I prezzi del petrolio sono scesi mercoledì, restituendo parte dei forti rialzi registrati nella seduta precedente mentre gli investitori seguivano con attenzione gli sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran dopo il ritorno delle tensioni militari che ha complicato gli sforzi per riaprire lo Stretto di Hormuz.
I futures sul Brent sono diminuiti di 1,52 dollari, pari all’1,53%, a 98,06 dollari al barile alle 06:33 GMT. Anche il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha perso terreno, scendendo di 1,90 dollari, ovvero del 2,02%, a 91,99 dollari al barile.
Martedì i prezzi del petrolio erano balzati dopo che l’esercito statunitense aveva lanciato nuovi attacchi in Iran, indebolendo le speranze emerse durante il fine settimana su un possibile accordo tra Washington e Teheran per mettere fine al conflitto.
Martedì l’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco colpendo obiettivi vicino al conteso Stretto di Hormuz, mentre Washington ha sostenuto che le operazioni militari avevano natura difensiva.
Contemporaneamente, Israele ha intensificato i bombardamenti in Libano martedì, aumentando ulteriormente la pressione sugli sforzi diplomatici già fragili nella regione.
Dopo il cessate il fuoco raggiunto ad aprile al termine di tre mesi di conflitto, sia l’Iran sia gli Stati Uniti avevano indicato progressi nei colloqui finalizzati alla riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico fondamentale per i flussi globali di petrolio e gas. Tuttavia, la recente escalation delle ostilità ha riacceso i dubbi sul futuro dei negoziati.
Nonostante ciò, le notizie secondo cui diverse metaniere LNG sono riuscite ad attraversare lo stretto negli ultimi giorni hanno alimentato le speranze di una possibile riapertura del passaggio nel breve termine, aumentando potenzialmente l’offerta globale di energia.

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