflette un approccio prudente da parte degli investitori, impegnati a bilanciare i segnali di progresso diplomatico in Medio Oriente con le persistenti preoccupazioni riguardanti inflazione, tassi di interesse e prospettive di crescita dell’economia globale.

Leave a Reply