Prezzo dell’oro in calo per la terza seduta tra timori sull’inflazione e attesa per i tassi della Fed

Large gold nugget

Il prezzo dell’oro è sceso per la terza seduta consecutiva martedì, mentre le elevate quotazioni del petrolio hanno alimentato le preoccupazioni sulla persistenza dell’inflazione statunitense e sulla possibilità che la Federal Reserve mantenga i tassi di interesse elevati più a lungo.

L’oro spot ha perso lo 0,4%, attestandosi a 4.123,32 dollari l’oncia alle 04:46 ET (08:46 GMT), mentre i futures sull’oro sono diminuiti dello 0,5% a 4.141,09 dollari l’oncia.

Il metallo prezioso aveva già ceduto lo 0,6% nella seduta di lunedì, dopo una settimana negativa, mentre gli investitori rivalutavano le prospettive della politica monetaria statunitense.

Punti chiave per gli investitori

  • Il prezzo dell’oro ha esteso il ribasso alla terza seduta consecutiva, con il metallo spot a 4.123,32 dollari l’oncia.
  • Il Brent è rimasto sopra i 110 dollari al barile, aumentando i timori di un’inflazione alimentata dai costi energetici.
  • I mercati attribuivano una probabilità dell’83% a tassi Fed invariati nella riunione del 27–28 ottobre.
  • Secondo le probabilità riportate da CME FedWatch, la possibilità di un rialzo dei tassi a dicembre raggiungeva il 94%.
  • I prossimi dati sull’inflazione statunitense potrebbero influenzare le aspettative monetarie, anche se il rapporto PCE arriverà dopo la decisione della Fed di ottobre.

Perché il prezzo dell’oro è sotto osservazione

L’ultimo ribasso riflette l’evoluzione delle aspettative sui tassi di interesse statunitensi, mentre gli investitori valutano le conseguenze inflazionistiche dell’aumento dei costi energetici.

L’oro non genera interessi, caratteristica che lo rende sensibile alle variazioni dei rendimenti obbligazionari e delle aspettative sulla politica monetaria.

Quando gli investitori prevedono tassi più elevati, le attività che producono interessi possono diventare relativamente più interessanti rispetto al metallo prezioso.

Questa relazione assume particolare importanza in vista della riunione della Federal Reserve della prossima settimana, durante la quale i responsabili della politica monetaria valuteranno se le pressioni inflazionistiche giustifichino il mantenimento di condizioni finanziarie restrittive.

Le ultime vendite seguono inoltre un periodo di debolezza delle quotazioni, indicando che le preoccupazioni sui tassi continuano a influenzare il sentiment degli operatori.

Petrolio sopra i 110 dollari: aumentano i dubbi sull’inflazione

Il Brent è stato scambiato sopra i 110 dollari al barile martedì, rimanendo vicino ai livelli più elevati degli ultimi cinque mesi.

Le quotazioni petrolifere sono state sostenute dai timori di possibili interruzioni delle spedizioni energetiche attraverso il Golfo Persico, dopo le notizie di attacchi contro imbarcazioni nei pressi dello Stretto di Hormuz.

Il movimento Houthi dello Yemen, allineato all’Iran, ha inoltre rivendicato lunedì attacchi contro infrastrutture energetiche, aeroportuali e militari in Arabia Saudita, compreso un impianto di Aramco.

Gli sviluppi segnalati hanno aumentato l’incertezza sulle forniture energetiche regionali.

Prezzi più elevati del greggio possono influenzare l’inflazione attraverso i costi di trasporto, carburante e produzione, aumentando potenzialmente le spese per imprese e consumatori.

Per gli investitori nell’oro, l’elemento rilevante riguarda il modo in cui un’inflazione energetica persistente potrebbe influenzare le future decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse.

Sebbene l’incertezza geopolitica possa talvolta sostenere la domanda di oro, gli ultimi movimenti dei prezzi suggeriscono che le preoccupazioni sulla politica monetaria stiano attualmente esercitando pressioni al ribasso.

Fed attesa a tassi invariati nella riunione di ottobre

La Federal Reserve si riunirà il 27–28 ottobre e gli operatori di mercato prevedono in larga parte che i tassi di interesse rimangano invariati.

Secondo le probabilità CME FedWatch riportate nella notizia, i trader attribuivano una possibilità dell’83% al mantenimento dei tassi nella prossima riunione.

Le stesse indicazioni di mercato segnalavano una probabilità del 94% di un aumento dei tassi a dicembre.

Queste percentuali rappresentano aspettative di mercato e non decisioni già confermate, e potrebbero cambiare con la pubblicazione di nuove informazioni economiche.

A settembre, la Fed ha aumentato il tasso di riferimento per la prima volta in tre anni, citando la necessità di contrastare le pressioni inflazionistiche.

La prossima decisione sarà quindi seguita attentamente per comprendere come i responsabili della politica monetaria stiano bilanciando i rischi inflazionistici con le condizioni economiche generali.

Per il mercato dell’oro, eventuali cambiamenti nelle aspettative sulla tempistica o sulla direzione dei tassi potrebbero influenzare la domanda.

I dati sull’inflazione USA restano un appuntamento importante

I recenti dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti hanno mostrato un aumento dell’inflazione superiore alle attese degli economisti, dovuto in larga parte al rincaro di benzina e diesel.

L’incremento ha rafforzato le preoccupazioni sul fatto che i costi energetici possano complicare gli sforzi della Federal Reserve per riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%.

Gli investitori attendono ora l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), una delle misure dell’inflazione preferite dalla Fed.

Il rapporto sarà pubblicato più avanti nel mese, dopo l’annuncio della decisione di politica monetaria di ottobre.

Di conseguenza, la prossima decisione della Fed sarà presa senza poter considerare i dati PCE più recenti.

La pubblicazione potrebbe comunque influenzare le aspettative sulle riunioni successive, soprattutto se dovesse indicare una persistenza delle pressioni inflazionistiche.

Cosa seguiranno gli investitori

L’attenzione immediata del mercato dell’oro è concentrata sulla riunione della Federal Reserve del 27–28 ottobre e sulle eventuali indicazioni riguardanti il futuro andamento dei tassi statunitensi.

Anche l’evoluzione dei prezzi del greggio e delle condizioni di navigazione nello Stretto di Hormuz rimarrà rilevante per i possibili effetti sull’inflazione.

Dopo la riunione della Fed, il prossimo rapporto PCE offrirà un’ulteriore occasione per valutare se le pressioni sui prezzi negli Stati Uniti stiano diminuendo.

Per gli investitori che seguono i metalli preziosi, l’interazione tra inflazione, aspettative sui tassi e incertezza geopolitica rimane centrale per l’andamento dell’oro nel breve periodo.

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