I nuovi attacchi USA contro l’Iran spingono il petrolio al rialzo mentre i mercati valutano i rischi geopolitici: Dow Jones, S&P, Nasdaq, Wall Street, Futures

I futures di Wall Street hanno registrato moderati rialzi martedì, mentre gli investitori tornavano operativi dopo la pausa del Memorial Day per valutare il riaccendersi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran. Nonostante la nuova escalation, i mercati hanno mostrato una certa resilienza, anche se l’ottimismo riguardo a un accordo di pace a breve termine tra Washington e Teheran si è indebolito.

I futures statunitensi salgono nonostante il ritorno del conflitto

Alle 03:42 ET, i futures sul Dow Jones Industrial Average guadagnavano 281 punti, pari allo 0,6%, mentre i futures sull’S&P 500 salivano dello 0,6% e quelli sul Nasdaq 100 avanzavano dello 0,8%.

Gli analisti di ING hanno affermato che “Il mercato sembra intenzionato a continuare a prezzare una de-escalation in Medio Oriente, nonostante alcuni occasionali attacchi chirurgici da parte degli Stati Uniti.”

I mercati statunitensi erano rimasti chiusi lunedì per la festività del Memorial Day, dopo una seduta positiva venerdì in cui il Dow Jones Industrial Average aveva segnato un nuovo massimo storico in chiusura. Gli investitori continuano a monitorare gli sviluppi geopolitici, l’entusiasmo legato all’intelligenza artificiale e una solida stagione di risultati societari trimestrali.

Washington e Teheran si scambiano nuovi attacchi

L’esercito statunitense ha effettuato quelli che ha definito attacchi “difensivi” nel sud dell’Iran, affondando due imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione Islamica accusate di tentare di posizionare mine nello Stretto di Hormuz.

Secondo le ricostruzioni, l’Iran ha risposto lanciando missili contro aerei statunitensi, mentre successivi raid americani hanno colpito sistemi di lancio missilistici nei pressi di Bandar Abbas, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal citando un funzionario USA.

Il recente ottimismo riguardo a un possibile accordo per porre fine al conflitto quasi triennale tra Washington e Teheran si è quindi attenuato. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che i negoziati con l’Iran potrebbero “richiedere alcuni giorni”, aggiungendo che lo Stretto di Hormuz sarà infine completamente riaperto “in un modo o nell’altro.”

Nel fine settimana, diverse indiscrezioni indicavano che entrambe le parti avessero raggiunto un accordo di principio, mentre Donald Trump aveva successivamente dichiarato che i colloqui stavano procedendo “bene.” Tuttavia, Trump ha anche avvertito che i combattimenti potrebbero riprendere e intensificarsi qualora non si raggiungesse un accordo definitivo.

Il petrolio recupera terreno mentre resta alta l’attenzione sullo Stretto di Hormuz

I prezzi del petrolio sono tornati a salire, recuperando parte delle perdite registrate lunedì dopo le notizie sui progressi diplomatici riguardanti la riapertura dello Stretto di Hormuz.

I futures sul Brent, riferimento globale del greggio, salivano del 2,4% a 98,39 dollari al barile dopo essere temporaneamente scesi sotto quota 100 dollari all’inizio della settimana.

Nonostante il recente arretramento, il Brent resta nettamente al di sopra dei livelli precedenti al conflitto, pari a circa 70 dollari al barile, mantenendo vive le preoccupazioni legate a possibili pressioni inflazionistiche alimentate dall’energia.

L’attenzione degli investitori rimane concentrata sullo Stretto di Hormuz, passaggio strategico lungo la costa meridionale iraniana attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il traffico delle petroliere è stato quasi completamente interrotto da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva congiunta contro l’Iran alla fine di febbraio.

Dollaro forte mentre l’oro perde terreno

In questo contesto, il dollaro statunitense ha continuato a beneficiare del proprio status di bene rifugio, sostenuto anche dalla percezione che l’economia americana, in quanto grande esportatrice di energia, possa essere relativamente meno vulnerabile a un aumento dei prezzi petroliferi.

L’indice del dollaro USA, che misura la valuta americana contro un paniere di sei principali valute concorrenti, è salito dell’1,3% negli ultimi tre mesi, anche se martedì registrava un lieve calo dello 0,2%.

I prezzi dell’oro, invece, hanno subito pressioni. Un dollaro più forte rende infatti il metallo prezioso più costoso per gli acquirenti internazionali, mentre l’aumento delle pressioni inflazionistiche legate all’energia potrebbe spingere le banche centrali a mantenere tassi di interesse elevati, uno scenario generalmente sfavorevole per un asset privo di rendimento come l’oro.

Alle 04:09 ET, l’oro spot perdeva lo 0,8% a 4.533,55 dollari l’oncia.

Lenovo vola dopo risultati trainati dall’intelligenza artificiale

Altrove, le azioni di Lenovo Group hanno raggiunto nuovi massimi storici dopo la pubblicazione di risultati trimestrali superiori alle attese, sostenuti dalla forte domanda di server per l’intelligenza artificiale e dal miglioramento del mercato dei personal computer.

Le azioni Lenovo quotate a Hong Kong sono arrivate a guadagnare il 18% durante la seduta prima di chiudere in rialzo del 15,1% a 18,13 dollari di Hong Kong. I ricavi del trimestre concluso a marzo sono saliti a 21,6 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è aumentato del 479% a 521 milioni di dollari.

La divisione Infrastructure Solutions, che comprende server AI e prodotti per data center, ha registrato una crescita dei ricavi del 37%, diventando il segmento in più rapida espansione del gruppo grazie alla crescente domanda globale di capacità computazionale legata all’intelligenza artificiale.

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