Il petrolio estende il calo mentre la diplomazia in Medio Oriente alimenta le speranze sull’offerta

Oil tanker ship

I prezzi del petrolio sono scesi per la quarta seduta consecutiva giovedì, mentre cresce l’ottimismo degli investitori sulla possibilità che i progressi diplomatici in Medio Oriente possano favorire una graduale ripresa dei flussi regionali di greggio.

I futures sul Brent sono scesi dello 0,5% a 87,37 dollari al barile alle 04:54 ET, mentre quelli sul West Texas Intermediate statunitense hanno registrato un calo analogo dello 0,5% a 81,79 dollari al barile.

Brent e WTI hanno entrambi perso oltre il 6% nell’ultima settimana, con l’ottimismo per un possibile accordo diplomatico che ha ampiamente prevalso sulle persistenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.

Washington ha rafforzato le sanzioni economiche contro l’Iran all’inizio della settimana e ha avvertito altri Paesi contro il mantenimento di rapporti commerciali con Teheran. Le successive notizie hanno tuttavia indicato la possibilità di un miglioramento delle relazioni tra le due parti.

I media statali russi hanno riferito che Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un nuovo accordo di cessate il fuoco che potrebbe essere annunciato nei prossimi giorni, mentre l’attenzione del mercato resta concentrata sulla possibilità che i progressi diplomatici si traducano in un miglioramento dei flussi energetici.

I colloqui su Hormuz rafforzano le prospettive per l’offerta

Altre notizie hanno indicato che Iran e Oman si stanno avvicinando a un accordo riguardante la navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.

Teheran ha precisato che un’intesa non comporterebbe necessariamente la riapertura immediata della rotta, ma i colloqui hanno comunque alimentato le speranze di una graduale normalizzazione delle condizioni di navigazione.

Anche il Pakistan, altro importante mediatore regionale, ha segnalato progressi nei negoziati di pace con l’Iran, rafforzando le aspettative che gli sforzi diplomatici stiano acquisendo slancio.

I dati sulla navigazione mostrano tuttavia che il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz rimane soltanto una frazione dei livelli precedenti alla guerra.

Prima del conflitto, circa il 20% dell’offerta mondiale di greggio transitava attraverso questa rotta, rendendo una sua eventuale riapertura un potenziale catalizzatore significativo per i mercati energetici globali.

Una ripresa sostenuta dei volumi di navigazione potrebbe quindi migliorare sensibilmente la disponibilità di greggio mediorientale e attenuare alcuni dei vincoli sull’offerta che hanno sostenuto i prezzi durante il conflitto.

Gli sviluppi tra Russia e Ucraina restano sotto osservazione

Altrove, alcune notizie hanno indicato che la Russia potrebbe intensificare gli attacchi contro l’Ucraina dopo aver concluso che i negoziati hanno registrato progressi limitati.

Mosca starebbe valutando un aumento degli attacchi con missili balistici contro Kyiv e altre infrastrutture, riportando l’attenzione su un ulteriore rischio geopolitico per i mercati globali delle materie prime.

“Il conflitto tra Russia e Ucraina è stato completamente messo da parte dai mercati per un certo periodo e c’erano pochi segnali che indicassero un aumento delle speranze di una soluzione. I mercati delle materie prime continuano a guardare soltanto alla situazione in Medio Oriente”, hanno dichiarato gli analisti di ING in una nota.

Per il momento, la diplomazia in Medio Oriente rimane il principale fattore che influenza il sentiment sul petrolio, con i mercati sempre più concentrati sulla possibilità che i negoziati consentano di ripristinare il traffico commerciale attraverso Hormuz e riportare maggiori volumi di greggio sui mercati internazionali.

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